A gennaio 2026 il mercato auto italiano parte con il piede giusto segnando +6,2%. Numeri, modelli pił comprati, alimentazioni preferite, noleggi, veicoli commerciali e le nuove prospettive in un settore in evoluzione.
Il nuovo anno inizia con segnali di ottimismo per il settore automobilistico italiano, che a gennaio 2026 ha registrato una crescita consistente delle immatricolazioni. Dopo un periodo caratterizzato da incertezze, il mercato ha visto un incremento del 6,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, grazie soprattutto all’aumento delle vetture consegnate tramite canali non tradizionali e alla vivacità di alcune categorie alimentari. Il quadro che emerge è quello di un settore in transizione, sospinto da nuovi modelli green, da dinamiche di vendita più variegate e dall’arrivo di brand emergenti in grado di influenzare competitività e innovazione.
Il totale delle auto nuove immatricolate in Italia a gennaio 2026 è stato di 141.980 unità, segnando un incremento del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, l’analisi dettagliata dei canali rivela una situazione più articolata: il tradizionale segmento dei privati ha subito una flessione del 3,7%.
Sono stati i canali del noleggio, in particolare quello a breve termine con una crescita del 182%, e le auto-immatricolazioni (+29%) a trainare gran parte dell’aumento complessivo. Questa dinamica è stata influenzata anche da fattori esterni come le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, che hanno anticipato notevolmente la domanda di veicoli per il noleggio. La ripartizione della quota di mercato vede i privati al 57,4%, il noleggio (di breve e lungo termine) al 27,6%, e le auto-immatricolazioni che superano il 10%.
L’acquisto diretto da parte delle aziende rimane stabile, mentre le flotte aziendali e le società specializzate nel noleggio a lungo termine mantengono il loro spazio, supportati da vantaggi fiscali specifici. Va notato come i dati mostrino una crescita sostenuta rispetto ai mesi precedenti, ma rimane il gap con i livelli pre-pandemici, con un calo del 14,1% rispetto a gennaio 2019. Il mercato continua quindi a registrare un lento recupero, con numeri supportati da canali meno tradizionali e una netta differenziazione tra passeggeri e veicoli commerciali.
La Fiat Pandina si conferma la vettura più acquistata nel primo mese dell’anno, superando 13.000 unità e consolidando il primato in segmento A. Dietro alla capofila, spiccano Jeep Avenger e Citroën C3, seguite da Fiat Grande Panda e altri modelli del gruppo Stellantis, a testimonianza di una forte presenza nazionale nel panorama delle scelte degli acquirenti. Sul fronte dei marchi, Stellantis si attesta al primo posto tra i costruttori, superando le 46.000 immatricolazioni e raggiungendo una quota del 33% di market share. In continua ascesa anche i marchi cinesi, che segnano tassi di crescita a tre cifre: Leapmotor incrementa le proprie consegne di oltre il 590%, affermandosi come brand innovativo nel comparto delle citycar elettriche grazie al successo della T03. BYD, Chery (Omoda e Jaecoo), EMC e KGM si distinguono per performance oltre la media, trainando la domanda verso soluzioni smart e a basso impatto ambientale. Il gruppo Volkswagen continua a mantenere una posizione di rilievo, mentre Toyota assicura una costante preferenza tra gli ibridi. I dati svelano anche una flessione per Renault e Dacia, contrastata invece dall’avanzata di Audi, Mercedes-Benz e BMW nei segmenti premium. In tabella una sintesi delle quote per i principali gruppi:
| Gruppo | Quota % gennaio |
| Stellantis | 33% |
| Volkswagen | ~15% |
| Toyota | ~10% |
| Renault | ~7% |
| Cinesi & altri emergenti | In forte crescita |
Nel comparto elettrico, Leapmotor e BYD dominano la scena, seguiti da modelli come Citroën C3, Ford Puma e Renault 5 fra le BEV più richieste. Fra i diesel, dominio tedesco; le ibride premiano da anni la proposta Toyota, consolidando quote significative sia nelle versioni full che plug-in.
Le scelte di motorizzazione degli automobilisti confermano una netta tendenza verso soluzioni ibride. Le vetture ibride raggiungono il 52,1% del totale, dividendo la quota tra full hybrid (14,4%) e mild hybrid (37,7%). Le auto a benzina hanno subito una correzione significativa, attestandosi al 18,7% (-8 punti rispetto a un anno prima), mentre il diesel scivola a una presenza marginale (7,3%). L’alimentazione GPL vive uno dei cali più pronunciati, fermandosi al 6,5% della quota di mercato. L’avanzata delle plug-in hybrid (+131,8%) e delle elettriche (+41,9%, ma ancora solo al 6,6% di market share) dimostra vitalità anche se i numeri assoluti restano inferiori alle tradizionali alimentazioni. Alcuni modelli iconici per ciascuna alimentazione:
Il panorama delle auto elettriche mostra segnali di maturazione. Le immatricolazioni BEV a gennaio toccano quota 9.446, pari al 6,6% del totale, con un aumento di oltre il 40% rispetto al 2025. Tra le protagoniste la Leapmotor T03 domina la classifica delle elettriche, seguita da BYD Dolphin Surf e Citroën e-C3. Tuttavia, la spinta degli incentivi si è affievolita rispetto ai mesi precedenti, soprattutto dopo i picchi di fine 2025. In parallelo, le vetture plug-in hybrid guadagnano terreno sia come alternativa alle vetture full electric, sia come ponte verso una mobilità completamente elettrificata. L’ampliamento dell’offerta, l’incremento dell’autonomia e la presenza di modelli d’importazione hanno contribuito a questa crescita. Le prospettive future dipendono da una riforma fiscale dei veicoli aziendali richiesta dagli operatori del settore, che auspica detraibilità dell’IVA, deducibilità dei costi e tempi di ammortamento più brevi (fonte UNRAE, Dataforce). L’Italia, rispetto ai Paesi europei leader nell’adozione di nuove tecnologie, necessita ancora di un piano di sostegno strutturale su infrastrutture e incentivi stabili per mantenere la competitività.
I dati di gennaio certificano il peso crescente del noleggio a breve termine, che ha visto un boom grazie ad anticipi dovuti agli eventi sportivi del periodo, segnando un +182% di immatricolazioni e incidendo sensibilmente sull’andamento generale. Anche le auto-immatricolazioni (km zero) hanno giocato un ruolo decisivo, passando al 10,3% di quota, utilizzate sia dalle concessionarie sia dai costruttori per sostenere i volumi. Il noleggio a lungo termine cresce moderatamente (+2,9%), sostenendo la domanda aziendale, mentre il comparto delle flotte dirette aziendali si mantiene stabile. Vantaggi fiscali e strategie di rinnovo rapido del parco rendono questo canale privilegiato dalle aziende, specialmente in vista dei target europei sulle emissioni. Il mix tra canali vede così:
I mezzi commerciali leggeri registrano un calo del 7,1% nelle immatricolazioni a gennaio 2026, proseguendo una tendenza negativa osservata negli ultimi mesi. Il totale delle nuove targhe si ferma a 13.224 unità, penalizzato da una domanda debole sia dalle micro-imprese sia dalle aziende. Le uniche eccezioni positive provengono dalle auto-immatricolazioni, che segnano un aumento dell’88%, sostenendo parzialmente i volumi complessivi. Il comparto del noleggio a breve termine, invece, mostra una contrazione significativa (-44%). Per quanto riguarda la ripartizione delle alimentazioni, il diesel resta dominante (oltre l’80% della quota), seguito da una quota ancora marginale di elettrici (<2,5%) e ibridi. Il confronto con le auto private evidenzia come le strategie di vendita e la composizione della domanda siano profondamente diverse: nel passenger car il successo dei canali dinamici è rilevante, mentre tra i veicoli commerciali la domanda resta ancorata a criteri di affidabilità e contenimento dei costi, rallentando il passaggio a tecnologie meno convenzionali.
Le stime per l’intero anno indicano una possibile chiusura a circa 1,54–1,61 milioni di unità, con una crescita complessiva che potrebbe aggirarsi intorno al 5%. L’Ufficio Studi UNRAE sottolinea che la domanda privata e aziendale risulterà ancora debole, con la ripresa sostenuta quasi esclusivamente da canali più flessibili come noleggio e auto-immatricolazioni.
Le principali sfide sono legate al necessario adeguamento alle normative sulle emissioni, alla disponibilità degli incentivi, alla rete infrastrutturale per la mobilità elettrica e alla pressione competitiva esercitata dai nuovi player extraeuropei. Il raggiungimento dei target di emissione fissati dall’UE si conferma come uno degli ostacoli principali, con multe già stimate per centinaia di milioni di euro sui produttori meno virtuosi. La tendenza sarà verso una sempre maggiore elettrificazione del parco circolante, ma serviranno azioni concrete di policy e un deciso cambio di rotta su fiscalità, incentivi e sostegno a ricerca e sviluppo per mantenere il comparto italiano attrattivo e in linea con le best practice continentali.