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Torino, le imprese e i settori protagonisti dell'economia che la salvano dalla crisi di Stellantis

di Marcello Tansini pubblicato il
economia di torino

Torino affronta la crisi di Stellantis ripensando la propria economia. Dallautomotive ai nuovi settori trainanti, tra innovazione, servizi e sostenibilit, il tessuto industriale cittadino si riorganizza e guarda al futuro.

La città subalpina è spesso al centro di narrazioni che esaltano la sua vocazione industriale e la precisione delle sue maestranze, storicamente orgogliose di quell’abilità che Luciana Castellina e Giorgio Bocca sintetizzavano nel saper «fare i baffi alle mosche con la lima». Tuttavia, la profonda trasformazione del tessuto economico locale si avverte immediatamente passeggiando nei quartieri storici: un tempo cuore pulsante della manifattura e oggi terreno di un intenso processo di riconversione. Le grandi dinastie industriali hanno ridimensionato il proprio peso e simboli come la stampa, epicentro della vita culturale e civile, sono passati di mano, riflesso dei cambiamenti strutturali in atto.

Torino vive un passaggio epocale: la crisi dell’automotive, con il drastico calo della produzione di veicoli, segna la fine di un ciclo. Tuttavia l’identità produttiva non si è dissolta, ma si è ridefinita come motore di resilienza e, a tratti, di rinascita. Oggi, Torino non è soltanto la città della Fiat: è un ecosistema in cui innovazione tecnologica, servizi avanzati e reti di piccole e medie imprese creano nuove traiettorie di crescita. Questo passaggio, sebbene ancora segnato da molte criticità economiche, ha permesso l’emergere di settori in grado di ridefinire la struttura occupazionale e produttiva dell’area urbana.

Dalla crisi dell’automotive all’evoluzione dei settori trainanti

Negli anni recenti, la manifattura torinese ha subito pesanti contraccolpi dovuti alla contrazione del comparto automobilistico, storico traino della crescita regionale. La produzione di autovetture ha raggiunto minimi storici, generando effetti negativi su tutta la filiera industriale, compresa la componentistica. La riduzione della domanda e le complessità geopolitiche, come i nuovi dazi statunitensi, hanno ulteriormente frenato l’export, penalizzando le aziende più orientate ai mercati internazionali.

In questo contesto fragile, alcuni settori hanno dimostrato dinamismo e capacità di adattamento:

  • Servizi ad alto valore aggiunto: consulenza, ICT, logistica e servizi alle imprese si sono mostrati resilienti, sostenendo nuova occupazione e contribuendo al valore aggiunto regionale.
  • Industrie ad alto tasso tecnologico: aerospazio, meccatronica e automazione rappresentano poli di innovazione. Questi campi beneficiano di partnership con università, centri di ricerca e iniziative pubbliche, mantenendo viva la vocazione produttiva locale.
  • Agroalimentare e artigianato: la qualità della produzione vinicola, casearia e agroindustriale conferma la centralità della filiera corta e dei prodotti a denominazione protetta nel panorama piemontese.
  • Turismo e costruzioni: seppur limitato rispetto alle potenzialità, il turismo continua a crescere, mentre il comparto delle costruzioni è sostenuto dagli investimenti pubblici, in particolare dal PNRR.
I dati di Bankitalia e degli enti regionali confermano la progressiva divergenza tra il rallentamento della manifattura tradizionale e la crescita dei servizi, con il Piemonte che mantiene una delle prime posizioni a livello nazionale per PIL e valore aggiunto. Il tessuto produttivo resta caratterizzato da una significativa presenza di PMI e artigianato evoluto, elementi decisivi nella transizione verso modelli industriali più flessibili e innovativi. I grandi gruppi come Stellantis, Lavazza, Ferrero e Leonardo convivono con eccellenze di nicchia in settori emergenti, testimoniando la pluralità del sistema economico locale.

L’esigenza di affrontare il nodo della produttività, collegata a capitale umano e innovazione, resta centrale: l’attrazione di investimenti, il rafforzamento delle reti di impresa, la digitalizzazione e la formazione sono strumenti chiave per sostenere la ripresa e la competitività di Torino sul medio-lungo periodo.

Il ruolo dei servizi avanzati, della formazione e delle PMI innovative

Il comparto terziario torinese rappresenta oggi il vero pilastro della crescita occupazionale, con un’evoluzione marcata verso servizi ad alto contenuto tecnologico e professionale. Quasi il 61% del valore aggiunto regionale è generato da attività del settore, che occupano oltre 770mila addetti secondo i dati più aggiornati. La presenza di una fitta rete di imprese, supportata da organismi come Confcommercio Piemonte e da una forte rappresentanza sindacale e associativa, garantisce la resilienza del commercio, del turismo, della logistica e delle attività culturali.

Le imprese di servizi avanzati offrono oggi:

  • Consulenza aziendale, finanziaria e legale
  • Servizi informatici, ICT e cybersecurity
  • Logistica e trasporti su scala regionale e internazionale
  • Supporto all’internazionalizzazione, export e networking
L’interconnessione con il sistema della formazione superiore è una delle chiavi del successo cittadino: il Politecnico di Torino e l’Università di Torino, insieme agli ITS e ai centri di formazione professionale, erogano competenze altamente specializzate e formano i profili richiesti dalle industrie e dai servizi. La collaborazione tra scuole, università e imprese si consolida anche attraverso iniziative come Upskill Piemonte, orientate a connettere talenti giovani e imprese di prossimità, generando soluzioni innovative e favorendo la crescita reciproca.

Le PMI innovative torinesi sono protagoniste di processi di digitalizzazione, automazione e internazionalizzazione: molte si caratterizzano per la flessibilità produttiva e la capacità di sviluppare brevetti e soluzioni tailor made, spesso emerse da percorsi di spin off universitari o programmi di accelerazione come I3P e Takeoff. Nella nuova economia della conoscenza, il dinamismo delle PMI e il rafforzamento dei servizi avanzati si rivelano strategie vincenti per la riqualificazione del tessuto produttivo e il mantenimento dell’identità industriale cittadina.

La rivoluzione della macchina utensile, robotica e automazione: i casi Famar, Prima Industrie, Orchestra

Il distretto torinese delle macchine utensili rappresenta una nicchia manifatturiera di assoluta eccellenza nel panorama italiano ed europeo. Secondo UCIMU, la provincia di Torino genera il 14% del valore della produzione e il 15% dell’export nazionale nel comparto, posizionandosi tra i poli strategici per la crescita del Paese. In anni difficili per la meccanica tradizionale, l’innovazione si è affermata quale leva competitiva, trascinando il territorio anche attraverso la completa emancipazione dalla dipendenza storica da Fiat.

Tre imprese esemplari riflettono l’evoluzione recente:

  • Famar (Avigliana): guidata dai fratelli Marinello, impiega oltre 200 addetti, vantando circa 80 milioni di fatturato. L’azienda si distingue per la capacità di progettare sia singole macchine utensili sia linee automatizzate complesse, intervenendo dal micro al macro e fornendo un servizio integrato e flessibile, spesso riconosciuto come raro a livello europeo.
  • Prima Industrie: fondata da Gianfranco Carbonato, ha puntato sin dagli anni Settanta su robotica, automazione e commesse internazionali. Oggi è un riferimento nella fornitura di soluzioni per la manifattura avanzata, ponendo un accento particolare sulla digitalizzazione e sull’organicità tra processi meccanici e software industriali.
  • Orchestra: impresa nata come «boutique tecnologica», si specializza nell’integrazione tra sistemi produttivi e reti digitali. La connettività tra macchine, sensori e operatori è il cuore della proposta Orchestra, che rappresenta il punto di incontro fra l’expertise manifatturiera torinese e le sfide dell’Industria 4.0.
Il know-how tecnico e la cultura del lavoro ben fatto consentono al distretto di mantenere clientela internazionale qualificata, anche grazie alla capacità di integrare automazione, flessibilità e personalizzazione.La solidità di questo comparto si riflette nella domanda di nuovi investimenti e nella complementarietà con altri settori avanzati del territorio.

La sfida per il futuro resta legata alla transizione digitale e all’impatto dell’intelligenza artificiale: la combinazione di robotica collaborativa e connessioni digitali può accelerare la crescita e ridurre la dipendenza da mercati globali incerti, rafforzando la posizione di Torino nell’élite industriale europea.

Aerospazio e difesa: la trasformazione del comparto industriale torinese (Leonardo, Thales Alenia, Avio Aero, DAP)

Il settore aerospaziale rappresenta oggi una delle punte più avanzate della riconversione industriale torinese. In Piemonte, questa filiera conta oltre 450 PMI, start up e grandi player che generano un fatturato superiore agli 8 miliardi di euro, con oltre 35.000 addetti coinvolti tra manifattura, ricerca e formazione tecnica.

Attori chiave come Leonardo, Thales Alenia Space, Avio Aero e il Distretto Aerospaziale Piemontese (DAP) sviluppano soluzioni nei campi della produzione aeronautica, dello spazio, della difesa e della meccatronica avanzata:

  • Leonardo gestisce l’Aircraft Innovation Center con quattro laboratori all’avanguardia per simulazioni avanzate, intelligenza artificiale e nuovi sistemi di volo.
  • Thales Alenia Space si concentra sulla caratterizzazione dei materiali per missioni spaziali e ha un ruolo di primo piano nelle infrastrutture per la Space Economy.
  • Avio Aero guida lo sviluppo di supercalcolo e propulsione di nuova generazione, sostenendo le infrastrutture critiche per la competitività italiana ed europea.
  • DAP, il Distretto Aerospaziale istituito per coordinare industria, ricerca e formazione, accelera la crescita del comparto attraverso iniziative collaborative tra pubblico e privato.
L’integrazione tra il mondo delle imprese, gli atenei torinesi e centri come I3P e il Business Incubation Center ESA fa di questa filiera un esempio di connessione tra tradizione manifatturiera e innovazione ad alta intensità digitale. Numerose start up emergono nei settori della robotica spaziale, dei servizi satellitari e dell’applicazione commerciale delle tecnologie per l’esplorazione lunare e marziana, rendendo Torino punto di riferimento nell’economia dello spazio a livello internazionale.

La crescita del segmento aerospaziale pone nuove opportunità in termini occupazionali, innovativi e di sviluppo delle competenze, ma anche criticità legate alle dinamiche globali e alla necessità di investimenti pubblici e privati continuativi.

Sostenibilità, economia circolare e innovazione sociale: nuove sfide per le imprese torinesi

Il percorso torinese verso modelli economici sostenibili si intensifica attraverso iniziative locali e nazionali legate a economia circolare, governance ESG (Environmental, Social, Governance) e innovazione sociale. Il Piano Metropolitano per l’Economia Sociale 2030 e la partecipazione ai bandi europei promuovono la diffusione di un nuovo paradigma produttivo in cui obiettivi di sviluppo e coesione sociale sono intrecciati.

Recenti programmi pubblici e privati hanno messo a disposizione contributi, come il bando “Cultura e Imprenditorialità incardinate nell’economia circolare”, destinati a PMI e soggetti del terzo settore intenzionati a sviluppare progetti di innovazione circolare e riduzione dell’impatto ambientale.

L’impegno delle imprese verso la sostenibilità si articola in diversi ambiti:

  • Implementazione del bilancio ESG e percorsi di autovalutazione ambientale
  • Sviluppo di filiere riuso/riciclo e design sostenibile
  • Promozione di pratiche collaborative e partenariati pubblico/privato per l’impatto sociale
Le iniziative come Torino Social Impact accelerano la capacità del territorio di affrontare le nuove sfide, mettendo a sistema competenze trasversali e sinergie tra imprese, mondo accademico e pubblica amministrazione. L’inclusione delle tematiche ambientali nelle strategie di competitività è sempre più percepita come un investimento necessario, in linea con le più recenti direttive europee e le tendenze dell’economia mondiale.


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