Il tema del condono edilizio torna al centro del dibattito dopo la recente bocciatura nel Milleproroghe: tra motivazioni, ipotesi di riapertura della sanatoria del 2003, opinioni contrastanti e possibili scenari futuri
Il tema del nuovo condono edilizio in Italia si ripropone con sempre maggiore insistenza, alimentando il dibattito tra operatori del settore, amministrazioni pubbliche e cittadini. Recentemente, l’ipotesi di una riapertura della sanatoria del 2003, anche dopo la bocciatura dell'emendamento nel decreto Milleproroghe, si è fatta sempre più presente nel confronto politico e giuridico. L’esclusione dal provvedimento non sembra aver fermato il percorso normativo, che resta centrale nella gestione degli abusi edilizi di lieve entità.
Il Milleproroghe, tradizionalmente utilizzato per prorogare termini e introdurre deroghe legislative su numerosi fronti, ha visto respingere la proposta di condono edilizio nonostante le aspettative alimentate dalla Manovra Finanziaria 2026. Questa bocciatura si inserisce in un contesto segnato da forti tensioni istituzionali, legate, in particolare, alle recenti emergenze in Sicilia dovute al maltempo. In tale regione, le conseguenze degli eventi atmosferici estremi hanno riproposto il nodo delle costruzioni non regolari, spingendo una parte del mondo politico a frenare su qualunque misura percepita come apertura verso l’irregolarità urbanistica.
La decisione di escludere il condono, però, non rappresenta un passaggio definitivo. Diverse forze politiche e amministrative stanno ancora lavorando all’ipotesi di un nuovo provvedimento e, anche se non inserito nel Milleproroghe, il tema rimane oggetto di confronto a livello nazionale. Sullo sfondo resta inoltre il Testo Unico dell’Edilizia, approvato ma non ancora operativo, che potrebbe essere aggiornato per accogliere proposte relative a una nuova sanatoria. Tale soluzione riflette una tensione costante tra l’esigenza di tutelare il territorio e quella di risolvere situazioni urbanistiche irrisolte, mantenendo peraltro come requisiti l’aderenza alle norme urbanistiche e il rispetto dei vincoli paesaggistici.
Secondo quanto emerge dalle principali fonti normative e di settore, la possibile riapertura della sanatoria edilizia presa in considerazione si rifà al Decreto-legge 269/2003. Diversamente dal passato, la misura non si applicherebbe indistintamente a tutte le tipologie di irregolarità, ma circoscriverebbe i casi ammissibili:
L’eventuale riapertura della sanatoria, modellata sui principi indicati, comporterebbe molteplici vantaggi per i proprietari e le amministrazioni locali. Tra i motivi favorevoli spicca la possibilità di regolarizzare situazioni pendenti da anni, evitando demolizioni costose e sanzioni amministrative. Inoltre, i Comuni potrebbero beneficiare di risorse aggiuntive derivanti dagli oneri di urbanizzazione e dai versamenti previsti dalle pratiche di sanatoria.
Sul versante opposto, rimangono dubbi e timori rilevanti. Fra gli aspetti più delicati vi sono:
La mancata inclusione del provvedimento nel Milleproroghe non cancella la volontà di parte della maggioranza di governo di riaprire il dossier durante il 2026. Tale attenzione è testimoniata anche dall’inserimento del tema tra le ipotesi di modifica del Testo unico dell’edilizia, la cui entrata in vigore è subordinata all’adozione dei relativi provvedimenti attuativi.
L’iter prevede: