Mentre la narrazione pubblica dipinge la figura di Chiara Ferragni come protagonista di una nuova era di successi imprenditoriali e personali, la lettura attenta dei bilanci depositati racconta invece una realtà ben più complessa. Tra l'assoluzione nel processo Pandoro Gate, il ritorno in passerella e la capsule in collaborazione con Rivoluzione Romantica, si radica l'immagine di una rinascita comunicativa brillante. Tuttavia, numeri e fatti mostrano un'azienda profondamente ridimensionata sotto il profilo occupazionale, operativo e finanziario. Nella Fenice Srl convivono oggi la forza dell'immagine e le cicatrici di due anni difficili, segnati da licenziamenti e sacrifici dolorosi per inseguire un risanamento che, almeno nei numeri, è appena iniziato.
Come sono crollati i conti dopo lo scandalo Pandoro Gate
Il caso Pandoro Gate ha profondamente scosso la solidità economica di Fenice Srl, società a capo dei principali marchi legati al nome Ferragni. Fino al 2023, i ricavi aziendali sfioravano i 12,5 milioni di euro, sintomo di una crescita costante e una reputazione solida nel settore moda e accessori. Ma dopo l'esplosione dello scandalo legato alle operazioni commerciali a fini benefici, il quadro finanziario si è rapidamente deteriorato:
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Nel 2024 i ricavi si sono contratti fino a 1,75 milioni, segnando un crollo superiore all'85% rispetto all'anno precedente.
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Il totale delle perdite raggiunge quasi 10 milioni nell'arco di due esercizi, erodendo il patrimonio netto e minando la continuità aziendale.
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L'organico amministrativo ha dovuto destinare quasi 5 milioni per accantonamenti legali e buonuscite.
Solo mediante un
aumento di capitale di 6,4 milioni, imposto dall'amministratore unico, è stato possibile evitare il rischio di default e mantenere a galla la struttura operativa residua.
La diminuzione dei flussi di cassa è stata drastica: le disponibilità liquide sono crollate da quasi 2 milioni di euro a soli 3.900 euro nel giro di dodici mesi, a sottolineare la fragilità della liquidità aziendale e la costante pressione sulle riserve. Le stime, contenute nel budget economico 2025, prevedono un ulteriore taglio dei costi, riduzione di almeno il 50%, a fronte di una necessaria evoluzione delle linee di prodotto, incentrate ora su nuove collaborazioni e sull'e-commerce.
Il sentiment gestionale rimane improntato alla prudenza: nonostante le misure messe in atto, la società stessa certifica nelle sue relazioni gestionali come sia ancora forte il rischio d'impresa, in attesa delle evoluzioni giudiziarie e dei segnali che emergeranno dai nuovi investimenti.
Quanti dipendenti ha licenziato Chiara Ferragni
Il ridimensionamento dell'organico di Fenice Srl rappresenta la parte più dolorosa della strategia di risanamento post-scandalo. Analizzando i fascicoli camerali:
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Alla fine del 2023, prima della crisi, i dipendenti erano 27 (compresi quadri, impiegati e altri contratti).
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Con il bilancio chiuso al 31 dicembre 2024, la forza lavoro è scesa a 13 unità.
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Ad oggi, i documenti depositati evidenziano come l'organico sia ridotto a soli 6 dipendenti effettivi, un taglio del 78% rispetto al pre-crisi.
Il processo di
riduzione del personale è stato graduale ma inevitabile, scandito da licenziamenti, accordi transattivi e buonuscite (210 mila euro stanziati a questo scopo). In molti casi, il periodo tra la comunicazione e il reale allontanamento si è protratto per settimane, generando un clima di attesa e incertezza dentro gli uffici. Secondo alcune testimonianze raccolte, l'inizio dei tagli ha accompagnato la paralisi operativa seguita allo scoppio del caso Pandoro, trasformando le sedi aziendali quasi in città fantasma, con reparti vuoti e postazioni disertate da un giorno all'altro.
Le motivazioni alla base delle scelte, come dichiarato dall'amministratore Calabi, riflettono la necessità di adeguare la struttura ai volumi drasticamente ridotti e di contenere le perdite gestionali. L'esito è una società che oggi vive con una forza lavoro minima, all'osso, in netta discontinuità con i fasti del passato.
Quali negozi e uffici sono stati chiusi tra Milano e le altre città
La politica di contenimento dei costi ha inciso pesantemente sul network fisico dei punti vendita e delle sedi direzionali. L'ultimo biennio ha visto:
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Chiusura dei flagship store principali: il punto vendita di via Capelli a Milano e quello di via del Babuino a Roma sono stati progressivamente dismessi.
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Dismissione degli uffici di via Turati, seguita da una risoluzione anticipata del contratto d'affitto (con accantonamenti pari a 160 mila euro per questa sola voce).
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Operazioni di svendita fino al 70% sulla merce in concessione presso negozi terzi, strategia che ha permesso di liquidare rapidamente gli stock residui in vista della riorganizzazione interna.
Il risultato è
una presenza territoriale fortemente ridotta, con la quasi totale scomparsa delle boutique monomarca e il ritorno a una gestione più liquida delle attività retail, imperniata sul digitale e sulle collaborazioni esterne anziché su negozi di proprietà.
Cosa ha tenuto Chiara Ferragni nella ristrutturazione
Nella fase di riprogettazione della Fenice Srl, non tutto è stato sacrificato sull'altare della riduzione. Al contrario, alcune leve strategiche sono state rilanciate e blindate per preservare valore al marchio:
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Incremento della quota azionaria: la Ferragni detiene oggi il 99,8% della società, con il solo Pasquale Morgese rimasto azionista di minoranza (0,2%).
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Mantenimento del visual Blinking Eye e delle categorie core: calzature, borse, accessori, abbigliamento, considerate la spina dorsale del business.
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Nuova governance: la nomina di Claudio Calabi ad amministratore unico, con emolumento annuo lordo fissato a 220 mila euro su proposta congiunta di proprietà e nuova gestione, segna l'avvio di una stagione improntata alla razionalizzazione amministrativa.
Nonostante queste scelte strategiche, la ristrutturazione ha comportato
la rinuncia a molte attività accessorie e una decisa rifocalizzazione sulle linee prodotto con maggiore redditività potenziale. La nuova struttura è ridotta ma più flessibile, pronta a cogliere eventuali opportunità di crescita se il quadro finanziario lo consentirà.
Come si sta muovendo il rilancio con Rivoluzione Romantica
Dietro il rilancio di Ferragni si cela una strategia di rebranding che punta su nuovi messaggi e collaborazioni inedite. Il trend si può sintetizzare in alcune leve:
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Collaborazione con Rivoluzione Romantica: la capsule collection ha segnato una svolta, abbandonando i vecchi eccessi di rosa e glitter a favore di tonalità minimal e slogan autoironici. Il nuovo posizionamento intercetta la domanda di autenticità e di un racconto più personale.
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Partnership con i dj Alberto Albani ed Edoardo Bertuccioli, che portano nel brand una dimensione di cross-over tra moda e street-culture.
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Cambio di agenzia di comunicazione: affidamento a Image Building per la cura delle PR, accompagnato dalla cancellazione di tutti i vecchi contenuti sulle pagine social ufficiali del brand.
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Ritorno alle fashion week grazie a partnership di visibilità con Schiaparelli, Dsquared2 e Roberto Cavalli.
Dal punto di vista social, nonostante la perdita fisiologica di follower dopo le polemiche, si registra una leggera ripresa nelle interazioni e una nuova crescita degli account ufficiali collegati alla capsule.
Il tentativo è quello di voltare pagina, attrarre una nuova audience che vada oltre l'effetto Ferragni dell'era precedente.
L'efficacia di questa fase di rilancio potrà essere misurata solo guardando ai dati di vendita del 2026 e non solo agli indicatori di reach o engagement sui social network.
Cosa dice davvero il proscioglimento sul caso Pandoro Gate
La vicenda giudiziaria si è conclusa ufficialmente con una decisione chiara: proscioglimento dall'accusa di truffa aggravata relativamente alle iniziative natalizie e pasquali. Il Tribunale ha stabilito che non si ravvisano profili penali a carico dell'imprenditrice, chiudendo la fase più delicata dell'inchiesta. Tuttavia, questa assoluzione in sede penale non equivale a un'annullamento totale della tempesta reputazionale e delle conseguenze amministrative già maturate:
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Le sanzioni Antitrust: già tra dicembre 2023 e giugno 2024 l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva comminato multe importanti (per Fenice 400mila euro e altre cifre alle società collegate).
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Ulteriori esborsi: cumulo di oneri amministrativi e accordi transattivi con le principali associazioni dei consumatori (ad esempio Codacons), con risarcimenti individuali e donazioni supplementari (oltre 1 milione di euro pagato fino a gennaio 2026).
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Il danno reputazionale: le polemiche hanno avuto un impatto significativo sulla solidità del brand e sulle partnership commerciali, causando la rescissione di alcuni accordi e l'uscita da campagne istituzionali.
La
sentenza del 2026 chiude la partita penale ma lascia alle spalle una stagione di controversie e di pagamenti coattivi, la cui eco sull'immagine resta forte nel tessuto mediatico.
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Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...