L'aumento delle accise fa salire il prezzo delle sigarette elettroniche: dall'impatto sui liquidi con e senza nicotina alle nuove scadenze e alle conseguenze per mercato e consumatori.
Dopo una lunga fase di confronti, è scattata l'entrata in vigore della manovra che prevede un ritocco all'insù delle accise sui liquidi destinati all'inalazione, sia con nicotina che senza. Questi aumenti non rappresentano una sorpresa, essendo stati resi noti già alla fine del 2025 con la specifica pubblicazione delle tabelle ufficiali da parte dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Secondo i nuovi provvedimenti, la manovra avviata dal governo mira a generare un gettito fiscale significativo e, al contempo, regolare il settore dei prodotti alternativi al tabacco classico, includendo appieno le sigarette elettroniche. La direzione intrapresa si inserisce in un percorso pluriennale di gradualità, cercando di bilanciare esigenze di salute pubblica con necessità di cassa dello Stato, e coinvolge centinaia di prodotti in commercio.
La tassazione dei liquidi per e-cig in Italia segue criteri chiari e dettagliati, stabiliti da normative emanate negli ultimi anni. L'accisa, ossia l'imposta indiretta che grava sui prodotti da inalazione senza combustione, viene calcolata in percentuale sul prezzo medio ponderato delle sigarette tradizionali. Per i liquidi con nicotina e quelli senza nicotina si applicano aliquote differenti, aggiornate annualmente secondo quanto previsto dal calendario fiscale varato dal governo. Nel dettaglio:
Dall'inizio del 2026, i rincari sui liquidi per dispositivi elettronici da inalazione sono scattati secondo il nuovo schema fissato dalla legge di bilancio. Si tratta di un percorso in più tappe che interessa sia i prodotti con nicotina che quelli privi della sostanza. La normativa vigente stabilisce che l'aliquota fiscale per i liquidi nicotinici sale dal 16% al 18%, mentre per le soluzioni senza nicotina l'incremento è dall'11% al 13%:
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Tipo di liquido |
Aliquota 2025 |
Aliquota 2026 |
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Con nicotina |
16% |
18% |
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Senza nicotina |
11% |
13% |
Ma cosa significano questi numeri in termini pratici per l'acquirente? Considerando un esempio tipico di flacone da 10 ml, la sola imposta per i liquidi con nicotina ammonta a circa 1,79 euro (imposta + iva), mentre per i prodotti senza nicotina la quota fiscale si attesta intorno a 1,23 euro. Rispetto all'anno precedente, il rincaro netto - sempre riferito ad esempio a 10 ml - rappresenta un aggravio di pochi centesimi per millilitro, tuttavia la ricaduta diventa sensibile per chi acquista regolarmente quantità maggiori.
Per i liquidi scomposti e gli aromi concentrati si applica la stessa aliquota dei liquidi base senza nicotina. Gli operatori del settore hanno manifestato particolare attenzione agli animi preoccupati degli acquirenti e segnalato la possibilità che parte del rialzo venga assorbito dai rivenditori per contenere l'impatto finale sui consumatori.
Mentre il tabacco riscaldato non subisce variazioni di imposta almeno per il 2026, il comparto del vaping viene direttamente coinvolto con queste nuove aliquote, le quali rappresentano il primo tassello di un progetto più ampio che si estende anche agli anni a venire.
L'attuale manovra fiscale non si esaurisce con gli aumenti in corso. Sono già definiti ulteriori incrementi per il biennio successivo, a conferma della strategia di aumenti graduali e programmati. Come indicato nelle circolari dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, fino al 2028 sono già calendarizzati i prossimi passi:
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Anno |
Con nicotina |
Senza nicotina |
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2026 |
18% |
13% |
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2027 |
20% |
15% |
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2028 |
22% |
17% |
Va tenuto conto che la gradualità degli aumenti risponde anche agli equilibri del mercato europeo, dove una possibile revisione della direttiva comunitaria sulle accise (TED) potrebbe imporre in futuro standard uniformi molto più elevati rispetto a quelli italiani attuali. Il governo punta, dunque, a predisporsi a cambiamenti più radicali, evitando shock improvvisi che favorirebbero fenomeni di contrabbando o evasione fiscale.
L'impatto stimato per le casse dello Stato è considerevole: complessivamente, nel triennio 2026-2028, il gettito extra per tutti i prodotti da inalazione e tabacco supererà 1,4 miliardi di euro. Il comparto delle sigarette elettroniche, pur con volumi inferiori rispetto a quello tradizionale, contribuisce in misura progressiva alla sostenibilità fiscale del sistema.
Gli incrementi delle imposte sulle e-cig hanno effetti a catena lungo tutta la filiera, dal produttore fino al consumatore finale. Per i rivenditori si apre una fase di costante revisione dei listini, in linea con quanto comunicato dalle autorità competenti. I negozianti possono scegliere se trasferire integralmente l'aumento sul prezzo al cliente o assorbirne una quota, almeno inizialmente, per limitare la riduzione delle vendite durante il periodo di assestamento.
Sul fronte degli utenti, si osservano i seguenti possibili scenari:
L'aumento delle accise sui prodotti da vaporizzazione risponde a una duplice logica: generare risorse aggiuntive per lo Stato e orientare le abitudini dei cittadini in materia di salute pubblica. Il legislatore italiano si muove in coerenza con un indirizzo europeo che tende a equiparare la tassazione sulle alternative più recenti al tabacco con quella sulle sigarette convenzionali.
Le istituzioni ribadiscono che la spirale dei prezzi può agire da deterrente verso i consumatori più giovani e meno consapevoli, favorendo così una progressiva riduzione nel consumo di nicotina. D'altro canto, le associazioni di medici segnalano che, per ottenere un beneficio reale in termini di sanità pubblica, sarebbero necessari aumenti ancora più corposi. Tuttavia, il governo si è orientato verso una politica più equilibrata, che cerca di non penalizzare eccessivamente chi ha scelto prodotti percepiti come "meno dannosi" rispetto alle sigarette tradizionali.
Le scelte normative si riflettono, inoltre, su due aspetti: