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I salmoni che mangiamo sono spesso allevati con ossa e fegato di pollo ma non si può sapere: cosa si rischia

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il
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Il Financial Times rivela che nei mangimi per salmone d’allevamento entra il pollo, senza che l’etichetta lo dica. Cosa si rischia davvero.

Il salmone è uno dei pesci più amati sulle tavole italiane, dal sushi al carpaccio, dai tranci al forno al classico affumicato. Eppure sappiamo pochissimo di ciò che mangia prima di arrivare nel nostro piatto. Un’inchiesta del Financial Times ha riportato l’attenzione su un cambiamento silenzioso: nei mangimi per salmoni d’allevamento sta entrando in modo crescente il pollo, sotto forma di scarti di macellazione come ossa, organi e frattaglie. E sull’etichetta, di tutto questo, non c’è traccia.

Cosa ha rivelato l’inchiesta del Financial Times

Secondo quanto riportato, i principali produttori europei di salmone si stanno rivolgendo ai sottoprodotti del pollo nei mangimi, mentre i prezzi della farina di pesce salgono. Il quotidiano britannico parla di un vero tabù che cade: per anni l’industria ha evitato di nutrire i salmoni con proteine di origine avicola, temendo la reazione dei consumatori. 

Tra i nomi citati nella stampa di settore, Lerøy utilizzerebbe sottoprodotti di pollo in tutti i suoi allevamenti offshore, mentre Grieg ha introdotto farina e olio di pollo. Altre ricostruzioni indicano che Grieg Seafood ha introdotto la farina di pollo a luglio, mentre SalMar ha iniziato a testare mangimi a base avicola a marzo. Anche Mowi, il maggiore allevatore mondiale, secondo il Financial Times starebbe valutando l’introduzione di mangimi a base di pollo in Norvegia e Scozia, ma l’associazione Salmon Scotland ha precisato che oggi nessun produttore scozzese li utilizza. 

Non si tratta, a rigore, di una novità assoluta. Come ricordato da diverse fonti, allevamenti in Canada e Cile usano già farina di pollo per nutrire i salmoni. La differenza è che oggi il fenomeno sta approdando anche nei grandi allevamenti norvegesi, che riforniscono gran parte del mercato europeo, Italia compresa. 

Perché i produttori puntano sul pollo

La ragione principale è economica. Il Financial Times sottolinea che il mangime a base di pollo costa meno della metà per tonnellata rispetto alla farina di pesce. A questo si aggiungono problemi di approvvigionamento: la pesca delle acciughe al largo del Perù è perturbata e il merluzzo azzurro ha perso la certificazione di sostenibilità. 

I produttori sostengono inoltre che il pollo permetta di ridurre i costi e le emissioni e di alleggerire la pressione sui pesci selvatici. Margareth Øverland, docente di nutrizione acquicola alla Norwegian University of Life Sciences, spiega che le diete con sottoprodotti di pollo insieme a farina di pesce e proteine vegetali sono comuni in Cile e Nord America, da cui l’Europa importa salmone da anni. 

C’è anche un argomento biologico: i salmoni sono carnivori e in natura si nutrono di altri animali. Un dirigente del settore ha sostenuto che dar loro carne non sia affatto innaturale.

Qui sta il punto più delicato. Sulla confezione del salmone, in Europa, devono comparire la denominazione commerciale e scientifica, il metodo di produzione (allevato), la zona di provenienza e poco altro. Non è previsto alcun obbligo di indicare l’alimentazione dell’animale. Come riassume una sintesi dell’inchiesta, ossa, organi e altri scarti avicoli non destinati al consumo umano costituiscono il mangime a basso costo, ma i clienti probabilmente non vedranno alcuna etichetta.

Diverso è il caso di altri prodotti: per le uova o le carni biologiche, ad esempio, esistono disciplinari che regolano l’alimentazione. Per il salmone convenzionale, invece, chi compra non ha modo di sapere se il pesce sia stato nutrito con farina di pesce, vegetali, pollo o un mix di tutto questo. Per questo il titolo dell’inchiesta suona quasi come un avvertimento: lo si scopre solo dai report di settore, non dal banco del pesce.

L’istituto norvegese Nofima ha indagato la percezione dei consumatori. Secondo i risultati riportati dal Financial Times, uno studio del 2026 ha rilevato che i consumatori di Regno Unito e Francia considerano il salmone alimentato a pollo innaturale e disgustoso. Un’altra analisi dello stesso ente evidenzia che molti sanno poco di ciò che mangiano i salmoni d’allevamento e dimenticano che gli ingredienti vegetali ne costituiscono circa il 70 per cento. 

Il quadro, dunque, è sfumato: molti consumatori sono scettici sul pollo, ma diversi si mostrano sorpresi o incerti quando scoprono le nuove fonti di mangime. La sensazione di fondo è che la mancanza di trasparenza, più che l’ingrediente in sé, sia ciò che alimenta la diffidenza. 

Ci sono rischi per la salute? Cosa dice la scienza

Veniamo alla domanda che interessa di più: mangiare salmone alimentato con pollo è pericoloso? Allo stato attuale delle conoscenze, non emergono rischi sanitari accertati per chi consuma il pesce. Gli esperti interpellati dalla stampa di settore affermano che gli ingredienti sono scientificamente provati come sicuri. Nel quadro normativo dell’Unione Europea, inoltre, le proteine animali trasformate derivate da pollame sono ammesse nei mangimi per acquacoltura, a condizione che provengano da animali dichiarati idonei al consumo umano al momento della macellazione e siano trattate secondo regole precise. 

Detto questo, ci sono alcuni aspetti da conoscere e da non sottovalutare.

1. Il rischio BSE e le garanzie richieste

La paura dei mangimi di origine animale nasce dalla vicenda della mucca pazza. La norma europea vieta le proteine di ruminanti nei mangimi per animali da allevamento, mentre quelle di pollame, animali non ruminanti, sono consentite con controlli. Le organizzazioni animaliste chiedono comunque più garanzie: Eurogroup for Animals sostiene che produttori e rivenditori dovrebbero essere pienamente trasparenti su ciò che mangiano i salmoni e dimostrare con prove che il prodotto sia sicuro e privo di rischi legati alla BSE. 

2. Effetti a lungo termine sul pesce e sulla qualità

Qui la letteratura è meno chiara di quanto si pensi. Alcune prove sono incoraggianti: test di Aller Aqua e dell’università norvegese NMBU indicano che i sottoprodotti avicoli possono ridurre la perdita di squame, aumentare le dimensioni del cuore e migliorare la salute dei pesci. Tuttavia, un progetto di ricerca di Nofima in corso fino al 2027 ammette che gli effetti dell’alimentazione prolungata con farina di pollame su prestazioni, salute e qualità alla macellazione sono poco documentati. In altre parole, la ricerca è ancora in corso. 

3. Il profilo nutrizionale: omega 3 e grassi

Il salmone è apprezzato soprattutto per il contenuto di acidi grassi omega 3, che derivano dalla farina e dall’olio di pesce, o dalle alghe, presenti nella dieta. Se l’olio di pesce viene sostituito con olio di origine terrestre, il contenuto di questi grassi nel filetto tende a diminuire. È un fenomeno già osservato: uno studio dell’Università di Stirling, ripreso dal Financial Times in passato, mostrava che il livello di omega 3 nel salmone scozzese d’allevamento si era più che dimezzato in dieci anni. Non riguarda solo il pollo, ma è un buon motivo per non dare per scontato che “salmone” significhi automaticamente “ricco di omega 3”. 

4. Contaminanti e sicurezza della filiera

Ogni ingrediente introdotto nei mangimi comporta la necessità di controlli su contaminanti, residui e tracciabilità. Nessuna evidenza pubblica, al momento, segnala problemi specifici legati al pollo, ma il punto è proprio questo: senza informazioni chiare, il consumatore non può valutare da sé.

La tendenza sembra destinata a consolidarsi: finché la farina di pesce resta cara e scarsa, i grandi produttori continueranno a cercare proteine alternative, dal pollo agli insetti, dalle alghe alle fonti vegetali. Il dibattito è già aperto anche sul fronte regolatorio, perché associazioni dei consumatori e ambientaliste chiedono che l’alimentazione degli animali d’allevamento diventi un’informazione visibile in etichetta, almeno su base volontaria e in modo standardizzato.

Per il consumatore italiano, che consuma grandi quantità di salmone norvegese e scozzese, la questione non è accademica. Una maggiore trasparenza della filiera consentirebbe a ciascuno di decidere in modo consapevole, senza dover aspettare un’inchiesta giornalistica per scoprire cosa c’è nel piatto.






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...