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Come va il terzo settore in Italia? Aziende, occupati, stipendi medi, fatturati, dati e statistiche

di Marcello Tansini pubblicato il

Il Terzo Settore in Italia si trova al centro di importanti trasformazioni: crescita delle aziende, nuove sfide occupazionali, evoluzione normativa e il suo ruolo cruciale nell'inclusione sociale ed economica.

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Il Terzo settore rappresenta una colonna portante dell’economia sociale italiana, contribuendo a garantire coesione e resilienza soprattutto in fasi di transizione demografica, tecnologica e occupazionale. Secondo il recente Rapporto annuale INPS, la crescita degli assicurati e degli occupati conferma il ruolo strategico di questo comparto.

Contestualmente, la digitalizzazione dei servizi e l’introduzione di strumenti d’intelligenza artificiale hanno rafforzato l’adozione di modelli di welfare generativo, trasformando i paradigmi di tutela e inclusione sociale. Tuttavia, la persistenza di criticità strutturali in termini di distribuzione geografica, stabilità contrattuale e livelli retributivi impone una riflessione approfondita sulle politiche di sostegno pubblico e sulle prospettive di sviluppo sostenibile.

Panoramica statistica: aziende, occupati e distribuzione geografica

La fotografia aggiornata del Terzo settore evidenzia una costante espansione della base occupazionale. Nel 2024, secondo dati integrati dagli archivi Runts e Uniemens, i lavoratori con almeno un contributo previdenziale si attestano a quota 890.388, segnando una crescita del 3,6% rispetto all’anno precedente e del 6,5% sul biennio. La Lombardia guida la classifica regionale con oltre 211mila addetti, pari al 23,7% del totale nazionale, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Toscana. In sintesi:

  • Peso territoriale: Oltre il 53,9% degli occupati lavora al Nord, con una preponderanza nel Nord Ovest (31,9%) e Nord Est (22%). Il Centro Italia raccoglie il 20,6%, mentre il Mezzogiorno rimane sotto rappresentato (25,5%).
  • Regioni del Sud come Campania, Puglia e Sicilia presentano una quota di lavoratori significativamente inferiore nonostante l’elevata popolazione residente.
Questi squilibri riflettono sia una diversa maturità del tessuto associativo che una molteplicità di fattori strutturali: nelle aree settentrionali si registra una maggiore densità organizzativa, un sistema di rete più efficiente e rapporti più stabili con le amministrazioni pubbliche attraverso strumenti come co-progettazione e co-programmazione. Al contrario, nei territori meridionali la minore stabilità dei finanziamenti e una capacità organizzativa meno consolidata limitano le potenzialità di crescita e l’impatto occupazionale degli enti. Diventa allora interessante la seguente tabella:

Regione

Occupati

% sul totale

Lombardia

211.000

23,7%

Lazio

73.000

8,2%

Emilia-Romagna

82.000

9,2%

Toscana

62.000

7,0%

Campania

54.000

6,1%

Puglia

41.000

4,6%

Sicilia

30.000

3,4%

Il dato territoriale rafforza la necessità di politiche pubbliche differenziate e di strategie di rafforzamento delle capacità organizzative, specie nelle Regioni svantaggiate.

Composizione del lavoro: profili demografici e tipologie contrattuali

L’analisi demografica degli occupati nel Terzo settore racconta di una forza lavoro in prevalenza femminile (71,6%), mentre la quota giovanile rimane circoscritta al 28,2% per la fascia under 34. L’età più rappresentata resta quella compresa tra 35 e 54 anni (48,3%). L’incremento degli occupati dipende in larga parte dal mondo privato non agricolo, che da solo copre l’85% della crescita registrata nel biennio. La fotografia è la seguente:

  • Lavoro part-time: Risulta particolarmente diffuso (61,7%), con incidenza maggiore tra le donne (63,3% anche nei contratti a tempo indeterminato).
  • Contratti stabili: Solo il 56,8% dei dipendenti può contare su una posizione a tempo indeterminato. Meno di 325mila lavoratori svolgono attività full time e a tempo indeterminato su un totale stimato di 850mila dipendenti.
  • Collaboratori e gestione separata: Circa il 5% degli addetti opera tramite contratti di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co) e iscrizione alla Gestione separata INPS. L’81% dei collaboratori è attivo esclusivamente nel comparto.
Il quadro che emerge evidenzia una formazione professionale fortemente legata alle categorie femminili e un’alta prevalenza di rapporti flessibili, indicando la necessità di rinnovare i modelli contrattuali per garantire una maggiore stabilità occupazionale e una crescita più equilibrata rispetto alla componente anagrafica:

Tipologia

% complessiva

Donne

71,6%

Under 34

28,2%

35-54 anni

48,3%

Part-time tra i dipendenti

61,7%

Tempo indeterminato

56,8%

Redditi medi, precarietà occupazionale e principali criticità

Nonostante la crescita occupazionale, permangono debolezze strutturali significative sul piano retributivo e contrattuale. I dati evidenziano in modo chiaro l’incidenza del lavoro precario e il ricorso diffuso a impieghi part-time, con conseguenze tangibili sulla sostenibilità dei redditi annuali:

  • Reddito medio dei dipendenti: 15.452 euro/anno se impiegati esclusivamente nel settore; 18.126 euro se integrato con attività esterne.
  • Reddito medio collaboratori: 6.681 euro/anno per i collaboratori “esclusivi” del settore; 10.630 euro per chi cumula incarichi anche fuori dal comparto.
  • Copertura del reddito totale: Il Terzo settore rappresenta in media l’87,8% del reddito annuo totale degli occupati, confermando la centralità dell’occupazione settoriale sulle economie familiari coinvolte.
Categoria

Reddito medio annuo

Dipendenti esclusivi

15.452 €

Dipendenti con integrazione esterna

18.126 €

Collaboratori esclusivi

6.681 €

Collaboratori con integrazione esterna

10.630 €

L’alto ricorso a contratti non stabili e a orari ridotti penalizza l’accumulazione previdenziale e riduce la prospettiva di stabilità economica, in particolar modo per donne e giovani. Questo scenario evidenzia la necessità di strumenti di incentivazione contrattuale e fiscale per favorire stabilizzazione e incremento retributivo, obiettivo già sottolineato sia dai dati INPS sia dalla collaborazione con la Fondazione Terzjus.

Il nuovo quadro fiscale per il Terzo Settore dal 2026

A partire dal 1 gennaio 2026 sarà operativa la riforma fiscale prevista dal Codice del Terzo Settore, a seguito del recente Dlgs 117/2017 e successive modifiche. Tale quadro ridefinisce in modo organico il regime impositivo e la qualificazione fiscale degli enti, distinguendo tra attività d’interesse generale e, per le imprese sociali, la possibilità di esclusione dalla base imponibile degli utili destinati a riserva statutaria o incremento patrimoniale.

La riforma delinea una fiscalità più armonizzata con i principi generali del diritto comunitario, come avvalorato dalla comfort letter della Commissione Europea. Il nuovo assetto, diversificato in base al periodo di chiusura dell’esercizio, mira a rendere più attrattivo e sostenibile il quadro fiscale per le realtà non profit, riducendo incertezza normativa e semplificando gli adempimenti amministrativi.

Le realtà del non profit assumono una funzione cardine all’interno dell’architettura delle politiche pubbliche italiane, specie nelle azioni di welfare generativo e inclusivo. Attraverso collaborazioni strutturate con amministrazioni territoriali e la valorizzazione della co-programmazione, gli enti del Terzo settore contribuiscono a intercettare le fragilità sociali in anticipo, attivando reti di sostegno preventive e innovative.

  • Accordi territoriali tra INPS, amministrazioni comunali e Terzo settore (esempio: 56 patti locali per l’inclusione).
  • Coinvolgimento diretto nella gestione di strumenti come Assegno di Inclusione (ADI), Bonus asilo nido e misure di decontribuzione per la genitorialità.
  • Potenziamento delle interazioni tra pubblico e privato nella gestione dei fondi e nell’erogazione dei servizi locali.
L’incremento occupazionale e la maggiore personalizzazione dei servizi grazie alla tecnologia e all’intelligenza artificiale evidenziano una crescente efficacia delle politiche di inclusione. Il settore si conferma catalizzatore di coesione sociale e volano per misure di prevenzione delle emergenze, come ribadito dal nuovo Piano della Vigilanza INPS e dalle direttive sulla legalità condivise con la Corte dei Conti.




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Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...