Il panorama degli affitti brevi cambia: anche chi gestisce meno di quattro immobili può essere tenuto ad aprire partita IVA. Tra nuovi criteri, rischi d’errore, disciplina fiscale e opportunità, ecco cosa sapere nel 2026.
La gestione degli affitti brevi è finalmente al centro di una rivoluzione normativa con risvolti pratici e fiscali di grande impatto per migliaia di proprietari italiani. Attenzione: rischiare di dover aprire la partita IVA non è più una remota possibilità, anche con meno di tre unità immobiliari. I criteri adottati dall'Agenzia delle Entrate e i recenti pronunciamenti della giurisprudenza tributaria rischiano di spiazzare chi già opera o intende entrare nel segmento degli affitti turistici.
Chi gestisce locazioni brevi deve ora misurarsi con una disciplina molto dettagliata, introdotta soprattutto con la Legge di Bilancio 2026 e con alcune sentenze che hanno ribaltato vecchie certezze. Non conta più solo il numero di appartamenti in locazione: l’abitualità, la sistematicità e la capacità organizzativa del proprietario sono nuovi indicatori che il Fisco utilizza per valutare chi deve considerarsi imprenditore.
Le nuove regole e pronunce puntano all’equità fiscale, ma creano nuovi rischi e incertezze: la partita IVA può diventare obbligatoria anche per chi gestisce un solo immobile con molte prenotazioni o per coloro che affidano la gestione a portali online e ricavano da questa attività una quota principale del proprio reddito.
Dati ufficiali e analisi tecniche evidenziano una stretta senza precedenti, dove errori di valutazione possono costare caro in termini di imposte, contributi INPS e accertamenti. Sono molti i proprietari che rischiano di perdere i vantaggi della cedolare secca e di dover gestire nuovi adempimenti amministrativi e fiscali. Il quadro del 2026 impone quindi una nuova consapevolezza: le condizioni per le quali l’attività di locazione si trasforma in imprenditoriale sono sempre più stringenti e articolate, richiedendo attenzione su ogni scelta operativa e contrattuale.
Definire il confine tra attività privata e impresa negli affitti brevi richiede un’analisi multilivello, dove la semplice somma delle unità immobiliari in affitto breve non basta più. Fino al 2025, il limite per restare nella sfera privatistica era posto a cinque appartamenti. Dal 2026 il nuovo tetto scende a due immobili: con tre o più scatta la presunzione assoluta di attività d’impresa, l’obbligo di apertura della partita IVA, la fuoriuscita dal regime della cedolare secca e l’inquadramento fiscale-tributario come impresa vera e propria.
Ma la vera svolta arriva dalla giurisprudenza con la sentenza n. 148/2026 della Corte di Giustizia Tributaria di Firenze. Non basta più “fermarsi” sotto la soglia numerica. Se l’attività mostra caratteri di sistematicità, organizzazione e rappresenta la principale fonte di sostentamento, viene considerata imprenditoriale a prescindere dal numero di case gestite.
Ecco gli indicatori che la giurisprudenza e l’Agenzia delle Entrate utilizzano per qualificare l’attività come professionale:
Casi pratici aiutano a capire meglio il rischio:
L’attuale cornice normativa si basa sull’art. 4 del D.L. 50/2017 (per le definizioni di locazione breve) e, dal 2026, sull’art. 1, comma 17, legge n. 199/2025. Questi interventi stabiliscono:
Il 2026 segna un cambio di prospettiva per la fiscalità immobiliare nel segmento degli affitti turistici. Mudelli di business, regimi fiscali e condizioni di accesso ai vantaggi tributari sono stati rivisti al ribasso, imponendo scelte strategiche e operazioni trasparenti ai proprietari e gestori.
Il regime della cedolare secca rimane una soluzione appetibile, ma solo in casi circoscritti:
| Numero immobili locati | Aliquota cedolare secca |
| Primo | 21% |
| Secondo | 26% |
| Tre o più | Non applicabile, obbligo partita IVA |
Attenzione a questi principi:
Tabella riepilogativa dei regimi fiscali disponibili:
| Situazione | Regime fiscale | Aliquota IVA | Aliquota imposta sul reddito |
| Fino a 2 immobili, non imprenditoriale | Cedolare secca | Esente | 21% (primo), 26% (secondo) |
| 3 o più immobili oppure attività con indici imprenditoriali | Regime d’impresa | 10% (regime alberghiero/ricettivo) | IRES/IRPEF secondo tassazione ordinaria o forfettaria |
| Regime forfettario (fino a €85.000 ricavi) | Imprenditoriale forfettario | Esente | 5%-15% (su 40% imponibile) |
La fiscalità sugli affitti brevi, dunque, richiede un aggiornamento metodico delle proprie strategie:
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...