A novembre, Istat registra un fenomeno insolito: diminuiscono sia gli occupati sia i disoccupati, mentre salgono gli inattivi. Un'analisi svela le dinamiche del mercato, le fasce coinvolte e le ragioni di questa tendenza.
I dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica relativi al mese di novembre 2025 segnano una particolarità che, a una prima lettura, può apparire sorprendente: sia il numero delle persone occupate che quello dei disoccupati risulta in diminuzione. Nel medesimo periodo, si osserva invece un incremento degli inattivi, ovvero coloro che non lavorano e nemmeno cercano attivamente un impiego. Secondo la rilevazione mensile, il calo degli occupati è pari allo 0,1% rispetto a ottobre, equivalente a circa 34 mila persone in meno. Anche il tasso di disoccupazione registra una flessione lieve ma significativa.
Anche la percentuale di occupazione si riduce, assestandosi al 62,6%. Il fenomeno viene rilevato soprattutto tra le donne, i giovanissimi e alcune tipologie contrattuali, mentre per gli uomini e tra chi ha sopra i 50 anni, la situazione rimane stabile o in leggero miglioramento. Tale quadro, all’apparenza paradossale, evidenzia la necessità di comprendere più a fondo le dinamiche sottostanti ai flussi del mercato del lavoro che si riflettono nei dati ISTAT.
I dati dell’Istituto di statistica offrono una fotografia articolata dei trend lavorativi osservati a novembre. La lettura approfondita dei numeri permette di individuare le differenze all’interno di fasce di età e segmenti occupazionali, chiarendo come si possa assistere a un calo simultaneo di occupati e disoccupati e, al contempo, a una crescita degli inattivi.
Per meglio evidenziare questa dinamica, si può fare riferimento alla seguente tabella riassuntiva dei cambiamenti principali:
| Categoria | Variazione (mensile) |
| Occupati totali | -34.000 (-0,1%) |
| Disoccupati | Calo |
| Inattivi | Aumento |
| 15-24 anni | Calo occupazione |
| 25-34 anni | Crescita occupazione |
| 35-49 anni | Calo occupazione |
| Oltre 50 anni | Stazionario o lieve crescita |
| Lavoratori a termine | Calo occupazione |
| Lavoratori stabili | Stabilità |
| Autonomi | Calo occupazione |
Le informazioni raccolte consentono di attribuire la diminuzione contemporanea di occupati e disoccupati a spiegazioni di tipo demografico, sociale e contrattuale, evidenziando la necessità di una lettura multidimensionale dei dati sul lavoro.
Il fenomeno della riduzione contemporanea di occupati e disoccupati trova una spiegazione sofisticata nel comportamento degli inattivi. Questi individui, che rappresentano una parte consistente della popolazione in età lavorativa, sono coloro che né hanno un’occupazione né stanno cercando lavoro attivamente. La loro crescita spiega l’apparente paradosso osservato nei dati ISTAT di novembre.
I motivi che possono portare una persona dall’occupazione o dalla disoccupazione all’inattività sono molteplici, tra cui:
Di rilievo sono anche le differenze tra tipologie di contratto: i lavoratori con contratti a termine risultano maggiormente soggetti a rinunciare tanto all’impiego quanto alla ricerca in caso di scadenza o mancato rinnovo, favorendo così la crescita del segmento inattivo rispetto a quello disoccupato. Gli autonomi, affrontando difficoltà legate al contesto economico, possono anch’essi scegliere di sospendere le proprie attività, mentre i dipendenti a tempo indeterminato appaiono più protetti da queste fluttuazioni.
Un’altra chiave di lettura importante è fornita dall’analisi delle fasce d’età: tra i 15 e i 24 anni, la diminuzione di occupati è attribuibile sia alla cessazione di rapporti di lavoro stagionali sia all’ingresso o ritorno nei percorsi formativi. Gli adulti fra 35 e 49 anni, invece, possono vivere situazioni di uscita temporanea dal mercato del lavoro, dettata da bisogni familiari o riconversione professionale. Negli over 50, la stabilità occupazionale trova ragione principalmente nelle dinamiche di pensionamento graduale o in scelte di prosecuzione lavorativa, spinte sia da esigenze economiche sia da nuove possibilità contrattuali.
Le tendenze rilevate evidenziano come il mercato del lavoro sia soggetto a fattori molteplici e interconnessi. La diminuzione simultanea di occupati e disoccupati, lungi dall’essere un’anomalia statistica, riflette la complessità delle scelte individuali e degli assetti macroeconomici. Gli interventi normativi in materia di ammortizzatori sociali, formazione e incentivi all’occupazione possono influire positivamente o negativamente sui flussi di entrata e uscita dal lavoro e dalla disoccupazione, determinando variazioni nella composizione delle forze attive e inattive.
Per comprendere davvero i meccanismi sottesi ai dati ISTAT è quindi necessario adottare un’ottica integrata, che tenga conto non solo dei numeri assoluti, ma anche dei movimenti sottostanti tra occupazione, disoccupazione e inattività e delle specificità delle diverse categorie coinvolte.