La decisione della Fed di lasciare i tassi invariati si inserisce in un contesto complesso tra dati macroeconomici, incertezza e pressioni politiche, con importanti ricadute su mercati finanziari e prospettive future.
Nella riunione di ieri 28 gennaio 2026, la Federal Reserve ha scelto di mantenere stabili i tassi di interesse in un range compreso fra il 3,5% e il 3,75%. Questo passo, che segue una sequenza di tre riduzioni consecutive nell’ultimo anno, riflette un contesto economico nordamericano caratterizzato da crescita sostanziale e inflazione persistente. Gli operatori di mercato avevano da settimane prezzato la probabilità di una pausa sui tassi, mantenendo però alte le aspettative su nuove indicazioni strategiche da parte dell’organo centrale di politica monetaria statunitense. La decisione arriva, inoltre, in un periodo di particolare attenzione politica, con pressioni crescenti da parte dell’amministrazione presidenziale e una situazione interna alla Fed contraddistinta da tensioni senza precedenti tra i suoi membri decisori.
La scelta di non intervenire sul costo del denaro è stata il risultato di un attento bilanciamento tra variabili macroeconomiche e fattori istituzionali. Gli indicatori più recenti hanno evidenziato un’economia statunitense ancora robusta, con una crescita del PIL sopra le attese e una disoccupazione ormai stabilizzata dopo le flessioni registrate nei mesi precedenti. Tuttavia, l’inflazione si attesta tuttora su livelli superiori all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, elemento che ha frenato nuove misure di allentamento monetario.
Le deliberazioni in materia di tassi di interesse sono attribuite al Federal Open Market Committee (FOMC), organo della Federal Reserve incaricato della definizione della politica monetaria.
Il FOMC si riunisce mediamente otto volte l’anno: in ogni sessione, vengono analizzati parametri economici aggiornati e discusse diverse opzioni di politica monetaria. La composizione del comitato è multifasica, includendo il presidente della Fed, il vicepresidente, membri del Board, nonché cinque presidenti delle sedi distrettuali. Ogni componente ha diritto di voto e le decisioni sono generalmente prese a maggioranza semplice. Le recenti riunioni sono state contraddistinte da una maggiore attenzione alle posizioni divergenti, segno che le dinamiche interne si riflettono nelle scelte operative. L’indipendenza delle valutazioni è sancita anche da regolamentazioni statunitensi specifiche per la materia bancaria (Federal Reserve Act).
I membri del FOMC valutano un insieme articolato di indicatori macroeconomici:
L’autonomia della Federal Reserve rappresenta un principio cardine del sistema economico degli Stati Uniti, regolato dal Federal Reserve Act e ribadito dallo stesso Jerome Powell durante le conferenze stampa. La recente stagione politica, con pressioni marcate dalla Casa Bianca per una politica monetaria più espansiva, ha aperto discussioni pubbliche senza precedenti. Alcuni tentativi di sostituzione di membri chiave dell’istituto e le inchieste giudiziarie in corso sul presidente in carica hanno contribuito a uno scenario di tensione, con effetti evidenti sia all’interno del comitato sia nei confronti degli operatori finanziari. La Fed ha riaffermato il proprio impegno alla neutralità, sottolineando come ogni decisione venga presa sulla base dei dati economici e non su influenze politiche contingenti.
Le azioni future della banca centrale americana saranno strettamente legate all’andamento dei dati macroeconomici e alle evoluzioni del quadro inflattivo nei prossimi trimestri. Dopo la pausa nella riunione di gennaio, la maggior parte degli analisti internazionali prevede due possibili tagli da 25 punti base entro la fine del 2026, presumibilmente a settembre e dicembre. Questo orientamento deriva sia dalle proiezioni aggiornate degli stessi membri del FOMC, riportate nel cosiddetto Dot Plot, sia dalla cautela adottata dalla Fed nei confronti dei rischi di inflazione persistentemente elevata.
Le asserzioni di Jerome Powell al termine della riunione hanno posto l’enfasi sulla necessità di monitorare ogni nuova evoluzione in modo trasparente e oggettivo. "Decideremo di riunione in riunione," ha chiarito il presidente della banca centrale, tracciando un quadro di flessibilità strategica. Il Dot Plot conferma la presenza di visioni divergenti tra i membri del comitato, con alcuni orientati verso tempistiche più rapide per i tagli. Tuttavia, il consenso interno rappresenta ancora un punto di forza per la stabilità delle aspettative. Gli investitori dovranno monitorare attentamente le future dichiarazioni per anticipare le effettive tempistiche delle prossime mosse.
La stabilità dei tassi decisa dalla Federal Reserve ha generato reazioni composite sui mercati. Da un lato le Borse americane hanno beneficiato della prevedibilità della politica monetaria, registrando un lieve rialzo nel breve periodo. Gli investitori, rassicurati dall’assenza di sorprese, hanno mantenuto un approccio selettivo, premiando i settori meno sensibili all’aumento del costo del denaro.
Nella tabella seguente si riassumono alcuni effetti principali sulle asset class:
| Asset Class | Effetto immediato | Tendenza nel medio periodo |
| Azioni USA | Lieve rialzo | Selettività settoriale |
| Obbligazioni lunghe | Incertezza sui rendimenti | Rischio duration elevato |
| Obbligazioni brevi | Stabilità relativa | Opzione difensiva |
| Dollaro USA | Lieve debolezza | Sensibile a fattori politici |