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Avvocato o commercialista? Pochi giovani vogliono fare i professionisti perchè guadagni bassi secondo studio Confprofessioni 2026

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Avvocatura e commercialisti perdono appeal tra i giovani: redditi più bassi, ingresso tardivo e divari di genere frenano il ricambio in professioni decisive per l'innovazione del Paese.

L'età mediana della popolazione italiana è salita da 33 anni nel 1975 a 49 anni nel 2025, mentre la quota dei giovani tra 0 e 14 anni si è dimezzata e quella degli over 65 è raddoppiata nello stesso periodo. Il cambiamento demografico si riflette anche negli studi professionali: nel 2025 gli under 35 rappresentano il 24% dei lavoratori dipendenti, ma soltanto il 16% dei liberi professionisti e il 15% degli altri indipendenti.

È il paradosso di professioni come l'avvocato e il commercialista. Restano associate a competenza, autonomia e prestigio sociale, ma per chi vuole intraprendere questo percorso l'accesso è diventato più lungo e costoso. Ci sono gli anni di formazione, il praticantato, gli esami e l'avvio dell'attività. Poi arriva la parte più incerta: trovare clienti, costruire relazioni e trasformare il lavoro in un reddito stabile.

Il problema, dunque, non dipende soltanto dal numero dei giovani disponibili a entrare nel mercato. Conta anche quanto convenga farlo, almeno nella fase iniziale.

Professioni prestigiose, ma meno attrattive

La libera professione offre ancora autonomia e margini di crescita. Il tempo necessario per arrivare a una posizione economica solida, però, si è allungato. Per molti giovani laureati il confronto non riguarda più soltanto la scelta tra una professione intellettuale e un impiego dipendente.

Da una parte ci sono anni di ingresso incerto. Dall'altra, percorsi aziendali che possono garantire da subito una retribuzione regolare, ferie, contributi e una maggiore prevedibilità. La differenza, soprattutto all'inizio, pesa.

Per avvocati e commercialisti possono passare diversi anni prima di acquisire una clientela stabile. Nel frattempo il professionista deve sostenere le spese della formazione, dell'iscrizione all'albo e dell'assicurazione. Si aggiungono software, affitto dello studio, eventuali collaborazioni e previdenza. Il reddito effettivo, quindi, non coincide con il fatturato: anche con un carico di lavoro elevato può restare contenuto.

Il rapporto Generazioni a confronto tra demografia e redditi, realizzato dall'Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, mette in relazione questi due fenomeni: la riduzione del peso demografico delle nuove generazioni e l'indebolimento della loro posizione economica. Marco Natali, presidente di Confprofessioni, ha parlato di un ricambio generazionale inceppato. I giovani entrano più tardi, crescono più lentamente e vedono aumentare la distanza dai professionisti senior.

Età mediana: 50 anni per gli uomini, 46 per le donne

La struttura anagrafica dei professionisti è più anziana rispetto a quella del lavoro dipendente. Nel 2025 l'età mediana dei liberi professionisti è di 50 anni per gli uomini e di 46 per le donne.

La differenza tra uomini e donne indica che le professioniste sono più presenti nelle generazioni giovani. Non modifica, però, il quadro complessivo: anche tra le donne le fasce mature hanno ormai un peso prevalente.

Il confronto con gli altri occupati rende la distanza immediatamente visibile. Nel 2025 gli under 35 costituiscono il 24% dei lavoratori dipendenti, il 16% dei liberi professionisti e il 15% degli altri lavoratori indipendenti. L'invecchiamento generale della popolazione spiega una parte del fenomeno, ma non tutto. Nel lavoro professionale l'accesso è più lento e la permanenza nelle fasce d'età elevate dura più a lungo:

Categoria lavorativa

Quota under 35 nel 2025

Lavoratori dipendenti

24%

Liberi professionisti

16%

Altri lavoratori indipendenti

15%

Nel decennio esaminato dal rapporto, il rapporto tra under 35 e over 54 si è indebolito in tutti i principali gruppi occupazionali. Il peggioramento è stato però più marcato nelle professioni e nel lavoro indipendente. Quando i nuovi ingressi diminuiscono e i senior restano al lavoro più a lungo, diventa più complicato organizzare il passaggio di competenze e clientela.

Perché l'ingresso dei giovani arriva più tardi

La durata del percorso è il primo ostacolo. Una laurea, il tirocinio o il praticantato, l'esame di abilitazione e la costruzione di una rete di relazioni spostano in avanti il momento in cui un giovane può lavorare con margini economici adeguati. In alcune attività servono anche specializzazioni ulteriori, soprattutto quando la clientela richiede competenze tecnologiche, fiscali, finanziarie o regolamentari.

Gli anni passano prima che il percorso diventi davvero remunerativo.

C'è poi il modo in cui l'attività viene organizzata. Un giovane che entra in uno studio può rimanere collaboratore per anni, accumulando esperienza senza avere ancora un portafoglio clienti proprio. Chi apre una partita Iva deve invece affrontare costi fissi e una domanda che non è sempre stabile. Restare nello studio di altri professionisti consente di formarsi e lavorare su casi concreti, ma non garantisce necessariamente un reddito proporzionato alle responsabilità assunte.

Un terzo elemento riguarda le reti professionali. Una parte delle opportunità passa dalla possibilità di entrare in contatto con clienti, imprese e studi già strutturati. Chi non dispone di relazioni familiari o professionali consolidate può impiegare più tempo a costruire una posizione autonoma. Il titolo di studio e l'abilitazione, da soli, non determinano l'accesso.

Il risultato è una carriera in cui il momento del massimo rendimento tende a spostarsi. Se in passato il picco dei redditi era più concentrato tra i 45 e i 54 anni, oggi si colloca più spesso tra i 55 e i 64 anni. L'allungamento della vita lavorativa e l'aumento dell'età pensionabile contribuiscono a spiegare il cambiamento, ma non bastano. Anche la progressione economica dei giovani è diventata più lenta.

Il reddito dei 25-34enni scende al 78%

Tra il 1987 e il 2022 il reddito individuale dei lavoratori tra 25 e 34 anni è passato dal 97% al 78% della media complessiva. La fascia giovane si è quindi allontanata dal livello medio proprio mentre aumentavano i requisiti formativi e si allungavano i tempi necessari per entrare nelle professioni qualificate.

Quel dato non indica soltanto quanto guadagni un giovane in valore assoluto. Misura soprattutto la sua posizione rispetto al resto degli occupati. Nel 1987 il reddito dei 25-34enni era vicino alla media generale; nel 2022 la distanza risultava molto più ampia.

Uno scarto di questo tipo incide sulla vita concreta. Rende più difficile sostenere le spese di avvio, progettare una famiglia, acquistare una casa o investire nella propria attività professionale:

Fascia d'età

Rapporto con il reddito medio nel 1987

Rapporto con il reddito medio nel 2022

25-34 anni

97%

78%

Il 2022 è l'ultimo anno disponibile per questo confronto storico sui redditi generazionali. Il valore non rappresenta, dunque, una fotografia dei redditi del 2025. Indica una tendenza di lungo periodo: i giovani hanno perso terreno rispetto alla media e il recupero economico arriva a età più avanzate.

Il lavoro indipendente ha ribaltato il vantaggio

Nel lavoro indipendente il cambiamento è ancora più evidente. Alla fine degli anni Ottanta, i lavoratori autonomi tra 25 e 34 anni avevano un reddito medio superiore del 20% rispetto ai senior. Nel 2022 il rapporto si era rovesciato: la stessa fascia d'età registrava un reddito inferiore del 16% rispetto agli over 55:

Confronto generazionale

Fine anni Ottanta

2022

25-34enni rispetto ai senior nel lavoro indipendente

+20%

-16%

Il passaggio è quello da un modello in cui l'autonomia poteva offrire ai giovani una rapida affermazione economica a una situazione in cui il vantaggio appartiene soprattutto a chi possiede già esperienza, clientela e organizzazione. Un professionista senior ha spesso relazioni consolidate, può selezionare meglio gli incarichi e dispone di una struttura di costi più sostenibile.

Ludovica Zichichi, ricercatrice senior dell'Osservatorio delle libere professioni, ha descritto una penalizzazione sistematica delle nuove generazioni. Nel lavoro indipendente il divario tende ad ampliarsi lungo il ciclo di vita: i giovani restano al di sotto della fascia centrale della carriera e il massimo reddituale arriva più avanti.

Questo non significa che ogni avvocato o commercialista giovane guadagni meno di qualunque collega anziano. Il confronto riguarda gruppi e medie generazionali. Le differenze possono essere ampie tra territori, specializzazioni e dimensioni degli studi; contano anche la presenza di dipendenti e la tipologia di clientela.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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