Da rivalutazione annua, anche se non piena per tutti, a nuova riforma dell'Irpef, ad aumento dei trattamenti minimi: tutti i motivi per cui cambieranno e aumenteranno gli importi delle pensioni il prossimo 2027.
Le pensioni 2027 sono al centro dell'attenzione di milioni di italiani, in attesa di capire di quanto aumenteranno gli assegni grazie alla rivalutazione automatica e quali interventi aggiuntivi potrebbe essere introdotti nella manovra finanziaria 2027, attesa alle Camere il 20 ottobre. Le prime stime, basate sui dati Istat più recenti, delineano un quadro più favorevole rispetto al 2026, ma restano ancora diverse incognite legate soprattutto al destino della maggiorazione straordinaria sulle pensioni minime. Sono, comunque, diversi i motivi per cui le pensioni nel 2027 possono aumentare.
Ogni anno gli assegni previdenziali aumetano in maniera automatica, e sempre, perchè vengono adeguati al costo della vita attraverso il meccanismo della perequazione automatica, calcolato sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi (indice FOI). Il valore definitivo viene comunicato con decreto del Ministero dell'Economia, generalmente nella seconda metà di novembre, ma le rilevazioni statistiche già disponibili permettono di formulare simulazioni attendibili.
Secondo i dati Istat diffusi a inizio settembre, l'inflazione acquisita per il 2026 si attesta al 2,9%, un valore superiore rispetto al 2,8% indicato nel Documento di finanza pubblica approvato ad aprile. Se questo dato dovesse essere confermato nei prossimi mesi, la rivalutazione delle pensioni dal 2027 salirebbe al 2,9%, un incremento decisamente più consistente rispetto all'1,4 per cento riconosciuto nel 2026.
Va precisato che si tratta ancora di stime non ufficiali, destinate a essere aggiornate man mano che arrivano nuovi dati sull'andamento dei prezzi. Ad agosto l'indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,5% su base mensile e del 3,3 per cento su base annua, in accelerazione rispetto al 2,9% di luglio, spinto soprattutto dal rincaro dei beni energetici.
L'aumento delle pensioni non è uguale per tutti. Il meccanismo di rivalutazione annua, in vigore ormai da diversi anni, prevede infatti tre fasce di reddito che determinano quanta parte dell'inflazione viene effettivamente riconosciuta:
Applicando la percentuale stimata del 2,9% agli assegni attualmente in pagamento, è possibile costruire una simulazione degli aumenti in busta paga previdenziale dal 2027:
Oltre alla rivalutazione automatica, un altro motivo che potrebbe incidere sugli importi netti delle pensioni riguarda la possibile riforma Irpef, allo studio del Governo proprio in vista della manovra 2027. Va ricordato che le pensioni, ai fini fiscali, sono equiparate ai redditi da lavoro dipendente e scontano quindi le stesse aliquote Irpef, per cui un eventuale taglio delle tasse si tradurrebbe in un aumento dell'importo netto percepito dai pensionati con i trattamenti più elevati.
Le ipotesi allo studio sono principalmente due e potrebbero anche sommarsi tra loro:
Si tratta comunque di ipotesi ancora allo studio, non riferibili in modo specifico alle pensioni ma all'intera platea dei contribuenti Irpef, dei quali i pensionati con assegni medio alti fanno parte. La loro effettiva introduzione dipenderà dalle coperture individuate nella Legge di Bilancio 2027, tra cui si valuta anche un prelievo aggiuntivo sugli utili delle grandi banche. Per i titolari di pensioni minime o comunque sotto i 28.000 euro annui, il beneficio della riforma Irpef sarebbe più contenuto e si sommerebbe comunque agli effetti della rivalutazione automatica descritta nei paragrafi precedenti.
Accanto alla normale perequazione, negli ultimi anni il legislatore ha introdotto una maggiorazione straordinaria destinata specificamente ai titolari di pensione minima. Si tratta di un incremento aggiuntivo, oggi pari all'1,3%, introdotto dalla legge di bilancio 2023 e successivamente prorogato fino al 2026, che porta l'importo effettivo percepito dai circa 2,2 milioni di beneficiari a un livello superiore rispetto alla sola rivalutazione automatica.
Il problema è che questa misura, senza un nuovo intervento, cesserà di esistere il 31 dicembre 2026. Significa che, allo stato attuale della normativa, dal 2027 i pensionati al minimo riceverebbero solo la rivalutazione automatica Inps, senza il bonus aggiuntivo che negli ultimi anni ha contribuito a spingere l'assegno minimo fino a circa 620 euro mensili.
Applicando esclusivamente la perequazione del 2,9%, il trattamento minimo Inps, oggi fissato a 611,85 euro, salirebbe a circa 629 euro mensili, con un incremento di circa 18 euro. Se invece la maggiorazione straordinaria dell'1,3% venisse confermata anche nel 2027, l'assegno minimo potrebbe avvicinarsi, secondo alcune simulazioni giornalistiche, a 625 euro e in alcuni scenari più favorevoli fino a circa 645 euro mensili, un livello che segnerebbe un progresso significativo rispetto agli anni precedenti.
L'importo delle pensioni minime potrebbe aumentare anche se in Manovra 2027 venisse effettivamente accolta e approvata anche la nuova proposta del vicepremier Tajani, di incremento delle penisoni minime di ulteriori 200 euro. L'obiettivo, come spesso ribadito dal governo sin dal suo insediamento, è quello infatti di portare le penisoni minime a mille euro. E questo aumento potrebbe essere il primo passo, perchè goà passerrebbero dai poco più dei 600 euro attuali a 800 euro circa.
Come accade ogni anno, il valore definitivo della rivalutazione delle pensioni 2027 sarà comunicato con un apposito decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze, atteso indicativamente nella seconda metà di novembre 2026. Solo a quel punto sarà possibile conoscere con certezza la percentuale di perequazione da applicare e capire se la manovra avrà introdotto interventi aggiuntivi sulle pensioni minime.
Nel frattempo, i pensionati possono farsi un'idea abbastanza precisa dell'aumento in arrivo grazie alle simulazioni basate sui dati Istat più recenti: una rivalutazione intorno al 2,9%, distribuita secondo le consuete tre fasce di reddito, e un possibile rafforzamento degli assegni minimi legato alle scelte che il Governo compirà nella legge di bilancio 2027.
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...