Andrea Elmi e Marco Raffaelli hanno fondato la cantina 'Maestà della formica' e coltivano Riesling renano in Garfagnana. Una storia di amicizia, rettili e coraggio imprenditoriale.
C'è chi sogna di mollare tutto per aprire un chiringuito sulla spiaggia e chi, invece, decide di piantare Riesling dove nessuno si aspetterebbe di trovarlo. Andrea Elmi e Marco Raffaelli appartengono alla seconda categoria. Due amici versiliesi, due viticoltori che hanno scelto le montagne della Garfagnana per dare vita a una cantina che di ordinario non ha quasi nulla: Maestà della formica.
La loro è una storia che parla di passione, di pazienza e di quella forma di coraggio quotidiano che oggi, tra burocrazia, costi e incertezze, passa soprattutto da un gesto apparentemente banale: aprire una partita IVA. Perché, come racconta chi fa impresa agricola in territori difficili, l'eroismo moderno non ha armature, ha un codice fiscale e un calendario di scadenze.
Per capire come due versiliesi siano finiti a coltivare uno dei vitigni più nordici del mondo, bisogna partire dall'università. Andrea e Marco si conoscono lì, uniti da una passione che con il vino, almeno all'apparenza, non c'entra nulla: quella per i rettili.
Andrea allevava camaleonti. Marco possedeva alcuni sauri e persino un serpente. Una piccola arca di Noè a sangue freddo che richiedeva, come ogni arca che si rispetti, una logistica precisa. E qui entra in gioco il primo, involontario atto imprenditoriale della coppia: i rettili di Marco avevano bisogno di cibo, e quel cibo era costituito da grilli. Era Andrea a venderglieli.
Un rapporto commerciale nato per gioco, quindi, con un fornitore e un cliente destinati a diventare soci. Se oggi qualcuno cercasse un esempio di business plan partito dal basso, difficilmente troverebbe qualcosa di più originale di un allevatore di camaleonti che rifornisce di insetti l'amico con il serpente.
Da quella frequentazione universitaria è nata un'amicizia solida, di quelle che sopravvivono agli esami, alle lauree e ai cambi di vita. E che, come vedremo, avrebbe sorretto anche la sfida più complicata.
Tra una chiacchierata e l'altra, nel tempo, prende forma un'idea: coltivare Riesling. Non un vitigno qualsiasi, ma un'uva che nell'immaginario collettivo appartiene alle sponde del Reno, alla Mosella, all'Alsazia. Un bianco di grande eleganza, noto per l'acidità vibrante, la mineralità e la capacità di evolvere negli anni.
Per un po' l'idea resta esattamente dove sono destinate a restare le idee troppo ambiziose: nel cassetto. Gli anni passano, la vita va avanti, il progetto sembra rimandato a data da destinarsi. Eppure non scompare. Aspetta.
Il momento della svolta arriva nel 2012. Una cena tra amici, un tavolo generoso, e soprattutto tanto vino. Come spesso accade, è in quelle serate in cui la tavola si fa abbondante e le bottiglie si susseguono che i progetti dimenticati tornano a farsi vivi.
L'idea del Riesling riemerge prepotentemente. Non più come una fantasia da ripescare in qualche conversazione, ma come un progetto da prendere sul serio. La mattina dopo, a differenza di quanto accade con molte promesse fatte a tarda ora, quel pensiero non svanisce con i postumi della serata.
Da quella cena prende avvio un percorso che porterà due amici versiliesi a misurarsi con una delle viticolture più difficili e affascinanti della Toscana.
Per capire la portata dell'impresa bisogna guardare la geografia. La Garfagnana è una terra di montagne, boschi e valli, incastonata tra le Alpi Apuane e l'Appennino tosco-emiliano. Un territorio splendido, ma lontano dall'immagine tradizionale della viticoltura toscana, fatta di dolci colline e filari ordinati al sole.
Qui l'altitudine, le escursioni termiche e un clima più fresco rendono la viticoltura un esercizio di equilibrio. Ed è proprio questo il punto: il Riesling renano è un vitigno che ama il freddo, che predilige le condizioni di maturazione lente e che trova nelle zone più fresche la sua massima espressione. Piantarlo in Garfagnana significa scommettere su un microclima capace di regalare freschezza, acidità e profumi nitidi.
Ma significa anche affrontare difficoltà concrete: pendenze, lavoro manuale, meteo imprevedibile, rese contenute. Non è la strada più comoda, né la più redditizia sulla carta. È la strada più coerente con un'idea precisa di vino.
Il nome della cantina, Maestà della formica, è già un piccolo racconto. Richiama il linguaggio del territorio, dove le maestà sono le edicole votive che punteggiano strade e sentieri, e allo stesso tempo evoca l'immagine di un piccolo insetto, simbolo di laboriosità e costanza.
Per due ragazzi che hanno cominciato vendendo grilli ai rettili, la scelta ha un sapore quasi naturale. La formica è l'animale di chi lavora silenziosamente, giorno dopo giorno, costruendo qualcosa di più grande di sé. Esattamente ciò che serve per far nascere una cantina in un territorio difficile.
Tra i prodotti della cantina, il Riesling renano è senza dubbio quello che incuriosisce di più. Trovare questo vitigno in Toscana è già insolito. Trovarlo in Garfagnana, coltivato da due amici senza una tradizione familiare alle spalle in questo ambito, è una piccola rarità.
Il risultato è un vino che racconta un incontro: la tradizione centroeuropea di un'uva storica e il carattere montano di una valle toscana. Un bianco che punta sulla freschezza, sulla tensione gustativa e su un profilo aromatico lontano dagli stereotipi dei vini regionali più noti.
Per gli appassionati e per chi cerca vini di nicchia, bottiglie come questa rappresentano una scoperta. Per il territorio, sono un segnale: la Garfagnana può essere una terra di viticoltura di qualità, capace di sorprendere anche chi pensava di conoscere la Toscana del vino.
Torniamo al titolo, perché dietro la provocazione c'è una verità. Avere una partita IVA oggi significa assumersi rischi in prima persona: investimenti iniziali, adempimenti fiscali, burocrazia agricola, incertezza sui mercati. E se la partita IVA è quella di una piccola azienda vitivinicola di montagna, a tutto questo si aggiungono gli imprevisti del clima e la fatica fisica del lavoro in vigna.
Andrea e Marco incarnano un modo di fare impresa che tiene insieme passione e concretezza. Non cercano scorciatoie, non inseguono mode. Costruiscono lentamente, bottiglia dopo bottiglia, un progetto in cui credono dal 2012.
In un contesto in cui si parla spesso di startup, di innovazione e di nuovi modelli di business, la loro storia ricorda che l'imprenditoria può nascere anche da una cena, da una passione per i rettili e da una testardaggine tutta toscana. E che l'agricoltura di nicchia, se fatta con competenza e identità, può diventare un valore per un intero territorio.
Dalla vicenda dei due viticoltori della Garfagnana si possono trarre alcune lezioni utili a chiunque stia pensando di mettersi in proprio:
Forse non servono mantelli o superpoteri per essere eroi. A volte basta una partita IVA, un vigneto in quota e la determinazione di chi, come una formica, non smette mai di lavorare.
Il Dott. Ugo Terenzi è un esperto consulente senior con oltre 15 anni di esperienza nel campo della gestione delle Partite IVA. Attualmente opera a Roma, dove supporta professionisti e imprenditori nell’organizzazione delle loro attività fiscali e nella pianificazione finanziaria. Nel corso della sua carriera ha affiancato numerosi clienti, offrendo indicazioni pratiche per affrontare le normat...