La Fiat Grande Panda attira gli sguardi con il suo design squadrato e convince per comandi intuitivi e infotainment rapido. Nel test lungo tra città e Devon emergono però limiti negli specchietti elettrici e nelle finiture.
Durante un viaggio di famiglia nel Devon, il giornalista automobilistico di Auto Express, Shane Wilkinson, ha percorso 3.214 miglia con la Fiat Grande Panda, registrando una media di 50,4 mpg imperiali, circa 17,8 km/l. La vettura, in tinta Blu Lago, ha attirato gli sguardi lungo il tragitto: il profilo squadrato spicca anche con un colore sobrio. Dopo migliaia di chilometri, il quadro è quello di un’utilitaria adatta alla vita quotidiana, con qualche limite pratico da mettere in conto.
La carrozzeria geometrica si riconosce subito, nel traffico come in un parcheggio. Il Blu Lago non punta sull’effetto vistoso; accompagna invece linee nette, superfici semplici e proporzioni compatte. È l’accostamento tra una tinta discreta e una forma così marcata ad attirare l’attenzione di chi passa.
Il riferimento alla Panda degli anni Ottanta è chiaro, ma la nuova generazione non si limita a riproporre il passato. Le forme sono più robuste e attuali, con dettagli luminosi e una presenza su strada che la fa sembrare più grande di quanto suggerisca la sua vocazione urbana. Anche in una tinta misurata, la Grande Panda ha carattere.
Il disegno ha poi un risvolto pratico: l’auto si individua facilmente tra le altre, soprattutto quando il parcheggio è affollato. Nessuna decorazione vistosa, dunque. Sono le proporzioni e il profilo spigoloso a renderla riconoscibile.
Nel viaggio di Wilkinson, però, l’aspetto è soltanto il primo elemento del racconto. Con 3.214 miglia alle spalle e una trasferta familiare nel Devon, il test porta l’attenzione su consumi, spazio, comandi e inconvenienti emersi nell’uso di tutti i giorni.
Sull’intero percorso la media è stata di 50,4 mpg imperiali, pari a circa 17,8 chilometri con un litro. Nel trasferimento verso il Devon, con persone e bagagli a bordo, il consumo è rimasto sopra i 50 mpg. Un risultato che dà un’indicazione concreta dell’efficienza della Grande Panda anche fuori dai tragitti urbani.
La vettura provata era la versione ibrida, con motore 1.2 turbo e cambio automatico a doppia frizione eDCT a sei rapporti. La potenza massima combinata è di 110 CV. Nel viaggio la media è rimasta elevata anche con l’auto carica, un aspetto che interessa chi pensa di usare la Panda per una gita o un fine settimana fuori città, oltre che per gli spostamenti quotidiani.
Il dato ottenuto nelle 3.214 miglia è il riferimento più immediato per valutare il consumo nell’esperienza di Wilkinson. Il tratto verso il Devon, in particolare, ha mostrato che il risultato si è mantenuto sopra i 50 mpg anche con l’abitacolo occupato e i bagagli. Per chi guarda alle spese d’uso, è un elemento concreto da affiancare alle caratteristiche tecniche della vettura.
Nel viaggio non è stato necessario rinunciare alla praticità per conservare una media contenuta. La Grande Panda ha affrontato il trasferimento con più persone e valigie, mantenendo il dato di consumo rilevato. È proprio questo impiego, più impegnativo di una breve percorrenza in città, a dare interesse al test.
La trasferta familiare ha messo alla prova anche lo spazio interno. A bordo hanno viaggiato quattro persone con i relativi bagagli: una situazione comune per chi usa l’auto in famiglia o la condivide con altri passeggeri. La carrozzeria compatta, quindi, si è prestata a un tragitto più lungo dei consueti spostamenti di tutti i giorni.
La Grande Panda è lunga 3.999 millimetri e il bagagliaio può raggiungere i 412 litri. Sono misure che consentono di muoversi agevolmente in città e lasciano spazio per le trasferte occasionali. Nel viaggio verso il Devon il vano è stato utilizzato con quattro persone a bordo, insieme ai loro bagagli.
C’è anche un precedente che racconta un altro lato della sua praticità: la vettura era già stata usata per trasportare ricambi destinati a una Austin 7. Un impiego diverso dalla spesa o dalle valigie, che mostra la possibilità di caricare oggetti ingombranti compatibili con le dimensioni dell’auto. La Grande Panda può così passare dalle commissioni quotidiane a un viaggio familiare, fino al trasporto di ricambi.
In città, la lunghezza resta contenuta; per il tempo libero, il bagagliaio offre spazio per le necessità di una breve trasferta. Questa combinazione ha un valore particolare per chi preferisce avere una sola vettura da usare durante la settimana e nel fine settimana. Il test del Devon ne ha dato una dimostrazione concreta, con passeggeri e bagagli a bordo.
All’interno, le funzioni più usate sono facili da raggiungere. Per il climatizzatore ci sono comandi fisici, così temperatura e ventilazione si regolano senza passare da più schermate. Nel traffico, tasti e manopole riconoscibili permettono di intervenire rapidamente e rendono meno necessario affidarsi al touchscreen per ogni operazione.
Anche alcuni avvisi possono essere silenziati. La chiave è tradizionale e consente di aprire e avviare l’auto senza procedure elaborate. Sono scelte semplici, che si adattano a una vettura pensata per essere usata spesso e senza complicazioni.
Il sistema multimediale, durante la prova, ha risposto prontamente. La dotazione comprende un quadro strumenti digitale da 10 pollici; sugli allestimenti Icon e La Prima è presente anche il display centrale da 10,25 pollici, con Apple CarPlay e Android Auto senza fili. La versione Pop, invece, offre un supporto integrato per lo smartphone.
Le dotazioni cambiano quindi in base all’allestimento, ma l’impostazione unisce strumenti digitali e comandi diretti per le regolazioni più frequenti. La connettività comprende inoltre servizi per localizzare il veicolo, consultare informazioni sul suo stato e richiedere assistenza.
Nel giudizio di Wilkinson, la rapidità dell’infotainment si accompagna alla praticità dei comandi fisici. Non tutto passa dallo schermo: per il climatizzatore restano a disposizione tasti e manopole, mentre la chiave tradizionale rende immediate le operazioni di apertura e avviamento. Per chi trascorre molto tempo al volante, questa facilità d’uso è una parte importante dell’esperienza quotidiana.
Nel corso del test è emerso un inconveniente preciso. In alcune occasioni, dopo lo sblocco dell’auto, gli specchietti retrovisori elettrici sono rimasti ripiegati. Il conducente ha dovuto occuparsene prima di partire e ripristinare la visibilità laterale.
Sulla vettura era già stato riscontrato anche un guasto alla pompa del lavavetri. Specchietti e lavavetri sono due componenti distinti, entrambi coinvolti nell’esperienza di Wilkinson. Per chi prova o ritira un esemplare, controllarne il funzionamento durante la consegna è un passaggio utile: incidono sulla comodità e, nel caso degli specchietti, sulla visibilità prima di mettersi in marcia.
Gli specchietti ripiegabili elettricamente sono comodi nei parcheggi stretti, ma il loro funzionamento deve essere regolare quando si torna all’auto. Un problema intermittente si fa sentire soprattutto nei tragitti ripetuti durante la giornata, perché impone una verifica ogni volta che si riparte. È uno degli attriti pratici emersi nel test, accanto al guasto del lavavetri.
Tra gli aspetti meno convincenti ci sono le superfici dell’abitacolo. Alcune plastiche e finiture si sono graffiate in poco tempo e hanno mostrato segni d’usura precoci. È un dettaglio da considerare soprattutto per chi viaggia con bambini, carica spesso borse o appoggia oggetti nelle zone più esposte.
La plancia ha un aspetto moderno e i comandi sono semplici da usare, ma la sensazione di qualità dipende anche da come le superfici resistono ai contatti quotidiani. Sulla Grande Panda provata, i graffi hanno cominciato a vedersi presto. Le finiture, dunque, meritano attenzione quanto la disposizione dei comandi o la risposta del sistema multimediale.
Chi sta valutando l’acquisto può osservare con cura le zone più maneggiate: i pannelli, l’area intorno ai comandi e i rivestimenti del bagagliaio. Nell’esemplare di Wilkinson, l’usura visibile si è aggiunta al comportamento irregolare degli specchietti. Sono aspetti diversi dai consumi: riguardano la conservazione dell’abitacolo e la qualità percepita nel tempo.
Per chi tiene a lungo la propria auto, graffi e segni sulle superfici possono incidere sulla soddisfazione e sull’aspetto degli interni. Il test ha restituito così un quadro fatto di comandi intuitivi e infotainment reattivo, ma anche di materiali che, nelle zone più esposte, hanno mostrato i primi segni d’uso rapidamente.
Nel bilancio della prova, la Grande Panda si distingue per uno stile riconoscibile, consumi contenuti e una gestione semplice. La media di 50,4 mpg imperiali sulle 3.214 miglia, con oltre 50 mpg nel trasferimento carico verso il Devon, è il dato più significativo sul fronte dell’efficienza. Quattro persone e bagagli hanno trovato posto a bordo; in un’altra occasione, l’auto aveva trasportato ricambi per una Austin 7.
Accanto a questi elementi restano i problemi degli specchietti elettrici, che talvolta non si sono riaperti allo sblocco, e delle finiture, graffiate in tempi brevi. Sulla stessa vettura si era verificato in precedenza un guasto alla pompa del lavavetri. Sono inconvenienti da tenere presenti quando si controlla l’esemplare, insieme allo stato delle superfici interne.
La Grande Panda ha senso per chi cerca un’auto compatta con una personalità visiva marcata, semplice da usare e adatta anche a viaggiare con passeggeri e bagagli. Nel Blu Lago, il profilo squadrato si fa notare senza una tinta appariscente; dentro, lo spazio e i comandi immediati sostengono l’impiego quotidiano. Alla prova dei chilometri si aggiungono però le condizioni delle finiture e il funzionamento degli accessori: due aspetti da verificare prima di scegliere la propria Grande Panda.
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...