Il 24 settembre il Tesoro mette all’asta tre Btp: tra protezione dall’inflazione e scadenze brevi, ecco come confrontare rendimenti, rischi, imposte e obiettivi d’investimento.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il dicastero che gestisce il debito pubblico italiano, offrirà giovedì 24 settembre 2026 tre titoli di Stato per un ammontare complessivo massimo di 4,5 miliardi di euro. Sul mercato primario arrivano la terza tranche del BTP Short Term con scadenza 30 ottobre 2028 e due BTP indicizzati all’inflazione europea, con scadenza rispettivamente 15 agosto 2031 e 15 febbraio 2037. La scelta delle nuove aste non dipende soltanto dalla cedola. Il primo titolo accorcia l’orizzonte dell’investimento; gli altri due, invece, legano capitale e interessi all’andamento dei prezzi armonizzati dell’area euro.
Il BTP Short Term in asta ha codice ISIN IT0005729733. È stato emesso il 28 agosto 2026 e sarà rimborsato il 30 ottobre 2028. La cedola annua lorda indicata è pari al 3% fisso, con pagamento semestrale, come previsto dalle caratteristiche dei BTP Short Term.
La riapertura riguarda la terza tranche. L’importo nominale ordinario è compreso tra 2,25 e 2,5 miliardi di euro. È prevista anche un’asta supplementare fino al 20% dell’ammontare assegnato nell’asta ordinaria: sulla quantità massima comunicata, si arriva quindi a 500 milioni di euro.
Il primo BTP€i, cioè il BTP indicizzato all’inflazione europea, ha codice ISIN IT0005657348. La data di emissione è il 27 giugno 2025, mentre la scadenza cade il 15 agosto 2031. La cedola annua reale è dell’1,10% e l’asta interessa la diciassettesima tranche. L’offerta ordinaria va da 750 milioni a 1 miliardo di euro.
Il secondo BTP€i porta codice ISIN IT0005725160. È stato emesso il 30 luglio 2026 e scade il 15 febbraio 2037. In questo caso la cedola reale è del 2% annuo, la tranche è la terza e l’importo proposto si colloca anch’esso tra 750 milioni e 1 miliardo di euro.
Per entrambi i BTP€i l’asta supplementare può raggiungere il 15% dell’ammontare ordinario. Le percentuali delle cedole, però, vanno lette nel modo corretto. Sono tassi reali: non indicano da sole quale sarà il rendimento monetario finale, perché il capitale di riferimento e i flussi possono essere rivalutati in base all’indice dei prezzi armonizzato dell’area euro, secondo il regolamento del titolo.
Un BTP€i con cedola reale dell’1,10% o del 2% non equivale dunque a un BTP a tasso fisso con la stessa percentuale. La differenza riguarda il meccanismo di indicizzazione e il modo in cui capitale e interessi reagiscono all’andamento dei prezzi.
Il Tesoro ricorre all’asta marginale. Prezzo di aggiudicazione e quantità collocata vengono stabiliti in modo discrezionale, restando all’interno degli intervalli annunciati. Le proposte formulate a prezzi ritenuti non convenienti rispetto alle condizioni di mercato possono essere escluse.
Prima della seduta, quindi, non si può conoscere con certezza il prezzo finale di riapertura. Lo stesso vale per il rendimento effettivo lordo e per la quantità realmente assegnata.
Le provvigioni di collocamento sono diverse per i tre strumenti. Per il BTP Short Term è indicato lo 0,075%; per il BTP€i con scadenza nel 2031 lo 0,175%; per il titolo con scadenza nel 2037 lo 0,225%. Si tratta di costi da tenere separati dalla cedola e dal prezzo pagato, perché incidono sul risultato complessivo dell’operazione.
Il confronto può essere riassunto utilizzando gli ordini di grandezza disponibili alla vigilia dell'asta. Il dato definitivo di rendimento sarà noto soltanto dopo il collocamento del 24 settembre, perché dipenderà dal prezzo di aggiudicazione.
Il Btp Short Term ottobre 2028 parte da una cedola del 3% e, ai prezzi di mercato precedenti l'asta, esprime un rendimento lordo nell'area del 3,3-3,4% annuo, equivalente grossomodo a poco meno del 3% dopo la sola tassazione del 12,5%. Non protegge dall'inflazione.
Il Btp€i agosto 2031 paga invece una cedola reale dell'1,10%. Considerando rendimento reale e rivalutazione, in uno scenario di inflazione europea del 2-2,5% il ritorno nominale equivalente può collocarsi indicativamente nell'area del 3-4% annuo, con valori superiori se l'inflazione dovesse risultare più alta.
Il Btp€i febbraio 2037 parte da una cedola reale del 2% e offre la protezione per il periodo più lungo. Con inflazione intorno al 2-2,5%, il rendimento nominale equivalente può muoversi indicativamente tra il 4% e il 4,5% annuo, salendo verso il 5% con un'inflazione prossima al 3%. In cambio l'investitore accetta una durata molto maggiore e oscillazioni potenzialmente più ampie del prezzo.
Il BTP€i è costruito per offrire una protezione parziale dall’aumento dei prezzi dell’area euro. La rivalutazione segue l’indice armonizzato europeo previsto dal regolamento del titolo. Quando l’indice cresce, il valore nominale indicizzato e i flussi collegati possono aumentare; con un’inflazione contenuta, anche la rivalutazione sarà più limitata.
La cedola reale dell’1,10% o del 2% viene applicata alla base rivalutata secondo il meccanismo previsto. Non si calcola quindi, come accade per un titolo a tasso fisso, su un capitale destinato a rimanere invariato per tutta la durata.
Un esempio rende più chiara la differenza. Ipotizzando un’inflazione europea del 4% annuo, un BTP€i può adeguare la base di calcolo e accompagnare meglio il potere d’acquisto. Il risultato effettivo dipende comunque dall’indice applicato e dal prezzo pagato al momento dell’acquisto.
Il BTP Short Term con cedola nominale del 3%, invece, continua a corrispondere il tasso stabilito. Se i prezzi aumentano più rapidamente, il rendimento reale può ridursi. L’esempio è soltanto illustrativo e non costituisce una previsione sull’inflazione del 2026.
La tutela offerta dai BTP€i non è assoluta. L’indicizzazione riguarda l’inflazione europea, che può non coincidere con quella sperimentata da una singola famiglia italiana. Le abitudini di consumo e le voci di spesa possono infatti produrre un’inflazione percepita diversa.
Va considerato anche il rischio di mercato. Chi vende prima della scadenza è esposto alle oscillazioni del prezzo; inoltre, un acquisto effettuato a quotazioni elevate può ridurre il rendimento reale dell’investimento.
La scadenza del BTP Short Term è fissata al 30 ottobre 2028, quindi l’orizzonte è più breve rispetto a quello dei due titoli indicizzati. Chi pensa di utilizzare il capitale entro circa due anni può avere una maggiore visibilità sulla data di rimborso. La sensibilità alle variazioni dei tassi è in genere più contenuta, ma il rischio di mercato non scompare.
La durata effettiva dipende anche dal prezzo e dai flussi del titolo. Non basta, dunque, osservare la data di scadenza per misurare il comportamento dell’investimento.
Il BTP€i 2031 estende l’impegno a circa cinque anni rispetto alla data dell’asta. Il BTP€i 2037 arriva invece a un orizzonte molto più lontano. A parità di altre condizioni, un titolo con scadenza più distante può subire variazioni di prezzo più ampie quando cambiano i tassi reali, le aspettative sull’inflazione o le condizioni di mercato.
La vendita anticipata può produrre una perdita oppure un guadagno. Questo vale anche se l’emittente rimborsa regolarmente il titolo alla scadenza: il rimborso finale non elimina il rischio legato al prezzo nel periodo precedente.
Anche la liquidità merita attenzione. I BTP Short Term sono pensati per rendere più efficiente e liquido il comparto a breve termine. I BTP€i dispongono di un mercato dedicato, ma la facilità di vendita può cambiare in base alla domanda, alla quantità di titoli in circolazione e alla fase dei mercati.
Nessuno dei tre strumenti assicura un prezzo invariato prima della scadenza.
La risposta cambia in base all'obiettivo, ma per un risparmiatore che cerca soprattutto rendimento, semplicità e una scadenza relativamente vicina, il Btp Short Term 2028 presenta oggi il rapporto più lineare tra remunerazione e durata. Un rendimento lordo nell'area del 3,3% per poco più di due anni permette di evitare di vincolare il capitale fino al prossimo decennio e riduce l'esposizione alle oscillazioni dei tassi.
La situazione cambia per chi considera prioritario difendere il potere d'acquisto. Le nuove proiezioni BCE, con inflazione al 3% nel 2026 e al 2,5% nel 2027, rendono la copertura dei Btp€i meno marginale rispetto a qualche mese fa.
Tra i due indicizzati, il Btp€i 2031 appare il compromesso più equilibrato per chi vuole proteggersi dall'inflazione senza spingersi fino al 2037. La cedola reale è più bassa, ma anche l'esposizione alle variazioni dei tassi è inferiore rispetto al decennale.
Il Btp€i 2037 diventa invece interessante per chi ha un orizzonte realmente lungo, non prevede di dover vendere anticipatamente e vuole fissare una remunerazione reale intorno al 2% a cui aggiungere l'indicizzazione. In uno scenario inflazionistico persistente sarebbe proprio questo titolo a beneficiare maggiormente della rivalutazione.
La scelta del 24 settembre si riduce quindi a uno scambio molto preciso: il Btp Short Term compra certezza temporale, i Btp€i comprano protezione dall'inflazione. Per chi vuole recuperare il capitale già nel 2028, il rendimento vicino al 3,3% lordo rende il titolo breve competitivo. Per chi teme che l'aumento dei prezzi continui a erodere il valore del denaro, il Btp€i 2031 offre un compromesso tra copertura e durata. Il 2037 alza invece la remunerazione reale, ma chiede all'investitore di accettare più di dieci anni di esposizione e una volatilità decisamente maggiore.
La scelta dipende soprattutto dall’orizzonte temporale e dalla funzione che si vuole affidare al titolo. Il BTP Short Term 2028 è più coerente con chi prevede di utilizzare il capitale entro pochi anni e accetta il rischio di reinvestire alla scadenza. Il BTP€i 2031 o 2037 può essere più adatto a chi intende mantenere l’investimento più a lungo e cerca una protezione dall’inflazione europea.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...