Quali sono le possibilità di uscita dal lavoro nel 2026, tra pensione di vecchiaia, pensione anticipata ordinaria e i sistemi di pensione anticipata vigenti
Nel 2026 il sistema previdenziale italiano offre una serie di possibilità di uscita dal lavoro, mantenendo gli attuali requisiti rimarranno in vigore ancora per poco, poiché dal 2027 è previsto l’adeguamento automatico dei requisiti anagrafici e contributivi alla speranza di vita. Chi desidera accedere al trattamento pensionistico deve prestare grande attenzione alle diverse modalità di pensionamento: esistono strade ordinarie e agevolazioni destinate a specifiche categorie.
Il percorso ordinario di uscita è rappresentato dalla pensione di vecchiaia. L’accesso è consentito a chi compie almeno 67 anni di età e può vantare almeno 20 anni di contribuzione.
Questi parametri valgono sia per il sistema misto che per quello interamente contributivo; tuttavia, per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 (contributivi puri), occorre soddisfare anche un’ulteriore condizione: l’assegno maturato deve risultare almeno pari all’Assegno Sociale INPS, che nel 2026 ammonta a circa 546 euro mensili. Chi non raggiunge questo importo ha diritto comunque al trattamento, ma solo al compimento dei 71 anni, purché abbia almeno cinque anni di contributi effettivi. Per riassumere:
La pensione anticipata ordinaria consente l’uscita dal lavoro senza vincolo anagrafico, ma con un requisito contributivo elevato: servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Dopo il raggiungimento del requisito contributivo, si applica la cosiddetta “finestra mobile” di tre mesi, ovvero il diritto alla decorrenza dell’assegno inizia dopo tale periodo d’attesa. Questa modalità è particolarmente accessibile per chi ha lavorato continuativamente fin dagli anni ’80, garantendo così una certa stabilità economica e previdenziale.
| Categoria | Contributi richiesti | Età minima |
| Uomini | 42 anni e 10 mesi | nessuna |
| Donne | 41 anni e 10 mesi | nessuna |
Questo canale di accesso resta uno dei più “robusti” del sistema previdenziale: non implica limiti d’età, ma favorisce chi ha iniziato la propria carriera lavorativa molto presto e senza interruzioni significative. Per chi raggiunge questo traguardo prima dell’età pensionabile di vecchiaia, è possibile continuare a lavorare e beneficiare di un incentivo in busta paga, rinunciando temporaneamente all’assegno pensionistico.
Per chi rientra nel sistema contributivo (contributi versati totalmente dopo il 1995), la normativa prevede due casistiche specifiche:
La Manovra Finanziaria 2026 ha confermato e prorogato fino al 31 dicembre l’Ape Sociale, ossia l’indennità transitoria riservata a categorie particolarmente vulnerabili. Questa misura permette di uscire a 63 anni e 5 mesi solo a chi rientra in specifici profili di disagio:
L’iniziativa è pensata come ponte verso la pensione di vecchiaia. L’accesso resta precluso in presenza di altre misure previdenziali e il beneficio decade nel caso venga svolto lavoro subordinato o autonomo.
L’Isopensione rappresenta una soluzione riservata ai lavoratori di aziende private con almeno 15 dipendenti in fase di ristrutturazione o esubero. Permette di cessare l’attività anche sette anni prima del diritto ordinario, sulla base di un accordo con l’azienda. Quest’ultima si fa carico dei costi, inclusi i contributi previdenziali fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia o anticipata.
La Rita, Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, permette di andare in pensione prima rispetto ai normali requisiti richiesti rispettando le seguenti condizioni:
La domanda deve essere presentata direttamente al fondo pensione presso cui si è titolari della posizione individuale.
Dopo le ultime revisioni legislative, Opzione Donna e Quota 103 non sono state prorogate per chi non aveva già maturato il diritto entro il 2024 o il 2025 rispettivamente. Tuttavia, la cosiddetta “cristallizzazione” consente a chi aveva raggiunto i requisiti richiesti nei termini indicati, di richiedere comunque la prestazione negli anni successivi, a propria discrezione e nel rispetto delle vecchie regole.
Le lavoratrici che hanno maturato i requisiti con Opzione Donna possono dunque accedere al trattamento anche successivamente, così come per chi ha raggiunto Quota 103 (somma di età e contributi pari a 103) entro la fine del 2025.
Le attività classificate come “usuranti” e “gravose” godono di canali agevolati per il pensionamento nel 2026. Rientrano in queste categorie operai edili, infermieri, insegnanti della scuola dell’infanzia, addetti a turni notturni e lavoratori della catena di montaggio. Sono previste: