La scadenza simultanea dei quattro principali contratti collettivi nel comparto della grande distribuzione lancia un segnale chiaro: le regole che hanno retto l’intero sistema rischiano ora di diventare obsolete. Oltre un milione di lavoratori e centinaia di aziende attendono risposte per il loro futuro. La frammentazione attuale indebolisce il settore, mentre l’incertezza sulle negoziazioni apre scenari nuovi e talvolta preoccupanti. La mancanza di visione comune tra imprese e rappresentanza dei lavoratori rischia di produrre accordi incapaci di rispondere all’avanzare delle trasformazioni che investono il commercio moderno. Aziende e sindacati sono già in stato di allerta: la posta in gioco è la competitività dell’intero comparto e la tenuta delle tutele sociali storiche.
Panoramica dei 4 CCNL in scadenza: Identità, differenze e criticità del modello attuale
I quattro contratti collettivi nazionali della GDO in scadenza sono:
- Contratto nazionale del Terziario Distribuzione Servizi (Confcommercio)
- Contratto nazionale della Distribuzione Moderna Organizzata (Federdistribuzione)
- CCNL Distribuzione Cooperativa (Coop)
- CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi (Confesercenti).
Tutti questi accordi avranno validità fino al 31 marzo 2027.
Storicamente, il CCNL di Confcommercio ha fornito il modello di riferimento, con successive derivazioni pressoché sovrapponibili per le altre associazioni datoriali. L’eccezione resterà la Distribuzione Cooperativa, che mantiene alcune specificità dovute alla propria natura mutualistica.
Le differenze principali risiedono nei dettagli tecnici, nella bilateralità e nell’applicazione di alcuni istituti, ma nella sostanza la moltiplicazione dei contratti non corrisponde a reali differenze di contenuto. Questa proliferazione si traduce in una corsa al ribasso, denominata "rincorsa allo sconto": più contratti equivalenti applicabili nello stesso comparto finiscono per indebolire la forza della regolazione, favorendo fenomeni di dumping contrattuale.
Con l’attuale modello si rischia di assistere ad un progressivo allontanamento tra le esigenze professionali realmente ricercate dalle aziende, come figure specializzate difficili da reperire – e una vasta platea di lavoratori destinata a posizioni più marginali o precarie. Questo squilibrio è uno degli elementi chiave per valutare l’insostenibilità a lungo termine del sistema.
Le richieste delle organizzazioni sindacali: le piattaforme a confronto
In vista della scadenza, i sindacati confederali di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, hanno deciso di presentare una piattaforma unitaria per tutte le controparti. Questa strategia mira a rafforzare il potere contrattuale e a ridurre la frammentazione degli interlocutori. Le principali richieste possono essere riassunte in:
- Miglioramento dei minimi salariali: aggiornamenti retributivi adeguati al caro vita e ai ritardi nei rinnovi, con meccanismi chiari di recupero dell’inflazione.
- Staffetta generazionale: strumenti concreti per accompagnare l’uscita di lavoratori anziani e agevolare l’ingresso dei giovani.
- Riforma del part-time: innalzamento dell’orario minimo, revisione delle clausole elastiche, maggiori tutele contro obblighi imposti.
- Lavoro domenicale: fissazione di limiti alle prestazioni continuative nei giorni festivi e rispetto del riposo settimanale.
- Equilibrio nel contratto a termine: richieste per evitare l’abuso degli strumenti di flessibilità e rafforzare la stabilità occupazionale.
- Contrattazione decentrata: rilancio di modelli che consentano maggiore adattamento alle reali esigenze dei territori e delle aziende.
- Welfare integrativo e ampliamento delle tutele sanitarie, previdenziali e contro la discriminazione di genere.
Le piattaforme sindacali si concentrano anche sulla
revisione degli inquadramenti professionali, per adattare i livelli al mutato contesto della distribuzione moderna e alle nuove mansioni sviluppatesi all’interno dei punti vendita fisici e digitali.
Le posizioni delle aziende e delle associazioni datoriali: rischi, aspettative e strategie
Le aziende e le associazioni datoriali si presentano divise tra la volontà di mantenere la propria “titolarità” contrattuale e l’esigenza di razionalizzare un sistema che mostra evidenti limiti. Federdistribuzione, tra i principali attori, punta a proseguire sulla semplificazione normativa, evidenziando come il CCNL debba essere agile e facilmente applicabile, evitando aggravi burocratici oltre quanto già imposto dalla legge.
In prospettiva, le principali aspettative sono:
- Controllare i costi, limitando incrementi salariali che non siano sostenuti dagli andamenti reali del settore.
- Maggiore flessibilità organizzativa, in particolare su apprendistato, lavoro domenicale e contratti a termine, per rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro dinamico.
- Mantenere autonomia nei processi negoziali, valorizzando le specificità associative (ad esempio le coop rispetto alle imprese del commercio puro).
- Gestione efficiente del welfare: strumenti bilaterali come E.Bi.Di.M. sono considerati chiave per assicurare coperture sociali senza aggravi insostenibili sul costo del lavoro.
Tuttavia,
la mancanza di una linea comune fra le sigle datoriali rappresenta un ostacolo serio a qualsiasi innovazione strutturale. Il timore prevalente riguarda la competitività interna tra associazioni, che potrebbe sfociare in una "rincorsa al ribasso" fra i diversi CCNL applicabili allo stesso comparto, minando la funzione di regolazione condivisa.
La trattativa sindacale: tappe fondamentali e i nodi irrisolti
Le negoziazioni tra le parti hanno attraversato vari momenti di stallo negli ultimi anni. Dopo la firma di un protocollo comune sul settore terziario e commercio, con un primo adeguamento economico e la ripresa dei tavoli tecnici nel 2023, la discussione si è arenata su diversi fronti:
- Classificazioni e inquadramenti: permane il disaccordo su come aggiornare i livelli professionali e includere nuove figure (come quelle legate all’e-commerce o al picking).
- Politiche di genere: le richieste sindacali di estensione del congedo per donne vittime di violenza trovano una controparte prudente nel recepimento di nuovi oneri a carico delle aziende.
- Contratto a termine e part-time: resiste la distanza tra rigidità reclamate dalle rappresentanze dei lavoratori e esigenze di flessibilità delle imprese.
La situazione attuale è caratterizzata da una sostanziale distanza: se, da un lato, i sindacati propongono una semplificazione dello scenario contrattuale, dall'altro, le aziende restano prossime ai rispettivi modelli senza vere aperture sulla unificazione o sulle modifiche più incisive.
Analisi delle opportunità di unificazione contrattuale e le possibili soluzioni innovative
L’accumularsi di contratti simili ha reso urgente valutare i vantaggi di una unificazione negoziale. Questa soluzione offrirebbe:
- Una maggiore chiarezza e trasparenza per lavoratori e aziende sulle regole applicabili
- Minor rischio di dumping tra diversi CCNL, superando la competizione sul costo del lavoro derivata dalla coesistenza di più testi equivalenti
- Più forza innovativa nella definizione di nuovi istituti a tutela sia delle imprese sia degli addetti
Si ipotizzano alcune possibili
soluzioni innovative:
- Un CCNL unico con possibilità di allegati o sezioni speciali per esigenze peculiari di alcune tipologie datoriali (es. Coop o imprese del franchising)
- Maggior uso della contrattazione di secondo livello (territoriale o aziendale) per customizzare alcune tutele e norme
- Più spazio alle clausole di produttività collegate all’andamento aziendale, favorendo il coinvolgimento diretto dei dipendenti nei risultati economici d’impresa
Queste prospettive potrebbero favorire un equilibrio tra competitività e tutele, riducendo al contempo la spinta verso i cosiddetti “contratti pirata” e incrementando la coesione del settore.
Condizioni economiche attuali, minimi retributivi e strumenti di welfare nei CCNL
Attualmente, i trattamenti economici minimi nei diversi CCNL presentano modeste differenze nominali, essendo spesso aggiornati in modo coordinato per evitare eccessive divergenze tra comparti. Ecco una tabella rappresentativa (dati riferiti al più recente rinnovo DMO e parametrati al IV livello):
| CCNL |
Minimo retributivo mensile (IV livello) |
Note |
| Federdistribuzione DMO |
1.376 € |
Aumenti dal 2019; acconti e una tantum negli anni di carenza |
| Confcommercio Terziario |
1.380 € |
Incrementi graduali e allineamento con DMO |
| Confesercenti TDS |
1.380 € |
minime differenze rispetto a Confcommercio |
| Distribuzione Cooperativa |
1.372 € |
Peculiarità nella parte variabile e nel welfare |
Vanno inoltre considerate alcune erogazioni straordinarie che si sono sommate ai minimi contrattuali negli ultimi rinnovi per colmare prolungati periodi di vacanza contrattuale (da 350 a oltre 500 euro "una tantum").
Sul fronte welfare, la bilateralità (tramite E.Bi.Di.M. oltre a Est, Quas, etc.) offre coperture sanitarie integrative, previdenza complementare e corsi di formazione professionale, con particolare attenzione alle fasce più svantaggiate (tramite contributi dedicati e offerte formative per aggiornamento e upskilling).
Part-time, lavoro domenicale e contratto a termine: le modifiche richieste e le attese
Meccanismi di lavoro flessibile e forme di impiego atipico sono al centro delle rivendicazioni e delle negoziazioni in corso:
- Part-time: tra le maggiori richieste vi è l’aumento dell’orario minimo garantito e la rivisitazione delle clausole elastiche, che oggi spesso comportano un utilizzo distorto di questa tipologia, penalizzando lavoratrici e lavoratori soggetti a continui cambi turni e precarizzazione.
- Lavoro domenicale: i sindacati invocano nuovi limiti – per esempio il tetto massimo di domeniche lavorate da chi non ha il giorno di riposo coincidente con quella festività – e l’introduzione di indennità specifiche proporzionate all’impegno richiesto.
- Contratti a termine: al centro dei temi negoziali ci sono i rischi di turn-over elevato, instabilità, scarsa continuità lavorativa, con proposte di riequilibrio della disciplina per restringere l’uso senza reale motivazione produttiva.
Sono inoltre oggetto di discussione approfondita le politiche di contrasto a discriminazioni e abusi, l’estensione della contrattazione di secondo livello in tema di turnazioni e la regolazione più stringente delle esternalizzazioni tramite franchising e appalti.
Errori comuni nella negoziazione e nelle posizioni delle parti
In questi anni le negoziazioni sono spesso naufragate di fronte a diversi errori ricorrenti:
- Mancanza di parità sostanziale tra le parti, con la componente datoriale spesso in posizione preminente nelle fasi di stallo.
- Rincorsa alla distintività formale – spesso senza reali specificità di contenuto – che ha prodotto più una frammentazione inutile che tutela dei diversi tipi di aziende.
- Sottovalutazione dei rischi di dumping contrattuale, con la scelta di mantenere più CCNL simili tra loro senza spingere a un reale processo di unificazione.
- Gestione superficiale della consultazione dei lavoratori, che rischia di non considerare le esigenze concrete degli addetti nei team multidisciplinari o nelle nuove tipologie di vendita (e-commerce, omnichannel).
Una più attenta e trasparente valutazione degli equilibri sarebbe necessaria per innovare davvero il sistema delle relazioni industriali nel settore.
Leggi anche
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...