Un viaggio da sola del valore di oltre 20mila euro per spendere tutto e non lasciare nulla ai figli: è solo un esempio della nuova tendenza dei pensionati italiani
Sempre più pensionati italiani scelgono di godersi i risparmi di una vita invece di lasciarli in eredità. È il caso di una donna che, appena andata in pensione, ha deciso di partire per un viaggio da sogno costato circa 21mila euro, spiegando senza mezzi termini: "i soldi sono miei, li ho guadagnati io e voglio spenderli come preferisco". Una scelta che sta diventando sempre più comune tra gli over 60 italiani e che si inserisce in un cambiamento culturale più ampio, quello del rapporto tra genitori e figli quando si parla di patrimonio e successione.
Maria (nome di fantasia) ha 66 anni ed è andata in pensione da poco più di un anno dopo quarant'anni di lavoro come impiegata amministrativa. Per tutta la vita ha messo da parte qualcosa, rinunciando spesso alle vacanze più costose per garantire ai figli, oggi adulti e indipendenti, un'istruzione solida e un piccolo aiuto economico per l'acquisto della prima casa.
Una volta raggiunta la pensione, però, Maria ha deciso di regalarsi il viaggio che ha sempre sognato: un lungo tour tra Giappone, Nuova Zelanda e Polinesia Francese, durato quasi due mesi, con voli intercontinentali, hotel di livello medio alto e diverse esperienze esclusive, tra cui un soggiorno in un ryokan tradizionale a Kyoto e alcune notti in un resort overwater a Bora Bora. Il conto finale, tra voli, alloggi, escursioni e spese varie, ha superato i 21mila euro.
Interrogata dai figli, inizialmente un pò spiazzati dalla cifra, Maria ha risposto con una frase che oggi riassume lo spirito di un'intera generazione di neopensionati: "i soldi sono miei, li ho sudati io e non voglio lasciarli in eredità. Voglio godermeli finché ho la salute per farlo". Una posizione che i figli, dopo un primo momento di sorpresa, hanno finito per condividere, riconoscendo che la madre aveva pienamente diritto a scegliere come utilizzare i propri risparmi.
La vicenda di Maria non è un caso isolato. Sempre più spesso, tra amici, colleghi e conoscenti, capita di sentire storie simili: crociere intorno al mondo, viaggi di gruppo in continenti lontani, esperienze di lusso rimandate per decenni e finalmente realizzate una volta raggiunta la pensione, senza il timore di "intaccare" un patrimonio destinato ai figli.
Il fenomeno raccontato da Maria si inserisce in una tendenza sempre più diffusa in Italia, quella dei genitori over 60 che scelgono di non lasciare nulla ai figli, ma di godersi i frutti di una vita di lavoro. Le motivazioni sono diverse e spesso si intrecciano tra loro:
Da un lato c'è chi sceglie la strada opposta a quella di Maria: donare case, terreni, denaro e quote di azienda ai figli mentre si è ancora in vita, senza aspettare l'apertura della successione. Ogni anno in Italia oltre 260mila famiglie si rivolgono a un notaio per formalizzare questo tipo di trasferimento patrimoniale. Solo nel 2025 le donazioni di immobili hanno sfiorato le 217mila unità, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024 ma decisamente più alto rispetto al periodo della pandemia, quando le donazioni si fermavano a poco più di 174mila. A queste si aggiungono circa 47mila donazioni di beni mobili, tra cui denaro contante, azioni e quote societarie.
Chi sceglie questa strada lo fa spesso per un motivo semplice quanto potente: vedere i propri figli usare concretamente ciò che si è costruito, magari per comprare casa o avviare un'attività, invece di lasciare tutto a una successione che avverrà solo dopo la propria morte. Anche il quadro normativo ha reso questa scelta più conveniente: dal 2025 è stato abolito il cosiddetto coacervo successorio, il meccanismo che sommava donazioni e successione ai fini del calcolo delle imposte, e dal 2026 le franchigie per donazioni ed eredità vengono calcolate separatamente, rendendo più semplice pianificare trasferimenti di patrimonio in vita senza rischiare una tassazione più pesante.
Dall'altro lato, come Maria, c'è un numero crescente di over 60 che sta ridiscutendo un'idea considerata per decenni quasi scontata, ovvero che il patrimonio accumulato debba automaticamente passare ai figli. Questa "generazione senza eredità" preferisce destinare i propri risparmi a sé stessa, viaggiando, coltivando passioni rimandate per anni o, in alcuni casi, indirizzando parte del patrimonio verso fondazioni, associazioni culturali e cause sociali o ambientali, anche per ragioni di convenienza fiscale.
Dietro questa scelta ci sono spesso l'incertezza economica degli ultimi anni, l'allungamento dell'aspettativa di vita, che rende difficile stimare con precisione quanto capitale servirà per la propria vecchiaia, e una società sempre più frammentata, in cui il legame tra genitori e figli non passa più necessariamente attraverso un lascito economico.
Chi si riconosce nella scelta di Maria, ma teme di sentirsi in colpa nello spendere i propri risparmi, può partire da alcuni accorgimenti semplici:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...