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Perchè la Fed ha lasciato i tassi invariati, le prossime mosse e possibili effetti su Borse e obbligazioni

di Marcello Tansini pubblicato il
fed decisione tassi 28 dicembre 2026

La decisione della Fed di lasciare i tassi invariati si inserisce in un contesto complesso tra dati macroeconomici, incertezza e pressioni politiche, con importanti ricadute su mercati finanziari e prospettive future.

Nella riunione di ieri 28 gennaio 2026, la Federal Reserve ha scelto di mantenere stabili i tassi di interesse in un range compreso fra il 3,5% e il 3,75%. Questo passo, che segue una sequenza di tre riduzioni consecutive nell’ultimo anno, riflette un contesto economico nordamericano caratterizzato da crescita sostanziale e inflazione persistente. Gli operatori di mercato avevano da settimane prezzato la probabilità di una pausa sui tassi, mantenendo però alte le aspettative su nuove indicazioni strategiche da parte dell’organo centrale di politica monetaria statunitense. La decisione arriva, inoltre, in un periodo di particolare attenzione politica, con pressioni crescenti da parte dell’amministrazione presidenziale e una situazione interna alla Fed contraddistinta da tensioni senza precedenti tra i suoi membri decisori.

Perché la Fed ha lasciato i tassi invariati: dati macroeconomici, incertezza e pressioni politiche

La scelta di non intervenire sul costo del denaro è stata il risultato di un attento bilanciamento tra variabili macroeconomiche e fattori istituzionali. Gli indicatori più recenti hanno evidenziato un’economia statunitense ancora robusta, con una crescita del PIL sopra le attese e una disoccupazione ormai stabilizzata dopo le flessioni registrate nei mesi precedenti. Tuttavia, l’inflazione si attesta tuttora su livelli superiori all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, elemento che ha frenato nuove misure di allentamento monetario.

  • Dati sull’occupazione solidi, nonostante segnali di rallentamento nel secondo semestre dell’anno precedente
  • Dinamicità dei mercati finanziari, con la borsa USA capace di assorbire le incertezze politiche
  • Pressioni politiche inedite, con il presidente degli Stati Uniti orientato apertamente verso una politica più accomodante sui tassi
Nel concreto, la Federal Reserve ha sottolineato nella propria comunicazione ufficiale che l’incertezza sulle prospettive economiche resta elevata, soprattutto alla luce delle tensioni globali e delle possibili ripercussioni dei dazi commerciali sulla dinamica dei prezzi. Le dichiarazioni di alcuni membri contrari alla linea adottata (due voti su dodici) hanno riflettuto le divisioni interne e l’influenza di nomine presidenziali con una visione meno restrittiva della politica monetaria. Tutto ciò conferma come la decisione sia stata presa in un clima di equilibrio precario, dove la necessità di garantire stabilità prevale sulla spinta per ulteriori tagli ai tassi di interesse.

Come funziona la decisione sui tassi della Fed e il ruolo del FOMC

Le deliberazioni in materia di tassi di interesse sono attribuite al Federal Open Market Committee (FOMC), organo della Federal Reserve incaricato della definizione della politica monetaria.

Il FOMC si riunisce mediamente otto volte l’anno: in ogni sessione, vengono analizzati parametri economici aggiornati e discusse diverse opzioni di politica monetaria. La composizione del comitato è multifasica, includendo il presidente della Fed, il vicepresidente, membri del Board, nonché cinque presidenti delle sedi distrettuali. Ogni componente ha diritto di voto e le decisioni sono generalmente prese a maggioranza semplice. Le recenti riunioni sono state contraddistinte da una maggiore attenzione alle posizioni divergenti, segno che le dinamiche interne si riflettono nelle scelte operative. L’indipendenza delle valutazioni è sancita anche da regolamentazioni statunitensi specifiche per la materia bancaria (Federal Reserve Act).

I fattori analizzati: inflazione, occupazione e crescita

I membri del FOMC valutano un insieme articolato di indicatori macroeconomici:

  • Livello di inflazione: l’indice dei prezzi al consumo rimane la metrica principale da osservare, con particolare attenzione all’evoluzione rispetto al target del 2%;
  • Occupazione: il tasso di disoccupazione e la qualità della crescita occupazionale influenzano direttamente le decisioni; la stabilità raggiunta nel periodo recente offre margini di manovra più ampi rispetto a precedenti momenti di criticità;
  • PIL e crescita: una crescita economica sostenuta riduce l’urgenza di adottare misure espansive e consente alla Fed di monitorare la situazione con maggiore distacco.
I dati su inflazione e PIL statunitensi trattati negli ultimi mesi hanno creato un quadro di attesa, in cui la rapidità o meno con cui si abbasseranno i tassi dipenderà dall’evoluzione dei prezzi e dall’impatto delle politiche fiscali.

Indipendenza della Fed e dibattito politico

L’autonomia della Federal Reserve rappresenta un principio cardine del sistema economico degli Stati Uniti, regolato dal Federal Reserve Act e ribadito dallo stesso Jerome Powell durante le conferenze stampa. La recente stagione politica, con pressioni marcate dalla Casa Bianca per una politica monetaria più espansiva, ha aperto discussioni pubbliche senza precedenti. Alcuni tentativi di sostituzione di membri chiave dell’istituto e le inchieste giudiziarie in corso sul presidente in carica hanno contribuito a uno scenario di tensione, con effetti evidenti sia all’interno del comitato sia nei confronti degli operatori finanziari. La Fed ha riaffermato il proprio impegno alla neutralità, sottolineando come ogni decisione venga presa sulla base dei dati economici e non su influenze politiche contingenti.

Le prossime mosse: scenari e previsioni su tagli futuri dei tassi

Le azioni future della banca centrale americana saranno strettamente legate all’andamento dei dati macroeconomici e alle evoluzioni del quadro inflattivo nei prossimi trimestri. Dopo la pausa nella riunione di gennaio, la maggior parte degli analisti internazionali prevede due possibili tagli da 25 punti base entro la fine del 2026, presumibilmente a settembre e dicembre. Questo orientamento deriva sia dalle proiezioni aggiornate degli stessi membri del FOMC, riportate nel cosiddetto Dot Plot, sia dalla cautela adottata dalla Fed nei confronti dei rischi di inflazione persistentemente elevata.

  • Gli aumenti di prezzo sui beni dovuti ai nuovi dazi rappresentano una variabile critica
  • Le attese sugli indicatori inflazionistici mensili saranno determinanti: la Fed valuterà l’effettivo raffreddamento dei prezzi solo con la conferma dei dati di ottobre e novembre
  • Il rischio di eseguire tagli prematuri—e quindi alimentare una nuova fiammata inflattiva—è considerato ancora elevato
Le proiezioni sul PIL statunitense parlano di una crescita ancora positiva, anche se moderata rispetto alle aspettative iniziali. I membri della Fed hanno quindi indicato la necessità di avere una maggiore chiarezza sull’evoluzione dei prezzi al consumo e sulle potenziali conseguenze delle tensioni internazionali, fattori che potrebbero ritardare la discesa del costo del denaro.

Il discorso di Powell e il Dot Plot: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Le asserzioni di Jerome Powell al termine della riunione hanno posto l’enfasi sulla necessità di monitorare ogni nuova evoluzione in modo trasparente e oggettivo. "Decideremo di riunione in riunione," ha chiarito il presidente della banca centrale, tracciando un quadro di flessibilità strategica. Il Dot Plot conferma la presenza di visioni divergenti tra i membri del comitato, con alcuni orientati verso tempistiche più rapide per i tagli. Tuttavia, il consenso interno rappresenta ancora un punto di forza per la stabilità delle aspettative. Gli investitori dovranno monitorare attentamente le future dichiarazioni per anticipare le effettive tempistiche delle prossime mosse.

Effetti della decisione su Borse e obbligazioni: rischi e opportunità per investitori

La stabilità dei tassi decisa dalla Federal Reserve ha generato reazioni composite sui mercati. Da un lato le Borse americane hanno beneficiato della prevedibilità della politica monetaria, registrando un lieve rialzo nel breve periodo. Gli investitori, rassicurati dall’assenza di sorprese, hanno mantenuto un approccio selettivo, premiando i settori meno sensibili all’aumento del costo del denaro.

  • Settori difensivi come utilities, farmaceutiche e beni di largo consumo tendono a essere meno penalizzati in periodi di tassi stabili
  • I comparti tecnologici hanno reagito con volatilità, condizionati dalle incertezze sulle tempistiche dei futuri tagli
Dal punto di vista obbligazionario, la mancanza di nuove riduzioni immediate dei tassi ha portato a movimenti misti:
  • Le obbligazioni a lunga scadenza hanno visto un incremento dei rendimenti, in risposta alle maggiori incertezze sui tagli futuri;
  • I titoli a breve duration hanno perso meno valore rispetto a quelli a lungo termine, risultando un’opzione difensiva più interessante in questa fase.
Le obbligazioni con cedole più alte si sono dimostrate più resilienti, grazie all’effetto di riduzione del rischio duration. Sul fronte valutario, il dollaro USA ha mostrato una tendenza all’indebolimento nei confronti delle principali divise mondiali, reazione in parte legata all’instabilità politica e alle preoccupazioni sull’indipendenza della Fed.

Nella tabella seguente si riassumono alcuni effetti principali sulle asset class:

Asset Class Effetto immediato Tendenza nel medio periodo
Azioni USA Lieve rialzo Selettività settoriale
Obbligazioni lunghe Incertezza sui rendimenti Rischio duration elevato
Obbligazioni brevi Stabilità relativa Opzione difensiva
Dollaro USA Lieve debolezza Sensibile a fattori politici





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