Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Coop vende 9 punti vendita nel Lazio e si ritira dal territorio: i motivi e le conseguenze per dipendenti e cittadini

di Marcello Tansini pubblicato il
Coop chiusure nel Lazio

Il ritiro di Coop dal Lazio segna una svolta nel settore della GDO regionale, tra motivazioni economiche, ricadute su lavoratori e comunità, reazioni sindacali e incertezze sul futuro della distribuzione cooperativa.

L’annuncio della dismissione di nove supermercati a marchio Coop e Superconti nel Lazio da parte di Unicoop Etruria ha suscitato preoccupazione in tutto il territorio regionale. Tale decisione rappresenta uno spartiacque nella presenza storica della cooperazione di consumo nel centro Italia, in particolare per realtà urbane e periferiche che da anni facevano affidamento sui servizi offerti dai punti vendita.

Il settore della grande distribuzione organizzata (GDO) si trova in una fase di profonda trasformazione dovuta a tensioni economiche, concorrenza crescente e cambiamenti nelle abitudini di acquisto delle famiglie. In questo contesto, la scelta di Unicoop Etruria segna la fine di una presenza storica in molte comunità locali, privando non solo clienti ma anche soci e risparmiatori di un solido riferimento. Le ricadute sono molteplici: dall’impatto sociale al futuro dei lavoratori, fino alle nuove sfide competitive che si aprono nel territorio regionale.

I motivi economici e gestionali dietro la decisione di Coop

La scelta di procedere con la vendita e la chiusura di nove esercizi commerciali Coop e Superconti nel Lazio affonda le proprie radici in un contesto finanziario segnato da criticità. Il bilancio dell’esercizio precedente di Unicoop Etruria ha fatto segnare una perdita superiore a sette milioni di euro, un dato che stride con i risultati positivi dell’anno antecedente, quando invece era stato registrato un utile netto superiore al milione. Questa repentina inversione di tendenza ha reso necessario un intervento strutturale su più fronti, coinvolgendo sia l’organizzazione centrale sia le filiali periferiche.

I principali motivi individuati dalla direzione aziendale includono:

  • Diminuzione della redditività di specifici punti vendita, attribuibile a riduzioni del volume di affari e alla progressiva erosione delle margini di utile su molte referenze.
  • Trasformazioni demografiche e modifica delle abitudini di consumo, con una riduzione della popolazione in alcune aree e il trasferimento delle preferenze di acquisto su altri canali, compreso l’e-commerce.
  • Sovrapposizione territoriale delle filiali, che in alcuni casi determinava una cannibalizzazione interna tra negozi della stessa catena oppure una distanza eccessiva dai principali bacini d’utenza.
  • Crescita della concorrenza esercitata sia da player nazionali che da nuove alleanze strategiche, come dimostrato dall’ingresso di Etruria Retail nel network Selex, che ha influenzato le dinamiche competitive nelle regioni del centro Italia.
Si aggiungono criticità gestionali relative al prestito sociale — una pratica che prevedeva l’investimento di risparmi da parte dei soci direttamente nei marciapiedi della cooperativa — e una comunicazione gestionale percepita come carente dagli stessi stakeholder, a cui non è stato assicurato il preavviso necessario. Secondo i vertici, l’analisi approfondita delle performance dei negozi interessati avrebbe reso inevitabile il ridimensionamento, giudicato come scelta dolorosa ma necessaria per garantire la sopravvivenza e la solidità della realtà cooperativa restante. L’introduzione nel Piano industriale 2025-2027 di strategie per la riduzione dei prezzi e la razionalizzazione dell’offerta commerciale ha rappresentato tuttavia solo una parziale risposta a uno scenario segnato da difficoltà strutturali e mutamenti del mercato distributivo.

Le conseguenze occupazionali: rischi e prospettive per i dipendenti

L’impatto occupazionale della dismissione dei nove punti vendita Coop e Superconti coinvolge centinaia di lavoratori nel Lazio. La perdita del posto di lavoro apre scenari di incertezza economica e sociale, specialmente per la fascia di lavoratori con lunga anzianità di servizio e all’interno di segmenti d’età non facilmente ricollocabili. Secondo le sigle sindacali, oltre cinquecento lavoratori sono stati direttamente colpiti a livello interregionale, con una significativa incidenza proprio nelle aree laziali.

Tra i principali fattori di rischio per i dipendenti spiccano:

  • Improvvisa perdita del reddito e conseguente esposizione a difficoltà finanziarie sia a breve che a lungo termine.
  • Compromissione della carriera professionale per lavoratori over 50, già penalizzati nel reinserimento nel tessuto produttivo.
  • Scarse opportunità di ricollocamento sul territorio, causate dalla crisi del modello distributivo tradizionale e dallo spostamento di quote di mercato verso nuovi operatori o modalità di vendita.
  • Possibili effetti su diritti acquisiti, tutele sociali e liquidazione del prestito sociale, ove presente, che spesso rappresentava una risorsa significativa per i soci-lavoratori.
La mancanza di un adeguato preavviso nella gestione della crisi ha accentuato la percezione di instabilità tra il personale, lasciando molti senza un piano di accompagnamento o sostegno alla transizione occupazionale. Le reazioni raccolte nei diversi punti vendita evidenziano un forte senso di abbandono e lamentele per l’assenza di consultazione preventiva.
Bacino di utenza Numero punti vendita chiusi Lavoratori coinvolti (stima)
Lazio 9 Risposta sindacale attiva, circa 200-230 addetti
Centro Italia (totale) 24 Oltre 500

Le prospettive per il reinserimento sono legate a variabili esterne, tra cui la possibilità di cessione dei punti vendita a nuovi soggetti imprenditoriali e l’avvio di schemi di supporto pubblico in collaborazione con enti locali e centri per l’impiego. Il timore generale è quello di una perdita secca del patrimonio di competenze maturato in ambito cooperativo dopo decenni di servizio, con ripercussioni generazionali che si faranno sentire a lungo nel settore.

Impatto sociale sulle comunità locali e reazioni dei cittadini

L’uscita di Coop dal Lazio rappresenta un evento di rilievo per le comunità coinvolte, in particolare in quelle zone dove il punto vendita costituiva l’unico presidio commerciale di grandi dimensioni o un riferimento per i bisogni quotidiani. Il vuoto che si viene a creare rischia di alimentare processi di impoverimento sociale e diminuzione della coesione comunitaria, effetti amplificati dalla progressiva perdita di servizi essenziali nei piccoli centri.

I principali impatti possono essere così sintetizzati:

  • Perdita di un luogo di aggregazione, con ripercussioni sulla qualità della vita per anziani, famiglie e soggetti fragili, per i quali il supermercato era spesso l’unica alternativa accessibile.
  • Difficoltà di approvvigionamento per clienti abituali e soci prestatori, soprattutto in aree già carenti di infrastrutture commerciali o servizi pubblici.
  • Perdita di fiducia nelle forme di economia cooperativa, con rischi di disaffezione verso il modello partecipativo che ha caratterizzato storicamente la distribuzione nel centro Italia.
Le testimonianze raccolte tra i cittadini manifestano senso di disorientamento e, in alcuni casi, una critica severa alla modalità di comunicazione adottata dalla cooperativa, giudicata poco trasparente e scarsamente empatica nei confronti degli associati. Il venir meno di uno storico punto di riferimento — come nel caso del supermercato di Fiuggi, ultimo della provincia di Frosinone — marca simbolicamente la fine di un’epoca e accentua il disagio di aree già provate da crisi demografiche e riduzione dei servizi pubblici.

La risposta delle organizzazioni sindacali e le iniziative di protesta

All’indomani dell’annuncio della chiusura dei punti vendita, le organizzazioni sindacali hanno promosso una serie di azioni di contrasto e tutela dei lavoratori coinvolti. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno contestato apertamente sia le modalità di comunicazione adottate dalla dirigenza sia le motivazioni dichiarate per la vendita, ritenute insufficienti a spiegare la gravità della scelta e prive di un piano di salvaguardia occupazionale.

Le iniziative sindacali si sono articolate in:

  • Indizione di scioperi regionali e nazionali, con una giornata simbolica il 18 dicembre e otto ore di astensione aggiuntiva gestite dai coordinamenti locali.
  • Richiesta di apertura di tavoli negoziali con Unicoop Etruria e istituzioni per individuare soluzioni di reimpiego e protezione dei posti di lavoro.
  • Coinvolgimento degli enti pubblici territoriali nel tentativo di attivare misure di sostegno al reddito e percorsi di riqualificazione professionale.
  • Attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica all’impatto della scelta su famiglie e territori.
Le rappresentanze dei lavoratori hanno inoltre criticato la trasformazione di storici rapporti di fiducia tra cooperativa e personale in meri numeri di bilancio, chiedendo maggiore trasparenza e responsabilità sociale da parte del management. L’obiettivo dichiarato resta il salvataggio dei livelli occupazionali, sia attraverso iniziative dirette sia sperando nell’ingresso di soggetti privati disposti a rilevare e rilanciare le strutture dismesse.

Le strategie di Unicoop Etruria e gli sviluppi futuri nel mercato della GDO

Il panorama della grande distribuzione sta vivendo una stagione di profondi cambiamenti, con fusioni, acquisizioni e alleanze sempre più frequenti sia a livello nazionale che locale. Unicoop Etruria ha reagito alle proprie difficoltà implementando un piano industriale triennale (2025-2027) improntato su tre direttrici: consolidamento della solidità patrimoniale, razionalizzazione dei costi e rafforzamento delle strategie commerciali.

Parallelamente, il settore ha visto l’ingresso di Etruria Retail nel network Selex, uno dei principali gruppi di distribuzione italiani, che ha aggregato centinaia di punti vendita tra Toscana, Umbria, Marche e Lazio sotto le insegne Famila e A&O. L’obiettivo dichiarato di questa nuova alleanza è la valorizzazione delle sinergie distributive e logistiche per competere con i big della GDO e affrontare efficacemente le sfide dei cambiamenti nei consumi e nella clientela.

I punti chiave della nuova strategia possono essere così riassunti:

  • Sviluppo di partnership commerciali con attori di primo piano del mercato nazionale ed europeo.
  • Modernizzazione dei formati e valorizzazione della cosiddetta "marca del distributore" per aumentare riconoscibilità e fedeltà dei clienti.
  • Potenziamento della presenza digitale e dei canali e-commerce, in risposta all’evoluzione delle abitudini di acquisto.
  • Investimenti mirati in politiche di prezzo e CRM (Customer Relationship Management) per proteggere le quote di mercato e intercettare nuove fasce di clientela.
Secondo i vertici di Etruria, la solidità della rete Selex (con una quota di mercato superiore al 15% a livello nazionale e ricavi attesi per oltre 22 miliardi di euro nel 2025) consentirà di redistribuire valore ai soci e rafforzare il rapporto con le comunità locali. Tuttavia, solo un’attuazione efficace delle politiche occupazionali e d’inclusione sociale potrà evitare gli effetti negativi di questi cambiamenti sulle fasce più deboli della popolazione coinvolta.