L'età per andare in pensione e uscire dal lavoro sale più rapidamente del previsto: 67 anni e 6 mesi nel 2029 e 67 anni e 8 mesi nel 2031. Tutti i dati della Ragioneria.
L'età pensionabile torna al centro del dibattito. Il nuovo rapporto della Ragioneria generale dello Stato conferma che l'età per andare in pensione crescerà nei prossimi cinque anni, e lo farà con un ritmo più sostenuto di quanto ci si aspettasse. Dopo i primi ritocchi già programmati, un mese nel 2027 e ulteriori due mesi nel 2028, la curva accelera: nel 2029 si sale di altri tre mesi.
Le stime arrivano dal 27° rapporto sulle tendenze di medio lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario, aggiornato a luglio 2026 e diffuso a fine settembre. Il documento parte dalle regole in vigore, compresa la legge di bilancio 2026, e dalle ultime previsioni macroeconomiche, e proietta in avanti i requisiti per uscire dal lavoro.
Il messaggio è netto: la speranza di vita continua ad allungarsi e, per il meccanismo di adeguamento previsto dalla legge, l'età per la pensione la insegue. Non è una novità in sé, ma il calendario delineato dalla Ragioneria mostra che il percorso, dopo un avvio graduale, diventa più ripido.
Quando si parla di aumento più del previsto, non ci si riferisce a un cambio di regole né a un nuovo intervento del legislatore. Si intende che l'innalzamento procede più rapidamente rispetto al ritmo cui si era abituati.
Il punto di partenza è una soglia ferma da anni a 67 anni. Il 2027 porta il primo scatto, contenuto: un solo mese. Il 2028 aggiunge altri due mesi. Sembrerebbe un percorso dolce, ma poi il passo cambia: dal 2028 al 2029 il requisito cresce di tre mesi in un colpo solo, più dei due mesi del passaggio precedente. In sostanza, i primi aumenti erano stati diluiti, mentre l'adeguamento pieno mostra ora tutta la sua forza.
Ecco i requisiti per la pensione di vecchiaia indicati dalle proiezioni della Ragioneria:
Per accedere alla pensione di vecchiaia restano necessari, oltre all'età, almeno 20 anni di contributi.
L'adeguamento non riguarda solo l'età anagrafica. Anche la pensione anticipata, che prescinde dall'età e guarda agli anni di contribuzione, segue la stessa dinamica. Le proiezioni indicano:
Il meccanismo è semplice nella logica: se gli italiani vivono più a lungo, il sistema chiede di restare al lavoro più a lungo, per mantenere sostenibile la spesa previdenziale. L'Istat rileva l'andamento della speranza di vita e i requisiti vengono aggiornati con cadenza biennale.
Per il 2027 il decreto direttoriale del dicembre 2025 aveva fissato l'adeguamento in tre mesi. La legge di bilancio 2026 ha però ridotto l'incremento a un solo mese, limitatamente al 2027. Dal 2028 torna a operare l'adeguamento complessivo di tre mesi, ed è per questo che il requisito passa a 67 anni e 3 mesi. Il rinvio di una parte dell'aumento spiega perché il percorso appaia dolce all'inizio e più deciso subito dopo.
Non tutti i lavoratori sono toccati allo stesso modo. La manovra ha escluso in via strutturale dall'adeguamento, per i pensionamenti dal 1° gennaio 2027, chi svolge attività usuranti o mansioni gravose, se in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Per queste categorie la soglia non si sposta con la speranza di vita.
Un capitolo a parte riguarda il personale militare, per il quale sono previsti incrementi graduali aggiuntivi: un mese nel 2028, un altro nel 2029 e un ulteriore mese dal 2030.
Perché lo Stato insiste su questo meccanismo? La risposta sta nei numeri della spesa. Il rapporto stima che la spesa pensionistica in rapporto al Pil raggiunga il picco del 17,1% nel 2041, e resti sostanzialmente stabile anche nel triennio successivo. Solo dal 2045 dovrebbe iniziare una discesa, fino al 16,2% nel 2050 e al 14% nel 2070.
A determinare il calo saranno la progressiva uscita dei baby boomer, la stabilizzazione e poi l'inversione del rapporto tra pensionati e occupati, la generalizzazione del sistema contributivo e, appunto, il continuo adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Se si guarda alla spesa complessiva per pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo, il peso sul Pil è previsto al 23,2% nel 2030, in crescita rispetto al 22,1% del 2023.
In altre parole, l'innalzamento dell'età è uno dei pilastri con cui i conti pubblici cercano di reggere l'invecchiamento della popolazione.
Qui serve cautela. Le cifre relative agli anni più lontani, in particolare 2029 e 2031, sono proiezioni e non un calendario già scritto nella legge. Dipendono dai dati effettivi sulla speranza di vita che l'Istat rileverà nei prossimi anni e, soprattutto, da eventuali interventi politici.
Non sarebbe la prima volta che gli effetti dell'allungamento della vita vengono sterilizzati. È già accaduto in passato con il primo governo Conte, che aveva congelato l'adeguamento fino al 2026, e con l'ultima legge di bilancio del governo Meloni, che ha ridotto lo scatto del 2027. Le stime della Ragioneria descrivono dunque lo scenario "a legislazione vigente", cioè quello che si verificherebbe se nessuno intervenisse.
Nel frattempo il dibattito politico è vivace: tra le proposte in campo c'è quella della Lega di una pensione anticipata a 64 anni con ricalcolo contributivo, che andrebbe nella direzione opposta rispetto al trend delineato dai numeri.
Quanti mesi in più servono nel 2029 rispetto al 2028?
Tre mesi: si passa da 67 anni e 3 mesi a 67 anni e 6 mesi, il salto più ampio del quinquennio.
Le età del 2029, 2030 e 2031 sono già definitive?
No. Sono stime che dipendono dalla speranza di vita rilevata dall'Istat e da eventuali interventi del governo.
L'aumento vale per tutti?
Non per tutti. Sono esclusi dall'adeguamento, dal 2027, i lavoratori addetti ad attività usuranti e a mansioni gravose.
Cambia anche la pensione anticipata?
Sì. I contributi richiesti salgono da 42 anni e 11 mesi nel 2027 a 43 anni e 6 mesi nel 2031, con un anno in meno per le donne.
L'età per uscire dal lavoro cresce più rapidamente del previsto: dopo un mese nel 2027 e due mesi in più nel 2028, il 2029 porta un balzo di tre mesi, fino a 67 anni e 6 mesi, e nel 2031 si arriva a 67 anni e 8 mesi. Le cifre non sono scolpite nella pietra e la politica potrebbe ancora intervenire, come già avvenuto in passato. Ma il quadro tracciato dalla Ragioneria generale dello Stato è chiaro: chi programma la propria pensione farebbe bene a guardare al calendario dei prossimi anni, e non più ai soli 67 anni di oggi.
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...