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I risultati economici delle banche italiane nel 2025, le prospettive e ricadute per clienti e dipendenti

di Marcello Tansini pubblicato il
risultati banche 2026

Nel 2025 le banche italiane hanno affrontato uno scenario complesso tra risultati economici, solidità patrimoniale e nuove sfide. Conseguenze e prospettive emergono per clienti e dipendenti nel contesto finanziario in evoluzione.

Il contesto economico internazionale del 2025 ha proposto nuove sfide e incertezze, con la ripresa del PIL italiano sostenuta principalmente dalla domanda interna, mentre le esportazioni continuano a scontare le tensioni commerciali globali. L'inflazione ha mostrato segnali di raffreddamento e la crescita del credito alle imprese è tornata positiva, dopo la trasmissione di riduzioni dei tassi ufficiali sul sistema bancario. In questo scenario, l'analisi dei bilanci delle banche italiane assume un'importanza strategica non solo per gli investitori, ma anche per i clienti e i dipendenti coinvolti. La redditività degli istituti e la loro capacità di generare valore creano un impatto diretto sull'economia reale, rafforzando la fiducia nei mercati e nella tutela del risparmio. 

Il bilancio complessivo del settore bancario italiano nel 2025

L’anno si è chiuso confermando ottimi livelli di utili netti per il comparto bancario: le sette maggiori banche hanno superato nella somma i 21,6 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2025 (+9% su base annua), sostenute da un incremento delle commissioni nette (+5,9%) e degli altri proventi (+23%), che hanno bilanciato il calo del margine d’interesse (-5,6%) dovuto alla riduzione dei tassi. Sul totale dei ricavi, il peso del margine di interesse si è comunque attestato al 55%, con le commissioni che hanno raggiunto il 36%.

L'efficienza operativa ha segnato un miglioramento costante: il rapporto cost/income dei maggiori gruppi bancari è sceso ulteriormente, raggiungendo livelli intorno al 40% nei primi nove mesi. Contestualmente, il costo del rischio di credito ha registrato una diminuzione – da 26 a 20 punti base – grazie alla riduzione delle rettifiche nette su crediti. Gli asset di qualità si mantengono solidi: il rapporto tra crediti deteriorati lordi e impieghi totali (Npl ratio) rimane stabile al 2,5%, con una copertura che sfiora il 49,2%.

Sotto il profilo patrimoniale, le principali banche italiane mantengono livelli di Cet1 (Common Equity Tier 1) nettamente superiori ai requisiti normativi, con una media del 14,6% (dato aggregato). Il settore si è distinto anche per solidità e resilienza, affrontando l’aumento delle sofferenze con strumenti di cessione NPL che hanno consentito di mantenere su livelli contenuti il rischio di credito. Significativo il ruolo delle aggregazioni: fusioni e acquisizioni rafforzano la struttura e l’offerta dei grandi gruppi.

Il 2025 traccia uno spartiacque tra la fase d’oro dei margini alimentati da tassi elevati e una nuova stagione bancaria in cui aumenta il peso delle commissioni e dei servizi. L’intero comparto resta sotto osservazione per l’effetto delle recenti dinamiche normative, l’introduzione di imposte straordinarie e l'accentuarsi del processo di consolidamento.

Risultati e prospettive delle principali banche italiane: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper, Banco BPM, Credem

Nel panorama delle principali banche tricolori spiccano performance reddituali significative e strategie differenziate:

  • Intesa Sanpaolo si conferma ai vertici in termini di risultati netti e solidità patrimoniale. L’istituto ha beneficiato di un modello bilanciato tra attività creditizia e servizi, consolidando la redditività e rafforzando il rapporto con la clientela.
  • Unicredit mostra una crescita degli utili trainata da efficienza operativa, con utili consolidati superiori all’8,7 miliardi (rilevando un aumento del 13%). La banca può contare su un posizionamento internazionale e su una gestione prudente delle esposizioni, che contribuisce a contenere il rischio di credito.
  • Bper attraversa un periodo di forte espansione, con l’integrazione definitiva della Popolare di Sondrio e un utile netto ordinario che raggiunge i 2,1 miliardi, mentre il margine d’interesse si attesta a 3,8 miliardi. La banca si distingue per il payout ratio elevato (75%) e la solidità patrimoniale (Cet1 ratio al 14,8%).
  • Banco BPM registra prestazioni robuste con utili in forte crescita (1,5 miliardi, +18%) e una costante attenzione alla qualità del credito, elemento che continua a essere centrale nella strategia del gruppo.
  • Credem chiude l’anno con un utile netto consolidato di 621,5 milioni (+0,2%). Il margine di intermediazione si stabilizza a 1,88 miliardi, mentre il gruppo si conferma tra i migliori in Italia per qualità del credito (Npl lordo all’1,61%) e per la solidità della base patrimoniale (Cet1 ratio al 16,99%).
Le strategie dei top player del settore riflettono una forte attenzione all’innovazione digitale, alla continuità reddituale e alla relazione cliente-banca, ponendo le basi per una crescita sostenibile anche in contesti di mercato meno favorevoli rispetto al recente passato.

Confronto tra le performance dei gruppi bancari

Le diverse strategie adottate dai maggiori istituti si riflettono in indicatori chiave che consentono di valutare la leadership e la capacità di adattamento al nuovo scenario competitivo. Le tabelle riassuntive evidenziano le principali differenze:

Banca Utile netto 2025 (mln €) Cet1 Ratio (%) Npl Ratio lordo (%) Dividendo/unità (€)
Intesa Sanpaolo 7.600 13,9 2,5 --
Unicredit 8.750 14,8 2,5 --
Bper 2.100 14,8 2,1 0,65
Banco BPM 1.500 13,5 2,5 --
Credem 621,5 16,99 1,61 0,75

La lettura comparata di questi dati mostra come la crescita degli utili sia diffusa tra i principali operatori, pur evidenziando una centralizzazione della redditività nei due maggiori gruppi (Unicredit e Intesa Sanpaolo). Gli indici Cet1 pongono i principali operatori italiani su livelli superiori alla media europea e ben lontani dalle soglie minime regolamentari.

Bper e Credem emergono per qualità del credito e payout dei dividendi, a vantaggio degli azionisti e come ulteriore conferma dell'attenzione alla sostenibilità.

Evoluzione dei ricavi, margine d’interesse e commissioni

L’evoluzione dei ricavi nel settore ha visto una progressiva sostituzione tra margine d’interesse – che ha iniziato a risentire dell’abbassamento dei tassi – e un incremento delle commissioni nette e degli altri proventi. La componente di margine da servizi, intensificata soprattutto da attività di gestione del risparmio, bancassurance e servizi accessori, ha rappresentato una leva di crescita determinante nel 2025.

  • Il margine di interesse, pur restando la principale fonte di ricavo per molte banche (58,5% del totale nel triennio), si è ridotto del 5,6% su base annua, spingendo gli istituti ad aumentare la focalizzazione su ricavi derivanti da commissioni (+5,9%) e da operazioni di trading ed assicurative.
  • Le commissioni nette sono tornate su livelli record (45,7 miliardi euro), alimentate dagli investimenti nel risparmio gestito e nella consulenza finanziaria, ma anche dalle nuove iniziative assicurative.
  • I gruppi bancari hanno rafforzato la diversificazione delle fonti di reddito come risposta alla graduale normalizzazione monetaria.
L'aggiustamento della leva commerciale ha riguardato anche la struttura dei costi: il rapporto cost/income è sceso al 45-49% per i principali attori, segnalando un costante aumento dell’efficienza gestionale nel mercato domestico.

Qualità del credito, solidità patrimoniale e rischi di deterioramento

La qualità del credito delle banche italiane si mantiene su livelli rassicuranti, con un’incidenza dei crediti deteriorati netti – Npl – all’1,5%, e valori ancora più bassi per gruppi come Credem (Npl lordo all’1,61%) e Bper (1% netto). Nel biennio 2023-2024 le cessioni di non performing loan hanno superato i 17 miliardi, sostenendo la stabilità dei bilanci e riducendo l’esposizione ai rischi degli shock macroeconomici.

I principali indicatori di solidità patrimoniale confermano la forza dei gruppi italiani: i rapporti di Cet1 delle big oscillano tra il 13,5% e il 16,99%. Per il settore nel suo complesso, la media si assesta oltre il 14%, con livelli superiori alle richieste della BCE e alla media dell’area euro. Il leverage ratio e il Texas ratio rafforzano questa fotografia di robustezza strutturale, garantendo la sostenibilità delle politiche di crescita e la capacità di assorbire eventuali perdite inattese.

Le stime sull’andamento dei crediti deteriorati per il triennio 2025-27 indicano un lieve incremento del rischio di default delle imprese, con tassi che passano dal 2,6% al 2,9% per il 2025 e una tendenza a stabilizzarsi nel 2026-27. Secondo l’Outlook ABI-Cerved, le micro e piccole aziende e le imprese del Sud restano le categorie maggiormente esposte. Tuttavia, il sistema bancario beneficia oggi di tassi di copertura molto elevati (oltre il 52%), strumenti di gestione prudenziale all’avanguardia, e una vigilanza regolamentare stringente.

Tra gli ulteriori elementi di analisi della solidità:

  • Il rapporto tra crediti problematici e impieghi lordi resta tra i più bassi d’Europa, grazie anche alle cessioni di NPL per 8-9 miliardi annui nel biennio precedente.
  • Tutti i principali gruppi sono risultati compliance ai requisiti di Basilea III (LCR e NSFR superiori a 100%), con elevata liquidità a disposizione per far fronte a potenziali shock.
L’attenzione resta alta sul possibile aumento dei tassi di deterioramento nel 2026 a causa del rallentamento economico e delle tensioni geopolitiche, ma il comparto mostra una capacità rafforzata nell’affrontare eventuali criticità future, come raccomandato da Banca d’Italia e Bce.

Impatto sui clienti, dividend policy e conseguenze per i dipendenti

Nell’ultimo esercizio, la solidità dei risultati ha avuto importanti ripercussioni sia per la clientela sia per i dipendenti. Dal lato clienti, l’ampliamento del credito disponibile – indice di fiducia nel settore – è andato di pari passo con una maggiore attenzione alla qualità dei servizi, anche grazie all’innovazione digitale e all’offerta di nuovi prodotti nel risparmio gestito e nella consulenza finanziaria. La costanza della raccolta conferma la fiducia degli investitori e delle famiglie negli istituti di credito italiani.

Sul versante delle politiche di dividendo, il 2025 si distingue per payout record: Bper propone 0,65 euro per azione, con un payout del 75% e un aumento della cedola del +60%. Credem conferma 0,75 euro ad azione, pari al 4,7% del valore di mercato, in linea con la redditività raggiunta. Queste scelte, oltre a premiare gli azionisti, rafforzano la reputazione delle banche presso la community finanziaria.

Dal punto di vista occupazionale, i numerosi successi economici si riflettono sulla valorizzazione delle persone e rinnovati accordi contrattuali. La crescita della redditività ha giustificato incrementi delle retribuzioni medie e la tutela della qualità occupazionale, con attenzione alla gestione dei cambiamenti derivanti dalla digitalizzazione e dalle fusioni. Gli accorpamenti, pur riducendo il numero di sportelli, sono stati accompagnati da pensionamenti volontari e dal ricambio generazionale, senza effetti traumatici sul personale.

I rappresentanti dei principali gruppi sottolineano che "l’impegno quotidiano dei lavoratori è la vera garanzia di una crescita sana e sostenibile", secondo le parole dei vertici Credem e Bper.

Prospettive per il 2026 tra sfide e opportunità

Il settore bancario nazionale entra nel 2026 con indici di redditività, efficienza e solidità tra i migliori d’Europa, ma anche con l’obbligo di affrontare un nuovo ciclo macroeconomico caratterizzato da incertezza, leve dei tassi in transizione e accresciute esigenze di digitalizzazione. Le principali opportunità derivano da:

  • ulteriore crescita dei ricavi da servizi e della consulenza personalizzata
  • maggiore valorizzazione delle competenze del personale
  • rafforzamento delle strategie di sostenibilità e innovazione
Al contempo, le principali sfide saranno rappresentate dalla gestione del rischio di credito in scenari instabili, dalla necessità di mantenere elevati standard di patrimonializzazione e dalla pressione competitiva esercitata dall’affermazione di operatori fintech e dalle nuove normative UE in materia bancaria.

L’orientamento dei principali attori del settore verso la creazione di valore sostenibile, l’innovazione dei servizi e la tutela di clientela e dipendenti pone basi solide per proseguire un percorso di crescita virtuoso anche nel 2026, proiettando il comparto in una dimensione sempre più integrata con lo sviluppo economico nazionale.






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