Le imprese gestite da stranieri e extracomunitari sono una realtà dinamica nella scena economica italiana: distribuzione geografica, settori di attività, crescita, occupazione e nuove sfide.
Negli ultimi dieci anni, il panorama imprenditoriale italiano è stato trasformato dalla crescente presenza di attività a conduzione straniera. Le aziende fondate e gestite da imprenditori provenienti da paesi extra Unione Europea sono passate da una dimensione marginale ad avere un peso strutturale nel tessuto economico nazionale. Questo incremento, che secondo le analisi più affidabili ha raggiunto il 27,3% dal 2015, è segno di una integrazione economica ormai radicata e di una risposta efficace alle mutate esigenze del mercato del lavoro e della società.
Attualmente oltre 540.000 imprese sono riconducibili a titolari o soci extracomunitari, un valore che rappresenta circa il 7,2% di tutte le attività economiche registrate nel Paese. Questa incidenza è il risultato di un costante incremento, in netta controtendenza rispetto al calo del numero totale delle imprese guidate da cittadini italiani nello stesso periodo (-6,4%). Dopo la Lombardia (97.060 aziende), altre regioni con una presenza di imprese straniere sono il Lazio (64.400), la Toscana (48.600), la Campania (45.900) e l'Emilia-Romagna (43.200).
A livello provinciale, città come Milano, Roma, Torino, Verona e Modena si distinguono per concentrazione di aziende guidate da stranieri. In alcune province, come Mantova, Cremona, Padova e Verona, la quota supera anche il 13% del totale locale. La distribuzione non è uniforme: si osservano concentrazioni elevate nei grandi centri urbani e nelle aree con forte tradizione manifatturiera o in settori ad alta intensità di servizi alla persona.
La presenza di imprese straniere contribuisce in modo rilevante anche nelle provincie del Sud e delle isole, con la Campania che ha registrato una crescita superiore al 70% negli ultimi dieci anni. Altre regioni, come il Veneto e la Toscana, mostrano un tessuto imprenditoriale estero ben strutturato e in espansione.
I settori in cui la presenza di titolari extracomunitari risulta significativa sono il commercio (tra 165.000 e 175.000 aziende, pari a circa il 37% del totale delle imprese straniere), le costruzioni (110.000-120.000 aziende, 24,6%) e la ristorazione (45.000-50.000 attività, attorno al 10%). Questi comparti rappresentano, tradizionalmente, aree a basso tasso di penetrazione da parte di nuove generazioni di imprenditori italiani e si sono dimostrati attrattivi per chi arriva dall'estero, grazie a minori barriere di ingresso e alla possibilità di sfruttare competenze acquisite in patria.
Negli ultimi dieci anni, tuttavia, l'attività imprenditoriale straniera si è diversificata. I servizi alla persona (parrucchieri, estetisti, lavanderie) sono cresciuti del 101%, l'accoglienza e la ristorazione hanno visto incrementi superiori al 57%, e anche settori specializzati, come sanità, assistenza sociale e attività professionali, mostrano numeri in rialzo. In particolare, la presenza di imprenditori cinesi si evidenzia nella ristorazione e nel commercio al dettaglio, mentre i rumeni hanno una forte specializzazione nell'edilizia.
L'analisi dei dati dimostra che le imprese avviate da stranieri sono protagoniste di uno sviluppo sostenuto, sia in termini di quantità che di qualità delle attività. Il Nord Italia traina la crescita in valori assoluti, con la Lombardia che da sola raccoglie quasi un quinto di tutte le aziende extracomunitarie. Tuttavia, il Sud e le isole evidenziano i tassi di incremento più significativi: la Campania ha visto raddoppiare le sue imprese straniere nell'arco di dieci anni, seguita da Calabria e Puglia:
Il tessuto imprenditoriale a matrice extracomunitaria si caratterizza per la prevalenza della micro e piccola impresa. Secondo i principali studi di settore, il 70-75% di queste aziende è costituito da imprese individuali, mentre le società di capitale rappresentano una quota ancora ridotta (intorno al 20-24%). Tuttavia, negli ultimi dieci anni la crescita delle società di capitali ha raggiunto il 160%, riflettendo una progressiva tendenza verso strutture più articolate e competitive.
Dal punto di vista occupazionale, la dimensione media si attesta intorno ai 2 addetti per impresa, con valori leggermente superiori nei servizi rispetto ai comparti tradizionali come edilizia e commercio. Rilevante è la presenza di un numero significativo di imprese artigiane, che in alcune province rappresentano oltre un terzo del totale straniero. Questo mix di forme giuridiche si traduce in una flessibilità gestionale ed operativa che permette una rapida capacità di adattamento alle condizioni di mercato.
Le aziende fondate da cittadini di paesi terzi rappresentano un motore per l'occupazione. Complessivamente, si stimano oltre 240.000 addetti diretti, con un impatto sull'impiego di lavoratori sia stranieri sia italiani. Le retribuzioni medie offerte in questi contesti risultano inferiori alla media nazionale (tra 23.000 e 30.000 euro lordi annui), spiegabili con la dimensione ridotta e la prevalenza di mansioni operative o di gestione amministrativa.
Le attività extracomunitarie contribuiscono inoltre a generare tra i 65 e i 75 miliardi di euro di valore per il PIL nazionale e assicurano un significativo gettito fiscale stimato tra 8 e 10 miliardi di euro annui. Se si considera il peso occupazionale nelle principali regioni, emerge che realtà come la Lombardia, il Lazio e la Toscana impiegano decine di migliaia di lavoratori italiani all'interno di queste imprese: un chiaro segno di integrazione nelle dinamiche produttive locali. Nei settori dell'edilizia, della ristorazione e del commercio al dettaglio, le imprese gestite da stranieri rispondono anche a sacche di domanda inevasa dal sistema produttivo autoctono, contribuendo a mantenere elevati i livelli di servizio al pubblico.
Il panorama delle imprese straniere in Italia si contraddistingue per una varietà di provenienze. Cinesi, rumeni, marocchini e albanesi sono fra le comunità più rappresentate e attive:
Un aspetto che testimonia una maggiore maturità economica è l'emergere delle società miste, partecipate sia da cittadini italiani sia stranieri. Secondo le ultime analisi, queste rappresentano circa il 18-20% delle attività extra UE, un chiaro segnale di quanto la co-imprenditorialità sia diventata uno strumento per accrescere competitività e scambio di competenze.
Le società miste si riscontrano in settori innovativi, nell'artigianato evoluto, nella logistica e nei servizi avanzati, dimostrando come la contaminazione tra differenti esperienze possa essere motore di crescita economica e di nuova occupazione. Tale fenomeno favorisce anche il superamento di alcuni ostacoli strutturali, come l'accesso al credito e la conoscenza delle normative italiane.
La presenza femminile nell'imprenditorialità straniera ha segnato negli ultimi anni una crescita marcata (+38% dal 2013), in aperto contrasto con il calo dell'imprenditoria femminile italiana. Le imprese gestite da donne nate all'estero rappresentano ormai circa il 25% delle aziende straniere e appaiono dinamiche nella ristorazione, nei servizi alla persona e nel commercio.
Anche i giovani under 35 contribuiscono in modo significativo: il 12-14% delle imprese straniere è guidato da titolari giovani, con una forte propensione all'innovazione e alla diversificazione delle attività. In entrambi i casi, i dati suggeriscono l'esistenza di percorsi di crescita e integrazione, spesso facilitati da reti associative, programmi di formazione specifica e sinergie con enti locali.