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Concordato fiscale 2026-2027 tra rinnovo e adesione nuove partite iva: cosa bisogna sapere e valutare

di Marianna Quatraro pubblicato il

Il biennio 2026-2027 introduce nuove prospettive per il concordato fiscale, coinvolgendo sia il rinnovo sia l'adesione delle nuove partite IVA

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L’accordo biennale con l’Amministrazione finanziaria si ripropone per il periodo 2026-2027 come uno strumento centrale nelle strategie di compliance e affidabilità fiscale per titolari di partita IVA soggetti agli ISA. Il meccanismo si basa su una proposta di reddito concordato dall’Agenzia delle Entrate, che i contribuenti possono accettare aderendo al cosiddetto patto di affidabilità: ciò consente sia di stimare in anticipo il proprio carico fiscale, sia di ottenere condizioni premianti in termini di minori controlli. Tuttavia, il rinnovo o l’ingresso per la prima volta solleva importanti questioni sulla convenienza effettiva e sulla gestione delle esclusioni che caratterizzano il regime.

Per i circa 460.000 soggetti che hanno già sperimentato il concordato preventivo nel biennio precedente, la nuova stagione impone un bilancio tra benefici fiscali ottenuti, rischio di aderire a una proposta più alta del reddito effettivo e opportunità fornite dall’essere considerati contribuenti affidabili. Il confronto riguarda in particolare la differenza tra il reddito proposto dall’Amministrazione e quello realmente conseguito nel periodo 2024-2025, su cui si basa la valutazione degli effetti dell’adesione passata e delle prospettive future.

Al tempo stesso, oltre 2 milioni di partite IVA che non hanno ancora aderito si trovano di fronte a un bivio significativo: cogliere l’opportunità di rafforzare la propria posizione di affidabilità oppure rinunciare agli specifici vantaggi (come il minor rischio di controlli) a fronte della possibilità di aderire alle normative ordinarie e mantenere accesso a determinati incentivi. 

Rinnovo e nuove adesioni: cosa valutare nel biennio 2026-2027

L’attuale scenario evidenzia due percorsi distinti: la conferma dell’adesione per chi ha già scelto il concordato preventivo e la possibile entrata per chi si affaccia ora all’accordo, particolarmente interessante per le nuove aperture di partita IVA. Entrambe le categorie sono chiamate a valutare una serie di elementi critici per il prossimo biennio.

Per chi già ha aderito al concordato preventivo biennale nel biennio 2024-2025, la prima variabile da analizzare è l’effettivo risparmio fiscale ottenuto. Il bilancio va effettuato confrontando il reddito realmente prodotto e quello oggetto di concordato. Questo confronto determina se la scelta è stata favorevole o si è tradotta in una maggiore pressione fiscale. Tale informazione sarà poi centrale per comprendere la convenienza di mantenere l’impegno con il Fisco nel periodo successivo, in quanto la nuova proposta terrà conto dei redditi effettivi maturati, delle performance registrate e del punteggio ISA conseguito nel biennio.

Per chi considera l’adesione per la prima volta, è essenziale valutare:

  • La fattibilità dei requisiti di accesso, compresa la regolarità formale e sostanziale delle precedenti dichiarazioni fiscali e l’assenza di cause preclusive.
  • La convenienza economica della proposta, visto che può comportare l’imposizione di un reddito dichiarato superiore alle reali capacità di generazione del reddito stesso.
  • Il regime ISA: solo chi rientra negli ISA può partecipare al concordato preventivo biennale, lasciando fuori alcune tipologie di contribuenti.
  • Tempi e modalità di adesione: la finestra utile resta il 30 settembre 2026, con possibilità di adesione anche per le nuove partite IVA che abbiano maturato i requisiti nell’anno precedente.
I benefici “premiali” legati alla sottoscrizione, incluso il minore rischio di controlli tradizionali, vanno valutati alla luce del cosiddetto “patto con il Fisco”, che rende i soggetti aderenti non prioritari per le ispezioni e le richieste documentali. Un aspetto rilevante riguarda il rischio connesso a chi decide di non aderire: secondo la normativa di riferimento ed atti attuativi, l’Amministrazione e la Guardia di Finanza sono orientate ad incrementare i controlli su queste categorie.

Tra gli ostacoli maggiormente sentiti va menzionato il blocco dell’iper-ammortamento: nella versione 2026-2027 la normativa prevede che chi aderisce non possa beneficiare delle nuove forme di agevolazione sugli investimenti in beni strumentali. Questo aspetto, già sottoposto a segnalazioni e richieste di modifica, rappresenta un limite strategico, specialmente per chi prevede investimenti significativi durante il biennio di concordato. Altri rischi da considerare sono:

  • L’incertezza normativa collegata a possibili modifiche in corso d’opera, storicamente verificatasi nei precedenti bienni;
  • L’esclusione da altre agevolazioni fiscali, come la superdeduzione per neoassunti, che – se non corretta – può ridurre l’attrattiva dell’accordo;
  • L’obbligo di perseguire regolarità fiscale costante, pena la decadenza dal regime e la conseguente perdita dei benefici ottenuti;
Per le nuove partite IVA, la scelta di aderire al concordato rappresenta un’opportunità di accedere rapidamente al novero dei contribuenti ritenuti affidabili dall’Amministrazione finanziaria. Questo può tradursi in un percorso più sereno, privo di accertamenti mirati, a patto di rispettare parametri di affidabilità e dichiarare il reddito proposto.

Di seguito, una tabella riepilogativa degli aspetti da ponderare in fase di adesione o rinnovo:

Elemento Impatto su rinnovo/adesione
Reddito effettivo vs. proposto Valutazione della convenienza del patto fiscale
Punteggio ISA Maggiori chance di proposta vantaggiosa
Accesso ad agevolazioni Esclusione da iper-ammortamento e altre misure su investimenti
Regolarità fiscale Obbligo per tutto il biennio per mantenere vantaggi
Possibile modifica normativa Rischi di cambiamento delle regole durante il biennio

Impatto su incentivi, controlli fiscali e criticità applicative

L’adesione all’accordo biennale comporta una serie di effetti sia sulle strategie di controllo del Fisco che sull’accesso agli incentivi previsti dalla normativa fiscale. Il legislatore, con l’obiettivo di ampliare la platea dei contribuenti affidabili ed efficientare le attività di verifica, ha previsto che chi accetta il patto sia destinatario di un trattamento più favorevole rispetto ai controlli.

Strategie di controllo dell’Agenzia delle Entrate:
Nel periodo 2026-2028, l’Amministrazione intende intensificare l’uso di notifiche di compliance, con una previsione di 2,4 milioni di comunicazioni indirizzate ai contribuenti, mentre aumenta il ricorso all’intelligenza artificiale per selezionare i casi di sospetta evasione o errori. Il concordato biennale si pone quindi anche come filtro per indirizzare le risorse investigative verso chi non aderisce, elevando il rischio di controlli ordinari e straordinari per questi soggetti (previsti circa 75.000 controlli congiunti annuali insieme alla Guardia di Finanza). L’accordo mira a tutelare dalla verifica “a tappeto” chi ha dimostrato trasparenza e affidabilità attraverso l’ISA e l’adesione volontaria all’accordo.

Impatto sugli incentivi agli investimenti e criticità:
Le imprese e i professionisti che decidono di aderire si trovano, tuttavia, nelle condizioni di non poter sfruttare alcune tra le agevolazioni più rilevanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, prima fra tutte l’iper-ammortamento per beni strumentali. Questa misura, che consente l’abbattimento del reddito imponibile in relazione agli investimenti effettuati, è oggi preclusa a chi sottoscrive il patto con l’Amministrazione. Si tratta di un corto circuito segnalato dagli operatori, possibile oggetto di correzioni legislative, che rischia di penalizzare chi ha scelto la via dell’accordo preventivo.

Altre criticità operative da segnalare:

  • Necessità di monitorare i chiarimenti operativi: la complessità delle regole e le frequenti modifiche impongono di seguire con attenzione FAQ, circolari e aggiornamenti pubblicati dall’Amministrazione e dalle associazioni di categoria.
  • Gestione delle cause di esclusione e decadenza: eventuali irregolarità dichiarative, errori nell'accesso agli ISA o violazioni di parametri comportano la perdita immediata dei vantaggi, obbligando al rispetto rigoroso delle disposizioni formali.
  • Interazione con misure correttive future: le precedenti esperienze hanno mostrato che le correzioni durante il periodo di applicazione possono essere significative, sia in termini di limiti agli incentivi che di ampliamento della platea ammessa.
  • Tempi tecnici per la verifica delle proposte: la tempistica stretta e la necessità di calcolare con precisione il proprio reddito effettivo impongono sia ai professionisti che ai consulenti una valutazione dettagliata prima della scadenza del 30 settembre.



Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...