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Quanto guadagnano i banchieri in Italia e nel mondo? Da non confondersi con i bancari....

di Marcello Tansini pubblicato il
Banchieri e bancari

Il mondo dei banchieri si distingue per compensi elevati e dinamiche complesse. Stipendi, bonus, confronti tra Italia ed estero, i fattori che influenzano le retribuzioni e il dibattito sulla trasparenza nel settore bancario.

Nell'immaginario collettivo, spesso si tende a confondere due figure professionali molto diverse: i banchieri e i bancari. Sebbene entrambi operino nel settore del credito, il banchiere è colui che ricopre posizioni apicali nelle istituzioni bancarie, partecipando attivamente alle decisioni strategiche, gestendo fusioni, acquisizioni e orientando lo sviluppo dell'istituto sui mercati internazionali. Al contrario, il bancario è di norma un dipendente con compiti operativi o gestionali all'interno delle filiali o degli uffici centrali.

La differenza tra le due categorie si riflette in maniera drastica nelle retribuzioni e nel sistema premiante: il manager bancario si trova all'apice della piramide retributiva, spesso grazie a responsabilità commisurate alla portata degli interessi gestiti, alla complessità degli obiettivi e agli impatti economici delle sue scelte. Negli ultimi anni, la questione degli stipendi dei vertici bancari ha assunto rilievo mediatico, normativo e politico, influenzando il dibattito su trasparenza, equità e sostenibilità del settore.

Quanto guadagnano i banchieri in Italia: cifre e classifiche

Il mercato retributivo italiano per i dirigenti di banca vede differenze sostanziali tra le principali posizioni di vertice e le restanti figure manageriali. Nel 2025, le retribuzioni dei top manager delle banche italiane segnano una crescita rispetto agli ultimi anni, sostenuta dai risultati brillanti degli istituti e dal contesto di alti tassi di interesse.

Secondo i dati dei bilanci più recenti, Andrea Orcel (Unicredit) si conferma il banchiere italiano più pagato con 9,75 milioni di euro complessivi (3,25 milioni di base fissa e ben 6,5 milioni come quota variabile), seguito da Alberto Nagel (Mediobanca) con 5,8 milioni e Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) con 5,7 milioni. La tabella seguente propone una sintesi delle principali retribuzioni:

Nome

Banca

Totale (milioni €)

Andrea Orcel

Unicredit

9,75

Alberto Nagel

Mediobanca

5,8

Carlo Messina

Intesa Sanpaolo

5,7

Giuseppe Castagna

BPM

3,0

Pierluigi Montani

BPER

1,7

Massimo Doris

Banca Mediolanum

1,0

Luigi Lovaglio

MPS

0,95

I compensi dei CEO delle altre principali banche risultano più contenuti, con valori tra 800.000 e 2 milioni per le realtà di medie dimensioni, grazie anche a una cultura aziendale improntata alla moderazione e a vincoli regolatori più severi rispetto a certi paesi esteri. Tuttavia, l'incidenza di bonus legati ai risultati ha contribuito a innalzare le soglie negli ultimi esercizi.
Le tendenze del 2025 mostrano una progressiva convergenza tra Italia e altri player occidentali, trainata dai profitti record delle banche e dal rafforzamento della posizione competitiva internazionale. Il tema resta oggetto di costante attenzione, con proposte di norme volte a regolare in modo più stringente i premi e garantire maggiore trasparenza nelle componenti variabili.

I super stipendi dei banchieri europei: i protagonisti e il confronto Italia-Europa

Nello scenario europeo, i vertici delle principali banche confermano livelli retributivi di gran lunga superiori alla media italiana. Sergio Ermotti (UBS, Svizzera) è il CEO più pagato d'Europa, con circa 15,4 milioni di euro percepiti nel 2024, grazie anche al ruolo chiave nella gestione dell'acquisizione Credit Suisse. Inoltre, Ermotti ha mantenuto la sua retribuzione al di sotto del tetto massimo volontariamente, vista la crescente pressione politica svizzera sul contenimento dei super stipendi:

  • Andrea Orcel (Unicredit) si distingue per il maggiore aumento tra tutti i suoi omologhi, con un salto del 32% relativamente al 2024, e una proiezione fino a 16,4 milioni in caso di raggiungimento dei target massimi nel 2025.
  • Christian Sewing (Deutsche Bank) registra 9,8 milioni di euro, mentre Hector Grisi (Santander) si attesta su 8,3 milioni.
  • Onur Genc (BBVA) e Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) seguono con 7,3 milioni ciascuno.
L'Europa vede una spiccata polarizzazione nelle retribuzioni dei vertici, dove la media dei 10 CEO bancari più pagati si posiziona a 7,6 milioni di euro annui, come da rilevazione Bloomberg. Non mancano, tuttavia, banchieri con stipendi più "moderati": Slawomir Krupa (SocGen) con 5 milioni, Jean-Laurent Bonnafé (BNP Paribas) con 4,2 milioni, Steven van Rijswijk (ING) con 2,7 milioni e Philippe Brassac (Crédit Agricole) con 2,6 milioni.

Il confronto Italia-Europa sottolinea una progressiva riduzione del divario: a fronte di premi e bonus allineati ai risultati aziendali, anche le realtà italiane si posizionano ormai nei gradini alti delle graduatorie continentali. L'attuale contesto di elevati tassi d'interesse e profitti record favorisce un incremento complessivo delle retribuzioni nella zona euro, nonostante le pressioni per far convergere questi compensi verso una maggiore sostenibilità e trasparenza.

I banchieri più pagati nel mondo: USA, Europa e Asia a confronto

Analizzando le retribuzioni dei leader bancari a livello globale, emergono forti differenze geografiche, dovute a cultura aziendale, normative e scala operativa degli istituti bancari:

  • Stati Uniti: le cifre più elevate si registrano nei grandi gruppi, come Jamie Dimon (JPMorgan Chase) con 36 milioni di dollari, Brian Moynihan (Bank of America) con 32 milioni, David Solomon (Goldman Sachs) a 27 milioni. Questi importi tengono conto di pacchetti articolati, stock option e bonus legati alla performance di gruppo.
  • Europa: il range va dai 15,4 milioni di Ermotti (UBS) agli 8-9 milioni dei CEO di Deutsche Bank, BNP Paribas e Santander, confermando valori elevati ma inferiori rispetto agli USA, con un maggiore rispetto di limiti normativi e trasparenza sulle componenti variabili.
  • Asia: i CEO delle grandi banche cinesi, tra cui il vertice di ICBC, pur gestendo istituti dai patrimoni enormi, percepiscono compensi più contenuti: il CEO di ICBC si ferma a circa 1,5 milioni di dollari, mentre Piyush Gupta (DBS Group, Singapore) si attesta su circa 8,5 milioni di euro. La diversa filosofia retributiva nel blocco asiatico riflette una struttura normativa molto più rigida e un maggior controllo statale sulle banche pubbliche.
In paesi come la Svizzera e Monaco, va evidenziato come la presenza di condizioni fiscali favorevoli e di mercati finanziari sofisticati influisca sia sull'attrattività delle posizioni di vertice sia sulla composizione delle retribuzioni, inclusi i bonus annuali e la parte variabile legata ai risultati.

Fattori che influenzano la retribuzione dei banchieri

La struttura e l'entità degli stipendi dei top manager bancari dipendono da una serie di driver chiave:

  • Dimensioni dell'istituto: le grandi banche internazionali premiano maggiormente i ruoli apicali, dovendo attrarre e trattenere leader con profili globali e una capacità gestionale comprovata. Un CEO di una banca sistemica riceve spesso il triplo rispetto a un collega di una realtà locale o regionale.
  • Risultati e performance: la parte variabile assume un peso crescente, vincolata al raggiungimento di obiettivi finanziari (utile netto, crescita degli asset, capitale, credito deteriorato) e strategici come la trasformazione digitale, la sostenibilità ESG e le operazioni straordinarie di M&A.
  • Contesto normativo: in Italia e in Europa, la regolamentazione impone limiti ai bonus e richiede una relazione diretta tra incentivi e risultati di medio-lungo periodo, per contenere i rischi di comportamenti speculativi. Al contrario, negli Stati Uniti prevalgono parametri più flessibili.
  • Pressure degli azionisti e del pubblico: la richiesta di trasparenza e responsabilità sociale spinge i consigli di amministrazione a rivedere periodicamente le politiche retributive.
Il ruolo delle autorità di vigilanza, come BCE e Banca d'Italia, è sempre più centrale: periodicamente vengono pubblicate linee guida su sostenibilità e trasparenza dei compensi, con un focus su premi differiti, penalità in caso di rischi reputazionali e obbligo di disclosure pubblica del rapporto tra remunerazione dei vertici e salario medio dei dipendenti.

Bonus, benefit e composizione degli stipendi

I pacchetti retributivi dei vertici bancari sono strutturati in maniera articolata, abbinando una componente fissa a una parte variabile che spesso supera il 60% del totale. Le principali voci sono:

  • Stipendio fisso annuale
  • Bonus di risultato (in base ad obiettivi annuali e triennali, anche in azioni)
  • Stock option e premi legati all'andamento del titolo
  • Benefit accessori (auto di rappresentanza, assicurazioni integrative, pensioni complementari, assistenza sanitaria esclusiva, fringe benefit legati all'utilizzo dell'abitazione o residenze di servizio)
Il meccanismo più rilevante è la quota variabile “pluriennale”, spesso soggetta a una maturazione dilazionata, vincolata alla stabilità della banca, alla redditività sostenibile e al mantenimento di parametri prudenziali. In Svizzera, ad esempio, la normativa consente bonus fino a sette volte la parte fissa, ma solo se esistono indicatori di performance coerenti con gli interessi di clienti e azionisti.

Le banche, specie quelle quotate, devono dichiarare pubblicamente la struttura dei compensi e rispettare i principi di trasparenza e allineamento agli obiettivi di corporate governance. (Come affermato da autorevoli rappresentanti della BCE: “I cittadini hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati i loro soldi, specialmente quando si tratta di banche che ricevono sostegno pubblico”.)

La questione delle alte retribuzioni dei manager bancari è costantemente al centro del dibattito pubblico, alimentando interrogativi su equità sociale, sostenibilità e incentivi a comportamenti responsabili.

  • Disuguaglianza salariale: il rapporto tra compenso dei CEO e lo stipendio medio dei dipendenti supera in molti casi la soglia di 100:1, generando percezioni di iniquità.
  • Rischio morale: i bonus legati a obiettivi di breve termine possono spingere i vertici a privilegiare risultati immediati, talvolta a scapito della stabilità o del controllo dei rischi.
  • Impatto sociale: la crescente attenzione all'equità richiede ai leader finanziari di giustificare ogni euro percepito con risultati tangibili per l'intera comunità e non solo per gli azionisti.
Dichiarazioni da parte di figure autorevoli come Mario Draghi e Christine Lagarde sottolineano la necessità di “premiare la stabilità e la sostenibilità, non il rischio eccessivo", e richiedono che “i pacchetti retributivi siano chiari, comprensibili e trasparenti”.

Nel prossimo futuro, sono già visibili alcune tendenze:

  • Normative più stringenti in Europa per allineare gli incentivi a risultati di lungo periodo.
  • Pressioni degli azionisti per una governance responsabile.
  • Integrazione di parametri ESG tra le metriche premianti.
Questi cambiamenti, ancora in stato evolutivo, mirano a riequilibrare le logiche di incentivo e rafforzare l'allineamento dei vertici al benessere complessivo delle banche e della collettività.


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