Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Carte di identità elettronica: rubano il chip per fare truffe. Cosa fare se accade

WhatsApp X Telegram
di Chiara Compagnucci pubblicato il

Il furto dei microchip dalle carte d'identità elettroniche rappresenta una nuova frontiera per le truffe digitali: dai rischi reali per le vittime, alle indagini in corso fino alle misure di prevenzione.

Le forze dell'ordine italiane stanno constatando in tutta Italia una crescita di casi legati alla sottrazione del microchip dalle carte d'identità elettroniche (CIE). Episodi emersi a Vicenza e in altre province hanno alimentato i sospetti di un illecito mercato di questi componenti, complici circostanze che coinvolgono spesso soggetti marginalizzati o legati ad ambienti criminali. Le CIE manomesse vengono normalmente individuate durante controlli di polizia su strada o durante specifiche operazioni d'indagine. La precisione chirurgica della rimozione del microchip da questi documenti lascia ipotizzare l'esistenza di una vera e propria filiera organizzata, il cui scopo sarebbe ricettare e riutilizzare il microchip su documenti contraffatti.

Le nuove tecniche di truffa: il mercato illecito dei microchip CIE

Negli ultimi mesi sono aumentate le segnalazioni relative a carte d'identità elettroniche ritrovate senza microchip, in una pratica che evidenzia la pericolosa diffusione di tecniche criminali innovative. Gli investigatori hanno riscontrato che la rimozione avviene attraverso strumenti di precisione, in modo da non danneggiare il pezzo elettronico e lasciare integro il supporto.

I chip così trafugati entrano in un mercato nero digitale che coinvolge piattaforme online e canali di messaggistica criptata, dove vengono commercializzati a individui e organizzazioni dedite alle frodi d'identità. Qui il microchip può essere riapplicato su documenti falsi riportanti dati manipolati, appartenenti a truffatori o loro complici.

L'esistenza di tutorial e listini prezzo in circuiti riservati conferma la presenza di una economia sommersa intorno al traffico di microchip. Inoltre, la possibilità di superare controlli automatizzati tramite dispositivi NFC aumenta esponenzialmente il valore di questi componenti: una CIE apparentemente autentica, grazie a un chip valido, può aggirare barriere di sicurezza nei check-in rapidi di strutture ricettive, processi di onboarding bancario o attivazione SIM telefoniche:

  • Acquirenti ricorrenti: truffatori digitali, organizzazioni criminali, trafficanti di identità digitali
  • Destinazioni d'uso: apertura illecita di conti, ottenimento di servizi pubblici, elusione di controlli di polizia
Le forze investigative sono al lavoro per quantificare la vastità del fenomeno e identificare punti di scambio rilevanti tra Italia e altre nazioni, con indagini in corso nelle province di Vicenza, Mantova, Perugia, Macerata e altre.

Cosa possono fare i truffatori con il chip rubato

L'asportazione e il riutilizzo di un microchip CIE rappresentano una seria minaccia per la sicurezza individuale. Quando il chip originale viene inserito in un documento contraffatto, i sistemi digitali di verifica leggono i dati autentici dalla memoria elettronica, ignorando la falsità del supporto cartaceo:

  • Falsi check-in: i criminali possono eludere i controlli automatizzati di alberghi e strutture ricettive, nascondendo la loro identità anche in presenza di provvedimenti di rintraccio.
  • Attivazione di servizi finanziari: l'uso del chip su piattaforme bancarie o di trading permette di aprire conti correnti con identità rubate, riciclando fondi o avviando transazioni illecite.
  • Accesso ai servizi pubblici: se conoscono anche il PIN della vittima, i truffatori possono accedere a portali INPS, Agenzia delle Entrate, richiedendo pratiche o benefici a nome della vittima.
  • Acquisto di SIM telefoniche: gli operatori chiedono una carta d'identità elettronica per l'intestazione e, grazie al chip autentico, la frode passa inosservata.
Le conseguenze per le persone derubate sono molto gravi: responsabilità legali, danni finanziari, manipolazione di dati personali e, soprattutto, la difficoltà di dimostrare di essere vittime di furto d'identità. Il recupero dell'identità digitale sottratta e degli eventuali fondi richiede spesso lunghi procedimenti burocratici e legali, e la denuncia tempestiva è essenziale per limitare le responsabilità.

Come riconoscere una carta d'identità elettronica manomessa

Essere in grado di individuare una CIE alterata è importante per chi lavora nei settori pubblici, bancari, e negli esercizi che richiedono la verifica dell'identità digitale. I principali segnali di manomissione includono:

  • Assenza di risposta alla lettura NFC: una CIE senza microchip non trasmette alcun dato a smartphone o lettori abilitati.
  • Segni sospetti sul supporto: rivestimenti parzialmente sollevati, graffi microscopici o irregolarità nella zona interna dove si trova il chip.
  • Difformità nei dati visivi: discrepanze tra i dati stampati sul documento e le informazioni anagrafiche restituite, quando la CIE viene letta con un terminale NFC.
Le CIE non manomesse hanno sistemi di anti-contraffazione integrati, inclusi ologrammi e stampa particolare. Una CIE genuina trasmette dati coerenti e immediatamente riconoscibili a strumenti di controllo automatici; qualunque anomalia va segnalata alle autorità competenti.

Come difendersi: precauzioni, cosa fare e a chi rivolgersi

Proteggersi dalla sottrazione e dall'abuso del chip della CIE richiede un'approfondita consapevolezza digitale e l'adozione sistematica di alcune precauzioni:

  • Custodia attenta della CIE: evitare di lasciare il documento incustodito, specialmente in locali pubblici o all'interno di automobili.
  • Controllo dello stato del documento: verificare periodicamente l'integrità del microchip tramite lettore NFC o app ufficiale CIEID.
  • Segnalazione immediata: in caso di furto o smarrimento, denunciare tempestivamente alle Forze dell'Ordine e bloccare la carta presso l'Anagrafe.
Se la propria CIE smette di funzionare con i servizi digitali, effettuare subito una verifica con un terminale NFC. In caso di possibile manomissione o asportazione del chip, è indispensabile sporgere denuncia presso i carabinieri e richiedere la sostituzione del documento. Altre raccomandazioni operative:
  • Mai comunicare il PIN e i dati sensibili a terzi, nemmeno via email o telefono.
  • Sorvegliare gli accessi: monitorare gli accessi ai servizi della PA tramite le dashboard online.
  • Utilizzare solo canali ufficiali per la richiesta e l'attivazione di una nuova CIE.
Per casi sospetti o abusi, oltre alla Polizia Postale e ai Carabinieri, si possono contattare anche l'Ufficio Anagrafe e i garanti regionali della privacy.

Le autorità italiane hanno intensificato il contrasto a queste nuove forme di criminalità high-tech. I carabinieri e la polizia postale collaborano a livello interprovinciale per tracciare i flussi di componenti elettronici asportati e identificare i punti di ricettazione dei microchip CIE.

Le indagini in corso hanno evidenziato la presenza di soggetti recidivi, spesso legati al mondo delle dipendenze o della microcriminalità, che fungono da ‘raccoglitori' dei chip da rivendere a intermediari specializzati.

  • Operazioni coordinate tra le procure di Trento, Mantova, Perugia, Vicenza e altre province mirano a ricostruire la rete nazionale ed europea di distribuzione dei chip trafugati.
  • Sono in fase di valutazione nuove misure legislative per rafforzare l'unicità e la tracciabilità dei chip, ad esempio introducendo notifiche automatiche ogni volta che una CIE viene utilizzata per l'accesso a servizi sensibili.
  • La collaborazione con le istituzioni dell'Unione Europea è fondamentale per bloccare le rotte di vendita e per allineare i sistemi anti-frode.
Le risposte istituzionali includono anche campagne di sensibilizzazione rivolte agli operatori bancari, alberghieri e ai servizi digitali, per elevare il livello di attenzione nella verifica delle CIE presentate.

Casi reali e dati: un fenomeno in crescita in Italia

Gli ultimi casi di cronaca confermano la presenza di una rete nazionale dedita al traffico e alla rimozione dei microchip elettronici. Dall'inizio dello scorso anno, forze di polizia e carabinieri hanno denunciato una serie di episodi che hanno fatto luce sulla portata e sulla sistematicità del fenomeno:

  • Nella provincia di Vicenza, un cittadino tunisino sorpreso con una CIE priva di chip ha sollevato interrogativi sull'esistenza di un asse di smistamento extra-regionale.
  • A Mantova, sono state rinvenute numerose CIE private della componente elettronica, mentre in Umbria una rete di cinque individui operava nella rimozione e commercializzazione di questi componenti.
  • Nelle Marche, la polizia ha portato alla luce un nuovo giro di vendita di chip a gruppi criminali, su base interregionale.
La raccolta e la combinazione di queste denunce hanno permesso di mappare una diffusione preoccupante della frode, alimentata da nuove opportunità di monetizzazione offerte dalla digitalizzazione dei servizi pubblici e privati:

Regione

Casi segnalati

Veneto

12+ (Vicenza, Padova, Treviso)

Lombardia

10 (Mantova, Milano)

Umbria

5 (Perugia, Assisi)

Marche

6 (Macerata e provincia)

Tutti i dati raccolti puntano verso un trend in ascesa delle manomissioni, che seguono di pari passo la diffusione delle identità elettroniche e delle procedure di onboarding digitali.






Leggi anche

Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...