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Istat, fiducia a gennaio dei consumatori e imprese cresce: i settori più confidenti, ma anche le incertezze emerse

di Marcello Tansini pubblicato il
indice fiducia istat gennaio 2026

A gennaio 2026, la fiducia di consumatori e imprese italiane registra una crescita, con differenze tra settori e segnali positivi rispetto al passato. L'analisi Istat esplora cause, criticità e potenziali ricadute economiche.

Il primo mese del 2026 è stato caratterizzato da segnali di rafforzamento nel clima di opinione degli operatori economici e delle famiglie. Secondo i dati diffusi da Istat, sia i consumatori che le aziende hanno espresso un leggero ottimismo rispetto ai mesi precedenti, in particolare sulla valutazione delle condizioni economiche nazionali e sulle prospettive future. L’indice della fiducia registra dunque una tendenza positiva per entrambi i segmenti, pur con un andamento differenziato tra le varie componenti. 

I dati Istat: crescita degli indici di fiducia di consumatori e imprese

L’analisi dei dati presentati da Istat conferma un incremento degli indici di fiducia rispetto a dicembre 2025. L’indice riferito ai consumatori sale da 96,6 a 96,8, a testimonianza di una lievissima crescita nelle percezioni delle famiglie sul contesto nazionale e sulle prospettive finanziarie individuali. Questo miglioramento appare moderato ma significativo, perché sostenuto soprattutto dalla componente del clima economico nazionale (da 97,0 a 97,4) e dalla fiducia nella situazione futura (da 91,6 a 92,3). Il clima personale dei consumatori si attesta a 96,6, mentre quello corrente rimane stabile, a segnalare una prevalente cautela nella valutazione della situazione attuale.

Più significativo, invece, il balzo registrato dall’indicatore di fiducia delle imprese, che sale da 96,6 a 97,6. A incidere in modo determinante sono i servizi di mercato, che vedono il proprio indice crescere da 100,2 a 103,4. Una crescita minore si riscontra nell’industria manifatturiera (da 88,5 a 89,2) mentre la fiducia subisce una flessione nelle costruzioni (da 101,0 a 99,8) e, soprattutto, nel commercio al dettaglio (da 106,9 a 102,5).

Nel dettaglio delle componenti, l’industria manifatturiera mostra un miglioramento nei giudizi sugli ordini e nelle attese produttive, pur evidenziando un accumulo di scorte di magazzino. Nel comparto delle costruzioni, la valutazione degli ordini e dei piani di costruzione peggiora sensibilmente rispetto a dicembre, mentre si mantiene stabile la previsione sull’occupazione aziendale. Nei servizi di mercato, tutte le componenti risultano in forte progresso; al contrario, il commercio al dettaglio evidenzia valutazioni in netto peggioramento sulle vendite e sulle scorte disponibili.

Analisi settoriale: differenze tra manifattura, servizi, costruzioni e commercio al dettaglio

Nel confronto intersettoriale emergono forti differenze nell’evoluzione della fiducia. L’ambito dei servizi di mercato si conferma come il principale motore del rialzo degli indicatori: tutte le componenti del settore, dalla domanda alle aspettative, registrano miglioramenti sostanziali, sintomo di una rinnovata dinamica positiva nelle attività legate a trasporti, turismo e servizi alle imprese. È in questo comparto che si rileva la connessione più marcata con gli sviluppi macroeconomici e con le attese di ripresa della domanda interna.

L’industria manifatturiera mostra un recupero inferiore rispetto ai servizi, ma il rafforzamento delle aspettative di produzione segnala una ritrovata fiducia, soprattutto tra i produttori di beni di consumo. L’accumulo di scorte, tuttavia, indica possibili strategie di cautela in relazione alla domanda ancora incerta.

Il comparto delle costruzioni si distingue per un’inversione di tendenza: l’indice perde slancio scendendo sotto quota 100. Le imprese riferiscono un peggioramento riguardo agli ordini e ai piani di costruzione rispetto al mese precedente, con una previsione invariata dell’occupazione. Questo andamento rispecchia le incertezze legate a fattori normativi e al costo dei materiali.

Particolarmente rilevante è il rallentamento registrato nel commercio al dettaglio, dove gli operatori esprimono valutazioni negative sia sulle vendite attuali che su quelle prospettiche e sulle giacenze di magazzino, sia nella grande distribuzione che nel commercio tradizionale. La flessione segnalata nel settore riflette, in parte, l’andamento ancora disomogeneo dei consumi e il permanere di criticità legate a dinamiche inflattive e comportamenti di risparmio delle famiglie.

SETTORE Indice Gen-26 Variazione vs Dic-25
Servizi di mercato 103,4 +3,2
Manifattura 89,2 +0,7
Costruzioni 99,8 -1,2
Commercio al dettaglio 102,5 -4,4

Le dinamiche tra consumatori: quadro economico e prospettive future

Le famiglie italiane manifestano un certo ottimismo riguardo al quadro macroeconomico, pur restando improntate a cautela nelle valutazioni sulla propria condizione attuale. Il miglioramento delle opinioni riguarda principalmente la situazione economica nazionale e le prospettive future, tra cui le attese occupazionali e la percezione delle opportunità di risparmio.
In particolare:

  • Il clima economico si è rafforzato passando da 97,0 a 97,4
  • Il clima futuro sale da 91,6 a 92,3
  • Il clima personale mostra un aumento marginale da 96,4 a 96,6
  • Il clima corrente si mantiene stabile
Questi dati indicano la presenza di attese positive sul medio termine, in parte sostenute dai segnali di raffreddamento delle pressioni inflazionistiche e dal quadro occupazionale che, pur tra difficoltà, appare meno incerto rispetto ai mesi passati. Dal punto di vista della propensione al consumo, emerge una tendenza alla prudenza, che si riflette su comportamenti di risparmio selettivo e scelte di investimento oculato.

Sul fronte delle criticità rimangono, peraltro, alcune incertezze legate alle prospettive dei redditi familiari, all’evoluzione dei prezzi e alla percezione di fragilità del sistema economico internazionale. Tuttavia il saldo resta positivo, alimentato dalla sensazione delle famiglie di poter tornare a pianificare nel medio periodo acquisti e investimenti una volta raggiunta maggiore stabilità.

Imprese: principali driver della fiducia e criticità nei comparti

L’analisi dei driver che hanno sostenuto la crescita della fiducia nelle imprese rivela marcate differenze settoriali. I servizi di mercato rappresentano il segmento trainante, grazie alla ripresa della domanda, alla diminuzione delle incertezze e al miglioramento delle prospettive macroeconomiche. L’ottimismo riscontrato si riflette sia in una maggiore aspettativa di crescita dei ricavi che in un’attesa positiva in fatto di occupazione e investimenti.

Nella manifattura, la ripresa è guidata da un recupero degli ordinativi e delle aspettative sulla produzione, anche se permangono segnali di cautela legati all’accumulo di scorte e ai ritmi ancora moderati della domanda estera. Il settore delle costruzioni, invece, rallenta sensibilmente a causa del peggioramento delle condizioni di accesso al credito e dell’incertezza normativa che riguarda incentivi e procedure autorizzative. Il commercio al dettaglio, infine, fa segnare le maggiori criticità: l’indice di fiducia diminuisce sotto la spinta di vendite inferiori alle attese e livelli di giacenze giudicati eccessivi dalle imprese intervistate.

Le principali sfide riguardano:

  • L’andamento ancora incerto della domanda interna
  • L’inflazione, seppure in fase di rallentamento
  • La variabilità nei costi delle materie prime
  • Le incertezze geopolitiche e regolatorie a livello nazionale e internazionale

Variazioni rispetto a dicembre 2025 e confronto con l’anno precedente

L’analisi comparativa rispetto a dicembre 2025 mette in luce alcuni trend interessanti. Dal lato dei consumatori, dopo l’aumento consistente registrato nell’ultimo mese dello scorso anno (da 95,0 a 96,6), gennaio vede soltanto un lieve incremento. Sul fronte delle imprese, invece, l’evoluzione è più netta: l’indice passa da 96,6 a 97,6, mostrando un’accelerazione del clima di fiducia trainata principalmente dai servizi.
INDICI DI FIDUCIA Gen-2025 Dic-2025 Gen-2026
Consumatori 98,2 96,6 96,8
Imprese 95,7 96,6 97,6

Rispetto a gennaio 2025, il clima di fiducia delle famiglie risulta ancora sotto i livelli di dodici mesi fa – all’epoca era attestato a 98,2 – mentre per il comparto imprese si osserva un progresso, soprattutto grazie alla spinta fornita dai servizi di mercato. Questo andamento conferma la natura ciclica degli indicatori di fiducia, influenzati sia dalle dinamiche interne che dal contesto internazionale.

Implicazioni possibili per l’economia italiana: opportunità e rischi

Il rafforzamento, seppure moderato, della fiducia degli operatori economici e delle famiglie che emerge dai dati recenti può rappresentare una base per aspettative favorevoli di crescita nel breve e medio termine. Tra le possibili opportunità:

  • Incremento della propensione a consumare e investire, con effetti positivi sulla domanda aggregata
  • Consolidamento del comparto dei servizi, in particolare turismo e trasporti, in funzione di una ripresa dei flussi interni ed esteri
  • Condizioni più favorevoli per le imprese esportatrici grazie alla riduzione delle difficoltà segnalate sul fronte internazionale
Diversamente, permangono rischi legati a fattori esogeni e endogeni, quali:
  • Volatilità dei prezzi energetici e delle materie prime
  • Possibili shock geopolitici
  • Persistenza di incertezze normative nel settore delle costruzioni e del commercio
  • Eventuali oscillazioni della domanda derivanti da comportamenti prudenti delle famiglie
L’eventuale consolidamento della ripresa dovrà quindi misurarsi con questi elementi, mentre le istituzioni sono chiamate a mantenere un equilibrio tra stimolo e controllo delle variabili macroeconomiche, nell’ambito di un contesto normativo stabile (D.Lgs. 322/1989 – normativa ISTAT rilevazioni statistiche ufficiali).