Il costo del carburante dipende da più fattori e le misure di contenimento non valgono per tutti allo stesso modo. Tra accise mobili, tetti delle reti aderenti e aiuti regionali o mirati, ecco come capire chi risparmia e quanto su un pieno.
Quanto può scendere il costo di un pieno tra accise mobili, prezzi massimi delle compagnie e sconti regionali? Il mercato dei carburanti entra in ottobre con diversi strumenti per contenere la spesa, ciascuno con destinatari e regole differenti. Le compagnie intervengono sui listini, il Friuli Venezia Giulia aumenta i contributi ai residenti e il governo punta a utilizzare le maggiori entrate IVA per finanziare nuove riduzioni delle accise. Sul versante del lavoro, anche i fringe benefit sotto forma di buoni carburante possono alleggerire il conto sostenuto dai dipendenti.
Il prezzo esposto da un distributore dipende da più voci. Contano le quotazioni e i costi di approvvigionamento, i margini, le imposte e le scelte commerciali della rete. Una riduzione dell’accisa interviene sulla componente fiscale del carburante; un tetto deciso da un’azienda, invece, limita il prezzo soltanto negli impianti compresi nell’iniziativa e per il periodo stabilito dall’operatore. Le agevolazioni regionali seguono regole proprie. Possono riguardare destinatari selezionati e richiedere procedure specifiche, quindi non equivalgono a uno sconto automatico per chiunque faccia rifornimento nella regione.
I listini del MIMIT, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, restituiscono fotografie che vanno lette tenendo conto della data, del carburante e della modalità di erogazione. Prima dell’entrata in vigore del decreto di settembre, i valori medi citati per il gasolio self si collocavano intorno a 2,23-2,26 euro al litro. Dopo il dimezzamento dello sconto è stata registrata una rilevazione di 2,357 euro, con il prezzo in autostrada a 2,439 euro. Un’altra fotografia riportava invece 2,236 euro per il diesel self.
I numeri non formano una serie di confronti perfettamente omogenea. Cambiano il giorno di rilevazione, la copertura dei distributori e il momento in cui sono stati raccolti i dati. Per questo, presi da soli, non permettono di stabilire quanta parte delle variazioni sia dovuta alle accise.
Per la benzina, i dati disponibili collocavano il self tra 2,12 e 2,14 euro al litro nel settembre 2026. Gli interventi temporanei di quel mese interessavano il gasolio, non la verde. Anche la media nazionale, poi, non coincide necessariamente con quanto paga il singolo automobilista: incidono la località, la presenza di un impianto in autostrada, la modalità self o servito e gli eventuali sconti applicati dal gestore.
Le accise mobili non fissano un prezzo massimo per i distributori. La legge 244 del 2007 permette di ridurre l’accisa sui carburanti per compensare le maggiori entrate IVA legate all’aumento dei prezzi petroliferi. In pratica, se il rincaro produce un extragettito IVA, un decreto ministeriale può destinare risorse corrispondenti a una riduzione dell’aliquota di accisa. Il beneficio, però, non compare automaticamente alla pompa: serve un provvedimento che stabilisca quale aliquota applicare, a quali prodotti e per quanto tempo.
Nel 2026 il meccanismo era già stato attivato con misure temporanee. A giugno lo sconto aveva riguardato sia la benzina sia il diesel; alcune applicazioni successive avevano interessato soltanto il gasolio. La misura di settembre è stata fissata dal decreto-legge n. 162. Dal 18 al 25 settembre 2026 l’accisa sul diesel è stata portata a 572,90 euro per 1.000 litri; dal 26 settembre al 5 ottobre è salita a 622,90 euro per 1.000 litri. L’aliquota ordinaria indicata è di 672,90 euro per 1.000 litri. Incluse le imposte, le differenze corrispondono rispettivamente a 12,2 e 6,1 centesimi al litro.
Le stime circolate in precedenza non vanno scambiate per il contenuto effettivo di un decreto di imminente emanazione. Durante una fase di rincari era stata diffusa una simulazione basata sull’ipotesi di un Brent a 105 dollari al barile: indicava un possibile alleggerimento di 4,7 centesimi al litro per la benzina e di 7,5 per il diesel. Si trattava di una stima legata a determinate condizioni di mercato, non dello sconto garantito per ottobre. La misura poi adottata può essere più bassa, restare in vigore per pochi giorni oppure riguardare un solo carburante, a seconda delle entrate disponibili e delle decisioni ministeriali.
Un tetto aziendale opera in modo diverso dall’accisa: l’impresa si impegna a non superare un prezzo stabilito negli impianti inclusi nell’iniziativa, senza modificare la fiscalità nazionale. Eni ha annunciato per gli impianti di proprietà Enilive un massimo di 2,19 euro al litro per il diesel e di 1,99 euro per la benzina, per 30 giorni. L’azienda ha collegato questi limiti agli sconti fiscali in vigore. Non si tratta quindi di una tariffa permanente, né di un prezzo assicurato in ogni stazione associata al marchio. Pensiamo ad esempio al caso dell'imprenditore pugliese che paga ai dipendenti 50 centesimi al litro per andare al lavoro.
Un altro canale passa dai fringe benefit, che possono comprendere buoni carburante riconosciuti dall’azienda ai dipendenti. In questo caso il datore di lavoro sostiene parte della spesa del lavoratore attraverso un beneficio utilizzabile per il rifornimento. Il prezzo al litro resta quello del distributore, mentre diminuisce la quota pagata con risorse personali.
Per il triennio 2025-2027, la disciplina prevede una soglia complessiva di esenzione di 1.000 euro annui, elevata a 2.000 euro per i dipendenti con figli fiscalmente a carico. Sono limiti riferiti all’insieme dei benefici rilevanti, non importi riservati esclusivamente alla benzina. L’accesso dipende dall’erogazione aziendale e dal rispetto dei requisiti fiscali.
Nel dibattito sul caro carburanti è circolata anche l’ipotesi di un bonus specifico fino a 200 euro, attraverso le aziende. Questa proposta va distinta dai buoni già concedibili nell’ambito dei fringe benefit: le informazioni sulle misure allo studio non costituiscono la conferma di un nuovo diritto per tutti i lavoratori. Pensionati, autonomi e professionisti richiederebbero strumenti diversi da quelli legati al rapporto di lavoro dipendente.
Le iniziative degli altri operatori non hanno condizioni identiche. IP ha introdotto limiti progressivi su una parte della rete, con applicazione differenziata in base alle aree e la possibilità di estendere la misura. Q8 ha fissato dal 1° ottobre 2026 un tetto di 2,194 euro al litro per il gasolio. Tamoil, invece, ha comunicato un limite valido fino al 31 ottobre 2026, senza rendere noto il prezzo massimo.
Variano dunque i carburanti compresi, gli impianti coinvolti, le soglie di prezzo e le scadenze. Prima di attribuire a un marchio un determinato prezzo valido ovunque, bisogna controllare che il singolo distributore aderisca all’iniziativa e che il periodo indicato sia ancora in corso.
Il confronto con la media nazionale richiede cautela. Un tetto di 2,19 euro al litro per il diesel può essere più basso di una media rilevata sopra quella soglia, ma non assicura lo stesso risparmio a ogni cliente. Nella zona, un distributore potrebbe già vendere a un prezzo inferiore; un impianto non compreso nel programma, invece, resta libero di applicare il proprio listino. Ogni centesimo di differenza vale 50 centesimi su un pieno da 50 litri. Per esempio, tra 2,236 e 2,19 euro al litro il divario teorico è di 2,30 euro per il pieno. È un confronto tra prezzi, non la garanzia che il tetto sia disponibile in una specifica località.
Le misure regionali possono ridurre il costo sostenuto dai residenti, ma non si sommano automaticamente agli sconti nazionali o a quelli offerti dalle aziende. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha incrementato gli sconti sui carburanti alla pompa e varato nuovi bandi di ristoro per le imprese contro il caro-energia. Con i nuovi valori, spiega una nota, in Area 0, relativa alle zone di confine e svantaggiate, lo sconto salirà dagli attuali 34 a 39 centesimi al litro per la benzina e da 25 a 30 centesimi per il gasolio. In Area 1, relativa alle zone con disagio e a contributo maggiorato, passerà da 24 a 29 centesimi per la benzina e da 15 a 20 centesimi per il gasolio. In Area 2, che comprende il resto del territorio regionale, salirà da 17 a 22 centesimi per la benzina e da 11 a 16 centesimi per il gasolio.
Per i veicoli ibridi a questi importi si aggiungono ulteriori 5 centesimi al litro in tutte le aree. Lo sconto raggiungerà quindi in Area 0 44 centesimi per la benzina e 35 per il gasolio, in Area 1 34 e 25 centesimi e in Area 2 27 e 21 centesimi.
Su 50 litri, il contributo in Area 0 vale 19,50 euro per la benzina e 15 euro per il diesel; con un veicolo ibrido sale rispettivamente a 22 e 17,50 euro. Il solo aumento di ottobre produce 2,50 euro di risparmio aggiuntivo per pieno, a parità di litri. La Regione ha destinato 2,6 milioni di euro aggiuntivi a questa fase dell’intervento.
Il beneficio regionale riguarda privati cittadini residenti che soddisfano i requisiti previsti per il veicolo e utilizzano l’identificativo associato. Le domande e gli aggiornamenti si gestiscono attraverso Agile FVG, l’app QRfvg Carburanti o gli uffici regionali. Chi non dispone di uno smartphone può ottenere un QR code stampato, valido come quello digitale. Lo sconto riduce la spesa del beneficiario e va distinto dal prezzo del carburante esposto dall’impianto. Non basta quindi trovarsi fisicamente in Friuli per accedere al contributo. Allo stesso modo, i sostegni destinati alle imprese seguono altre regole: la Regione ha previsto un bando per ristorare parte dei maggiori costi di carburante, con domande che si sono chiuse il 15 settembre 2026.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...