Dopo una lunga attesa, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a una normativa che mira a regolamentare il riconoscimento e il sostegno alle persone che assistono i familiari non autosufficienti. Il nuovo disegno di legge rappresenta una risposta istituzionale a un fenomeno che coinvolge milioni di cittadini, colmando un vuoto giuridico e sociale evidenziato anche da istituzioni come l’ONU.
Frutto di un ampio confronto tra associazioni, esperti e ministero, il testo introduce per la prima volta un quadro organico di tutele e contributi rivolti a chi si occupa di cura domestica. Pur riconosciuta l’importanza del passaggio, molte delle aspettative di famiglie e comunità di caregiver rimangono ancora parzialmente disattese, come sottolineato dal dibattito che accompagna il provvedimento.
Chi sono i caregiver familiari e perché era attesa una legge organica
I caregiver familiari sono persone che, spesso senza una retribuzione, assistono in modo continuativo un congiunto in condizione di grave disabilità o non autosufficienza. Questa attività può includere aiuti quotidiani con l’igiene personale, la preparazione dei pasti, la somministrazione di farmaci e la gestione dell’ambiente domestico, oltre al sostegno nelle relazioni sociali e nella mobilità. Il profilo del caregiver può riguardare coniugi, uniti civilmente, conviventi di fatto, parenti fino al secondo o terzo grado (nei casi previsti dalla Legge 104/1992). Ad oggi, secondo le stime Istat, sono circa 7-8 milioni le persone coinvolte in Italia in attività di cura domestica.
L’assenza di un riconoscimento normativo ha generato per anni forti squilibri: mancanza di tutele lavorative, esclusione dai diritti previdenziali, assenza di sostegni economici stabili e di servizi personalizzati.
A ciò si aggiungono rischi di isolamento sociale e una qualità di vita spesso compromessa per i caregiver stessi. Dopo numerosi tentativi legislativi falliti negli ultimi dieci anni, la nuova legge era molto attesa per offrire risposte a bisogni concreti e restituire dignità a chi ogni giorno affianca un familiare fragile.
Le principali misure introdotte dal disegno di legge: contributi economici, tutele e requisiti
Il nuovo Ddl Cargiver interpreta la cura familiare non come attività professionale, ma come impegno continuativo e gratuito da parte di chi vive con o assiste parenti o affini in condizioni documentate di disabilità grave o non autosufficienza. Le principali novità previste:
- Istituzione di un contributo economico nazionale erogato dall’INPS, fino a un massimo di 400 euro esenti da tassazione per chi si occupa almeno di 91 ore settimanali di assistenza e possiede ISEE inferiore ai 15.000 euro e reddito annuo sotto i 3.000 euro.
- Tutele non economiche che comprendono: possibilità di rimodulazione dell’orario lavorativo, smart working, accesso ai congedi parentali e possibilità di cessione di ferie e riposi tra colleghi.
- Riconoscimento delle competenze acquisite nel percorso di cura, con possibilità di attestarle per l’inquadramento in professionalità socio-sanitarie.
- Sostegni psicologici, supporto al reinserimento lavorativo e servizi di sollievo dal carico assistenziale.
- Agevolazioni per giovani e studenti caregiver: esenzione dalle tasse universitarie e riconoscimento di crediti nei percorsi formativi.
La legge, articolata in sedici articoli su tre titoli, dispone anche la graduazione delle tutele in base all’intensità dell’impegno e promuove l’inserimento formale del caregiver nei progetti di vita e nei Piani Assistenziali Individualizzati.
Tutele differenziate in base all’impegno di cura: tipologie e diritti previsti
La legge introduce una importante graduazione dei diritti sulla base delle ore settimanali di cura fornite e sulla convivenza:
- Caregiver convivente prevalente: almeno 91 ore settimanali (circa 13 ore al giorno): diritto al contributo economico, a tutte le tutele lavorative e assistenziali.
- Caregiver convivente con impegno tra 30 e 90 ore: accesso alle tutele non economiche (flessibilità lavorativa, supporto psicologico, formazione, permessi solidali).
- Caregiver con impegno tra 10 e 29 ore: riconoscimento delle competenze di cura e alcune agevolazioni, ma senza accesso al sostegno economico diretto.
- Caregiver non convivente: minimo 30 ore settimanali, con possibilità di alcune tutele non economicamente rilevanti.
I diritti previsti variano anche in base alla condizione dell’assistito: genitori che assistono figli minori di 18 anni, studenti caregiver o giovani in servizio civile possono accedere a specifiche agevolazioni.
Gli stanziamenti e la tempistica per l’erogazione dei contributi
Il finanziamento della legge è stato previsto attraverso un fondo speciale stanziato nella Legge di Bilancio per il triennio 2026-2028. Per il 2026 sono stati allocati 1,15 milioni di euro per la realizzazione della piattaforma INPS, mentre la piena operatività dei contributi economici inizierà nel 2027 grazie a un fondo di 257 milioni di euro annui.
| Anno |
Risorse disponibili (milioni €) |
| 2026 |
1,15 (solo per piattaforma INPS) |
| 2027 e seguenti |
257 (per erogazione contributi e tutele) |
L’erogazione dei bonus economici avverrà a partire dalla definizione della platea dei beneficiari riconosciuti tramite la nuova procedura. L’importo effettivo potrà essere ridefinito a seconda del numero delle domande e delle ulteriori misure di sostegno già previste a livello locale o regionale.
Criticità, limiti e principali critiche al DDL Caregiver da cittadini e associazioni
Le reazioni all’approvazione della legge sono state variegate. Se da un lato si riconosce il valore storico del primo inquadramento giuridico dei caregiver e si apprezza l’investimento di risorse certe, numerose sono le critiche emerse tanto dai cittadini quanto dalle associazioni:
- Criteri troppo stringenti per l’accesso al contributo economico: il requisito di un reddito familiare inferiore a 3.000 euro e di un ISEE sotto i 15.000 euro limita pesantemente la platea dei beneficiari, lasciando fuori la maggior parte dei caregiver attivi (si parla di circa 50.000 potenziali beneficiari su 7-8 milioni di realtà coinvolte in attività di cura).
- Contributo insufficiente, equivalente a poco più di 1 euro l’ora per chi assicura assistenza h24.
- Mancata copertura previdenziale e riconoscimento del “lavoro di cura” nei confronti sia dei percorsi pensionistici che delle misure sanitarie di sollievo.
- Scarso raccordo con i servizi territoriali e carenza di strumenti di sostituzione o assistenza domiciliare strutturata.
La Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) riconosce la svolta positiva, ma auspica una normativa più inclusiva; numerose voci politiche e associative reclamano una maggiore attenzione sia al sostegno economico sia alla dimensione previdenziale, insieme a una rimodulazione di limiti e modalità di accesso.
Proposte di miglioramento: quali cambiamenti sono auspicati secondo esperti
Dalla consultazione con associazioni, esperti e famiglie emergono proposte costruttive per rafforzare la normativa:
- Revisione dei requisiti di reddito e ISEE per ampliare la platea dei beneficiari, coinvolgendo anche chi lavora ma si trova in condizioni di fragilità reale.
- Incremento delle risorse economiche a disposizione e ridefinizione dell’importo del contributo, adeguandolo al reale valore del tempo e dell’impegno speso in attività assistenziali.
- Estensione delle tutele previdenziali e sanitarie: inserimento della cura familiare come periodo riconosciuto ai fini pensionistici; rafforzamento dei servizi domiciliari e delle strutture di sollievo, con formule di supporto temporaneo e reperibilità nelle emergenze.
- Potenziamento della formazione e del supporto psicologico per caregiver, agendo preventivamente su rischi di burnout.
- Miglior raccordo tra interventi nazionali e regionali, per evitare disparità territoriali nell’accesso e nei diritti.
Molte di queste proposte sono sostenute anche da soggetti scientifici come la Società Italiana di Neurologia, che richiama la necessità di una strategia più ampia per affrontare l’impatto delle patologie croniche sulla vita familiare e sociale. Il Parlamento avrà ora il compito di valutare e integrare gli aggiustamenti più urgenti nel corso dell’iter di approvazione definitivo.
Leggi anche