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Si possono usare i beni e i soldi che saranno ricevuti in eredità prima della conclusione della successione?

di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Prima di poter disporre di beni e denaro destinati all'eredità, occorre conoscere regole, rischi fiscali e limiti, evitando gli errori più comuni nella gestione della successione e valutando con attenzione le strategie di tutela

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Muore un familiare e il primo dubbio che sorge riguarda i beni e le somme lasciate in eredità: possono essere utilizzati subito, o occorre attendere la conclusione della procedura ereditaria? Affrettarsi può costare caro: errori di valutazione e passi avventati espongono gli eredi a conseguenze anche di tipo penale oltre che fiscale.


La riforma fiscale in vigore dal 2026 ha ridisegnato il panorama: meno burocrazia, più chiarezza per gli eredi ma anche nuove responsabilità. Gestire il patrimonio ereditario richiede ora attenzione strategica e una piena comprensione delle nuove regole, che incidono non solo sulla tempistica di utilizzo dei beni ma anche sui rischi connessi a dichiarazioni inesatte o premature.


Le recenti sentenze della Corte di Cassazione e le semplificazioni introdotte impongono agli eredi di aggiornarsi con tempestività: il quadro normativo, infatti, rende ancora più urgente comprendere cosa si può effettivamente fare nei mesi che separano l’apertura della successione dalla sua conclusione ufficiale. Chi ignora le novità rischia di sbagliare, compromettendo la serenità familiare e il risultato patrimoniale finale.


La questione non riguarda solo grandi patrimoni: anche chi eredita beni modesti o somme liquide deve orientarsi tra vincoli temporali, vincoli bancari, nuovi obblighi e ampie franchigie. In questo contesto, prevenzione e competenza nell’affrontare la successione diventano strumenti di reale tutela, ben oltre il semplice rispetto della legge.

Cosa Succede ai Beni e ai Soldi in Attesa della Conclusione della Successione: regole, limiti e rischi fiscali

L’apertura della successione inizia con la morte della persona: da quel momento tutte le attività e i beni cadono in una situazione di “attesa” che ne sospende la piena disponibilità. Solo con l’accettazione dell’eredità e il completamento della procedura successoria gli eredi diventano titolari definitivi di quanto ricevuto. Quali sono, allora, le regole chiave durante questo periodo delicato?

1. Stato di sospensione e vincoli:
Non appena si apre la successione ogni movimento di beni e somme è soggetto a precise limitazioni. Le banche bloccano i conti correnti del defunto finché non ricevono la dichiarazione di successione e l’eventuale voltura patrimoniale. Titoli, azioni e obbligazioni restano anch’essi congelati, per evitare prelievi non autorizzati o trasferimenti illegittimi.

2. Disponibilità dei beni: cosa è permesso e cosa no

  • Prelievi sui conti: Gli eredi, anche se nominati in testamento o unici superstiti, non possono liberamente prelevare somme prima che sia stata depositata e registrata la dichiarazione di successione.
  • Beni immobili: Non si possono alienare, cioè vendere o donare, immobili ereditari prima del completamento dell’iter. L’eventuale uso (ad esempio abitarci o darli in affitto) è soggetto al consenso di tutti i chiamati all’eredità e può comportare obblighi di rendiconto.
  • Beni di modico valore: La normativa aggiornata esclude – ai fini fiscali – oggetti personali e somme contenute, così come titoli pubblici ed indennità di fine rapporto, dalla dichiarazione obbligatoria: tuttavia, utilizzare simili beni non è sempre privo di rischi.
  • Assicurazioni e polizze vita: Le somme derivanti da polizze vita non entrano nel patrimonio ereditario e sono subito liquidabili a favore dei beneficiari designati; attenzione però ai casi particolari in cui la polizza sia esplicitamente conferita all’asse ereditario.
3. Rischi fiscali connessi all’uso anticipato
Qualsiasi movimento prematuro delle somme può far scattare pesanti sanzioni amministrative, fino alla denuncia per appropriazione indebita se privo di titolo giuridico. Le sanzioni per l’omessa dichiarazione arrivano a superare a volte l’intero ammontare dell’imposta dovuta. Il nuovo sistema elimina la somma delle donazioni in vita al calcolo dell’imposta di successione (stop al “coacervo”) ma mantiene invariati i rischi legati all’utilizzo non autorizzato dei beni in pendenza di successione.

4. Franchigie, esenzioni e obblighi dichiarativi:
Secondo le ultime modifiche, l’obbligo di dichiarazione di successione viene meno solo se il valore ereditario, privo di immobili, non supera i 100.000 euro e a favore di coniuge o parenti in linea retta. In questo caso, per somme modeste e in assenza di case, è possibile un accesso più rapido ai beni.
Per valori superiori o in presenza di immobili, lo sblocco dei conti e la legittima disponibilità degli importi passa obbligatoriamente dalla dichiarazione. I figli usufruiscono di una franchigia fino a un milione di euro: la maggior parte delle eredità “familiari” rimane quindi esente da imposte, ma non da dichiarazione ove dovuta.

5. Eredità giacente e curatore:
Se nessun chiamato accetta l’eredità, o vi sono rinunce, il patrimonio entra in una fase di “giacenza”: il tribunale nomina un curatore, che gestisce i beni e può autorizzare pagamenti o movimenti straordinari. Ogni azione ordinaria degli ex chiamati e di soggetti non investiti di poteri giuridici resta inefficace e può essere contestata.

Tavola riassuntiva

Beni/Somme Disponibilità prima della successione chiusa? Rischi
Beni mobili di alto valore No Sanzioni, nullità atti
Conti correnti No (fino a dichiarazione; salvo esenzioni) Sanzioni, appropriazione indebita
Polizze vita Sì (se beneficiario diretto) Solo casi particolari
Immobili No Nullità trasferimenti, imposte suppletive
Beni di modico valore Sì (con prudenza) Solo se contestati dagli altri eredi

Analisi comparativa:

  • Con la legge attuale, dichiarazione e imposta sono dissociate: la prima è quasi sempre obbligatoria, la seconda spesso no.
  • Il nuovo “regime di trasparenza” riduce i rischi fiscali retroattivi (niente più coacervo), ma rafforza i controlli sull’uso prematuro dei beni.
  • La responsabilità personale degli eredi “anticipatori” resta alta: usare i beni senza attendere i tempi può compromettere l’accordo con gli altri chiamati, generare contenziosi e, in casi gravi, portare a responsabilità penali o a dover rifondere la quota agli altri legittimari.

Errori Comuni, Strategie di Tutela e Cosa Fare Prima di Usare l’Eredità

Nell’attesa della chiusura ufficiale del procedimento successorio, molti cadono in errori che possono avere ripercussioni economiche e giuridiche profonde. Prevenire questi rischi richiede attenzione ai dettagli e adozione di strategie consapevoli.

Principali errori riscontrati:

  • Prelievi non autorizzati: Prelevare o utilizzare somme presenti sul conto senza il versamento dell’imposta e il deposito della dichiarazione può generare procedimenti per appropriazione indebita e sanzioni amministrative, anche se l’intento era solo “anticipare” una quota spettante.
  • Utilizzo dei beni immobili prima della trascrizione: Abitare, ristrutturare o persino affittare un immobile ereditario senza consenso e senza che la proprietà sia stata trasferita ufficialmente agli eredi espone a contestazioni sia tra eredi che da parte del Fisco.
  • Sottovalutazione dei beni esclusi: Una delle innovazioni della riforma è l’esclusione di oggetti personali e altri beni di basso valore dalla dichiarazione. Tuttavia, molti, credendo che ciò consenta un uso indiscriminato, trascurano il rischio di liti tra chiamati.
  • Confusione tra dichiarazione di successione e imposta dovuta: Essere esenti da imposta, grazie alle nuove franchigie, non significa non dover presentare la dichiarazione. Omettere questo passaggio espone comunque a sanzioni severe.
  • Ignorare la posizione degli altri eredi: Agire in modo autonomo e non condividere informazioni o intenzioni genera fratture insanabili e spesso contenziosi con effetti blocca-eredita.
Strategie di tutela efficaci:
  • Coordinarsi con tutti i chiamati: Concordare insieme le decisioni riguardanti le somme e i beni, specialmente immobili e conti correnti, permette di evitare malintesi e garantire la legittimità delle operazioni.
  • Munirsi di consulenza tecnica: Un consulente esperto sa valutare le peculiarità di ogni successione alla luce della normativa aggiornata e orientare sia nell’ambito fiscale che nella gestione concreta della liquidità.
  • Monitorare le tempistiche dichiarative: La dichiarazione deve essere presentata entro 12 mesi dall’apertura della successione. In caso di dubbi su obblighi od esclusioni, meglio presentarla comunque per evitare errori.
  • Gestire in sicurezza i beni mobili: Per oggetti e somme di modico valore, se non contestate, è ragionevole procedere all’uso, ma sempre tracciando i movimenti e con prudenza.
  • Attendere lo sblocco formale: Per importi significativi e immobili, attendere la conclusione delle procedure protegge da rischi di sanzioni e garantisce la tranquillità patrimoniale.
Come agire, passo dopo passo:
  • Verificare la composizione dell’asse ereditario per identificare beni vincolati o esentati.
  • Contattare le banche e richiedere la situazione aggiornata dei rapporti, chiedendo informazioni sulla possibilità di sblocco anticipato al verificarsi delle condizioni di legge.
  • Pianificare con l’ausilio di un tecnico la presentazione della dichiarazione e la richiesta di volture e liquidazioni.
  • Documentare accordi informali tra eredi in modo scritto, anche via PEC, per evitare contestazioni future.
  • Qualora vi siano eredi renitenti, richiedere la nomina di un notaio o di un curatore (in caso di eredità giacente) per facilitare la gestione dei beni e dei pagamenti urgenti.
Segnali di allerta:
  • Richieste di pagamento da parte di creditori: spetta agli eredi verificarle ma in attesa della chiusura possono essere gestite dal curatore o con autorizzazione di tutti i chiamati.
  • Contenziosi tra eredi: meglio sospendere qualsiasi prelievo o trasferimento sino a definizione degli accordi o nomina di un curatore.



Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...