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Come vengono scoperti i pesticidi negli alimenti già in vendita nei supermercati e discount, i controlli e i relativi richiami settimanali

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Dai controlli nei supermercati al ruolo delle autorità competenti, passando per le analisi scientifiche, le procedure di richiamo e le criticità del sistema: un viaggio nel mondo del monitoraggio dei pesticidi negli alimenti.

L’efficacia dei controlli sugli alimenti in vendita nei supermercati rappresenta una delle principali garanzie per la tutela della salute pubblica. La presenza di residui di pesticidi, anche a bassi dosaggi, può comportare rischi a lungo termine per i consumatori e mette costantemente alla prova il sistema di monitoraggio alimentare. Nonostante la sorveglianza diffusa, settimanalmente emergono nuovi richiami che confermano quanto sia essenziale mantenere alta l’attenzione e migliorare costantemente procedure e trasparenza.

Oggi la sicurezza alimentare dipende dalla rapidità e dall’efficienza con cui vengono rilevati e gestiti i rischi chimici nella filiera commerciale. Analizzare come funzionano questi controlli e quali siano le debolezze residue è il punto di partenza per individuare margini di azione e comprendere le reali possibilità di prevenire esposizioni indesiderate. La tensione fra la crescente complessità delle filiere internazionali e la necessità di fornire cibo sicuro agisce come stimolo costante a migliorare le strategie di prevenzione e informazione.

In questo scenario, la consapevolezza verso i rischi e le soluzioni offerte dagli organi di controllo permette ai cittadini di difendere meglio la loro quotidianità, sviluppando un approccio critico e informato sulla qualità degli alimenti acquistati.

Il sistema di scoperta dei pesticidi negli alimenti: panoramica generale

Il processo di identificazione e gestione dei residui di pesticidi negli alimenti segue un percorso strutturato in cinque passaggi principali, volto a garantire trasparenza ed efficacia:

  • Definizione dei controlli prioritari e delle matrici alimentari da monitorare;
  • Prelievo dei campioni in punti vendita, stabilimenti produttivi, mercati ortofrutticoli e magazzini;
  • Analisi scientifica nei laboratori accreditati, con tecniche altamente sensibili;
  • Gestione dei casi di superamento dei limiti, attivando i sistemi di allerta nazionale ed europea;
  • Comunicazione rapida dei richiami alle autorità e alla popolazione.
Questa struttura, aggiornata annualmente secondo le indicazioni del Ministero della Salute e dell’EFSA, punta a coprire tutte le categorie di alimenti più esposte, siano essi prodotti nazionali o di importazione. Dal punto di vista operativo, i controlli a campione rappresentano la modalità più utilizzata, poiché consentono di intervenire direttamente su quanto già disponibile agli acquirenti, seppur con il limite di una copertura solo parziale dell’offerta totale.

L’approccio combinato di autocontrollo aziendale, verifiche ufficiali e segnalazioni spontanee da parte dei cittadini converge verso l’obiettivo di minimizzare il rischio residuo di esposizione agli agenti chimici, bilanciando esigenze di mercato e protezione dei consumatori.

Chi decide cosa controllare: il ruolo di Ministero della Salute ed EFSA

La programmazione delle attività di controllo parte dall’indirizzo annuale del Ministero della Salute, tramite la Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione (DGISAN). Vengono definiti:

  • Il numero minimo di campioni alimentari da testare per ciascuna regione e provincia autonoma, in proporzione a popolazione e consumi;
  • La suddivisione delle responsabilità fra Asl, servizi veterinari e laboratori pubblici;
  • Le categorie e le tipologie di prodotti alimentari da privilegiare nei controlli, selezionate in base alle criticità emerse l’anno precedente, alle allerte internazionali e ai pattern di consumo.
Su scala continentale interviene l’EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare, il cui compito è raccogliere, armonizzare e pubblicare i dati provenienti da tutti i Paesi UE. I risultati dei monitoraggi nazionali vengono inseriti annualmente nei rapporti pubblici, consentendo la comparazione tra Stati e individuando le principali fonti di rischio.

Questa integrazione coordinata tra ministero nazionale ed entità europea assicura una copertura multilivello degli alimenti circolanti sul territorio, monitorando sia produzioni interne che importazioni da altri continenti. Il piano annuale dei controlli, inoltre, tiene conto dei risultati di anni precedenti, migliorando progressivamente l’efficacia e concentrando le risorse sugli alimenti a maggior criticità. Solo in questo modo si riescono a presidiare i punti più vulnerabili della filiera, evitando ripetizioni inutili e riducendo al minimo i margini di errore nelle analisi e nella selezione dei bersagli di controllo.

Come e da chi vengono prelevati i campioni alimentari

I campioni destinati alle analisi vengono raccolti attraverso quattro vie principali:

  • Controlli ufficiali delle Asl: ispezioni a sorpresa nei supermercati, magazzini, mercati e stabilimenti produttivi, (responsabili del 64,8% dei richiami rilevati). Gli ispettori selezionano prodotti già in vendita al pubblico e li trasferiscono ai laboratori accreditati per le analisi;
  • Autocontrollo aziendale: le aziende alimentari, obbligate dalla normativa a monitorare internamente le proprie produzioni, inviano i dati alle autorità in caso di irregolarità (in media 17,1% dei richiami nasce da questa via);
  • Segnalazioni dei cittadini: chiunque può rivolgersi alla linea verde ministeriale o recensire prodotti sospetti tramite il portale ufficiale, attivando controlli mirati (9,3% richiami);
  • Piani di monitoraggio periodico: campagne di sorveglianza mirata su specifiche categorie alimentari considerate ad alto rischio, come frutta tropicale, riso e cereali importati (5,7% richiami).
Questa molteplicità di attori e canali di prelievo permette di raggiungere livelli di copertura adeguati sulla vasta gamma di prodotti circolanti. Nei prelievi ufficiali, la scelta di agire senza preavviso e direttamente negli ambienti commerciali permette di individuare con precisione eventuali lotti a rischio, intervenendo tempestivamente prima che la situazione sfugga di mano. Limitazione intrinseca del sistema è l’impossibilità di analizzare ogni singolo articolo in commercio, dato l’enorme volume di prodotti e la frequente rotazione degli stessi sugli scaffali.

L’analisi dei campioni: metodologie scientifiche per la rilevazione dei pesticidi

I laboratori di controllo ufficiali adottano metodologie avanzate per garantire la massima precisione, tra cui:

  • Cromatografia liquida o gassosa accoppiata a spettrometria di massa, per separare e identificare le diverse molecole presenti;
  • Test di screening multi-residuo, in grado di rilevare decine di sostanze contemporaneamente anche in tracce infinitesimali;
  • Confronto dei valori riscontrati con i Limiti Massimi di Residuo (LMR) fissati dal Regolamento europeo 396/2005;
  • Informatizzazione dei risultati attraverso il Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), che assicura tracciabilità immediata e trasparenza nei dati.
I risultati analitici restituiti vengono verificati rapidamente dalle autorità, che possono intervenire sia in caso di irregolarità che di superamento dei limiti.

La precisione delle tecniche attuali, come la spettrometria di massa, consente la rilevazione anche di residui sotto il microgrammo per chilo di alimento. La combinazione di test multi-target e informatizzazione della filiera assicura capacità di risposta rapida e riduce il rischio di errori nella comunicazione o gestione delle allerta.

Procedura in caso di superamento dei limiti: allerta, ritiro e richiamo

Quando un campione eccede i limiti ammissibili previsti dal Regolamento europeo, si attivano meccanismi automatici di gestione rapida della crisi:

  • Sistema europeo di allerta rapida (RASFF): ogni caso viene inserito nel circuito, con dettaglio del prodotto, sostanza rilevata, lotti e Paese di origine;
  • Sistema nazionale iRASFF: notifica dei casi che non richiedono interventi transfrontalieri, mantenendo il controllo interno sulle partite a rischio;
  • Obbligo di ritiro dal mercato e di richiamo pubblico: imposto sia ai produttori che ai distributori per tutti i lotti coinvolti;
  • Esplicitazione delle procedure di rimborso: strutture distributive avvisano i consumatori e gestiscono il rientro dei prodotti anche senza scontrino;
  • Supervisione delle ASL: verificano il rispetto delle tempistiche e la correttezza degli interventi, adottando misure d’urgenza in caso di inosservanza.
I dati 2023 segnalano 259 notifiche relative ad alimenti (su 281 totali) e, tra queste, il 5,1% è legato a residui di pesticidi. Questo conferma come il rispetto delle soglie sia parte integrante delle attività di prevenzione, ma allo stesso tempo sottolinea la necessità di tempestività nella gestione di ogni singolo caso.

La comunicazione dei richiami alimentari: strumenti e limiti

La trasparenza è garantita dalla pubblicazione dei richiami alimentari nella sezione "Ritiri e richiami" del portale salute.gov.it, dove sono elencate tutte le informazioni rilevanti:

  • Nome e marchio del prodotto oggetto di richiamo;
  • Date di riferimento, motivo della segnalazione e lotta interessata;
  • Istruzioni chiare per i consumatori che devono evitare il consumo e restituire il prodotto.
Tutti i supermercati coinvolti, siano essi discount o grandi catene, devono esporre l’avviso di richiamo nei pressi degli scaffali precedentemente occupati dai prodotti ritirati e informare il personale di vendita sulle procedure di rimborso.

Tuttavia, il reale impatto informativo sui consumatori risulta spesso limitato: l’abitudine a consultare con regolarità i portali istituzionali è scarsa e la visibilità degli avvisi in negozio spesso non garantisce una piena raggiungibilità a chi già ha acquistato i prodotti. Si rileva quindi una discrepanza tra quantità di avvisi emessi ed efficacia percepita della comunicazione.

Perché i pesticidi continuano a essere rilevati negli alimenti: cause strutturali e criticità del sistema

Nonostante le strategie di controllo, le segnalazioni e i richiami persistono per cause strutturali difficilmente eliminabili:

  • Verifiche solo a campione: solo una piccola frazione dei prodotti in commercio viene effettivamente analizzata, lasciando margini di rischio dovuti all’impossibilità tecnica di controllare tutta la merce;
  • Tempi tra produzione e prelievo: spesso la verifica avviene solo dopo che il prodotto è già arrivato sugli scaffali o nelle case dei consumatori, rendendo la misura di tipo reattivo e non preventivo;
  • Globalizzazione della filiera: la presenza di ingredienti e prodotti provenienti da paesi con standard diversi aumenta le probabilità di trovare sostanze già vietate in Europa come il Clorpirifos;
  • Autocontrollo aziendale condizionato: la trasparenza e la rapidità nella segnalazione variano in base alla cultura aziendale e alla volontà degli operatori economici.
Le motivazioni alla base dei continui richiami riflettono quindi la complessità stessa della catena alimentare globale, dove variabili tecniche, economiche e organizzative convivono e si influenzano reciprocamente.

Cosa fare concretamente: consigli pratici per i consumatori

La garanzia di sicurezza parte prima di tutto da comportamenti consapevoli da parte di chi acquista e consuma:

  • Verificare sempre l’integrità della confezione, privilegiando prodotti perfettamente sigillati e diffidando di imballaggi danneggiati o deformati;
  • Leggere eventuali avvisi in negozio e consultare, ogni tanto, la sezione richiami alimentari sul sito del Ministero della Salute;
  • Mantenere traccia degli acquisti di alimenti confezionati (fotografando confezione e lotto): facilita l’identificazione in caso di avviso di richiamo;
  • Scegliere, quando possibile, prodotti di origine nota e con standard trasparenti, oppure certificati da schemi di qualità volontari;
  • Segnalare senza esitazione anomalie (odori, colori, sapori anomali) al negoziante o al servizio clienti del produttore;
  • In caso di richiamo, seguire scrupolosamente le istruzioni restituendo il prodotto per ottenere il rimborso, anche in assenza di scontrino;
  • Preferire catene che espongano chiaramente le informazioni sui richiami e formino il personale per assistenza agli utenti.
Oltre ai comportamenti individuali, la costante richiesta di maggiore trasparenza e attenzione da parte delle aziende contribuisce a mantenere elevati gli standard lungo tutta la catena distributiva.

 






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...