Nuove regole per il silenzio-assenso nel permesso di costruire: la sentenza 2179/2026 del Consiglio di Stato chiarisce quando è valido anche per progetti irregolari e indica due casi in cui il meccanismo è invece escluso.
Nessuna risposta dal Comune? Progetto edilizio non perfettamente regolare? Oggi le regole sono cambiate e ignorare questo aggiornamento giurisprudenziale può esporre a errori strategici e bloccare progetti e investimenti urbanistici. Da ora, il silenzio amministrativo può trasformarsi in un via libera anche su pratiche "grigie", inedito segnale di responsabilizzazione della Pubblica Amministrazione e svolta per i privati e i professionisti.
Le novità introdotte dal Consiglio di Stato con la sentenza 2179/2026 rappresentano un punto di rottura rispetto all’impostazione tradizionale, ridefinendo i meccanismi di responsabilità tra enti pubblici e cittadini. La recentissima pronuncia stabilisce che il silenzio-assenso può consolidarsi anche quando le richieste di permesso di costruire presentano profili di non piena conformità urbanistica.
Il dibattito tra flessibilità amministrativa e rigore normativo viene rivisto attraverso una lettura attuale della disciplina, delineando confini, limiti e opportunità pratiche.
La questione non interessa solo avvocati e tecnici: riguarda ogni cittadino, impresa, amministratore condominiale o tecnico che si trova ad affrontare la procedura edilizia.
Un principio si è fatto strada nei tribunali amministrativi: l’effetto favorevole del decorso dei termini per il rilascio del permesso di costruire non dipende più dalla perfetta regolarità urbanistica del progetto, ma dalla “configurabilità” della domanda. Il Consiglio di Stato ha fissato questo assunto con una pronuncia che sta riscuotendo attenzione in tutto il Paese.
Secondo la nuova impostazione, quando il privato presenta una domanda di permesso di costruire corredata di tutti gli elementi essenziali, la mancata risposta del Comune entro i termini equivale ad accoglimento anche se l’intervento presenta profili di irregolarità rispetto agli strumenti urbanistici.
Il caso esaminato con la sentenza 2179/2026 riguardava una richiesta di edificazione in area di espansione, in assenza del necessario piano di lottizzazione. Nonostante la non conformità urbanistica, il TAR prima, e il Consiglio di Stato poi, hanno riconosciuto che si fosse formato il silenzio-assenso, attribuendo alla domanda la qualità di “giuridicamente configurabile”.
I tre pilastri dell’innovazione che emergono dalla sentenza sono:
"La legittimità del progetto resta questione successiva. Il meccanismo serve a punire l’inerzia della PA e non a certificare la perfezione della pratica."
Anche in presenza di difformità urbanistica,come nel caso di un progetto presentato in area sprovvista di piano attuativo, la domanda, se completa e riconducibile al modello del permesso di costruire, attiva il meccanismo del silenzio-assenso.
Dati e impatto pratico: Questa innovazione rende più veloce e sicuro il percorso per il privato. I Comuni devono esercitare, se necessario, il “soccorso istruttorio”, chiedendo integrazioni, oppure intervenire in autotutela entro massimo sei mesi dalla formazione del titolo. In caso contrario la formazione è definitiva.
Secondo dati raccolti tra il 2021 e il 2026, oltre 140 miliardi di euro di pratiche sono state accelerate grazie alle procedure di semplificazione, un trend destinato a crescere, visto il nuovo orientamento.
La logica assunta dalla giurisprudenza, e oggi consacrata dalla nuova pronuncia, limita i casi di inapplicabilità del silenzio-assenso esclusivamente all’inesistenza della domanda o alla sua radicale incompletezza.
| Parametro | Effetto su silenzio-assenso |
| Domanda completa presentata | Valido anche se l’intervento è irregolare |
| Domanda incompleta (mancano elementi essenziali) | Non si forma il silenzio-assenso |
| Intervento non previsto dal modello (es. SCIA al posto del permesso) | Non si forma il silenzio-assenso |
Nonostante l’innovazione, resta fermo il potere di intervento straordinario dell’ente dopo la formazione del titolo, entro i 6 mesi successivi, tramite l’autotutela. La responsabilità di vigilare si sposta in modo più netto sugli uffici pubblici.
Alcuni scenari e domande tipiche:
A fronte dell’apparente ampio automatismo garantito dalla nuova interpretazione, esistono tuttavia due precise eccezioni che, se rilevate, bloccano del tutto l’operatività del silenzio-assenso.
| Tipologia | Che cosa significa | Esempi tipici |
| Inconfigurabilità strutturale | Mancano documenti o dati essenziali; la domanda è vuota o priva di contenuto rilevante secondo la legge. | Domanda senza progetto, senza relazione tecnica, senza asseverazione, senza i dati basici come la titolarità del richiedente. |
| Inconfigurabilità giuridica | L’istanza non corrisponde al modello procedurale richiesto dall’ordinamento. | Presentazione di una SCIA in luogo di richiesta di permesso di costruire; domanda proposta per una tipologia di intervento che richiederebbe un titolo differente. |
Errori ricorrenti:
| Condizione | Cosa fare |
| Domanda presentata completa, ma con difformità urbanistiche | Monitorare termini, eventuali provvedimenti di autotutela nei 6 mesi successivi |
| Domanda incompleta per dati essenziali | Integrazione PRIMA della scadenza dei termini, su richiesta PA o spontaneamente |
| Domanda ambigua rispetto al titolo richiesto | Chiarire subito l’oggetto, eventualmente ritirare e ripresentare l’istanza in modo univoco |
Il Consiglio di Stato, con la recente sentenza, ha rafforzato criteri di rigore procedurale e trasparenza. Il professionista che opera nel settore edilizio deve investire nella qualità della documentazione e nella categorizzazione corretta delle istanze, a garanzia dell’efficacia della procedura e dell’affidabilità delle proprie strategie operative.
Analisi finale dell’impatto settoriale: queste interpretazioni rappresentano un cambio di assetto nel diritto amministrativo e costituiscono oggi la base per premiare chi lavora con precisione. I Comuni, finalmente, sono chiamati a rispondere o a perdere in via definitiva il potere d’intervento ordinario; per cittadini e professionisti aumenta la responsabilità di presentare istanze prive di vizi strutturali o giuridici.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...