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I prezzi delle auto sono aumentati al 40% per colpa dell'Ue e si va verso la fine del Gpl: le parole del Ceo di Dacia

di Chiara Compagnucci pubblicato il
aumento prezzo auto causato da normative

Le recenti normative UE spingono verso la transizione elettrica, causando rincari fino al 40% per le auto e mettendo in discussione il futuro di Gpl e motori termici: il Ceo Dacia commenta le sfide per il settore.

L’evoluzione del mercato automobilistico europeo si trova oggi al centro di grandi trasformazioni, con un incremento significativo dei prezzi che sta interessando gran parte dei modelli disponibili sul mercato. L’attenzione degli operatori del settore e degli osservatori ricade principalmente sulle ragioni strutturali di questi aumenti, che non possono essere attribuiti soltanto a dinamiche interne alle case produttrici, ma anche a profonde modifiche del quadro normativo europeo. La ridefinizione degli standard in materia di emissioni, sicurezza e sostenibilità, avviata progressivamente dall’Unione Europea nell’ultimo quinquennio, ha prodotto effetti a catena che si sono rapidamente riflessi su listini, strategie di prodotto e abitudini di consumo.

I nuovi regolamenti imposti dalle istituzioni di Bruxelles e dal Regno Unito si intrecciano con sfide tecnologiche e di sostenibilità sempre più stringenti, portando le aziende a ripensare la propria offerta tra motorizzazioni tradizionali e percorsi di elettrificazione. Questo scenario vede protagoniste anche le versioni alimentate a GPL, una delle soluzioni che finora hanno garantito un equilibrio tra domanda di risparmio, impatti ambientali e rispetto delle regole.

In questo contesto, Dacia si distingue per la sua posizione nel segmento accessibile e per la portata delle dichiarazioni dei suoi vertici, che evidenziano come le recenti politiche comunitarie abbiano causato una crescita dei prezzi degli autoveicoli ben superiore rispetto ai trend storici. 

L’aumento dei prezzi delle auto: ruolo delle normative europee e conseguenze per i costruttori come Dacia

Il rincaro dei listini automobilistici osservato negli ultimi anni risulta sempre più collegato all’introduzione di leggi comunitarie che hanno ridefinito le condizioni di produzione e commercializzazione dei veicoli. Dalle più recenti dichiarazioni dei vertici Dacia, in particolare di Katrin Adt – attualmente CEO del marchio – emerge come le politiche dell’Unione Europea in materia di sicurezza e riduzione delle emissioni abbiano inciso direttamente per circa il 40% sull’aumento dei prezzi delle vetture negli ultimi cinque anni. Un fenomeno senza precedenti, che investe tanto i produttori generalisti quanto quelli specializzati.

Secondo Adt, l’incremento dei costi per l’adeguamento ai nuovi standard – tra requisiti avanzati di sicurezza attiva e passiva, dispositivi di assistenza alla guida e nuovi limiti sulle emissioni – si è tradotto in una necessità per i costruttori di rilanciare la propria offerta adeguandola a criteri sempre più stringenti. Se da una parte questa evoluzione porta a una maggiore tutela per l’ambiente e per la sicurezza degli utenti della strada, dall’altra genera un effetto diretto sui prezzi al dettaglio, mettendo sotto pressione soprattutto chi mira a mantenere posizionamenti concorrenziali.

Nei mesi più recenti, la rincorsa alle motorizzazioni a basso impatto – elettriche e ibride in primis – si accompagna alla necessità di rispettare i tetti medi di emissioni imposti dal regolamento europeo: la soglia attuale di 93,6 grammi di CO2 per chilometro rappresenta, di fatto, un vincolo difficile da aggirare, in particolare per marchi come quello romeno, noti per la forte incidenza delle motorizzazioni tradizionali sulla propria gamma. I casi di Suzuki Jimny e Ignis, lasciate fuori dal mercato proprio per difficoltà nel rispettare i parametri di emissione, confermano la complessità del momento. I costruttori sono obbligati, in molti casi, a contingentare le vendite dei propri modelli più popolari, sacrificando auto molto richieste solo per tenere in equilibrio la media delle emissioni, pena sanzioni economiche di rilievo.

Nel panorama Dacia, si evidenzia un paradosso: il successo dei modelli termici, in particolare a benzina, GPL e mild hybrid, spinge i volumi di vendita, ma innalza anche la media delle emissioni della gamma, determinando tensioni rispetto ai nuovi limiti imposti a livello europeo e britannico. La Sandero, best-seller continentale con quasi 290.000 esemplari venduti nel 2025, e la crescente popolarità della nuova Bigster – 68.000 unità in sei mesi – sono esempi di come l’attrattività del prodotto tradizionale possa diventare una criticità normativa.

Le politiche ZEV in Regno Unito, che obbligano a raggiungere una quota minima del 33% di vetture a zero emissioni sulle immatricolazioni totali, rappresentano un campanello d’allarme per i manager europei: ogni veicolo non conforme costa agli OEM sanzioni da 12.000 sterline, cifra destinata a incidere profondamente sui bilanci aziendali. Solo una strategia agile e adattiva, con il lancio di modelli elettrici accessibili e inediti come la futura Dacia Evader, potrebbe permettere al marchio di restare competitivo senza abbandonare la missione di garantire un’utilitaria a basso costo per il grande pubblico.

La tabella seguente sintetizza l’impatto delle normative su prezzi e scelte strategiche per le case auto:

Normativa Impatto economico Effetti sulle case
Requisiti sicurezza attiva e passiva Aumento costi di produzione Innalzamento listini
Tetto medio emissioni CO2 (UE/UK) Necessità di ripensare il mix di vendite Contingentamento di alcuni modelli
Mandato ZEV (UK) Rischio sanzioni Spinta al lancio di EV accessibili

Appare quindi evidente che la pressione normativa continui ad avere ripercussioni tangibili sia sui prezzi finali per l’utente sia sulle strategie dei costruttori più sensibili al tema dell’accessibilità, ridefinendo radicalmente lo scenario competitivo europeo.

Il futuro dei motori termici e del GPL per Dacia tra transizione elettrica e nuove sfide di mercato

Il contesto delineato dalle regolamentazioni delle emissioni orienta l’attenzione verso il destino delle motorizzazioni tradizionali. Dacia rappresenta oggi uno dei pochi presìdi per consumatori desiderosi di soluzioni a benzina, mild hybrid e a gas. L’attuale visione strategica, espressa dal vicepresidente delle vendite Frank Marotte, conferma la prosecuzione delle vendite di auto con motore termico, senza procedere a limitazioni forzate utili solo ad allinearsi artificialmente ai nuovi parametri comunitari.

Questa posizione deriva dalla consapevolezza che la forza commerciale del marchio si fonda su una proposta economica e variegata, offrendo motorizzazioni termiche e GPL laddove la domanda di elettrico resta contenuta. In pratica, mentre altri costruttori si vedono obbligati a sospendere l’offerta di determinati veicoli propri per non eccedere i limiti di CO2, il costruttore romeno si concentra sull’introduzione di modelli elettrici destinati a integrarsi, senza sostituire una gamma di successo costruita su prezzi accessibili e affidabilità riconosciuta.

La transizione alla mobilità elettrica risulta quindi una questione di equilibrio: da un lato, bisogna rispettare i limiti normativi e le quote ZEV, dall’altro si intende mantenere la fiducia della clientela storica, non trascurando l’offerta di veicoli a combustione e GPL che continuano a riscuotere ampio consenso. La produzione della Evader e il rafforzamento della presenza della Spring – unico modello a batteria attualmente in gamma – rappresentano una delle prime risposte del gruppo all’esigenza di incrementare la quota delle “zero emissioni”, seguendo quanto richiesto dal mercato britannico e, in prospettiva, da quello europeo. Secondo le previsioni interne, tale equilibrio potrebbe essere raggiunto ampliando le opzioni elettriche senza eliminare del tutto motori benzina e GPL.

L’esempio della Bigster – che nel semestre ha totalizzato quota di mercato importante nelle versioni full hybrid – indica una possibile via per il mix futuro. La presenza del GPL, però, rimane in discussione. L’evoluzione dei regolamenti sulle alimentazioni alternative e la continua contrazione degli incentivi per veicoli non elettrici rendono il futuro di questa tecnologia ancora più complesso. Nonostante ciò, il marchio si segnala tra gli ultimi produttori generalisti a mantenere a listino motorizzazioni a GPL, riconoscendone l’utilità sociale ed ecologica in aree dove l’elettrificazione presenta ancora ostacoli logistici e infrastrutturali.

Appare probabile che, in vista del progressivo inasprimento normativo sia a livello UE sia nei mercati più evoluti, la sopravvivenza sul lungo periodo delle opzioni a gas dipenda dalla capacità di minimizzare emissioni residue e costi per l’utente, oltre che dal successo delle proposte elettriche accessibili. Il futuro per Dacia si gioca quindi sulla capacità di coniugare accessibilità, innovazione e strategia, mantenendo la fiducia dei propri clienti e rispettando le nuove regole senza sacrificare la varietà dell’offerta.

Riassumendo in tabella le sfide attese per Dacia e le possibili risposte:

Elemento Sfida Strategia Dacia
Mix emissioni Mantenere vendite termiche senza sanzioni Incremento gamma EV, nuovi modelli elettrici
Motorizzazioni GPL Sostenibilità economica e regolamentare Mantenimento finché possibile, poi transizione assistita all’elettrico
Listini e competitività Evitare aumento prezzi fuori controllo Ricerca innovazione per modelli accessibili

In definitiva, la possibilità per Dacia di mantenere anche in futuro un’offerta termica (benzina e GPL) passerà dall’agilità nel rispondere alle nuove sfide e dal saper presidiare il mercato delle auto elettriche abbordabili, senza perdere il contatto con il proprio pubblico di riferimento e conservando i valori che il marchio ha costruito nel tempo.






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