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Assegno unico figli: importi e aggiornamenti attesi dal Mef entro fine novembre: le modifiche probabili

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Per il pagamento dell'Assegno unico figli, fino a novembre gli importi restano quelli del 2026. Il decreto del Mef sulla rivalutazione 2027, atteso a fine mese, fisserà l'aumento per il prossimo anno. Al momento, la stima è del 2,9%.

Per milioni di famiglie italiane l'assegno unico è ormai una voce stabile del bilancio domestico. Con l'autunno tornano puntuali le domande su quanto cambierà l'importo il prossimo anno. La risposta, per ora, è netta: da oggi a fine novembre non cambia nulla nelle cifre che ricevete ogni mese. Cambia invece molto sul fronte delle attese, perché nella seconda metà di novembre è previsto il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) che fissa la percentuale di rivalutazione per il 2027.

Quale decisione del Mef si attende: la rivalutazione degli importi per il 2027

Il provvedimento atteso dal Mef non riguarda una riforma dell'assegno unico né l'introduzione di nuovi criteri di calcolo. È il decreto sulla rivalutazione annuale degli importi per il 2027, cioè l'adeguamento automatico all'inflazione previsto dalla normativa che ha istituito la misura.

Il meccanismo è ormai consolidato. Ogni anno gli importi dell'assegno unico e universale vengono aggiornati in base alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi). Il Mef, con un proprio decreto, certifica la percentuale definitiva. Solo dopo questo passaggio l'Inps può pubblicare la circolare con le nuove tabelle e applicare i valori aggiornati.

In sintesi, la sequenza è questa:

  1. l'Istat rileva l'inflazione acquisita dell'anno;
  2. il Mef pubblica il decreto con la percentuale ufficiale, di solito nella seconda metà di novembre;
  3. l'Inps emana la circolare applicativa, generalmente tra fine anno e inizio dell'anno successivo;
  4. i nuovi importi entrano nei pagamenti.

Gli importi fino a fine anno: restano quelli del 2026

Finché il decreto non sarà pubblicato, per il pagamento dell'assegno unico valgono gli importi e le fasce Isee attualmente in vigore, aggiornati a inizio 2026 con una rivalutazione dell'1,4%. Le mensilità di ottobre, novembre e dicembre, quindi, verranno pagate con le cifre di oggi.

Per un figlio minorenne, con Isee entro la prima soglia, l'importo massimo è pari a 203,80 euro al mese. Con Isee alto, o in assenza di Isee, si scende all'importo minimo di 58,30 euro al mese. Tra questi due estremi l'assegno decresce in modo graduale, e a ciò si aggiungono le maggiorazioni previste per specifiche situazioni familiari, come i figli con disabilità, le madri under 21, i nuclei numerosi o quelli con entrambi i genitori lavoratori.

Il consiglio pratico è semplice: non aspettatevi variazioni in busta o sul conto prima della fine dell'anno e diffidate di chi promette aumenti immediati. Le simulazioni servono a farsi un'idea, ma non hanno valore ufficiale.

Inflazione acquisita al 2,9%: perché il 2027 potrebbe portare un aumento più marcato

Il dato che alimenta le previsioni è quello diffuso dall'Istat a settembre: l'inflazione acquisita per il 2026 si attesta al 2,9%, leggermente sopra il 2,8% indicato dal Governo nel Documento di economia e finanza (Def).

Il confronto con gli anni recenti è eloquente. La rivalutazione fu dello 0,8% per il 2025 e dell'1,4% per il 2026. Se il decreto del Mef confermasse il 2,9%, l'adeguamento per il 2027 risulterebbe più che doppio rispetto a quello dell'anno in corso, ed è per questo che il tema è seguito con tanta attenzione.

Attenzione, però: il 2,9% è oggi una stima basata sul dato Istat, non la percentuale ufficiale. Il decreto potrebbe confermarla oppure discostarsene di qualche decimale, e qualunque cifra circoli online va letta come simulazione.

Applicando il 2,9% agli importi attuali, le simulazioni diffuse dalla stampa specializzata indicano questi valori per i figli minorenni:

Importo minimo: da 58,30 a circa 60 euro al mese, con un aumento di 1,70 euro mensili, pari a circa 20,40 euro l'anno per figlio.

Importo massimo: da 203,80 a circa 209,70 euro al mese, con un incremento di 5,90 euro mensili, pari a circa 70,80 euro l'anno per figlio.

Per le famiglie in fascia intermedia l'aumento sarà proporzionale, e poi vanno considerate le maggiorazioni, che verrebbero rivalutate con la stessa percentuale. Chi ha più figli, o figli con disabilità, vedrà quindi l'effetto moltiplicarsi sull'insieme dell'assegno percepito dal nucleo.

Il nodo delle soglie Isee: dove l'aumento può pesare di più

La rivalutazione non tocca soltanto gli importi mensili, ma anche le soglie Isee che determinano a quale fascia appartiene ciascuna famiglia. È un dettaglio tecnico con effetti concreti.

Con il 2,9%, la prima soglia, quella che dà diritto agli importi più alti, salirebbe da 17.468,51 a circa 17.975,10 euro. Anche il limite dell'ultima fascia si alzerebbe, passando da 46.582,71 a poco più di 47.900 euro. Se il valore dell'Isee resta invariato ma le soglie si spostano in alto, alcune famiglie potrebbero rientrare in una fascia più favorevole e ottenere un beneficio superiore alla sola rivalutazione dell'importo.

Le simulazioni parlano, per un nucleo con Isee intorno a 17.975 euro, di un vantaggio fino a 104,40 euro in più all'anno per un figlio minorenne. È la cifra più citata nelle ultime settimane, ma resta ipotetica finché non arriverà il decreto.

Quando arrivano gli aumenti: febbraio, con il conguaglio di gennaio a marzo

Sul fronte dei pagamenti, lo schema seguito negli anni scorsi dovrebbe ripetersi. Gli aumenti dell'assegno unico 2027 sarebbero visibili dalla mensilità di febbraio. La mensilità di gennaio, calcolata con i vecchi importi in attesa dell'aggiornamento, verrebbe conguagliata successivamente, insieme al pagamento di marzo 2027.

Questo significa che il periodo che va dalla pubblicazione del decreto all'applicazione effettiva vede tre momenti distinti: la certezza sulla percentuale a novembre, la circolare Inps con le tabelle tra fine dicembre e gennaio, e l'arrivo degli importi ritoccati nei mesi successivi.

Aspettare il decreto non significa restare fermi. Ci sono alcune attenzioni che possono fare la differenza:

  • Verificare l'Isee. L'importo dell'assegno dipende dall'Isee in corso di validità. Se la Dsu è scaduta o sta per scadere, conviene rinnovarla per tempo, così da non rischiare di vedersi calcolare l'importo minimo. Ricordate che l'Isee si aggiorna ogni anno, di norma dopo il 1° gennaio, e che presentarlo entro il 30 giugno consente di recuperare gli arretrati.
  • Controllare i dati anagrafici e le maggiorazioni. Variazioni nella composizione del nucleo, nuove nascite, figli che compiono 18 o 21 anni o situazioni di disabilità incidono sull'importo. Verificare che la domanda sia allineata alla situazione reale evita sorprese.
  • Ignorare le tabelle non verificate. In rete circolano numerose simulazioni, non tutte accurate. Le uniche cifre valide saranno quelle della circolare Inps che seguirà il decreto del Mef. Fino ad allora, meglio considerare ogni importo come una stima orientativa.
Riepilogando, il quadro da qui a fine novembre è chiaro:
  • Importi: invariati, con le cifre del 2026 fino a nuova comunicazione.
  • Decreto del Mef: atteso nella seconda metà di novembre, con la percentuale definitiva di rivalutazione per il 2027.
  • Percentuale stimata: 2,9%, sulla base dell'inflazione acquisita comunicata dall'Istat a settembre, contro l'1,4% del 2026.
  • Effetto sulle famiglie: un aumento di circa 20 euro annui per figlio sull'importo minimo e di circa 71 euro annui su quello massimo, con possibili benefici superiori per chi cambia fascia Isee.
  • Tempi di applicazione: aumenti dalla mensilità di febbraio 2027, con conguaglio di gennaio a marzo.
La decisione del Mef, dunque, non stravolgerà la misura ma ne aggiornerà i valori in modo automatico, e in un anno in cui l'inflazione è più alta della media recente l'effetto sarà più percepibile. Fino ad allora, la parola d'ordine è pazienza: i numeri veri arriveranno con il decreto, e conviene prepararsi tenendo in ordine Isee e documentazione.




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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...