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Intervista a Carlo, dipendente nel settore della vigilanza sulla situazione del suo lavoro e attese rinnovo CCNL

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Lavorare nella vigilanza privata oggi significa affrontare sfide tra responsabilità, difficoltà operative e attese legate al rinnovo del CCNL, in un settore in evoluzione.

La sicurezza privata rappresenta oggi una componente strutturale del tessuto produttivo e sociale. Nonostante le difficoltà di reclutamento, la domanda di servizi di vigilanza continua a crescere, trainata dalla necessità di presidiare contesti complessi come ospedali, infrastrutture critiche e aziende. Le imprese del settore si trovano di fronte a numerose sfide: un mercato del lavoro poco attraente per i giovani, richieste crescenti di professionalità, orari disagiati e l’introduzione di nuove tecnologie. Proprio la presenza costante di uomini e donne, impegnati spesso in turni serali e notturni per garantire ordine e sicurezza, pone la persona al centro del servizio.

Nel panorama attuale, la qualità del lavoro e la stabilità occupazionale sono messe alla prova da gare pubbliche al massimo ribasso, dalla difficoltà di allineare i salari al costo della vita e da normative sempre più complesse. La rinnovata attenzione verso la professione, anche grazie al confronto per il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, è il segnale di una possibile svolta sia per i diritti dei lavoratori che per la dignità stessa dell’operato nei servizi di sicurezza privata.

Il ruolo quotidiano di Carlo nella sicurezza privata

Carlo, ci racconti innanzitutto di che cosa ti occupi oggi nel settore della vigilanza e com’è organizzata la tua giornata tipo?

“Attualmente presto servizio come Guardia Particolare Giurata in una società che si occupa di vigilanza armata e servizi di sicurezza fiduciaria. Le mie mansioni spaziano dal presidio di siti sensibili, come ospedali e aziende, al pattugliamento in auto, fino al trasporto valori. La giornata lavorativa si struttura su turni che possono comprendere notti, festivi e reperibilità: si inizia con il briefing presso la centrale operativa, dove vengono attribuiti i compiti e fornite le istruzioni di servizio. Ogni spostamento è monitorato dalla centrale, soprattutto grazie ai sistemi GPS, sia per ragioni di sicurezza che di coordinamento. In caso di allarme o emergenza, dobbiamo intervenire rapidamente, mantenendo la calma e rispettando le procedure operative. Il rapporto con il personale dei siti che presidiamo è continuo; occorre grande prontezza, comunicazione efficace e costante attenzione al dettaglio”.

Evoluzione della professione: cambiamenti nelle responsabilità

Negli ultimi anni, come è cambiato concretamente il tuo lavoro, sia dal punto di vista dei compiti sia da quello delle responsabilità?

“l settore della vigilanza ha vissuto profondi mutamenti, dovuti soprattutto all’innovazione tecnologica e all’aumento delle aspettative di clienti e committenti. Oggi, oltre al presidio statico, siamo chiamati a gestire sistemi di videosorveglianza evoluti, a conoscere strumenti informatici e a saper affrontare situazioni di rischio molto diversificate. Le responsabilità sono cresciute di pari passo: siamo spesso primi chiamati in situazioni di emergenza, sia sanitarie che di pubblica sicurezza, e dobbiamo aggiornare costantemente la nostra formazione, anche rispetto alle novità normative come il DM 269/2010 o le procedure in caso di utilizzo dei sistemi GPS. Inoltre, dobbiamo saper dialogare con le forze dell’ordine e con gli altri operatori delle emergenze. La componente umana è centrale, ma la pressione lavorativa è cresciuta così come la percezione del rischio”.

Le principali difficoltà nella vigilanza

Quali sono oggi le principali difficoltà che un lavoratore della vigilanza si trova ad affrontare sul piano operativo, economico e personale?

“Dal punto di vista operativo, la scarsità di personale ci costringe spesso a coprire turni prolungati e a presidiare da soli intere strutture anche per molte ore consecutive. Questo implica grande attenzione e resistenza fisica, oltre a una certa solitudine professionale. Il carico di lavoro è aumentato, anche per effetto di contratti pubblici al ribasso che riducono i margini per le aziende, limitando la possibilità di assumere personale aggiuntivo o investire nella formazione. Sul piano economico, il livello delle retribuzioni non tiene il passo con la responsabilità richiesta e con l’aumento del costo della vita; spesso, straordinari e indennità arrivano in ritardo, e la gestione delle trasferte o delle missioni è fonte di stress amministrativo. Infine, dal punto di vista personale, la percezione di essere troppo poco riconosciuti socialmente pesa molto: la sicurezza privata resta ancora una professione poco valorizzata, nonostante siamo i primi a fare da filtro in molte situazioni delicate, specialmente in contesti sanitari”.

Turni, notturni e stress: impatto sulla qualità della vita

Quanto pesano, nella tua esperienza, aspetti come turni, reperibilità, notturni e gestione dello stress sulla qualità della vita?

“La turnazione continua, i fine settimana e le notti passate in servizio incidono profondamente sull’equilibrio personale e familiare. Mantenere una routine diventa pressoché impossibile, soprattutto per chi ha figli piccoli o deve gestire impegni familiari. Il corpo soffre i cambi repentini di orario, e il riposo non è mai realmente rigenerante. Lo stress è costante, soprattutto nei momenti di maggiore tensione: ad esempio, intervenire di notte in situazioni di allarme, da soli, in luoghi isolati è uno degli aspetti più difficili. Gli effetti a lungo termine sulla salute e sulla qualità della vita sono tangibili: stanchezza cronica, problemi di sonno e, talvolta, difficoltà a gestire le relazioni sociali fuori dal lavoro. Tutto questo rende la nostra professione poco attrattiva per i giovani e provoca un significativo turnover. L’unico modo per reggere è la passione per il proprio mestiere e il senso di responsabilità”.

Livello retributivo e rischio professionale

Ritieni che il livello retributivo attuale sia adeguato rispetto alle responsabilità e ai rischi che il vostro lavoro comporta?

“Le retribuzioni spesso non compensano né i carichi di lavoro né i rischi affrontati. Basti pensare che ci troviamo a difendere beni e persone in situazioni potenzialmente pericolose, ma la percezione della società è che il nostro sia un servizio accessorio, quando in realtà è di prima linea. Molte aziende faticano a riconoscere aumenti a causa delle gare al massimo ribasso e questi limiti si riflettono su indennità, maggiorazioni per straordinari e benefit. Il rischio personale è elevato: affrontiamo aggressioni, eventi critici e, in alcuni ambiti come la sanità, siamo bersaglio di tensioni sociali. Sentiamo spesso il peso di una professione che chiede molto, sia in termini di responsabilità sia di equilibrio psicologico, senza che questo venga pienamente riconosciuto né sul piano economico né in termini di tutela legale”.

Rinnovo del CCNL vigilanza: priorità e attese dal contratto

Quando si parla di rinnovo del CCNL della vigilanza, quali sono secondo te le priorità che non possono essere ignorate?

“L’aspetto retributivo è certamente prioritario, perché è necessario adeguare gli stipendi alla realtà dei carichi e dei rischi attuali. Occorre poi valorizzare le professionalità mediante una classificazione aggiornata dei ruoli e delle competenze, così da chiarire responsabilità e condizioni di lavoro. Un’altra priorità è la trasparenza nella programmazione dei turni, la riduzione delle reperibilità e la chiarezza sugli orari. Andrebbe inoltre introdotto un sistema più snello per riconoscere le indennità e i benefit, con particolare attenzione alle specifiche condizioni di lavoro nel settore. Infine, il rinnovo dovrebbe prevedere maggiori investimenti nella formazione obbligatoria e nel supporto psicologico, dato l’aumento delle situazioni a rischio e dello stress operativo”.

Tutele, orari e valorizzazione professionale nel nuovo CCNL

Oltre all’aumento salariale, quali altri temi dovrebbero essere affrontati nel nuovo contratto, per esempio in materia di tutele, orari, sicurezza o valorizzazione professionale?

“Sarebbe necessario intervenire su più fronti: la tutela della salute e sicurezza, con misure specifiche per prevenire aggressioni o situazioni di rischio, deve essere rafforzata. Occorre predisporre regole più eque sui cambi di appalto, per garantire la salvaguardia occupazionale del personale. Si dovrebbe inoltre fissare una disciplina più equilibrata sulle pause e sui tempi di riposo effettivi tra un turno e l’altro. Dal punto di vista della valorizzazione, servirebbero percorsi strutturati di formazione continua e possibilità di avanzamento in base all’esperienza. Infine, la promozione di forme di welfare contrattuale e servizi di supporto familiare contribuirebbero a rendere sostenibile il lavoro, soprattutto per chi ha esigenze personali importanti”.

Il punto di vista dei lavoratori sulla trattativa

Dal tuo punto di vista, i lavoratori del settore si sentono oggi abbastanza ascoltati nelle loro richieste oppure prevale un senso di distanza rispetto al confronto sul contratto?

“La partecipazione alle trattative si è intensificata, soprattutto negli ultimi mesi, anche grazie ai tavoli tecnici e alle assemblee promosse dalle associazioni di categoria. Tuttavia, rimane il diffuso sentimento che troppo spesso le decisioni vengano prese senza un reale coinvolgimento della base. Molti hanno la sensazione che la distanza tra lavoratori e contrattazione sia ancora marcata, soprattutto quando si tratta di far emergere le criticità vissute quotidianamente sulle postazioni. Ci vorrebbe un confronto più strutturato e un canale di comunicazione diretto, affinché le esigenze reali di chi lavora siano maggiormente integrate nel testo contrattuale”.

Clima tra i colleghi nell’attesa del rinnovo

Che clima si respira tra i tuoi colleghi in questa fase di attesa del rinnovo contrattuale: fiducia, stanchezza, preoccupazione o altro?

“C’è un mix di stati d’animo: da un lato la speranza che questa sia davvero l’occasione di un rilancio per la professione, dall’altro tanta stanchezza per i lunghi tempi di attesa e le promesse spesso disattese. Molta preoccupazione riguarda la possibilità che le esigenze concrete dei lavoratori vengano nuovamente trascurate, così come qualche timore legato alla sostenibilità degli aumenti richiesti dalle parti sindacali. In ogni caso, il bisogno di cambiamento è sentito e si accompagna al desiderio di vedere finalmente riconosciuto il nostro valore”.

Quali segnali dal rinnovo del CCNL per la vigilanza privata?

Guardando al futuro, che cosa ti aspetti davvero dal rinnovo del CCNL e quale segnale concreto dovrebbe dare ai lavoratori della vigilanza?

“Uno dei segnali più importanti sarebbe l’attuazione di una reale valorizzazione della professione, sia in termini economici che reputazionali. Mi aspetto che il rinnovo porti equità tra le diverse aree geografiche, soluzioni per colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro e un sistema di tutele davvero efficace anche nei passaggi di appalto. Vorrei inoltre che la contrattazione fosse più inclusiva e periodica, in modo da rispondere prontamente all’evoluzione del settore. Il nuovo contratto dovrebbe essere lo strumento per restituire dignità e attrattività a questo mestiere, sostenendo chi ci lavora con strumenti concreti, formazione e sicurezza reale”.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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