Con 20mila euro di reddito le addizionali Irpef vanno da 263 euro a Milano a 606 a Roma. Perché cambiano e la classifica Uil delle città più care e meno care.
Due lavoratori con lo stesso reddito possono pagare addizionali Irpef molto diverse solo perché vivono in città diverse. Con 20mila euro di imponibile si passa dai 263 euro di Milano ai 606 euro di Roma, più del doppio. Il divario emerge da uno studio di quest’anno della Uil, che raccoglie le aliquote delle addizionali regionali e comunali all’Irpef e le confronta su due fasce di reddito, 20mila e 40mila euro. Il sindacato parla di una vera “lotteria territoriale”.
Le addizionali sono imposte che si sommano all’Irpef nazionale. Si calcolano sul reddito imponibile, non sulla retribuzione lorda, e vengono trattenute in busta paga o versate con la dichiarazione dei redditi. Sono due:
Sul fronte regionale, le tabelle riportano un’aliquota unica dell’1,23% in Basilicata, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta e Veneto. In Calabria la percentuale sale all’1,73%.
La Lombardia adotta invece quattro aliquote: 1,23% fino a 15mila euro, 1,58% sulla fascia successiva fino a 28mila, 1,72% tra 28mila e 50mila e 1,73% oltre 50mila euro.
In Piemonte le percentuali per gli stessi scaglioni sono molto più alte: 1,62%, 2,68%, 3,31% e 3,33%. Chi vive in Piemonte e guadagna 50mila euro si trova quindi con un prelievo regionale quasi doppio rispetto a un lombardo nella stessa fascia.
Per un reddito di 20mila euro, in Lombardia la sola addizionale regionale vale 263 euro. Questo spiega in buona parte perché Milano chiude la classifica delle città meno care: a quella cifra non si aggiunge nulla di comunale.
Sulle aliquote comunali le differenze sono ancora più evidenti. Nei prospetti Uil:
A Roma, con 20mila euro di reddito, si versano 426 euro di addizionale regionale (Lazio) e 180 euro di addizionale comunale, per un totale di 606 euro. L’aliquota comunale dello 0,9% è più alta e la soglia di esenzione, 14mila euro, è già superata.
A Milano il reddito di 20mila euro resta sotto la soglia di esenzione comunale di 23mila euro. L’addizionale comunale è quindi pari a zero e si paga solo quella regionale lombarda, 263 euro.
Lo scarto di 343 euro nasce da due fattori che si sommano: una Regione che chiede di meno e un Comune che, per quel livello di reddito, non chiede nulla. Con un reddito di 40mila euro lo scenario cambia, perché la soglia di esenzione milanese viene superata. Anche in quel caso la distanza resta ampia: 916 euro a Milano contro 1.452 a Roma.
Le ragioni sono diverse e si intrecciano, per:
1. Autonomia fiscale locale. Regioni e Comuni hanno margini di scelta sulle aliquote e sulle esenzioni. Ogni amministrazione decide quanto chiedere ai residenti.
2. Bisogni di bilancio diversi. Gli enti con conti più fragili, o con maggiori costi da coprire (la sanità regionale e i servizi dei grandi Comuni sono le voci più pesanti), tendono a usare di più la leva fiscale. Chi ha basi imponibili ampie e gettito consistente può permettersi aliquote più leggere o soglie di esenzione generose.
3. Scelte politiche sulla progressività. Alcuni territori preferiscono tutelare i redditi bassi con esenzioni elevate, come Milano e Firenze. Altri puntano su aliquote per scaglioni, come Torino e il Piemonte, che fanno crescere il prelievo con il reddito.
4. Differenze storiche. Molte aliquote sono il risultato di decisioni stratificate negli anni, spesso legate a periodi di difficoltà finanziaria dell’ente.
Il punto critico, secondo la Uil, è che queste scelte producono disuguaglianze fiscali tra cittadini con la stessa capacità contributiva, e che spesso a pesare di più sono i redditi medio bassi.
Ecco i totali di addizionali regionali e comunali per un reddito di 20mila euro nelle città metropolitane, dalla più cara alla meno cara:
Allargando lo sguardo a tutti i capoluoghi di provincia, le dieci città più onerose per un reddito di 20mila euro sono:
Se vuoi capire quanto incidono le addizionali sul tuo stipendio, ci sono alcuni passaggi pratici:
Il confronto tra 606 euro a Roma e 263 a Milano per lo stesso reddito di 20mila euro fotografa un sistema in cui la città di residenza incide sul netto quanto una voce di contratto. Le addizionali regionali e comunali sono il risultato di scelte locali su aliquote, scaglioni ed esenzioni, e la loro combinazione crea differenze che una cifra nazionale non racconta. Per i lavoratori il consiglio è guardare sempre al netto reale in busta paga, tenendo conto di dove si vive, prima di confrontare offerte di lavoro o valutare un trasferimento.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...