E' stato firmato il contratto Funzioni Locali 2025/2027 con aumenti per oltre 400mila dipendenti, importi a regime nel 2027, tranche e arretrati. Cosa cambia in busta paga.
Dopo mesi di attesa è arrivato il via libera definitivo al contratto collettivo nazionale delle Funzioni Locali per il triennio 2025/2027. Per i dipendenti di Comuni, Province, Regioni e degli altri enti del comparto si apre una fase nuova: gli aumenti in busta paga partono già con lo stipendio di dicembre 2026 e arrivano a regime nel 2027. Resta però un punto che molti lavoratori guardano con più attenzione di tutti: gli arretrati, cioè le somme maturate dal gennaio 2025 e non ancora percepite.
La firma definitiva è arrivata il 28 ottobre 2026 all’Aran, l’agenzia che rappresenta le amministrazioni pubbliche nella contrattazione. Al tavolo c’erano il presidente Antonio Naddeo e le organizzazioni sindacali FP Cgil, Cisl FP, Uil Fpl e Csa Regioni Autonomie Locali. L’ipotesi di accordo era stata sottoscritta il 21 luglio 2026 e ha ottenuto la certificazione della Corte dei conti pochi giorni prima della firma finale. Da questo momento il testo è pienamente efficace.
Il rinnovo mette a disposizione oltre 988 milioni di euro annui a regime, con un incremento complessivo pari al 5,78% del monte salari 2023. Si tratta del terzo contratto definitivo della tornata 2025/2027, dopo quelli delle Funzioni Centrali e di Istruzione e Ricerca. Un dato non scontato: il contratto viene chiuso mentre il triennio è ancora in corso, senza i ritardi di anni che hanno caratterizzato molte tornate passate.
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha sottolineato che gli impegni presi sono stati rispettati con i fatti: con la firma definitiva oltre 400mila dipendenti potranno beneficiare degli aumenti già con gli stipendi di dicembre e con la tredicesima.
La platea è molto ampia. Il contratto riguarda 403.617 dipendenti del comparto Funzioni Locali, che comprende:
Gli aumenti retributivi sono distribuiti in modo progressivo nel triennio. In media il rinnovo vale circa:
C’è poi un effetto cumulato che rende il quadro ancora più rilevante. Sommando gli effetti economici del CCNL 2022/2024 e del CCNL 2025/2027, l’incremento medio complessivo delle retribuzioni arriva a sfiorare i 300 euro lordi mensili a regime. Per chi lavora negli enti locali significa un recupero concreto rispetto alla perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni.
Il passaggio chiave per capire la portata del rinnovo è il dicembre 2027. A quella data l’ultima tranche sarà pienamente operativa e le tabelle stipendiali avranno raggiunto il valore pieno, cioè l’incremento medio di circa 150 euro lordi mensili (152 euro nei Comuni, 141 negli altri enti) che il contratto indica come obiettivo del triennio.
In pratica, un lavoratore che a dicembre 2027 si troverà in busta paga la tabella a regime avrà alle spalle tre scatti successivi, quelli del 2025, del 2026 e del 2027, cumulati in un’unica struttura retributiva. Il valore non si somma a quello degli anni precedenti: 91 euro più 150 euro non fanno 241 euro, perché ogni tranche sostituisce la precedente e porta la tabella al livello finale. Va ricordato anche che gli aumenti si applicano su 13 mensilità, quindi si riflettono pure sulla tredicesima.
A questo si aggiunge un capitolo a parte per i Comuni: la Legge di Bilancio 2026 ha previsto un fondo statale destinato al trattamento accessorio del personale non dirigenziale, con 50 milioni di euro per il 2027 e 100 milioni a regime dal 2028. Sono risorse che non coincidono con gli aumenti tabellari ma possono incidere sul salario complessivo, e i sindacati chiedono di rafforzarle con la prossima manovra.
Gli incrementi seguono tre passaggi successivi, con decorrenze distinte:
Il calendario ha una conseguenza importante: poiché il contratto copre il periodo dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2027, riconosce aumenti anche per mesi già trascorsi. Ed è qui che entrano in gioco gli arretrati.
Gli arretrati sono la differenza tra quanto spettava al lavoratore con le nuove tabelle e quanto ha effettivamente ricevuto dal gennaio 2025 fino all’entrata in vigore del contratto. Le stime calcolate a ottobre 2026 indicano un importo medio di circa 1.136 euro a dipendente. Anche in questo caso si tratta di una media: l’importo reale dipende dall’inquadramento, dal periodo di servizio, da eventuali part time o interruzioni del rapporto di lavoro.
Il nodo, per chi si aspetta di vedere tutto subito, è il momento del pagamento. Il contratto rende possibile l’erogazione degli aumenti già a dicembre e anche sulla tredicesima, ma non esiste una data unica valida per ogni amministrazione. Ogni ente deve:
C’è poi il tema fiscale. Le somme riferite ad anni precedenti vengono in genere trattate con regole specifiche di tassazione degli arretrati, che possono differire dalla tassazione ordinaria dello stipendio mensile. Per questo il netto effettivamente incassato non coincide con la semplice cifra lorda: conviene verificare il dettaglio con il proprio consulente o con l’ufficio paghe.
Il rinnovo non è solo una questione di importi. Tra le principali novità c’è, per la prima volta nelle Funzioni Locali, un titolo dedicato all’intelligenza artificiale, che disciplina l’uso dei sistemi, le garanzie per il personale e la formazione per un utilizzo responsabile. Il testo interviene inoltre su:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...