Target 2, come può scoppiare l'Unione Europea. I motivi

Cos'è il Target 2? E' un sistema economico che potrebbe far saltare l'euro con il piano segreto della Germania di uscire dall'Unione

Target 2, come può scoppiare l'Union

Cos'è il Target 2, la bomba ad orologeria che può far saltare l'euro


Un sistema economico di compensazioni potrebbe far saltare l'euro e l'Ue. E' chiamato Target 2. Ma ci sono anche i piani segreti dela Germania per lasciare l'Ue e la posizione dell'Italia che secondo alcuni importanti e autorevoli economisti ne beneficerebbe.
 

Vi è un sistema poco conosciuto che regola le transazioni e le compensazioni bancarie tra nazioni nell'ue che potrebbe far saltare l'Euro e l'Unione Europea. Si chiama Target 2 e fu fatto nel 2007 e ora molti economisti sono assolutamente preoccupanti, tra cui l'italiano Savona, ma anche tanti tedeschi.

Cos'è il Target 2 e come funziona

Il funzionamento può apparire complesso, ma è una vera e propria bomba ad orologeria. Cerchiamo di spiegarlo in mod più semplicce possibile. Se una persona o una azienda decide di comprare un prodotto in una delle nazioni Ue e richiede un prestito alla sua banca, questa se velo concede, verserà la cifra pattuita alla banca della nazione Ue scelta.

A questo punto, la banca italiana avrà un saldo negativo con Bankitalia per quella cifra mentre la banca straniera ne avrà uno positivo. Lo stesso saldo negativo lo avrà anche Banca d'Italia che avrà un debito per lo stesso importo nei cofnronti della banca centrale europea, mentre l'altra nazione avrà per lo stesso importo un credito.

Il prestito fatto dalla singola persona, dunque, si trasforma in un debito di Bakitalia con la banca centrale europea e se questo prestito non viene pagato alla banca commerciale con cui è stato stipulato dal contraente, Bankitalia si trova ad avere un debito con la Banca centrale Europea. 

Ma non sono tanto gli acquisiti dei singoli ad aver creato il problema il quale è cresciuto ed ora è diventato molto pericoloso quanto con la crisi dell'Unione, a partire dalla Grecia, molti soldi e beni sono stati spostati da nazioni considerati più deboli finanziariamente ad altre definite più sicure.

E così il sistema Target 2, di compensazione, al momento ha dei forti squilibri. La Germania ha crediti con la sua Bundesbank ha crediti per 923 miliardi in positivo da riscuotere, l'Italia, la peggiore, debiti per 442 miliardi.

Il vero problema è che non c'è una legge o una norma bancaria che indica cosa si deve fare se una nazione esce dall'euro. Secondo Draghi, dovrebbe pagare tutto il debito, ma non c'è nulla di scritto.
E questo preoccupa non solo per una possibile uscita dell'Italia o di altre nazioni, ma anche da chi ha crediti numerosi, come in questo caso la Germania.
Soprattutto, da quando, molte indiscrezioni indicano che la Germania stessa sta preparando un piano B per uscire dall'Euro, ma vorrebbe assolutamene riscuote i miliardi che le altre nazioni le devono

Un piano per uscire dall'Ue

L'esecutivo tedesco si dice stia pensando a prepare una via di fuga, un piano di uscita per porteggere i propri interessi uscendo dall'Ue

Non si sa bene se meravigliarsi di più per le 3.374 tonnellate di oro che fanno della Germania il primo Paese d'Europa e il secondo del mondo per riserve, oppure per la rapidità con cui è riuscita ad accumulare questo tesoro. Basti solo ricordare che alla fine dell'ultima guerra mondiale, i suoi forzieri erano stati completamente svuotati. Tuttavia grazie al surplus delle partite correnti dagli anni cinquanta, la situazione non solo si è rimessa in sesto, ma è diventata floridissima.

Tutto è stato fatto alla luce del sole, al pari dei dati contenuti nel libro di 160 pagine Das Gold der Deutschen, in cui sono ricostruite tutte le vicende recenti e si risponde in maniera più o meno esaustiva alle domande dei cittadini tedeschi sull'oro della Bundesbank. Non senza una punta di orgoglio si parla di miracolo economico tedesco dopo la seconda guerra mondiale.

Dal passato al presente, le cose vanno alla grande per la Germania, dalla crescita del Prodotto interno lodo al 3% alla disoccupazione al 3,6% fino ad arrivare a un surplus commerciale record da 300 miliardi di euro, non sembrano esserci nubi all'orizzonte.

Eppure i maggiori economisti tedeschi non nascondono qualche preoccupazione di troppo. Succede però che l'Unione europea non vive il suo periodo più brillante ed ecco che è allo studio il modo per favorire l'uscita indolore da parte degli sconti. E anche senza citarla esplicitamente, il riferimento velato è anche per l'Italia. Stando alla proposta allo studio, la legislazione comunitaria dovrebbe prevedere una procedura di uscita dall'Eurozona al pari del famigerato articolo 50 del Trattato di Lisbona appellato dalla Gran Bretagna.

E se l'Italia uscisse dall'euro secondo il premio Nobel Stiglitz...

A dirlo non è stato questa volta un economista improvvisato ovvero uno di quelli che fa le valutazione sulla base di un'analisi seria e attendibile. A sostenere l'indispensabilità dell'uscita dall'Italia dall'euro è il Premio Nobel per l'Economia Joseph Eugene Stiglitz. Secondo l'economista americano, proprio quella dell'abbandono della moneta unica sarebbe la strada più conveniente perché assicurerebbe chiari vantaggi al nostro Paese. Tuttavia le speranze (se mai lo siano) sono destinate a morire molto presto poiché un colosso come la Germania si muoverebbe in ogni direzione per impedire questa possibilità. Tuttavia ragiona l'economista e saggista statunitense, arrivati a questo punto del percorso, l'Eurozona avrebbe bisogno di una riforma radicale contro li poteri forti che si oppongono al cambiamento.

Proprio questo è il punto centrale perché secondo Stiglitz è proprio la Germania non voler alcuna riforma dell'Unione europea e di conseguenza l'Italia farebbe bene a uscire dalla moneta unica. Come fare? Con l'introduzione di una moneta parallela e con l'utilizzo di una moneta elettronica più semplice ed efficace. Un proposta con molti punti in comune con quelle avanzate in passato dall'economista Nino Galloni e da Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega. L'economista statunitense ammette che la decisione presenterebbe molti profili di rischi, tuttavia il gioco varrebbe la candela perché i vantaggi sarebbero "chiari, lineari e considerevoli". Un cambio più basso consentirebbe all'Italia di esportare di più e i consumatori sostituiranno le merci italiane per le importazioni.

Inutile girarci troppo attorno perché questo euro - è il suo pensiero - è fonte di divisioni all'interno dell'Unione europea, soprattutto tra Paesi creditori e debitori. E non si tratta di parole rubate e reinterpretate in occasione di una conferenza pubblica. Stiglitz ha infatti messo tutto nero su bianco sul sito di Politico Global Policy Lab, riconoscendo come nelle posizioni di Salvini e Di Maio, peraltro adesso più morbide, ci sia qualcosa di fondato. Se l'Europa che ha fortemente bisogno di essere riformata - sostiene chiaramente l'economista - la stessa Europa ha introdotto forti restrizioni su debiti e deficit che rappresentano ulteriori ostacoli alla ripresa economica. E alla base di tutto ci sarebbe a riluttanza della Germania "che blocca ogni cambiamento".

C'è poi un'altra considerazione di Stiglitz destinata a far discutere: se la Germania non è disposta a prendere i passi fondamentali necessari per migliorare l'unione monetaria - scrive testualmente il Premio Nobel per l'Economia Joseph Eugene Stiglitz - dovrebbe fare la cosa migliore: lasciare l'eurozona. Così il valore dell'euro si ridurrebbe e le esportazioni dell'Italia e di altri paesi dell'Europa meridionale aumenterebbero. Vale a pena ricordare come una presa di posizione simile è stata assunta da un altro premio Nobel, Paul Krugman.