Chi sceglie il regime della cedolare secca per affittare casa deve pagare l'acconto entro il 30 novembre: quali sono le scadenze da rispettare e le modalità di pagamento stabilite
L’anno fiscale 2025 rappresenta un nuovo punto di riferimento per chi gestisce immobili a uso abitativo, dovendo rispettare precise scadenze e adempimenti fiscali legati alla cedolare secca. Questo regime agevolato consente ai locatori persone fisiche di applicare una tassazione sostitutiva e semplificata sui canoni percepiti, evitando alcune imposte accessorie. Per tutti coloro che hanno scelto questa modalità, l’acconto per l’imposta dovuta va corrisposto in relazione all’importo complessivo risultante dalla dichiarazione dei redditi.
La scadenza da rispettare è quella del 30 novembre 2025: entro questa data è obbligatorio versare il secondo acconto o procedere al saldo completo, a seconda dell’importo totale dovuto.
La scadenza del 30 novembre 2025 si applica ai contribuenti che hanno esercitato l’opzione per la cedolare secca su affitti ad uso abitativo, ad esclusione degli immobili di lusso e delle locazioni in ambito imprenditoriale. Il pagamento dell’acconto segue regole differenziate in base all’ammontare dell’imposta:
Il versamento dell’acconto deve essere effettuato tramite modello F24, utilizzando canali telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate o tramite home banking. Solo i soggetti privi di Partita IVA e non utilizzatori di crediti in compensazione possono valutare, a determinate condizioni, il pagamento in modalità cartacea presso banche o uffici postali. Effettuando queste operazioni occorre prestare estrema attenzione alla corretta compilazione dei campi nel modello F24. Di seguito i codici tributo da adoperare:
Per chiarire la corretta applicazione delle regole descritte, si propongono alcuni esempi pratici relativi al calcolo e al pagamento dell’acconto:
La normativa vigente prevede sanzioni pecuniarie rilevanti per omissioni o errori nei versamenti della cedolare secca, introdotte in modo specifico a partire dal 2024. La mancata o incompleta indicazione dei canoni nella dichiarazione comporta una sanzione del 120% delle imposte non versate, con un minimo di 250 euro; in caso di dichiarazione infedele la sanzione sale al 140% (almeno 150 euro).
La registrazione tardiva del contratto comporta una sanzione del 120% dell’imposta dovuta, ridotta al 45% qualora il ritardo sia inferiore a 30 giorni. Basti considerare che una scelta errata tra metodo storico e previsionale, o la mancata applicazione dei corretti codici tributo, può condurre rapidamente a una situazione irregolare con conseguente aggravio di costi e contenzioso con l’Agenzia delle Entrate. Inoltre, la mancata tempestività nei pagamenti comporta l’applicazione di interessi di mora calcolati sulla base dei giorni di ritardo.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...