La nuova indagine di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera esplora le ragioni per cui, pur a parità di reddito, si possono pagare tasse diverse. Analisi di principi, distorsioni, agevolazioni e impatto sulle disuguaglianze fiscali in Italia.
Comprendere le ragioni che portano due contribuenti con redditi uguali a versare imposte diverse rappresenta un nodo irrisolto del sistema fiscale italiano. Analisi recenti, tra cui quella di Milena Gabanelli nella rubrica Dataroom del Corriere della Sera, e autorevoli interventi di specialisti come Simona Ravizza, approfondiscono questo tema mettendo in luce le sfaccettature di una questione che coinvolge giustizia fiscale, legislazione e politica economica. Gli approfondimenti pubblicati sulle principali testate e nelle relazioni della Banca d'Italia permettono di esaminare, attraverso dati aggiornati, il complesso viaggio della tassazione da un principio teorico di equità fino alle sue numerose distorsioni pratiche. Il tema, centrale nel dibattito pubblico, travalica la mera tecnica tributaria toccando questioni di coesione sociale e fiducia nel patto fiscale tra cittadini e Stato, ed è fondamentale per orientare scelte future e valutare la bontà della riforma fiscale introdotta negli ultimi anni.
Il concetto di equità orizzontale rappresenta una delle basi fondanti dei sistemi fiscali moderni. Si tratta del principio per cui contribuenti con lo stesso livello di reddito dovrebbero essere assoggettati allo stesso carico fiscale. La teoria sottintende che ogni cittadino, in eguale condizione economica, contribuisca proporzionalmente ai servizi collettivi finanziati dallo Stato, a prescindere dalla fonte di reddito.
Questo principio, ben delineato dall'articolo 53 della Costituzione italiana con il richiamo alla capacità contributiva, è stato più volte posto al centro dell'agenda politica e delle riforme fiscali recenti. In particolare, la legge delega per la riforma del sistema fiscale del 2023 si era posto tra gli obiettivi strategici la "progressiva applicazione (…) del medesimo carico impositivo nell’ambito dell’Irpef, indipendentemente dalla natura del reddito prodotto", con attenzione ad equiparare la tassazione tra redditi di lavoro dipendente e di pensione.
Nel percorso di riforma fiscale promosso dal governo Draghi e sostenuto successivamente dal governo Meloni, si è cercato di ridurre il numero delle aliquote Irpef e riequilibrare la distribuzione del carico tra le diverse tipologie di contribuenti. L’obiettivo era semplificare la materia, accrescere trasparenza e giustizia fiscale, e rispondere alle pressioni normative e finanziarie europee che chiedevano una maggiore chiarezza e coerenza nel sistema impositivo italiano. Tuttavia, come evidenziato nelle analisi della Banca d’Italia e della Corte dei Conti, il percorso verso una reale equità orizzontale resta ancora incompiuto, e le disparità rilevate evidenziano i limiti degli interventi che si sono stratificati nel tempo.
Nonostante il richiamo all’equità orizzontale, il sistema fiscale italiano continua a produrre trattamenti diversi tra soggetti con redditi formalmente uguali. Secondo i dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio e le indagini riportate sul Corriere della Sera, le differenze si concentrano principalmente tra lavoratori dipendenti, pensionati, lavoratori autonomi, e nuclei familiari con strutture reddituali differenti.
Tra i principali motivi delle distorsioni si annoverano:
La stratificazione normativa degli ultimi anni, pur mossa da finalità condivisibili come il sostegno dei salari nella fase inflattiva, ha complicato la struttura del prelievo, erodendo la trasparenza e ostacolando la percezione di equità da parte dei cittadini. Questa complessità alimenta anche il senso di sfiducia verso il sistema tributario, come confermato dalle rilevazioni della Banca d’Italia sull’opinione pubblica.
La tassazione effettiva varia sostanzialmente a seconda della tipologia di reddito e configurazione familiare, pur in presenza di livelli reddituali identici:
Nel tempo sono state varate misure legislative che tendono a tutelare i percettori di redditi medio-bassi, incrementando la progressività dell’Irpef tramite detrazioni aggiuntive, bonus specifici e trattamenti integrativi. Tuttavia, l’accumulo disorganico di interventi ha prodotto un sistema di aliquote e detrazioni che viene vissuto dai cittadini come incomprensibile e fonte di numerose disparità, spesso difficili da giustificare e monitorare.
Nel decennio 2014-2025 il panorama delle agevolazioni fiscali si è arricchito di numerosi strumenti rivolti principalmente ai lavoratori dipendenti:
Tuttavia, questa catena di interventi stratificati ha finito per aggravare le disparità, lasciando fuori alcune categorie o premiando, in modo sproporzionato, situazioni come il doppio reddito familiare rispetto al monoreddito.
Le disparità rilevate nella pressione fiscale diretta alimentano senso di iniquità tra i contribuenti e rischiano di minare la coesione sociale. L’inequivocabile effetto della stratificazione di bonus, detrazioni e interventi emergenziali è stato quello di spostare il peso della fiscalità su alcuni segmenti della popolazione, soprattutto la classe media e i nuclei monoreddito.
L’Ufficio parlamentare di bilancio sottolinea l’assenza di giustificazioni plausibili rispetto ai principi di equità orizzontale: le differenze tra contribuenti con pari reddito sono originate più dalla sequenza casuale di riforme che da una scelta pianificata e razionale. Economisti come Fabrizio Balassone di Banca d’Italia hanno rimarcato come sia improprio relegare al fisco il ruolo di recupero del potere d’acquisto perduto dai salari. Sarebbe più coerente intervenire con il rinnovo dei contratti e la crescita della produttività, lasciando al sistema tributario il compito di redistribuire in modo trasparente ed equo, secondo regole condivise.
Nel dibattito pubblico si evidenzia inoltre come le agevolazioni fiscali e i regimi sostitutivi generino anche inefficienze amministrative, favoriscano il ricorso a soluzioni elusive e inducano comportamenti di contenimento artificiale dei redditi dichiarati. L’uso distorto del sistema fiscale, più che un’efficace leva di contrasto alle disuguaglianze, diventa così una risposta parziale e talvolta controproducente.
L’analisi dei dati pubblicati dagli osservatori istituzionali e dagli studi specialistici conferma come la promessa di equità orizzontale resti largamente disattesa nella pratica quotidiana della fiscalità italiana. Le divergenze sono rilevabili sia nei confronti fra diverse categorie (dipendenti, autonomi, pensionati), sia nelle strutture familiari (bireddito e monoreddito), ma anche tra territori, a causa delle addizionali locali.
Le principali evidenze numeriche documentano che:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...