Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Riscatto contributi per la pensione, aumentano i costi con le nuove normative 2026. Calcoli ed esempi

di Marianna Quatraro pubblicato il
Riscatto contributi pensione aumentano c

Aumenta nel 2026 il costo per riscattare i contributi per la pensione per i nuovi coefficienti attuariali allineati alla speranza di vita attuale: quali sono i periodi interessati

Nel 2026 aumentano gli oneri per chi decide di recuperare o regolarizzare periodi privi di contribuzione ai fini pensionistici. Tale incremento è la diretta conseguenza dell’aggiornamento dei coefficienti attuariali, strumenti che determinano quanto si deve versare per convertire periodi non coperti da contributi in anni utili alla pensione.

L’adeguamento di questi parametri era ormai atteso da tempo, essendo rimasti fermi dal 2007, mentre la demografia italiana è cambiata profondamente. L’allungamento della vita media, infatti, incide direttamente sull’importo richiesto dall’INPS e dagli altri enti per il riscatto dei contributi, poiché si assume che la pensione dovrà essere sostenuta per più anni rispetto al passato. 

Le nuove normative 2026: aggiornamento dei coefficienti attuariali e impatto sui riscatti

La normativa vigente prevede l’adeguamento del decreto ministeriale 31 agosto 2007, aggiornando, dopo quasi vent’anni, le tabelle su cui si fonda il costo delle operazioni di riscatto contributivo. 
La revisione riguarda tutti i riscatti basati sui periodi coperti dal metodo retributivo (con anzianità anteriore al 1996), oltre che varie altre tipologie specifiche come:

  • riscatto ordinario di anni di laurea precedenti al 1996;
  • periodi di lavoro in Paesi extra-UE senza convenzioni bilaterali;
  • ricongiunzioni di posizioni assicurative tra enti diversi;
  • riscatto dei contributi omessi e prescritti;
  • altri oneri riguardanti periodi riscattabili ante 1996.
L’impatto demografico sulla previdenza si riflette in coefficienti più elevati, in quanto lo Stato presuppone che i futuri assegni dovranno coprire un arco di tempo più lungo. Di conseguenza, chi presenta adesso la domanda di riscatto si trova davanti a cifre mai viste prima. 

Come funziona il calcolo del riscatto contributivo nel 2026: i nuovi parametri INPS

I criteri di calcolo del riscatto dei contributi per periodi anteriori al 1996, in particolare quelli di anni universitari o lavori svolti all’estero, si basano sul cosiddetto metodo della riserva matematica. Si determina così l'importo che dovrà essere corrisposto per coprire il maggiore costo a carico dell’INPS legato alla futura pensione.
Questo procedimento prende le mosse da due elementi chiave:

  • l’aumento stimato sull’assegno annuo lorda generato dal riscatto;
  • il valore dei coefficienti attuariali aggiornati per il 2026.
La formula prevede di moltiplicare l’incremento annuo stimato della pensione per il coefficiente relativo all’età del lavoratore, tenendo in conto anche il sesso, l’anzianità assicurativa già maturata e la distanza dal pensionamento. Maggiore è la speranza di vita, maggiore sarà il coefficiente: quindi più anziani si è al momento della domanda, più alto sarà il costo del riscatto.


Ne deriva che i nuovi coefficienti INPS determinano aumenti negli importi richiesti rispetto ai valori storici. La quantificazione precisa sarà comunicata con tabelle ufficiali, ma le simulazioni mostrano aumenti anche superiori al 15-20% su riscatti di identica durata, rispetto al passato.

Quali tipi di periodi e soggetti sono coinvolti dall’aumento dei costi

L’intervento normativo del 2026 coinvolge una platea ampia di lavoratori e diverse tipologie contributive, delineando con precisione i soggetti interessati, che sono:

  • Lavoratori che intendono riscattare contributi antecedenti al 1996, specialmente chi desidera mantenere la quota retributiva della pensione, e i periodi di studi per la laurea. 
  • Coloro che hanno periodi di lavoro all’estero in Stati extra-UE senza convenzione bilaterale: il riscatto di tali periodi diventa più oneroso proprio perché non coperto da aggregati contributivi automatici.
  • Soggetti con più posizioni assicurative in enti diversi, chiamati a ricongiungere carriere separate in un unico trattamento pensionistico, spesso legati a passaggi tra pubblico e privato o tra diverse gestioni autonome.
  • Lavoratori per cui il datore di lavoro non ha versato i contributi (contributi prescritti): la costituzione della rendita vitalizia per sanare tali situazioni viene rivalutata con i nuovi coefficienti.
  • Chi è vicino al pensionamento e vuole colmare buchi assicurativi per raggiungere i requisiti richiesti dalle nuove soglie o evitare le ulteriori restrizioni attese dopo il 2026.
L’aggiornamento non coinvolge invece i riscatti a tariffa agevolata, che restano disponibili solo per chi accetta la liquidazione della pensione interamente con il metodo contributivo. Si tratta quindi di un cambiamento che colpisce soprattutto chi mira a valorizzare periodi di carriera con il calcolo più vantaggioso del sistema retributivo o misto.

Riscatto degli anni universitari ante 1996: cosa cambia e quanto costa

Il riscatto dei periodi di laurea precedenti al 1996 rappresenta uno degli ambiti maggiormente influenzati dai nuovi coefficienti attuariali. In questo caso, il lavoratore può scegliere tra:

  • il metodo ordinario (riserva matematica), che consente il riconoscimento del periodo nel calcolo retributivo, ma con costi fortemente influenzati dal nuovo scenario demografico;
  • il riscatto agevolato, a tariffa fissa, accessibile solo con il ricalcolo contributivo di tutta la pensione.
La Manovra 2026 determina aumenti sostanziali per chi sceglie la riserva matematica, con coefficienti che riflettono una longevità media superiore rispetto a vent’anni fa. L’importo di riscatto è individualizzato e varia in base all’età, al sesso e alla retribuzione, ma le prime elaborazioni additano incrementi tra il 15 e il 25% rispetto alle domande presentate con la vecchia regolazione. Ad esempio, per un periodo di studi di 4 anni ante 1996, il costo complessivo potrà subire un aggravio tra i 7.000 e i 12.000 euro rispetto al passato per i quadri e dirigenti, ma anche per impiegati con retribuzioni sopra la media.

Chi si avvicina al pensionamento e non può accedere alla tariffa agevolata deve quindi mettere in conto esborsi notevolmente maggiorati. 

Lavoro all’estero e ricongiunzioni: nuovi costi e casi pratici

Nel contesto delle nuove norme attuariali il capitolo delle esperienze di lavoro maturate fuori dall’Italia e delle ricongiunzioni assume rilievo strategico. I periodi di attività svolti in Paesi extra UE senza convenzione possono essere totalizzati, ma solo tramite opportuna domanda e previo pagamento del riscatto secondo le nuove tabelle.

Chi ha avuto una carriera frammentata tra settori diversi o tra il pubblico e il privato, si trova spesso nella condizione di voler aggregare i periodi contributivi tramite la ricongiunzione. L’incremento dei coefficienti 2026 rende questa operazione più onerosa, specialmente per chi vuole ottimizzare i diritti pensionistici mantenendo la valorizzazione del periodo secondo il metodo retributivo. Ad esempio, per ricongiungere 5 anni di posizione assicurativa INPS a INPDAP o ex-ENPALS riferiti a periodi anteriori al 1996, si possono prevedere aumenti del 20% dei costi.

Esempi e calcoli reali: quanto si paga nel 2026 per riscattare i contributi

Le simulazioni dei costi per il riscatto contributivo nel 2026 mostrano la portata degli incrementi determinati dalle nuove normative:

Profilo Durata del riscatto Metodo Costo 2025 (€) Costo 2026 (€)
Impiegato (40 anni, laurea pre-1996, retrib. lorda €35.000) 4 anni Riserva matematica 28.000 34.000
Quadro (45 anni, 5 anni estero extra-UE, retrib. €48.000) 5 anni Riserva matematica 42.000 50.400
Dipendente pubblico (50 anni, ricongiunzione 3 anni pre-1996) 3 anni Riserva matematica 22.500 27.200

La tabella evidenzia aumenti dal 15 al 20% tra il vecchio e il nuovo metodo di calcolo, in linea con le anticipazioni pubblicate da INPS e fonti normative. Sono esclusi da questi rincari i riscatti in regime agevolato, che restano a tariffa fissa (circa 5.500 euro per anno riscattato), ma solo se si rinuncia all’intera quota retributiva, optando per il sistema contributivo puro.

Precisiamo che il calcolo definitivo per ciascun caso è molto individualizzato: età, sesso, retribuzione, anzianità contributiva già maturata e tempo che manca al pensionamento sono i fattori che più pesano nel determinare l’onere effettivo. 



Leggi anche