Trasferire lo SPID da Poste Italiane a un altro operatore è ora una scelta attuale. Passaggi, criticità e alternative: una panoramica su come cambiano vantaggi, tempi e praticità del servizio digitale.
La decisione di spostare l'identità digitale verso un nuovo fornitore è stata stimolata dall'esigenza di comprendere come evolva la gestione dello SPID nell'attuale scenario italiano e, soprattutto, dopo le ultime novità regolamentari introdotte nel 2026. Durante la prova effettuata - con l'obiettivo di ottenere una valutazione reale e completa - sono emerse istanze concrete che accomunano molti cittadini: la necessità di assicurare la continuità dell'accesso ai servizi pubblici essenziali, la voglia di risparmio in un contesto ormai non più gratuito per tutti, e il desiderio di utilizzare interfacce e strumenti digitali più intuitivi rispetto a quanto proposto da alcuni operatori storici.
L'introduzione di tariffe annuali da parte di diversi identity provider, unita a un sistema normativo che consente la libera scelta del gestore, ha aumentato l'interesse verso il passaggio a operatori che offrono ancora lo SPID senza costi. Da utente esperto, la scelta di affrontare in prima persona il processo di migrazione è stata motivata anche dalla curiosità tecnica e dalla volontà di verificare le reali difficoltà e i vantaggi del trasferimento, offrendo una testimonianza originale e indipendente. Le nostre riflessioni puntano a fornire ai lettori una panoramica fondata sull'esperienza vissuta, con un'attenzione particolare alle criticità riscontrate ma anche ai punti di forza che possono favorire la continuità digitale nel rapporto con la Pubblica Amministrazione.
A partire dal gennaio 2026 è stata introdotta una modifica per tutti i possessori dell'identità digitale rilasciata da Poste Italiane: l'attivazione oppure la prosecuzione del servizio, precedentemente privo di costi ricorrenti, prevede ora un contributo annuo di 6 euro. Questa cifra include tutte le modalità di accesso - tramite app, portale web e SMS - ed è comunicata agli utenti sia via e-mail che sull'area personale del portale PosteID.
L'aggiornamento tariffario risponde alla necessità, più volte espressa dagli operatori del settore e formalizzata dagli accordi tra Stato e identity provider, di sostenere i costi di gestione di una piattaforma strategica che richiede standard elevati di sicurezza, manutenzione costante e investimenti tecnologici. Negli anni precedenti, l'esborso annuale era sostenuto dallo Stato con appositi fondi, ma la progressiva riduzione dei contributi ha spinto vari gestori - già dal 2025 Aruba, InfoCert, TeamSystem - a introdurre analoghi contributi annuali, variabili tra poco meno di 6 fino a oltre 8 euro. Poste Italiane, che vanta la quota maggioritaria di identità digitali attive, ha da ultimo uniformato la propria politica commerciale a quella degli altri operatori.
Le condizioni rimangono più favorevoli rispetto ad altri provider per effetto delle esenzioni: il primo anno di attivazione resta gratuito per i nuovi utenti, e sono esclusi dal pagamento i minori, chi ha superato i 75 anni, i residenti all'estero e i titolari di SPID professionale. Dopo i 12 mesi iniziali, il pagamento diventa obbligatorio alla scadenza, con sospensione temporanea dell'identità digitale in caso di mancato saldo - sospensione che può durare fino a 24 mesi con possibilità di riattivazione semplice mediante il pagamento della quota dovuta.
Il nuovo assetto è conforme al Codice dell'Amministrazione Digitale (art. 64 del D. Lgs. 82/2005), che garantisce a tutti i cittadini la libertà di scegliere il provider preferito per la propria identità digitale pubblica. Dal lato pratico, non si perde alcun diritto: si può passare a un altro gestore senza interruzioni, oppure utilizzare in alternativa sistemi come la Carta d'Identità Elettronica (CIE) o la CNS (Carta Nazionale dei Servizi) che restano strumenti sempre validi e senza costi periodici.
L'esito della nostra prova offre alcuni spunti pratici. Il processo di trasferimento si articola in più fasi, tutte gestibili online, ma è importante evidenziare alcuni dettagli per evitare blocchi nel percorso. Il punto di partenza è la scelta del nuovo identity provider: tra i più noti con SPID ancora gratuito figurano Lepida, Sielte e Namirial, ciascuno con procedure e modalità di riconoscimento differenti (videoriconoscimento, CIE, firma digitale o sportello fisico). Alcuni operatori richiedono solo una pre-registrazione, altri un caricamento di documenti e una sessione di identificazione assistita. Le tempistiche variano tipicamente tra poche decine di minuti e qualche giorno, a seconda del provider e del metodo scelto.
Essendo il sistema SPID aperto e interoperabile, non esiste un vero e proprio trasferimento delle credenziali da un gestore all'altro: il nuovo SPID sarà associato al codice fiscale e ai dati personali dell'utente, mentre quello di Poste, se non disdetto, continuerà a funzionare (fino alla naturale scadenza o alla sospensione per mancato rinnovo).
Durante la migrazione - soprattutto se si utilizzano smartphone – consigliamo di svuotare cache e cookie del browser, aggiornare le app e tenere a portata di mano tutte le credenziali e i codici di verifica associati ai vecchi e nuovi account.
La chiusura dell'identità digitale presso Poste Italiane non obbliga a tempi tecnici rigidi. È possibile accedere all'area riservata su posteid.poste.it, selezionare la sezione Gestione SPID e seguire la procedura di revoca indicata. In alternativa, ci si può recare in ufficio postale o contattare l'assistenza accertandosi di avere a disposizione documento di identità e codice fiscale. Il servizio cessa entro poche ore dall'invio della richiesta.
Sulla base delle nostre prove, la registrazione presso un nuovo provider è operativa tra 10 minuti e 48 ore. Alcuni gestori permettono l'uso immediato delle nuove credenziali dopo il riconoscimento digitale; nei casi in cui sia richiesta una verifica manuale, i tempi possono allungarsi. In nessun caso - come accertato nell'esperienza - vi è perdita di accesso ai servizi pubblici nella fase di passaggio. Si consiglia, tuttavia, di mantenere la vecchia identità digitale attiva fino all'effettiva attivazione della nuova, per prevenire situazioni di stallo in caso di imprevisti tecnici. Valorizzare sempre la correttezza dei dati anagrafici inseriti in entrambe le procedure e utilizzare, quando disponibile, l'identificazione tramite CIE o CNS per una maggiore rapidità.
Dalla nostra pratica sul campo affiorano alcune difficoltà frequenti nella migrazione tra identità digitali:
In parallelo al percorso di migrazione, la prova comparata ha offerto uno spunto per valutare le potenzialità della Carta d'Identità Elettronica come autenticazione gratuita ai portali pubblici. Il crescente supporto delle PA e delle principali piattaforme digitali italiane ha consolidato la CIE come opzione alternativa e tecnologicamente avanzata:
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SPID |
CIE |
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Gestito da provider privati con convenzione AgID |
Sistema pubblico statale |
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Disponibilità immediata, possibile con qualsiasi documento valido |
Necessaria emissione con tempi variabili |
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Accesso tramite web, app, SMS OTP |
Accesso tramite app CieID e lettore NFC |
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Costi annuali variabili a seconda del provider |
Nessun costo di mantenimento annuale |
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Riconoscimento limitato all'Italia |
Standard europeo e validità internazionale (in futuro) |
Dall'esperienza diretta è emerso che l'attivazione della CIE, specie per chi già ne possiede una in corso di validità, permette, tramite l'app CieID, l'accesso immediato alla maggior parte dei servizi senza alcun abbonamento. Le differenze tra i due sistemi si riflettono su aspetti di sicurezza (la CIE utilizza certificati digitali su chip), interoperabilità europea (già allineata ad eIDAS 2) e assenza di costi annuali. I limiti riscontrati riguardano ancora la compatibilità con alcune piattaforme di servizi minori e la necessità, talvolta, di possedere hardware compatibile (smartphone con NFC, lettore per PC).
La nostra prova evidenzia che il passaggio da Poste Italiane a un nuovo provider è una procedura gestibile interamente online in pochi giorni, purché si presti particolare attenzione alla correttezza dei dati, alla disponibilità di tutti i documenti necessari e alla sincronizzazione delle informazioni tra i due sistemi. Rispetto alle attese, le criticità maggiori sono state individuate nelle fasi di validazione anagrafica e nell'attesa di conferma delle attivazioni manuali; le soluzioni suggerite dai provider (aggiornamento browser, pulizia cache, intervallo tra le richieste) sono risultate efficaci nella maggior parte dei casi.
Dal punto di vista esperienziale, la migrazione non comporta interruzione nella fruizione dei servizi pubblici, a patto di mantenere la vecchia identità attiva fino all'effettiva attivazione della nuova. L'implementazione della CIE spicca per sicurezza e assenza di costi, ma non sostituisce ancora del tutto lo SPID laddove la PA o i fornitori privati non abbiamo aggiornato i sistemi di autenticazione.