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Auto aziendali: le 3 modifiche del fringe benefit nel decreto correttivo della delega fiscale

di Alberto Pelletti pubblicato il

Il decreto correttivo della delega fiscale introduce tre novità chiave sui fringe benefit delle auto aziendali: aumento della tassazione per i veicoli più datati, nuove regole per optional.

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Il pacchetto di aggiornamenti fiscali appena approvato in Consiglio dei ministri porta con sé un'importante revisione della disciplina relativa alle auto aziendali e ai fringe benefit riconosciuti ai dipendenti in uso promiscuo. L'intervento normativo si inserisce nella strategia del Governo volta a risolvere con chiarezza i nodi interpretativi rimasti aperti dopo la Manovra 2025, fornendo risposte concrete alle richieste delle imprese per un sistema fiscale più aggiornato, efficiente e sostenibile.

Tre i punti cardine discussi e corretti: la tassazione dei veicoli aziendali di vecchia data, la determinazione e il calcolo degli optional rispetto ai fringe benefit, nonché il nuovo regime per la riassegnazione delle vetture ai dipendenti nei periodi transitori. Gli interventi si affiancano ad altre numerose misure fiscali, ma è soprattutto sul fronte auto aziendali che si registra il maggior impatto operativo per HR, amministrazione e fleet manager.

Le modifiche approfondite di seguito puntano a promuovere il rinnovo delle flotte con cadenza più frequente, introdurre maggiore trasparenza per la determinazione dei valori imponibili dati dagli optional, e garantire certezza e nessuna penalizzazione per i veicoli prenotati nel 2024 e consegnati entro il 2025 o riassegnati a nuovi beneficiari all'interno della stessa azienda. Come dichiarato dal Viceministro dell'Economia, l'obiettivo prioritario resta la chiarezza applicativa nell'interesse sia delle imprese che dei lavoratori, riducendo il rischio di interpretazioni contrastanti e superando gli squilibri legati all'applicazione del regime del valore normale.

Aumento del 50% della tassazione sui veicoli aziendali

Una delle modifiche più impattanti per le aziende riguarda il prelievo fiscale aumentato del 50% per i veicoli diesel e benzina presenti nelle flotte da oltre cinque anni dalla data di prima immatricolazione. La misura è stata introdotta per disincentivare l'uso prolungato di vetture aziendali tradizionali e incentivare il ricambio periodico delle flotte, orientando le scelte imprenditoriali verso veicoli più moderni e meno impattanti a livello ambientale. Nel dettaglio, la nuova disciplina si applica:

  • dal sesto anno successivo all'immatricolazione per tutti i veicoli alimentati a benzina e diesel;
  • ai veicoli a batteria elettrica e plug-in hybrid con valori aggiornati e specifiche percentuali più agevolate.
Il calcolo del fringe benefit, che rappresenta una quota della retribuzione in natura dei dipendenti, viene perciò ricalibrato: anziché applicare il 50% del corrispettivo legato a una percorrenza convenzionale di 15.000 km, si arriva a ben il 75% per vetture tradizionali dopo cinque anni. Per i veicoli elettrici puri e per gli ibridi plug-in, gli incrementi sono tarati su aliquote più basse, rispettivamente dal 10% al 15% e dal 20% al 30%, penalizzando meno le soluzioni con basse emissioni.

Questa scelta normativa mira a favorire una rotazione delle flotte aziendali almeno ogni quattro anni, stimolando il rinnovo verso tecnologie a basso impatto ambientale. L'aumento del carico fiscale sui mezzi più datati comporta effetti immediati sia nella pianificazione delle sostituzioni, sia nel confronto economico tra tipologie di alimentazione.

Secondo le interpretazioni ufficiali circolate, anche la riassegnazione di veicoli già presenti in flotta a nuovi dipendenti non genera una rinnovata applicazione di questa penalizzazione se avviene entro le soglie fissate. La ratio della norma appare focalizzata tanto sull'effetto disincentivo quanto sull'allineamento agli standard di sostenibilità, in linea con la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD) e le politiche europee in materia di mobilità aziendale:

Tipologia veicolo

Fringe benefit dopo 5 anni

Benzina/Diesel

75% del valore ACI

Elettrico

15% del valore ACI

Plug-in hybrid

30% del valore ACI

La nuova disciplina del fringe benefit: calcolo e tassazione

Uno degli aspetti che da tempo generavano incertezza interpretativa concerneva la valorizzazione fiscale degli optional non inclusi nella tariffa standard delle tabelle ACI (Automobile Club d'Italia) e non acquistati direttamente dal dipendente. Il decreto correttivo ha scelto la via della semplificazione, introducendo una maggiorazione unificata e forfettaria: tutte le volte in cui il veicolo è dotato di optional o allestimenti aggiuntivi non valorizzati nelle tabelle ACI, il valore del fringe benefit sarà aumentato del 5% rispetto al calcolo base.

Questa nuova formula sostituisce i vecchi criteri più articolati e soggetti a contestazione, rendendo il processo di determinazione dell'imponibile più lineare e prevedibile, sia per il datore di lavoro, sia per il beneficiario:

  • Il 5% di incremento si applica a tutti gli optional non già considerati nella base ACI e non acquistati tramite trattenuta in busta paga dal dipendente.
  • Se il lavoratore ha pagato di tasca propria gli optional tramite trattenute, tali somme non incidono sull'imponibile.
La disposizione entra in vigore dal periodo d'imposta 2026 e viene estesa anche ai veicoli concessi in uso promiscuo previsti da aggiornamenti legislativi (art. 1 comma 48-bis, L.207/2024). Nessun rimborso è previsto per le maggiori imposte eventualmente già versate secondo il precedente criterio più restrittivo.

La nuova disciplina dà quindi chiarezza definitiva: il valore imponibile dei fringe benefit aziendali sarà calcolato su una base omogenea e facilmente verificabile, evitando disparità interpretative tra aziende e armonizzando i criteri di valutazione tra varie tipologie di benefit accessori.

Regime e riassegnazione ai dipendenti dal 2024 al 2025

L'intervento normativo attua una profonda revisione del regime transitorio per i veicoli aziendali ordinati nel 2024 e assegnati ai dipendenti nel corso del 2025, sciogliendo i dubbi derivanti dall'alternanza di vecchio e nuovo quadro regolatorio. Tre i punti nevralgici della modifica:

  • Eliminato il rischio di tassazione al valore normale: per le auto ordinate entro il 31 dicembre 2024 e consegnate nel 2025 (anche successivamente al 30 giugno 2025) si applicheranno ancora le regole pregresse, più favorevoli, evitando l'applicazione del criterio ordinario, spesso più oneroso.
  • Gestione delle riassegnazioni durante il periodo transitorio: per i veicoli già in flotta al 31 dicembre 2024 e dati in uso promiscuo a un altro dipendente tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2025, rimane valido il regime antecedente alla riforma, con l'indubbio vantaggio fiscale secondo quanto richiesto dalle imprese e dai rappresentanti di categoria.
  • Stop alle penalizzazioni per chi riassegna veicoli già concessi: le società che affidano lo stesso mezzo a un nuovo beneficiario non subiranno aggravi d'imposta, contribuendo a una maggiore flessibilità nella gestione aziendale del parco auto.
In base alle interpretazioni ufficiali e alle circolari esistenti, la disciplina di transizione tiene conto della data d'ordine e di prima immatricolazione, nonché delle successive cessioni o proroghe di contratto. Questo quadro rafforza la certezza del diritto per chi opera in ambito HR e fleet management, fornendo garanzie sia sulle modalità di determinazione della base imponibile sia sull'applicazione delle maggiorazioni previste dalla riforma.

Come rimarcato dagli esperti di settore, questa soluzione elimina definitivamente l'incertezza riguardante l'applicazione del valore normale e le relative controversie con l'Agenzia delle Entrate. Viene riconosciuta, infine, la validità delle decisioni già assunte dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2025, rendendo questo passaggio di normativa il più lineare possibile dal punto di vista operativo e amministrativo.

Impatto delle modifiche fiscali sulle strategie di gestione

L'introduzione delle nuove regole fiscali per le auto aziendali, a partire dall'incremento del 50% sul prelievo di vetture diesel e benzina oltre cinque anni, produrrà ripercussioni dirette sulle strategie di acquisto, sostituzione e gestione delle flotte. Gli effetti si preannunciano i seguenti:

  • Accelerazione del turnover: le aziende saranno fortemente incentivate a ridurre la permanenza in flotta di veicoli più anziani, onde evitare l'aggravio di costi legato al nuovo livello di fringe benefit.
  • Maggiore attenzione al Total Cost of Ownership (TCO): il calcolo del valore e della convenienza sarà più complesso, determinando nuove valutazioni costi/benefici tra propulsioni tradizionali, elettriche e ibride plug-in.
  • Strategie di assegnazione più flessibili: la possibilità di riassegnare veicoli a dipendenti diversi senza penalizzazioni offre una gestione del personale e delle risorse più agili.
  • Domanda crescente verso veicoli a basso impatto ambientale: grazie allo squilibrio delle aliquote tra motorizzazioni, le imprese saranno spinte a prediligere scelte più virtuose dal punto di vista delle emissioni.





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Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...