Il biennio 2026-2027 introduce nuove prospettive per il concordato fiscale, coinvolgendo sia il rinnovo sia l'adesione delle nuove partite IVA
L’accordo biennale con l’Amministrazione finanziaria si ripropone per il periodo 2026-2027 come uno strumento centrale nelle strategie di compliance e affidabilità fiscale per titolari di partita IVA soggetti agli ISA. Il meccanismo si basa su una proposta di reddito concordato dall’Agenzia delle Entrate, che i contribuenti possono accettare aderendo al cosiddetto patto di affidabilità: ciò consente sia di stimare in anticipo il proprio carico fiscale, sia di ottenere condizioni premianti in termini di minori controlli. Tuttavia, il rinnovo o l’ingresso per la prima volta solleva importanti questioni sulla convenienza effettiva e sulla gestione delle esclusioni che caratterizzano il regime.
Per i circa 460.000 soggetti che hanno già sperimentato il concordato preventivo nel biennio precedente, la nuova stagione impone un bilancio tra benefici fiscali ottenuti, rischio di aderire a una proposta più alta del reddito effettivo e opportunità fornite dall’essere considerati contribuenti affidabili. Il confronto riguarda in particolare la differenza tra il reddito proposto dall’Amministrazione e quello realmente conseguito nel periodo 2024-2025, su cui si basa la valutazione degli effetti dell’adesione passata e delle prospettive future.
Al tempo stesso, oltre 2 milioni di partite IVA che non hanno ancora aderito si trovano di fronte a un bivio significativo: cogliere l’opportunità di rafforzare la propria posizione di affidabilità oppure rinunciare agli specifici vantaggi (come il minor rischio di controlli) a fronte della possibilità di aderire alle normative ordinarie e mantenere accesso a determinati incentivi.
L’attuale scenario evidenzia due percorsi distinti: la conferma dell’adesione per chi ha già scelto il concordato preventivo e la possibile entrata per chi si affaccia ora all’accordo, particolarmente interessante per le nuove aperture di partita IVA. Entrambe le categorie sono chiamate a valutare una serie di elementi critici per il prossimo biennio.
Per chi già ha aderito al concordato preventivo biennale nel biennio 2024-2025, la prima variabile da analizzare è l’effettivo risparmio fiscale ottenuto. Il bilancio va effettuato confrontando il reddito realmente prodotto e quello oggetto di concordato. Questo confronto determina se la scelta è stata favorevole o si è tradotta in una maggiore pressione fiscale. Tale informazione sarà poi centrale per comprendere la convenienza di mantenere l’impegno con il Fisco nel periodo successivo, in quanto la nuova proposta terrà conto dei redditi effettivi maturati, delle performance registrate e del punteggio ISA conseguito nel biennio.
Per chi considera l’adesione per la prima volta, è essenziale valutare:
Tra gli ostacoli maggiormente sentiti va menzionato il blocco dell’iper-ammortamento: nella versione 2026-2027 la normativa prevede che chi aderisce non possa beneficiare delle nuove forme di agevolazione sugli investimenti in beni strumentali. Questo aspetto, già sottoposto a segnalazioni e richieste di modifica, rappresenta un limite strategico, specialmente per chi prevede investimenti significativi durante il biennio di concordato. Altri rischi da considerare sono:
Di seguito, una tabella riepilogativa degli aspetti da ponderare in fase di adesione o rinnovo:
| Elemento | Impatto su rinnovo/adesione |
| Reddito effettivo vs. proposto | Valutazione della convenienza del patto fiscale |
| Punteggio ISA | Maggiori chance di proposta vantaggiosa |
| Accesso ad agevolazioni | Esclusione da iper-ammortamento e altre misure su investimenti |
| Regolarità fiscale | Obbligo per tutto il biennio per mantenere vantaggi |
| Possibile modifica normativa | Rischi di cambiamento delle regole durante il biennio |
L’adesione all’accordo biennale comporta una serie di effetti sia sulle strategie di controllo del Fisco che sull’accesso agli incentivi previsti dalla normativa fiscale. Il legislatore, con l’obiettivo di ampliare la platea dei contribuenti affidabili ed efficientare le attività di verifica, ha previsto che chi accetta il patto sia destinatario di un trattamento più favorevole rispetto ai controlli.
Strategie di controllo dell’Agenzia delle Entrate:
Nel periodo 2026-2028, l’Amministrazione intende intensificare l’uso di notifiche di compliance, con una previsione di 2,4 milioni di comunicazioni indirizzate ai contribuenti, mentre aumenta il ricorso all’intelligenza artificiale per selezionare i casi di sospetta evasione o errori. Il concordato biennale si pone quindi anche come filtro per indirizzare le risorse investigative verso chi non aderisce, elevando il rischio di controlli ordinari e straordinari per questi soggetti (previsti circa 75.000 controlli congiunti annuali insieme alla Guardia di Finanza). L’accordo mira a tutelare dalla verifica “a tappeto” chi ha dimostrato trasparenza e affidabilità attraverso l’ISA e l’adesione volontaria all’accordo.
Impatto sugli incentivi agli investimenti e criticità:
Le imprese e i professionisti che decidono di aderire si trovano, tuttavia, nelle condizioni di non poter sfruttare alcune tra le agevolazioni più rilevanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, prima fra tutte l’iper-ammortamento per beni strumentali. Questa misura, che consente l’abbattimento del reddito imponibile in relazione agli investimenti effettuati, è oggi preclusa a chi sottoscrive il patto con l’Amministrazione. Si tratta di un corto circuito segnalato dagli operatori, possibile oggetto di correzioni legislative, che rischia di penalizzare chi ha scelto la via dell’accordo preventivo.
Altre criticità operative da segnalare:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...