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Come va il settore del lavoro domestico (badanti e colf): guadagni, problemi e prospettive per report Osservatorio DOMINA 2026

di Marcello Tansini pubblicato il
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Il settore del lavoro domestico in Italia si snoda attraverso tra numeri in crescita, criticità legate al lavoro sommerso e alle retribuzioni e nuove necessità familiari

Il comparto del lavoro domestico rappresenta uno dei settori più rilevanti dell’economia italiana per impatto sociale e numeri coinvolti. Secondo i dati INPS e l’analisi del settimo rapporto annuale curato da Osservatorio DOMINA (2024), sono oltre 1,7 milioni i soggetti censiti tra famiglie datrici e lavoratori regolari, mentre il coinvolgimento totale sale a oltre 3,3 milioni includendo la quota di irregolarità (48,8%). Questa realtà evidenzia un settore essenziale per la tenuta del sistema di welfare familiare, ma allo stesso tempo segnala la presenza di vulnerabilità strutturali.
Le famiglie ricorrono a colf e assistenti familiari per esigenze di cura, assistenza anziani e supporto domestico, a fronte di un costante invecchiamento della popolazione e di un crescente bisogno di servizi flessibili. Negli ultimi anni si è osservato il sorpasso delle badanti rispetto alle colf (nel 2024 le prime rappresentano il 50,5% dei lavoratori domestici), segnando un cambiamento nei bisogni e nelle dinamiche dell’offerta di lavoro domestico.
Il valore economico del settore si attesta a 17,1 miliardi di euro di valore aggiunto, con una spesa annua delle famiglie pari a 13,4 miliardi di euro.

Le famiglie datrici di lavoro: chi sono e quanto spendono

Nel 2024 le famiglie registrate come datori di lavoro domestico sono circa 902 mila. Questa cifra, pur restando significativa, segnala una leggera flessione rispetto al periodo precedente (-1,7% pari a 16 mila unità in meno nell’ultimo anno). L’identikit delle famiglie datrici rivela una forte concentrazione femminile (58%) e una prevalenza di nuclei italiani, con la componente straniera ferma al 5%.

Una caratteristica emergente è l’innalzamento dell’età media dei datori: il 37,9% ha più di 80 anni, un dato in crescita rispetto al 35,9% rilevato nel 2019, mentre solo il 28,5% ha meno di 60 anni. Questo trend conferma l’incidenza dell’invecchiamento demografico sulle esigenze di assistenza privata all’interno delle abitazioni.

Sul piano della distribuzione geografica, la Lombardia risulta la regione con il maggior numero di famiglie datrici (170 mila), seguita dal Lazio (152 mila). La spesa sostenuta dai nuclei è considerevole: il totale annuo supera i 13 miliardi di euro, comprendendo sia il lavoro regolare che quello sommerso. La voce di spesa più rilevante è la retribuzione delle lavortrici secondo il Ccnl ma occorre considerare anche esborsi come la tredicesima mensilità, il versamento dei contributi previdenziali, il TFR e gli oneri per malattia (che raggiungono i 436 milioni di euro annui tra tredicesima e contributi aggiuntivi). Anche i costi dovuti all’assenza di coperture INPS in caso di malattia incidono per circa 90 milioni di euro annui, gravando interamente sulle famiglie.


Il contributo delle famiglie non si limita a garantire il reddito dei lavoratori: la strutturazione privata di questi servizi allevia le casse pubbliche di oltre 6 miliardi di euro l’anno, evitando l’onere di istituzionalizzare circa 800 mila anziani non autosufficienti.

Chi sono colf e badanti: profilo, provenienza, genere e retribuzioni

Nell’attuale panorama dei lavoratori domestici figurano circa 817 mila regolarmente impiegati, con una diminuzione del 2,7% nell’ultimo anno. La femminilizzazione del settore raggiunge quasi il 90%, mentre la presenza straniera rappresenta circa il 70%, anche se la quota di lavoratori italiani è in crescita e supera ormai un terzo del totale.


L’età media degli operatori si attesta verso le classi mature: il 35,7% appartiene alla fascia 50-59 anni e oltre il 60% ha almeno 50 anni. Dal punto di vista dell’inquadramento, le badanti hanno superato le colf come numeri: se nel 2015 le prime erano il 42,7% del totale, oggi rappresentano il 50,5%, segnando l’effetto dell’invecchiamento demografico e di una crescente domanda di assistenza a lungo termine.

Quanto alle provenienze, le comunità dell’Est Europa (in particolare quella ucraina e romena) sono tra le più rappresentate, con tendenze di crescita anche per altri Paesi come Georgia, Perù ed El Salvador. La distribuzione di genere resta ampiamente sbilanciata verso le donne, mentre sul piano retributivo emergono criticità:

  • Il 24,3% dei lavoratori percepisce meno di 3.000 euro l’anno
  • Solo il 23,1% supera quota 12.000 euro annui
  • Il reddito medio resta significativamente basso, riflettendo la parzialità dei contratti, la diffusione del lavoro ad ore e le difficoltà nel riconoscimento delle tutele

Lavoro regolare e sommerso: impatto sull’economia e sfide della regolarizzazione

L’analisi del comparto evidenzia un elevato livello di irregolarità che incide pesantemente sull’efficacia delle tutele, sulla sicurezza dei lavoratori e sull’equità fiscale. Il tasso di lavoro sommerso supera il 48% per colf e badanti, coinvolgendo un numero di persone paragonabile a quello dei regolarmente censiti.
Questo fenomeno determina importanti effetti sul piano economico e sociale:
  • Perdita di entrate fiscali e contributive per lo Stato (oltre 1,3 miliardi di euro raccolti dai lavoratori regolari: il doppio potrebbe essere recuperato emergendo l’intera componente sommersa)
  • Espansione di rischi di sfruttamento lavorativo, incertezza reddituale, assenza di diritti fondamentali e discontinuità nell’assistenza a persone fragili
  • Conseguenze sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali e assistenziali
Le proposte dell’Osservatorio DOMINA per favorire la regolarizzazione contrattuale si concentrano su incentivi strutturali, come il "cashback" sui contributi INPS riconosciuto ai datori che mantengono rapporti regolari, la detrazione fiscale del 10% dei costi sostenuti per il lavoro domestico e strumenti di incentivo all’assunzione stabile (ad esempio il trasferimento di una mensilità di NASpI).

La distribuzione territoriale e le tendenze regionali del lavoro domestico

La geografia del lavoro domestico in Italia è caratterizzata da significative differenze regionali. Lombardia e Lazio risultano le regioni con il maggior numero di famiglie datrici, seguite da Toscana ed Emilia-Romagna. Circa metà dei lavoratori attivi si concentra in queste quattro aree.

In Emilia-Romagna, ad esempio, il 62% dei lavoratori regolari sono badanti, una quota superiore alla media nazionale; la maggioranza dei collaboratori proviene dall’Est Europa (oltre la metà). L’età media dei datori di lavoro raggiunge i 68 anni, con una prevalenza femminile.

A livello urbano, Bologna detiene la più alta incidenza di colf (8,2 ogni 1.000 abitanti), mentre Modena primeggia per il rapporto badanti/anziani (14,6 badanti ogni 100 anziani). Alcune regioni come Basilicata, Molise e Valle d’Aosta registrano incidenze decisamente inferiori, segno di un mercato più ristretto.
La seguente tabella riassume la distribuzione percentuale dei lavoratori domestici regolari nel IV trimestre 2024:

Regione % lavoratori regolari
Lombardia 19,9%
Lazio 14,4%
Toscana 8,9%
Emilia Romagna 8,5%

Il lavoro domestico si conferma così come fenomeno trasversale su tutto il territorio, con alcune aree leader per domanda e presenza delle principali comunità straniere.

Prospettive future del settore: domanda, bisogni familiari e invecchiamento della popolazione

I dati demografici prospettano un’ulteriore crescita della domanda di lavoro domestico nei prossimi anni. Entro il 2028 saranno richiesti oltre 2 milioni di colf e badanti, con un aumento stimato di 86.000 unità rispetto agli attuali lavoratori.
Questo incremento sarà trainato da fattori come:

  • Crescita degli over 80 (4,6 milioni attuali, all’8% della popolazione) e ulteriore previsto aumento
  • Riorganizzazione dei servizi pubblici, con sempre maggiore affidamento alla sfera privata per l’assistenza
  • Aumento del fabbisogno di personale non comunitario: ogni anno si stima una domanda di 14.500-18.000 nuovi ingressi extracomunitari
Sul piano territoriale si prevede una concentrazione della domanda in Lombardia, Lazio, Campania e Veneto, in base all’attuale composizione demografica.
Le principali sfide del futuro riguarderanno:
  • Migliorare la professionalizzazione degli operatori
  • Favorire la regolarizzazione e la stabilità dei rapporti di lavoro
  • Garantire sostenibilità economica alle famiglie attraverso politiche fiscali e misure di supporto
  • Favorire una gestione più efficiente dei flussi migratori legati a questo comparto.

 






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