Essere una coppia di fatto in Italia significa affrontare ostacoli e costi elevati nel momento della successione ereditaria. Le principali differenze normative e fiscali rispetto a matrimonio e unioni civili, esplorando diritti, limiti e soluzioni per tutelare il partner
Per il fisco italiano, chi vive da anni con il proprio compagno o la propria compagna senza essere sposato è, ai fini dell'imposta di successione, un perfetto estraneo. Non conta la durata della convivenza, non contano i figli avuti insieme, non conta nemmeno la residenza anagrafica condivisa da decenni: se manca l'atto di matrimonio o l'unione civile, la legge tratta il convivente come un amico o un conoscente qualsiasi. Il risultato è una differenza di trattamento fiscale enorme, che in alcuni casi può tradursi in una tassa più che doppia sull'aliquota e, di fatto, fino a diverse volte superiore sull'importo effettivamente versato.
L'imposta di successione si applica sul valore netto dei beni trasferiti agli eredi e varia in base al grado di parentela con il defunto, secondo aliquote e franchigie stabilite dalla normativa vigente e confermate dall'Agenzia delle Entrate anche per il 2026:
È qui che la situazione cambia radicalmente per le coppie di fatto. Il convivente more uxorio, cioè chi vive stabilmente con il defunto senza essere sposato né unito civilmente, non è equiparato al coniuge ai fini dell'imposta di successione, anche quando la convivenza è stata formalmente registrata in Comune. Per il fisco, in assenza di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile, si applica l'aliquota massima dell'8%, calcolata sull'intero valore trasferito, senza alcuna franchigia.
La differenza rispetto a un coniuge è netta fin dai numeri più semplici. Su un'eredità di 300.000 euro lasciata al coniuge, l'imposta di successione è pari a zero, perché l'importo resta sotto la franchigia di un milione. Sulla stessa cifra lasciata a un convivente non sposato, l'imposta ammonta invece a 24.000 euro, applicando l'8% fin dal primo euro. Anche quando l'eredità supera la franchigia del milione di euro e il coniuge inizia a pagare qualcosa, l'aliquota applicata resta comunque il doppio di quella riservata al coniuge (8% contro 4%).
Un'eccezione importante riguarda le coppie che hanno formalizzato un'unione civile: in questo caso il partner è equiparato al coniuge a tutti gli effetti fiscali, con aliquota al 4% e franchigia di un milione di euro. La sola convivenza di fatto, invece, anche se registrata all'anagrafe come "coppia di fatto" ai sensi della legge Cirinnà, non è sufficiente a ottenere lo stesso trattamento in materia di successione.
La ragione di questa disparità va cercata nell'impianto stesso della normativa sulle successioni, che continua a fondarsi sui legami di parentela e sui vincoli giuridici formalmente riconosciuti (matrimonio o unione civile), piuttosto che sulla sostanza del legame affettivo o sulla convivenza di fatto. La legge Cirinnà del 2016, che ha introdotto in Italia il riconoscimento delle unioni civili e delle convivenze di fatto, ha equiparato le unioni civili al matrimonio per molti aspetti, comprese le imposte di successione, ma ha lasciato le semplici convivenze di fatto in una posizione più debole, priva di automatici diritti successori: senza un testamento, un convivente non sposato non eredita nulla per legge, e anche quando eredita per volontà testamentaria, paga comunque l'aliquota più alta prevista dal sistema.
Per chi vive una relazione stabile senza essere sposato, esistono comunque alcuni strumenti di pianificazione che possono ridurre l'impatto fiscale o, quantomeno, garantire una tutela patrimoniale al partner superstite:
Per le coppie di fatto italiane, la pianificazione successoria non è quindi un dettaglio da rimandare, ma una scelta che può fare una differenza economica molto concreta. In assenza di matrimonio o unione civile, affidarsi soltanto alla convivenza, anche se duratura e consolidata, espone il partner superstite al rischio di pagare l'aliquota più alta prevista dal sistema fiscale italiano, proprio nel momento in cui si trova ad affrontare la perdita di una persona cara. Un testamento redatto per tempo, una polizza vita o, semplicemente, la scelta di formalizzare il legame con un'unione civile restano oggi gli strumenti più efficaci per evitare che l'assenza di un atto giuridico si trasformi in un conto salato da pagare all'Erario.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...