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116 spazi freschi a Milano, 44 a Firenze e 24 a Bologna: 30 città in Italia hanno decine di rifugi gratis contro il caldo

di Marianna Quatraro pubblicato il

Dal caldo torrido di quest'estate alle soluzioni cittadine più innovative: Milano, Firenze, Bologna e molte altre città italiane si attrezzano con spazi freschi gratuiti, tra sfide, esempi virtuosi e criticità da affrontare.

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Temperature elevate e ondate di calore sempre più frequenti stanno mettendo a dura prova la vivibilità urbana, specialmente nei più grandi centri italiani. L’impatto delle alte temperature non solo si riflette sulla salute pubblica, ma mostra l’urgenza di soluzioni concrete che proteggano i cittadini più esposti: anziani, bambini e soggetti fragili sono le categorie che soffrono maggiormente quando il termometro schizza oltre i 35°C.

L’Italia sta affrontando una situazione senza precedenti: secondo recenti studi, la frequenza di giornate con temperature percepite oltre la soglia di stress termico (32°C) è cresciuta dal 39% al 62% negli ultimi vent’anni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come lo stress da calore abbia già determinato un aumento del 30% nella mortalità connessa all’estate.

In risposta, le amministrazioni stanno adottando iniziative innovative come la mappatura e l’apertura di veri e propri rifugi climatici nelle città. Questi luoghi -- che includono parchi, biblioteche, musei e spazi comunitari -- rappresentano un presidio territoriale sempre più essenziale, offrendo accesso gratuito a spazi rinfrescati e sicuri durante i periodi più critici. Quella dei "rifugi climatici" si configura oggi come una strategia indispensabile, soprattutto in quei quartieri dove le isole di calore urbane rendono l’estate insopportabile e aggravano le disuguaglianze sociali.

Molti si chiedono però quanto queste soluzioni siano davvero efficaci e conosciute dalla popolazione, e se i cittadini sappiano come accedervi in caso di necessità. La questione della visibilità e dell’inclusività di queste reti è centrale nel dibattito sul futuro delle città di fronte alla crisi climatica.

Spazi freschi e rifugi climatici: la situazione nelle principali città (Milano, Firenze, Bologna e oltre)

Oltre cento spazi freschi a Milano, decine di aree rifugio a Firenze e Bologna e altre iniziative diffuse in circa trenta città italiane testimoniano la crescente attenzione per la protezione della salute pubblica durante le ondate di calore estremo. Tuttavia, numeri e tipologie dei rifugi climatici variano sensibilemente, così come la loro efficacia e accessibilità.

Milano: la mappa degli "Spazi Freschi"
Milano si conferma tra le città più avanti grazie a una rete capillare di 116 spazi segnalati dal Comune. Questa lista comprende:

  • Aree verdi di oltre 5.000 metri quadri con almeno il 50% di ombra prodotta dalla copertura arborea, dotate di panchine e fontanelle;
  • Numerose case di quartiere, che offrono spazi climatizzati, servizi di socializzazione e assistenza;
  • Biblioteche del sistema urbano, dove trovano refrigerio anche famiglie e studenti;
  • Alcuni centri di aggregazione polifunzionali distribuiti nei nove municipi.
La mappatura, che sfrutta un servizio digitale accessibile anche a ipovedenti, consente ai cittadini di localizzare rapidamente lo spazio fresco più vicino. Non a caso, secondo uno studio pubblicato dall’Economist, Milano è la seconda città europea per rischio di mortalità da caldo, dopo Bologna.

Bologna: pioniera della resilienza urbana
Il capoluogo emiliano ha istituito 24 rifugi climatici ufficiali e aggiornati nel 2026, tra i più quotati d’Italia per qualità e accessibilità. Ai 16 spazi originari si sono aggiunti 8 nuovi presidi, dislocati per garantire una copertura territoriale efficace e ripararsi dal caldo. A Bologna si trovano:

  • Parchi ombreggiati come il Giardino Margherita e il Parco Villa Angeletti;
  • Biblioteche comunali aperte con orari estesi estivi;
  • Musei civici e case di quartiere con ambienti climatizzati e servizi dedicati alle categorie fragili.
L’amministrazione locale fornisce agli abitanti una mappa interattiva con informazioni sulle strutture disponibili, arricchita di dettagli come la presenza di fontanelle e la vicinanza ai trasporti pubblici.
Città Numero di rifugi/spazi freschi
Milano 116
Firenze 44
Bologna 24
Venezia In aggiornamento
Torino In sviluppo
Roma Sprovvista di lista ufficiale

Firenze: cascine, parchi e biblioteche
Nel capoluogo toscano sono 44 le aree rinfrescanti individuate dal Comune. Si tratta di:

  • Parchi pubblici, come le Cascine, dotati di ampie zone d’ombra;
  • Biblioteche urbane climatizzate dislocate su tutto il territorio;
  • Spazi verdi attrezzati dove vengono organizzati eventi e attività sociali anche nel periodo estivo.
L’accesso è gratuito e facilitato soprattutto a famiglie, anziani e bambini, con l’intento di contrastare anche la povertà energetica durante le settimane più calde dell’anno.

Altre realtà urbane e criticità emerse
Roma, pur disponendo di iniziative singole come piscine gratuite per gli over 70, non offre ancora una mappatura ufficiale dei rifugi climatici. Venezia punta invece su musei e spazi pubblici, spesso riservati a ultra 75enni, mentre città come Napoli propongono campagne itineranti in collaborazione con associazioni e Croce Rossa per fornire sollievo immediato.

Le iniziative oggi coinvolgono circa trenta città, ma la copertura resta eterogenea sia in termini di distribuzione sia per la presenza di cartellonistica e servizi di accesso facilitato. Si osservano ancora importanti differenze tra città con alta densità di spazi freschi e centri urbani meno attrezzati. A colpire sono i dati sulle temperature superficiali, che hanno superato i 40°C in dieci capoluoghi su venti, con effetti diretti sulla popolazione urbana: l’87% degli abitanti dei capoluoghi italiani vive dove d’estate si superano i 40°C di superficie.

Analisi: tra accessibilità e consapevolezza
Una delle principali sfide resta la visibilità effettiva dei rifugi climatici. Se le mappe digitali rappresentano un primo passo, per molte categorie fragili risulta ancora difficile ottenere informazioni tempestive e chiare. Si stima che la maggior parte dei cittadini non conosca né la posizione né l’esistenza di questi spazi, limitando di fatto la loro efficacia nelle emergenze.

Sfide, limiti attuali e cosa migliorare per rendere efficaci i rifugi climatici

L’attuazione di reti di protezione dal caldo incontra varie criticità, dal deficit d’informazione alla distribuzione non omogenea degli spazi freschi. Alla base dei problemi riscontrati si annoverano:

  • Mancata informazione e segnaletica assente: molte amministrazioni comunicano attraverso canali digitali, tuttavia la popolazione anziana, spesso priva di smartphone o poca dimestichezza digitale, resta esclusa da queste iniziative;
  • Copertura insufficiente nei quartieri più vulnerabili: i rifugi tendono a concentrarsi nei centri storici, lasciando scoperte zone periferiche ad alta densità abitativa e con un’elevata presenza di anziani e bambini;
  • Qualità degli spazi non sempre all’altezza: non tutte le strutture garantiscono comfort termico adeguato, servizi igienici e sicurezza, riducendo così il loro utilizzo effettivo nella popolazione;
  • Mancanza di incentivi all’utilizzo: l’assenza di campagne stabilmente visibili e l’uso limitato di sistemi di “wayfinding” urbano scoraggiano l’uso spontaneo;
  • Tempi di attuazione lunghi e mancato coordinamento nazionale: nonostante l’introduzione di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, molte città non hanno ricevuto risorse o linee guida operative adeguate.
Gli errori più comuni commessi dalle amministrazioni includono:
  • Sottovalutare le esigenze comunicative verso gli utenti più fragili;
  • Pianificare i rifugi senza considerare la reale esposizione dei quartieri alle ondate di calore;
  • Ritenere sufficienti le misure emergenziali – come la distribuzione temporanea di bottiglie d’acqua – invece di investire su soluzioni strutturali;
  • Trascurare attività di monitoraggio sull’utilizzo effettivo degli spazi, fondamentali per valutare e correggere eventuali criticità progettuali.
Dati e studi recenti confermano che le ondate di calore tendono ad amplificarsi e ad aumentare di durata: oltre 200.000 decessi direttamente collegabili al caldo estremo sono stati registrati negli ultimi quattro anni in Europa. L’Italia figura tra i paesi europei con la più alta crescita del fenomeno delle isole di calore urbane, che rendono particolarmente impellente la necessità di una reale organizzazione e promozione di reti di rifugi climatici efficienti e per tutti.

Cosa fare per migliorare l’efficacia dei rifugi climatici?

  • Potenziamento della segnaletica fisica urbana: cartelli facilmente riconoscibili, soprattutto nelle zone più esposte e accessi per persone con disabilità;
  • Capillarità e distribuzione strategica: garantire che ogni quartiere abbia almeno uno spazio fresco, con particolare attenzione alle aree periferiche ad alta vulnerabilità sociale;
  • Miglioramento della qualità e dei servizi offerti: ambienti con reale climatizzazione, fonti d’acqua potabile regolarmente funzionanti e personale di supporto, oltre a servizi igienici e aree di riposo;
  • Campagne di sensibilizzazione multicanale, anche nelle farmacie e presso i medici di base e tramite associazionismo di quartiere, per aumentare la consapevolezza sull’esistenza dei rifugi;
  • Monitoraggio e aggiornamento costante delle reti: raccolta dati sul flusso di accessi e valutazione su base stagionale dell’efficacia delle soluzioni introdotte.





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Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...