Per l'Assegno sociale 2027 è previsto un aumento del 2,9%, per un importo di circa 562 euro per 13 mensilità ma sono previsti anche nuovi limiti di reddito. Chi rischia di perdere il diritto anche per pochi euro.
Il 2027 porterà una novità attesa da centinaia di migliaia di anziani con redditi molto bassi: l’assegno sociale aumenterà per effetto della rivalutazione annuale. Ma dietro la buona notizia c’è un dettaglio che merita attenzione. Con l’importo cresce anche la soglia di reddito da non superare, e chi si trova in prossimità del limite rischia di restare escluso, o di ricevere una cifra ridotta, anche per una differenza di pochi euro.
Come ogni anno, l’assegno sociale viene adeguato all’andamento dell’inflazione attraverso il meccanismo della perequazione. Nel 2027 scatteranno quindi gli aumenti rispetto all'importo del 2026, ma il valore definitivo non è ancora stato fissato.
L’ipotesi su cui si ragiona oggi è un incremento del 2,9%. Si tratta di una stima: la percentuale ufficiale dipenderà dal dato definitivo che verrà utilizzato per la rivalutazione degli importi. Fino a quel momento, tutte le cifre che circolano vanno considerate previsionali.
L’assegno sociale è una prestazione assistenziale, non previdenziale. Non si basa sui contributi versati, ma è destinata a chi ha compiuto l’età richiesta e vive in condizioni economiche di bisogno. Per questo il tema della rivalutazione è particolarmente sensibile: per molti percettori si tratta dell’unica o della principale fonte di sostentamento.
Con l’ipotesi di incremento del 2,9%, l’importo mensile passerebbe dai 546,24 euro del 2026 a circa 562 euro. Il calcolo è semplice: 546,24 euro moltiplicati per 1,029 danno poco più di 562 euro.
Restano invariate le 13 mensilità. L’assegno viene infatti pagato per dodici mesi più una tredicesima, per un importo annuo che nel 2027 si collocherebbe intorno a 7.307 euro.
In sintesi, i numeri a confronto:
La cifra ufficiale sarà determinata con il provvedimento di perequazione, atteso a metà novembre con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Quel decreto stabilirà la percentuale definitiva di rivalutazione che si applicherà alle prestazioni collegate all’inflazione.
Subito dopo, l’Inps pubblicherà le proprie indicazioni operative, con gli importi aggiornati dell’assegno sociale e i limiti di reddito validi per il 2027. Fino ad allora, vale la prudenza: le stime sono utili per orientarsi, ma non per prendere decisioni definitive.
Il punto più delicato riguarda i requisiti reddituali. Il diritto all’assegno sociale dipende infatti dal reddito posseduto, e i limiti sono agganciati all’importo della prestazione.
Nel 2026 l’Inps ha fissato:
Con la stima del 2,9%, nel 2027 i valori previsionali sarebbero:
Non esiste soltanto la situazione in cui l’assegno spetta per intero o non spetta affatto. Esiste una fascia intermedia, nella quale la prestazione viene riconosciuta in misura ridotta.
Il funzionamento è questo: l’assegno pieno spetta a chi non ha alcun reddito. Chi ha un reddito inferiore al limite ma superiore a zero riceve la differenza tra il limite e il reddito posseduto, fino a un massimo pari all’importo intero. Più il reddito si avvicina alla soglia, più l’assegno si assottiglia. Superata la soglia, il diritto si perde del tutto. Per le coppie vale lo stesso principio, ma si considera il reddito complessivo dei coniugi rispetto al limite doppio.
Qui sta il punto che dà il titolo a questo articolo. Il sistema è a soglia: basta superare il limite, anche di pochissimo, per perdere il diritto all’assegno. Non c’è gradualità oltre il tetto.
Facciamo un esempio basato sui valori previsionali. Una persona non coniugata con un reddito annuo di 7.000 euro rientrerebbe nel limite dei 7.307 euro e riceverebbe un assegno ridotto, pari alla differenza di circa 307 euro l’anno, cioè poco più di 23 euro al mese spalmati su 13 mensilità. Se invece lo stesso reddito salisse a 7.310 euro, si supererebbe la soglia: nessun assegno.
Sono i casi più a rischio:
Oltre al requisito reddituale, restano da rispettare le condizioni generali previste dalla normativa. In sintesi:
In attesa del decreto Mef di novembre, ci sono alcune mosse utili per chi è già beneficiario o pensa di poter presentare domanda.
Primo passo: calcolare il proprio reddito annuo complessivo, includendo pensioni, redditi da lavoro, affitti e altre entrate rilevanti, e confrontarlo con i valori previsionali del 2027.
Secondo passo: tenere sotto controllo le variazioni di reddito e comunicarle tempestivamente all’Inps, nei modi e nei tempi previsti, per evitare indebiti da restituire.
Terzo passo: rivolgersi a un patronato o a un CAF per una verifica personalizzata, soprattutto se ci si trova a ridosso della soglia. Pochi euro di differenza possono cambiare l’esito.
Quarto passo: per le nuove domande, presentarla tramite i canali dell’Inps, online o con l’assistenza di un patronato, avendo a disposizione la documentazione sui redditi e sulla residenza.
Quanto sarà l’assegno sociale nel 2027?
Con l’ipotesi di rivalutazione del 2,9%, l’importo mensile passerebbe da 546,24 euro a circa 562 euro, per 13 mensilità. La cifra definitiva sarà stabilita dal decreto Mef.
Quando si conoscerà l’importo ufficiale?
Il provvedimento di perequazione è atteso a metà novembre. Seguiranno le istruzioni dell’Inps con gli importi e i limiti di reddito aggiornati.
Quali saranno i limiti di reddito nel 2027?
Le stime indicano circa 7.307 euro annui per i non coniugati e circa 14.614 euro per i coniugati. Sono valori ancora previsionali.
Cosa succede se il reddito supera il limite?
Il diritto all’assegno si perde. Se il reddito è inferiore al limite ma diverso da zero, l’assegno è riconosciuto in misura ridotta.
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...