Il modello di business degli influencer italiani entra in crisi: Vera Lab registra oltre 3 milioni di perdite e il fatturato crolla e i costi esplodono.
Il modello di business degli influencer italiani entra in crisi. E il caso Vera Lab ne è la palese dimostrazione: registra, infatti, oltre 3 milioni di perdite, il fatturato crolla e i costi esplodono. Ma Cristina Fogazzi non è un caso isolato: ecco cosa sta succedendo davvero.
Per la prima volta nella sua storia, Estetista Cinica è in perdita. Re-forme, la società che gestisce Vera Lab e il marchio di Cristina Fogazzi, ha chiuso l'ultimo esercizio con una perdita netta di 3,07 milioni di euro. Un dato che ha sorpreso molti, ma che in realtà racconta una storia più ampia e strutturale sul destino dell'economia degli influencer in Italia.
I numeri parlano chiaro: il fatturato è sceso da 74,1 a 64,44 milioni di euro, con una contrazione di quasi 10 milioni rispetto al 2024. Nel frattempo, i costi sono cresciuti in modo significativo, passando da circa 65 a più di 68 milioni di euro complessivi. Il risultato è una forbice che si è aperta nel peggiore dei modi: meno entrate, più spese, primo rosso in bilancio.
Cristina Fogazzi stessa non ha eluso la questione. Nell'intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli sul blog "Vale tutto", ha definito il 2025 come "l'anno più difficile", aggiungendo: "Ero preparata a questo momento, alcuni investimenti non hanno funzionato". Una dichiarazione che suona come una presa di responsabilità, ma che apre anche a una riflessione più profonda: quanto è sostenibile, nel lungo periodo, il modello di business costruito attorno a un personal brand digitale?
Il caso Estetista Cinica non è un incidente isolato. È il segnale più visibile di una crisi sistemica che coinvolge molti influencer italiani che negli anni hanno trasformato la propria popolarità online in aziende vere e proprie, con dipendenti, magazzini, linee di prodotto e investimenti milionari.
Dietro i numeri negativi di Re-forme ci sono dinamiche che si ripetono in modo simile in altri casi:
1. La saturazione del mercato beauty e lifestyle Il settore cosmetico e del benessere, storicamente il più fertile per i brand degli influencer, è oggi iper-competitivo. Nuovi brand entrano ogni mese, i consumatori sono più selettivi e le piattaforme social moltiplicano i volti che propongono prodotti simili a prezzi analoghi. Differenziarsi è diventato molto più difficile e costoso.
2. Il costo dell'acquisizione clienti è esploso Fino a pochi anni fa, un post o una storia erano sufficienti a generare vendite significative. Oggi le piattaforme come Instagram e TikTok richiedono investimenti crescenti in advertising a pagamento per raggiungere anche il proprio pubblico organico. I margini si assottigliano e i budget marketing si moltiplicano.
3. Gli investimenti sbagliati pesano in bilancio Espandere un brand digitale in una struttura aziendale complessa richiede scelte difficili: nuove linee di prodotto, apertura di canali fisici, internazionalizzazione, team sempre più grandi. Quando questi investimenti non producono i ritorni attesi, il conto da pagare è salato. Fogazzi lo ha riconosciuto esplicitamente: alcuni investimenti non hanno funzionato.
4. Il pubblico è cambiato La fedeltà del pubblico online non è più garantita. Gli utenti si spostano tra piattaforme, seguono decine di creator contemporaneamente e il legame emotivo con un singolo influencer si è diluito. Convertire follower in clienti ricorrenti è oggi una sfida molto più complessa rispetto a cinque anni fa.
Estetista Cinica è la più nota, ma non è sola. Negli ultimi anni, diversi creator italiani che avevano costruito empire commerciali attorno alla propria immagine hanno attraversato o stanno attraversando fasi di forte tensione finanziaria.
Chiara Ferragni è l'esempio più eclatante a livello mediatico. Il suo impero, che sembrava inattaccabile, ha subito una crisi reputazionale e finanziaria senza precedenti dopo le vicende legate ai pandori e alle uova di Pasqua. Il brand Chiara Ferragni ha visto crolli nelle vendite, chiusure di collaborazioni e una revisione profonda del modello di business. Seeber Group, la società che gestisce il marchio, ha registrato risultati ben lontani dai fasti del passato.
Anche nel mondo della moda e degli accessori, diversi influencer che avevano lanciato proprie collezioni in co-branding o linee indipendenti si trovano oggi a fare i conti con invenduti, margini compressi e collaborazioni saltate. Il mercato del fast fashion influencer, in particolare, sta subendo la pressione di piattaforme come Shein e Temu che rendono impossibile competere solo sul prezzo.
Nel settore fitness e nutrizione, alcune celebrity del benessere italiano che avevano costruito business attorno ad app, programmi di allenamento e integratori personalizzati stanno riscontrando difficoltà nel mantenere i tassi di abbonamento e nel rinnovare l'interesse del pubblico su offerte che invecchiano rapidamente.
Al cuore della crisi degli influencer-imprenditori italiani c'è un problema strutturale che spesso viene sottovalutato: la differenza tra essere un content creator di successo e gestire un'azienda solida.
Costruire un seguito online richiede creatività, autenticità, costanza e intuizioni comunicative. Gestire un'impresa con decine di dipendenti, una supply chain, un magazzino, un ufficio legale, un team marketing e obiettivi di crescita trimestrali richiede competenze completamente diverse. Molti influencer hanno fatto il grande salto senza una struttura manageriale adeguata o con advisor che non hanno saputo guidarli nelle scelte più critiche.
Il caso di Re-forme è emblematico: la società è cresciuta rapidamente, ha scalato il fatturato fino a oltre 74 milioni, ma poi la struttura di costi costruita per sostenere quella crescita ha continuato a pesare anche quando i ricavi hanno iniziato a contrarsi. È il classico problema della leva operativa negativa: quando i costi fissi sono elevati e i ricavi calano, le perdite si amplificano in modo sproporzionato.
La crisi non significa necessariamente la fine. Molti brand nati dall'economia dei creator hanno attraversato momenti difficili per poi riposizionarsi con successo. Le strade percorribili sono diverse:
Riduzione e ottimizzazione dei costi operativi: tagliare le spese non strategiche, rinegoziare i contratti con i fornitori, ridurre gli sprechi nella supply chain.
Ritorno al core business: concentrarsi sui prodotti e i segmenti che davvero funzionano, abbandonando le diversificazioni che non hanno dato risultati.
Rafforzamento della community: in un momento in cui l'advertising costa sempre di più, il valore di una community autentica e coinvolta diventa ancora più centrale. Investire in contenuti di qualità e nel rapporto diretto con i propri follower può ridurre la dipendenza dai media a pagamento.
Trasparenza con il pubblico: paradossalmente, la comunicazione onesta sulle difficoltà, come quella che ha scelto Fogazzi nell'intervista a Lucarelli, può rafforzare il legame con il pubblico e costruire una credibilità di lungo periodo.
Il mercato degli influencer in Italia vale oggi miliardi di euro, ma sta attraversando una fase di maturazione che selezionerà i player più solidi. I modelli di business basati esclusivamente sulla visibilità personale e sul lancio compulsivo di nuovi prodotti mostrano i loro limiti. Chi sopravviverà sarà chi saprà costruire aziende vere, con fondamenta solide, indipendenti dalla volatilità dei social network e dalla fedeltà mutevole del pubblico digitale.
Il rosso di Estetista Cinica è un campanello d'allarme per tutto il settore. Non significa che il modello sia morto, ma che deve evolversi. Gli influencer italiani più lungimiranti stanno già lavorando per costruire brand che vadano oltre la propria persona, che abbiano valori riconoscibili, qualità prodotto tangibile e una strategia commerciale che non dipenda solo dall'ultimo post virale.
Il 2025, come ha detto Fogazzi, è stato l'anno più difficile. Potrebbe però rivelarsi anche l'anno della svolta, se le lezioni di questa crisi verranno davvero metabolizzate.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...