Le maggiori industrie internazionali, inclusi i principali attori statunitensi ed europei, hanno registrato un 2025 caratterizzato da flessioni record nei ricavi e nei margini di profitto. Dietro questa tendenza non si nasconde una crisi passeggera, ma un'insidia di origine strutturale che si è rafforzata dopo la pandemia globale e si è ulteriormente aggravata nel contesto economico, climatico e sociale più recente.
L'incremento dei costi di produzione, l'erosione della redditività e la fragilità dei consumi si intrecciano con l'emergere di nuove abitudini d'acquisto e la crescente concorrenza sul prezzo e sulla qualità. Il quadro che emerge è quello di un settore chiamato a reinventarsi radicalmente per garantire resilienza e prospettive di crescita nel medio e lungo termine.
Cause della crisi nel settore alimentare globale
L'analisi dei fattori che hanno portato all'attuale quadro di difficoltà mostra radici ampie e interconnesse. Il settore food sta pagando le conseguenze di:
-
Aumento dei costi delle materie prime energetiche e agricole dovuto a eventi climatici estremi, guerre e tensioni sull'approvvigionamento globale.
-
Debolezza strutturale della domanda nei principali mercati avanzati: tra inflazione, stagnazione dei redditi e priorità dei consumatori mutevoli, le vendite sono sempre più difficili da sostenere e spingere.
-
Nuova frammentazione dei consumi: negli ultimi tre anni, l'industria ha assistito sia alla fortissima ascesa dei discount sia all'emergere di una nicchia crescente, attenta alla qualità, ai prodotti freschi e genuini, alla sostenibilità e al legame col territorio.
-
Margini di profitto compressi a causa dell'impossibilità di trasferire integralmente i rincari ai consumatori finali. Le aziende si sono trovate schiacciate tra l'impennata dei costi e la pressione competitiva.
-
L'eredità della crisi pandemica, che ha destabilizzato le catene del valore su scala internazionale, spingendo a un ripensamento logistico e strategico ancora in fase di assestamento.
Esemplificativo è il caso di grandi gruppi come Kraft Heinz (scorporazioni strategiche e pesante riduzione delle stime dopo una decrescita organica del 3,5%), Nestlé (taglio di 16 mila posti di lavoro annunciato e utili in netto calo per due anni consecutivi), Campbell Soup Company (vendite e rating declassati per l'alto debito) e Hormel Foods (colpita da rincari sulle proteine animali e contrazione del mercato). Questi esempi evidenziano come
anche le multinazionali storicamente solide siano state colte da una crisi sistemica nata dall'intreccio di cause endogene ed esogene.
L'evoluzione del sistema alimentare globale richiede, pertanto, scelte di discontinuità gestionale e di governance, non più semplici adattamenti tattici, ma piani di trasformazione profonda in risposta a uno scenario destinato a rimanere instabile.
Impatto della crisi climatica su prezzi e produzione alimentare
La pressione crescente delle anomalie climatiche sta rapidamente ridefinendo il mercato del cibo. Secondo gli ultimi report internazionali, l'incremento di caldo, siccità, incendi e alluvioni ha causato un'impennata dei prezzi dei prodotti di base, minacciando la stabilità sia dei paesi ricchi sia di quelli in via di sviluppo. Dal 2022 a oggi, l'aumento anomalo dei prezzi di cacao, caffè, cereali, olio d'oliva e verdure ha superato spesso il 50% in alcune aree chiave: il cacao ha visto rincari oltre il 300% nei mercati africani, il riso asiatico oltre il 50%, la lattuga australiana del 300%, il caffè sudamericano sopra il 55%. Queste cifre traducono materialmente la vulnerabilità del sistema produttivo al clima.
La ricerca scientifica individua una correlazione diretta tra eventi climatici estremi e fluttuazioni inflattive dei prezzi. Gli studi più avanzati, come il rapporto pubblicato su Environmental Research Letters e quelli della FAO, indicano che ogni grado in più di temperatura globale può ridurre la produzione alimentare mondiale fino a 120 kcal per persona al giorno, equivalente al 4,4% dei consumi attuali. È una minaccia alla sicurezza alimentare, aggravata dall'esaurimento della capacità di adattamento di molte realtà agricole.
Oggi il cibo è, insieme, causa, vittima e potenziale soluzione della crisi ambientale. Le filiere industrializzate sono tra le principali responsabili delle emissioni, dello sfruttamento di risorse idriche e della perdita di biodiversità. Ma sono anche le più colpite da rese agricole imprevedibili e input di produzione sempre più onerosi. In questo contesto, emerge con forza la necessità di trasformare i sistemi produttivi e distributivi - dall'agroindustria fino al retail - con investimenti in innovazione, sostenibilità ed efficienza per garantire un accesso sicuro e nutriente al cibo, contrastare l'aumento dei prezzi finali e sostenere le fasce più esposte della popolazione.
Il ruolo delle guerre, delle tensioni geopolitiche e dell'instabilità economica
I conflitti armati, le crisi geopolitiche e l'instabilità finanziaria hanno amplificato l'emergenza alimentare globale. Le guerre persistenti, da Ucraina e Medio Oriente all'Africa subsahariana, hanno determinato shock nelle principali rotte commerciali, interruzioni nelle forniture e rincari sulle commodities strategiche come cereali, semi oleosi e oli vegetali. Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari elaborato dalle Nazioni Unite, la situazione si è aggravata con l'aumento della fame acuta in almeno 53 paesi.
Alcuni dati chiave mostrano l'impatto sociale e operativo di queste dinamiche:
-
Quasi 295 milioni di individui si trovavano già nel 2024 in condizioni di grave insicurezza alimentare.
-
Quasi 38 milioni di bambini sotto i cinque anni versano in stato di malnutrizione grave in 26 paesi.
-
I tagli ai finanziamenti umanitari (colpiti dal rallentamento delle economie avanzate e dal riallocamento delle risorse dopo la pandemia) hanno ridotto la capacità di risposta delle agenzie internazionali e dei governi locali.
Le oscillazioni dei cambi, l'aumento del debito pubblico nei paesi importatori nelle regioni emergenti e i dazi aggiuntivi rappresentano altre variabili che aggravano la volatilità dei prezzi e l'accesso alle risorse alimentari essenziali.
La priorità degli investimenti pubblici e privati deve spostarsi verso strumenti di prevenzione e resilienza di filiera, dal rafforzamento delle infrastrutture logistiche all'incentivo per sistemi agricoli locali e sostenibili, come richiesto dalle più recenti risoluzioni FAO e dalla Commissione Europea.
Sprechi alimentari e perdite nella filiera
Lo spreco alimentare rappresenta una delle sfide più gravi e paradossali della nostra epoca. Ogni anno, vengono buttati via circa 1,5 miliardi di tonnellate di cibo, equivalenti a un terzo della produzione globale. I dati dell'Osservatorio Waste Watcher International rivelano che:
-
Il 19% del cibo viene sprecato a livello di vendita al dettaglio, ristorazione e famiglie.
-
Il 13-14% si perde nella fase di produzione e raccolta.
-
2,3 miliardi di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare.
-
Lo spreco alimentare genera quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra, valore cinque volte superiore a quello dell'aviazione.
-
Il 28% delle terre coltivate viene dedicato a prodotti mai consumati.
-
Un quarto dell'acqua dolce in agricoltura finisce nella produzione destinata alla spazzatura.
Le ripercussioni sono molteplici: non solo etiche e sociali ma anche ambientali ed economiche. Lo spreco indebolisce le filiere, genera emissioni e pone interrogativi sulla
giustizia nella gestione delle risorse. In Italia, negli ultimi dodici mesi, si è registrato un discreto miglioramento ma il risultato è ancora distante dagli obiettivi dell'Agenda 2030 dell'ONU, che prevede il dimezzamento dello spreco entro i prossimi cinque anni. Le politiche pubbliche devono rafforzare l'educazione alimentare, promuovere strumenti di monitoraggio come le app domestiche e incrementare l'efficienza delle infrastrutture di stoccaggio e distribuzione, soprattutto nei paesi più fragili:
|
Regione
|
Cibo sprecato/procapite/sett. (g)
|
|
Italia Centro
|
491
|
|
Italia Nord
|
515
|
|
Italia Sud
|
629
|
Insicurezza alimentare, salute e disuguaglianze
L'emergenza alimentare sta amplificando il rischio di disuguaglianze profonde. Ne sono testimonianza i milioni di individui che ogni giorno vedono ridotto l'accesso a una dieta sana e adeguata. Secondo il Food Security Information Network, nel 2024 una persona su undici viveva già in situazione di chiara insicurezza alimentare, con punte drammatiche in Africa, Asia e aree di crisi cronica.
-
Bambini e donne in prima linea: la malnutrizione in età pediatrica resta diffusa nelle regioni colpite da conflitti, instabilità politica o ambiente degradato.
-
Impatto sulla salute pubblica: negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nei paesi più avanzati, cresce la quota di chi rinuncia a frutta e verdura, con effetti sull'incidenza di patologie croniche e riduzione dell'aspettativa di vita.
-
Consequenze economiche e politiche: la precarietà nell'accesso al cibo può generare tensioni sociali e politiche, come dimostrano le proteste in Mozambico o le rivolte legate al costo del paniere alimentare in Asia.
L'Ong Azione Contro la Fame sottolinea come la fame acuta sia oggi concentrata in pochi paesi, ma in progressivo aumento a livello globale. Le iniziative umanitarie possono soltanto tamponare una situazione la cui soluzione richiede un
approccio integrato sul lungo periodo: risposta alle emergenze, rafforzamento dell'autonomia locale e trasformazione del sistema produttivo.
Strategie e soluzioni per la resilienza della filiera agroalimentare
Alla luce di un sistema alimentare così fragile, la comunità scientifica, le aziende e le istituzioni promuovono una serie di azioni mirate. Secondo i più aggiornati report di settore, le strategie più efficaci per rafforzare la resilienza della food supply chain sono:
-
Innovazione genetica e agricoltura rigenerativa: sviluppo di sementi ad alta resa e più resistenti agli stress idrici e alle fitopatie.
-
Filiera corta e localizzazione produttiva: incentivo alla produzione locale, ai mercati contadini e ai prodotti a chilometro zero per ridurre la dipendenza da importazioni e la volatilità dei prezzi.
-
Digitalizzazione e logistica intelligente: uso di sensori, piattaforme digitali e IA per ottimizzare i processi e prevenire perdite o sprechi.
-
Formazione, educazione alimentare e lotta agli sprechi: promozione di comportamenti virtuosi, in particolare nelle nuove generazioni (come la Gen Z) e nelle aree urbane.
-
Diversificazione delle colture e delle aree produttive: per limitare l'esposizione sistemica a crisi climatiche o geopolitiche concentrate.
-
Governance e politiche di filiera: coordinamento tra pubblico e privato volto a garantire la sicurezza alimentare, sostenere l'accesso ai finanziamenti e promuovere una transizione equa e sostenibile, in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030 e la PAC europea.
Un passaggio essenziale è
la trasformazione culturale e gestionale della supply chain alimentare, fondata sull'interconnessione tra sostenibilità economica, sociale e ambientale.
L'industria alimentare internazionale ha mostrato segnali alterni di ripresa e difficoltà. Alcuni player, come Kraft Heinz e Campbell, si sono visti costretti a operare scorpori societari, tagli occupazionali e piani di ristrutturazione, mentre altri - Mondelez, Tyson Foods, General Mills - stanno beneficiando di strategie più flessibili e orientate al valore aggiunto. La premiumizzazione delle fasce di prodotto, la focalizzazione su segmenti a maggiore redditività (come il food pet o le proteine alternative), l'integrazione verticale e l'espansione nei mercati emergenti sono gli assi principali su cui si concentra il rilancio.
Le aziende che si distinguono puntano su:
-
Innovazione tecnologica: investimenti in nuovi processi e packaging sostenibile.
-
Acquisizioni e cessioni mirate: per snellire le strutture e rafforzare le competenze di filiera.
-
Strategie di mercato multipolari: valorizzazione dei marchi con forte riconoscibilità, senza trascurare il segmento discount e la crescente domanda di prodotti etici e salutari.
Secondo gli analisti,
il rallentamento dell'inflazione e le contromisure adottate stanno preparando il terreno per un possibile rimbalzo dopo un biennio negativo. Tuttavia, la volatilità dei mercati, l'imprevedibilità delle crisi e la pressione sui costi costringeranno i giganti del food a ridefinire costantemente i loro modelli di business.
Leggi anche