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Soldi o carriera? Nessuno dei 2. Ecco cosa chiedono alle aziende i 6000 intervistati nel nostro sondaggio

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Nel 2025 le priorità dei lavoratori italiani superano la classica scelta tra soldi e carriera. Welfare, wellbeing, flessibilità, crescita, impatto e benessere digitale ridisegnano l'identikit del lavoro ideale.

Quando ci siamo interrogati su cosa chiedono alle aziende i lavoratori, volevamo andare oltre le narrazioni tradizionali, fatte di slogan su stipendi alti e carriere veloci. In un'epoca segnata da cambiamenti profondi, tecnologici, sociali, valoriali, abbiamo ritenuto necessario dare voce a chi vive il lavoro ogni giorno. Le aziende sono al centro di una trasformazione che investe il modo di intendere il tempo, il benessere personale, la collaborazione tra persone appartenenti a generazioni diverse.

Abbiamo realizzato un sondaggio con 6.000 partecipanti, rappresentativi di settori, fasce d'età e aree professionali diverse. La domanda guida era: cosa fa davvero la differenza nella scelta di restare, contribuire e sentirsi realizzati in un'organizzazione? Non ci interessava ottenere uno sterile elenco di benefit desiderati, ma comprendere i significati e i bisogni emergenti dietro le richieste che oggi interpellano le imprese. Abbiamo analizzato i dati con un approccio multidimensionale, unendo numeri ed esperienze di vita, consapevoli che è la pluralità di prospettive a fornire una fotografia credibile di ciò che orienta le scelte delle persone.

Dati del sondaggio: le vere priorità dei lavoratori italiani

L'analisi quantitativa delle risposte ha restituito una mappa sorprendentemente articolata delle priorità. Le domande coprivano aspetti materiali e immateriali: retribuzione, prospettive di crescita, equilibrio vita-lavoro, salute, clima organizzativo, strumenti digitali e senso di appartenenza. Il risultato evidenza una frattura netta rispetto ai modelli del passato. Tra i principali risultati:

  • Wellbeing e welfare aziendale si posizionano in cima alla classifica. L'80% degli intervistati indica il benessere psico-fisico, la presenza di servizi di supporto alla salute e all'equilibrio personale come aspetti decisivi nella scelta di un datore di lavoro.
  • L'equilibrio fra vita privata e professionale (work-life balance) viene giudicato molto importante dal 78%, superando di misura la retribuzione economica, che si posiziona poco al di sotto, al 69%.
  • Segue la richiesta di flessibilità oraria, autonomia e strumenti per la gestione del tempo (72%).
  • Formazione e possibilità di crescita (66%) sono ancora determinanti, ma con un significato evoluto rispetto al passato: non solo avanzamento gerarchico, ma anche arricchimento di competenze, progetti trasversali, occasioni di apprendimento che aumentano il senso di autoefficacia.
  • Il clima aziendale e la qualità delle relazioni (63%) precedono la stabilità contrattuale (55%) e l'impatto sociale del proprio lavoro (52%).
Abbiamo inoltre registrato la crescente attenzione verso la sostenibilità e la responsabilità sociale d'impresa tra i lavoratori più giovani. Infine, solo il 32% indica come priorità assoluta l'avanzamento verticale, segno di un cambio di paradigma che merita approfondimento.

Il sorpasso di welfare e wellbeing su soldi e carriera

Uno degli scarti più evidenti rispetto al passato che emerge dal nostro sondaggio riguarda la percezione di successo in ambito professionale. Welfare aziendale e wellbeing superano nettamente sistemi basati solo su denaro o status. Analizzando le risposte, si conferma che ciò che i dipendenti cercano non sono più semplici benefit accessori: piattaforme di welfare, sanità integrativa, flessibilità per famiglie e servizi customizzati diventano la condizione stessa di una relazione positiva con il lavoro.

I dati mostrano come, per il 76%, l'accesso a programmi di salute mentale, supporto psicologico e strumenti per affrontare lo stress siano ora irrinunciabili. Il 67% vorrebbe iniziative di wellness che siano davvero su misura, non pacchetti standard. Sottolineiamo inoltre la centralità del buono pasto, scelto da oltre il 40% come simbolo concreto di attenzione ai bisogni quotidiani, e la crescente richiesta di fringe benefit flessibili (voucher, rimborsi scolastici, contributi alle spese per la famiglia).

L'impatto di queste politiche va ben oltre la retention: il 62% dei lavoratori dichiara che un welfare forte li fa sentire responsabilizzati e più coinvolti, il 52% valorizzati, il 51% sostenuti nelle proprie fragilità. Infine, la presenza di un piano welfare ben comunicato si correla con una crescita del senso di appartenenza, della produttività e dell'attrattività aziendale. Il sorpasso di queste nuove dimensioni rispetto a stipendio e carriera classici è ormai, dati alla mano, inequivocabile.

Flessibilità, crescita, impatto: le altre richieste fondamentali

Oltre al welfare, la flessibilità occupa un ruolo nevralgico tra le priorità emerse. Non si tratta solo di smart working: il desiderio è quello di poter costruire un proprio equilibrio dinamico, in sintonia con i mutamenti della vita privata e professionale. L'80% del campione vorrebbe poter scegliere orari o giornate da remoto, coniugando responsabilità individuale e autonomia. Gli esempi di imprese virtuose mostrano che la possibilità di gestire il tempo genera una migliore qualità della vita e una maggiore efficienza anche sul piano lavorativo.

Al secondo posto nella graduatoria delle richieste emergenti troviamo la crescita personale e professionale. Non è più solo avanzamento verticale: il senso attribuito al concetto di carriera evolve verso percorsi di apprendimento continuo, sviluppo di soft skill, mobility interna e riconoscimento del merito.

L'impatto del proprio lavoro sulla società e sull'azienda è il terzo elemento ad affermarsi con forza. Il 55% delle risposte assegna valore al senso e all'esito delle proprie attività, chiedendo che la mission aziendale sia chiara e condivisa. Questo dato è particolarmente marcato tra le nuove generazioni, per cui identificarsi con i valori organizzativi e percepire di fare la differenza diventano driver centrali di motivazione:

  • Flessibilità oraria e gestionale: richiesta dall'80% degli intervistati
  • Percorsi di apprendimento e crescita trasversale: 70%
  • Senso d'impatto sociale e ambientale: oltre il 50% nella fascia 25-40 anni
  • Leadership empatica e riconoscimento effettivo: 62%
Queste direttrici ridefiniscono il contratto psicologico tra individuo e impresa, spostando il baricentro da prestazione e controllo a empowerment e riconoscimento concreto.

Cosa chiedono davvero i giovani rispetto agli altri

La fotografia generazionale restituisce una radicale diversità nelle priorità indicate da chi si affaccia ora al mondo del lavoro rispetto alle generazioni precedenti. Tra gli under 35, il nostro sondaggio registra:

  • Flessibilità sopra ogni altra esigenza: l'84% la considera imprescindibile, con una netta preferenza per orari adattabili, turni non spezzati e maggiore libertà di organizzazione del tempo.
  • Crescita e formazione come valore cardine: il 65% guarda a percorsi modulabili e alla possibilità di acquisire nuove competenze, soprattutto in ambito digitale e trasversale.
  • Minore centralità della retribuzione rispetto all'impatto del lavoro sulla società e all'ambiente: oltre il 60% preferisce contesti inclusivi, innovativi e con una purpose chiara.
  • Richiesta di supporto famigliare e servizi per la genitorialità: molto sentita soprattutto dalle lavoratrici e dai lavoratori tra i 28 e i 35 anni.
Le generazioni precedenti, invece, continuano ad attribuire più peso alla stabilità economica e alla tradizionale progressione di carriera, pur mostrando maggiore apertura alle politiche di wellbeing aziendale. La diversità generazionale è quindi una variabile decisiva: intersecare bisogni spesso diversi richiede approcci personalizzati e ascolto reale.

La tecnologia e il benessere digitale nelle nuove priorità

L'elemento tecnologico è oggi al centro di ogni dinamica lavorativa. Tuttavia, il nostro sondaggio rivela come la richiesta non sia solo di nuovi strumenti, ma di benessere digitale e gestione sostenibile dei flussi informativi. Solo il 30% dei lavoratori ritiene che il proprio contesto aziendale gestisca efficacemente il digital wellbeing, indicando la necessità di politiche più equilibrate tra connessione costante e diritto alla disconnessione, gestione delle notifiche, chiarezza sulle aspettative di reperibilità e supporto a una cultura digitale realmente inclusiva. Le priorità formative principali riguardano:

  • tools di produttività e gestione del tempo (39%),
  • formazione sull'uso pratico dell'IA generativa (36%)
  • time management per ridurre stress e frammentazione delle attività (34%)
Solo il 24% teme che l'IA possa sostituire il proprio ruolo, mentre il 51% la vede come opportunità di crescita. L'emergere di queste istanze racconta un desiderio di approcci più umani alla tecnologia, in cui la sostenibilità psicologica e la fiducia siano parte integrante della governance digitale.

Il ruolo dell'ascolto: dalle indagini di clima alle azioni concrete

Una delle aree più trasversali emerse dal nostro sondaggio riguarda l'importanza strategica dell'ascolto strutturato e continuativo dei dipendenti. Nel 2025 ben l'80% delle organizzazioni italiane effettua indagini periodiche di clima, ma solo in un terzo dei casi i risultati generano cambiamenti percepiti. La nostra analisi evidenzia che il successo di tali iniziative risiede nella capacità di:

  • garantire l'anonimato e la trasparenza nella raccolta dei feedback
  • dare seguito ai dati con azioni comunicative e organizzative visibili
  • avviare un dialogo aperto tra management e team, trasformando l'indagine in un momento di crescita condivisa
L'assenza di coerenza tra raccolta dati e azioni produce, secondo il 41% dei lavoratori, frustrazione e sfiducia. Il ciclo ascolto-azione, al contrario, aumenta l'engagement e promuove un clima di collaborazione, contribuendo in modo misurabile al benessere organizzativo.

Work-life balance, riconoscimento e cultura inclusiva

Le risposte aperte raccolte nel sondaggio illustrano un quadro in cui la motivazione viene sempre più vissuta come il risultato di fattori interconnessi piuttosto che di semplici gratificazioni economiche. Il work-life balance, la possibilità di equilibrare responsabilità personali e professionali, emerge come criterio prioritario per il benessere e l'engagement.

Oltre all'equilibrio, la domanda di riconoscimento reale del contributo individuale, tramite feedback costanti, trasparenza sugli obiettivi, premi e progetti speciali, si afferma come leva per trattenere i migliori talenti. In parallelo, la cultura aziendale che mette al centro inclusione, rispetto e valorizzazione delle diversità si traduce in un ambiente percepito come umano e aperto all'innovazione.

L'approccio manageriale è chiamato a sostenere la diversità dei bisogni, promuovendo un clima psicologico sicuro e relazioni basate sulla fiducia, la responsabilità e il confronto. Questo patto nuovo tra persone e aziende rappresenta la principale garanzia per una motivazione sostenibile e per la resilienza dell'organizzazione di fronte ai cambiamenti futuri.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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