Nel 2025 le banche italiane hanno affrontato uno scenario complesso tra risultati economici, solidità patrimoniale e nuove sfide. Conseguenze e prospettive emergono per clienti e dipendenti nel contesto finanziario in evoluzione.
Il contesto economico internazionale del 2025 ha proposto nuove sfide e incertezze, con la ripresa del PIL italiano sostenuta principalmente dalla domanda interna, mentre le esportazioni continuano a scontare le tensioni commerciali globali. L'inflazione ha mostrato segnali di raffreddamento e la crescita del credito alle imprese è tornata positiva, dopo la trasmissione di riduzioni dei tassi ufficiali sul sistema bancario. In questo scenario, l'analisi dei bilanci delle banche italiane assume un'importanza strategica non solo per gli investitori, ma anche per i clienti e i dipendenti coinvolti. La redditività degli istituti e la loro capacità di generare valore creano un impatto diretto sull'economia reale, rafforzando la fiducia nei mercati e nella tutela del risparmio.
L’anno si è chiuso confermando ottimi livelli di utili netti per il comparto bancario: le sette maggiori banche hanno superato nella somma i 21,6 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2025 (+9% su base annua), sostenute da un incremento delle commissioni nette (+5,9%) e degli altri proventi (+23%), che hanno bilanciato il calo del margine d’interesse (-5,6%) dovuto alla riduzione dei tassi. Sul totale dei ricavi, il peso del margine di interesse si è comunque attestato al 55%, con le commissioni che hanno raggiunto il 36%.
L'efficienza operativa ha segnato un miglioramento costante: il rapporto cost/income dei maggiori gruppi bancari è sceso ulteriormente, raggiungendo livelli intorno al 40% nei primi nove mesi. Contestualmente, il costo del rischio di credito ha registrato una diminuzione – da 26 a 20 punti base – grazie alla riduzione delle rettifiche nette su crediti. Gli asset di qualità si mantengono solidi: il rapporto tra crediti deteriorati lordi e impieghi totali (Npl ratio) rimane stabile al 2,5%, con una copertura che sfiora il 49,2%.
Sotto il profilo patrimoniale, le principali banche italiane mantengono livelli di Cet1 (Common Equity Tier 1) nettamente superiori ai requisiti normativi, con una media del 14,6% (dato aggregato). Il settore si è distinto anche per solidità e resilienza, affrontando l’aumento delle sofferenze con strumenti di cessione NPL che hanno consentito di mantenere su livelli contenuti il rischio di credito. Significativo il ruolo delle aggregazioni: fusioni e acquisizioni rafforzano la struttura e l’offerta dei grandi gruppi.
Il 2025 traccia uno spartiacque tra la fase d’oro dei margini alimentati da tassi elevati e una nuova stagione bancaria in cui aumenta il peso delle commissioni e dei servizi. L’intero comparto resta sotto osservazione per l’effetto delle recenti dinamiche normative, l’introduzione di imposte straordinarie e l'accentuarsi del processo di consolidamento.
Nel panorama delle principali banche tricolori spiccano performance reddituali significative e strategie differenziate:
Le diverse strategie adottate dai maggiori istituti si riflettono in indicatori chiave che consentono di valutare la leadership e la capacità di adattamento al nuovo scenario competitivo. Le tabelle riassuntive evidenziano le principali differenze:
| Banca | Utile netto 2025 (mln €) | Cet1 Ratio (%) | Npl Ratio lordo (%) | Dividendo/unità (€) |
| Intesa Sanpaolo | 7.600 | 13,9 | 2,5 | -- |
| Unicredit | 8.750 | 14,8 | 2,5 | -- |
| Bper | 2.100 | 14,8 | 2,1 | 0,65 |
| Banco BPM | 1.500 | 13,5 | 2,5 | -- |
| Credem | 621,5 | 16,99 | 1,61 | 0,75 |
La lettura comparata di questi dati mostra come la crescita degli utili sia diffusa tra i principali operatori, pur evidenziando una centralizzazione della redditività nei due maggiori gruppi (Unicredit e Intesa Sanpaolo). Gli indici Cet1 pongono i principali operatori italiani su livelli superiori alla media europea e ben lontani dalle soglie minime regolamentari.
Bper e Credem emergono per qualità del credito e payout dei dividendi, a vantaggio degli azionisti e come ulteriore conferma dell'attenzione alla sostenibilità.
L’evoluzione dei ricavi nel settore ha visto una progressiva sostituzione tra margine d’interesse – che ha iniziato a risentire dell’abbassamento dei tassi – e un incremento delle commissioni nette e degli altri proventi. La componente di margine da servizi, intensificata soprattutto da attività di gestione del risparmio, bancassurance e servizi accessori, ha rappresentato una leva di crescita determinante nel 2025.
La qualità del credito delle banche italiane si mantiene su livelli rassicuranti, con un’incidenza dei crediti deteriorati netti – Npl – all’1,5%, e valori ancora più bassi per gruppi come Credem (Npl lordo all’1,61%) e Bper (1% netto). Nel biennio 2023-2024 le cessioni di non performing loan hanno superato i 17 miliardi, sostenendo la stabilità dei bilanci e riducendo l’esposizione ai rischi degli shock macroeconomici.
I principali indicatori di solidità patrimoniale confermano la forza dei gruppi italiani: i rapporti di Cet1 delle big oscillano tra il 13,5% e il 16,99%. Per il settore nel suo complesso, la media si assesta oltre il 14%, con livelli superiori alle richieste della BCE e alla media dell’area euro. Il leverage ratio e il Texas ratio rafforzano questa fotografia di robustezza strutturale, garantendo la sostenibilità delle politiche di crescita e la capacità di assorbire eventuali perdite inattese.
Le stime sull’andamento dei crediti deteriorati per il triennio 2025-27 indicano un lieve incremento del rischio di default delle imprese, con tassi che passano dal 2,6% al 2,9% per il 2025 e una tendenza a stabilizzarsi nel 2026-27. Secondo l’Outlook ABI-Cerved, le micro e piccole aziende e le imprese del Sud restano le categorie maggiormente esposte. Tuttavia, il sistema bancario beneficia oggi di tassi di copertura molto elevati (oltre il 52%), strumenti di gestione prudenziale all’avanguardia, e una vigilanza regolamentare stringente.
Tra gli ulteriori elementi di analisi della solidità:
Nell’ultimo esercizio, la solidità dei risultati ha avuto importanti ripercussioni sia per la clientela sia per i dipendenti. Dal lato clienti, l’ampliamento del credito disponibile – indice di fiducia nel settore – è andato di pari passo con una maggiore attenzione alla qualità dei servizi, anche grazie all’innovazione digitale e all’offerta di nuovi prodotti nel risparmio gestito e nella consulenza finanziaria. La costanza della raccolta conferma la fiducia degli investitori e delle famiglie negli istituti di credito italiani.
Sul versante delle politiche di dividendo, il 2025 si distingue per payout record: Bper propone 0,65 euro per azione, con un payout del 75% e un aumento della cedola del +60%. Credem conferma 0,75 euro ad azione, pari al 4,7% del valore di mercato, in linea con la redditività raggiunta. Queste scelte, oltre a premiare gli azionisti, rafforzano la reputazione delle banche presso la community finanziaria.
Dal punto di vista occupazionale, i numerosi successi economici si riflettono sulla valorizzazione delle persone e rinnovati accordi contrattuali. La crescita della redditività ha giustificato incrementi delle retribuzioni medie e la tutela della qualità occupazionale, con attenzione alla gestione dei cambiamenti derivanti dalla digitalizzazione e dalle fusioni. Gli accorpamenti, pur riducendo il numero di sportelli, sono stati accompagnati da pensionamenti volontari e dal ricambio generazionale, senza effetti traumatici sul personale.
I rappresentanti dei principali gruppi sottolineano che "l’impegno quotidiano dei lavoratori è la vera garanzia di una crescita sana e sostenibile", secondo le parole dei vertici Credem e Bper.
Il settore bancario nazionale entra nel 2026 con indici di redditività, efficienza e solidità tra i migliori d’Europa, ma anche con l’obbligo di affrontare un nuovo ciclo macroeconomico caratterizzato da incertezza, leve dei tassi in transizione e accresciute esigenze di digitalizzazione. Le principali opportunità derivano da:
L’orientamento dei principali attori del settore verso la creazione di valore sostenibile, l’innovazione dei servizi e la tutela di clientela e dipendenti pone basi solide per proseguire un percorso di crescita virtuoso anche nel 2026, proiettando il comparto in una dimensione sempre più integrata con lo sviluppo economico nazionale.