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Lavoro, occupazione e disoccupazione entrambi in calo a Novembre per Istat. Perchè diminuiscono entrambi?

di Marcello Tansini pubblicato il
dati lavoro ista novembre 2025

A novembre, Istat registra un fenomeno insolito: diminuiscono sia gli occupati sia i disoccupati, mentre salgono gli inattivi. Un'analisi svela le dinamiche del mercato, le fasce coinvolte e le ragioni di questa tendenza.

I dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica relativi al mese di novembre 2025 segnano una particolarità che, a una prima lettura, può apparire sorprendente: sia il numero delle persone occupate che quello dei disoccupati risulta in diminuzione. Nel medesimo periodo, si osserva invece un incremento degli inattivi, ovvero coloro che non lavorano e nemmeno cercano attivamente un impiego. Secondo la rilevazione mensile, il calo degli occupati è pari allo 0,1% rispetto a ottobre, equivalente a circa 34 mila persone in meno. Anche il tasso di disoccupazione registra una flessione lieve ma significativa.
Anche la percentuale di occupazione si riduce, assestandosi al 62,6%. Il fenomeno viene rilevato soprattutto tra le donne, i giovanissimi e alcune tipologie contrattuali, mentre per gli uomini e tra chi ha sopra i 50 anni, la situazione rimane stabile o in leggero miglioramento. Tale quadro, all’apparenza paradossale, evidenzia la necessità di comprendere più a fondo le dinamiche sottostanti ai flussi del mercato del lavoro che si riflettono nei dati ISTAT.

Dinamiche del mercato del lavoro: occupazione, disoccupazione e inattività nel dettaglio dei dati Istat

I dati dell’Istituto di statistica offrono una fotografia articolata dei trend lavorativi osservati a novembre. La lettura approfondita dei numeri permette di individuare le differenze all’interno di fasce di età e segmenti occupazionali, chiarendo come si possa assistere a un calo simultaneo di occupati e disoccupati e, al contempo, a una crescita degli inattivi.

  • Occupazione: il numero totale di lavoratori in Italia cala di 34 mila unità su base mensile, coinvolgendo soprattutto donne, lavoratori a termine, autonomi, giovani tra 15 e 24 anni e adulti in età compresa tra 35 e 49 anni.
  • Tendenze positive: unica eccezione in crescita sono i 25-34enni, mentre gli uomini, chi ha contratti stabili e le persone oltre i 50 anni mantengono livelli stabili di occupazione.
  • Disoccupazione: anche il numero di persone in cerca di un impiego mostra una contrazione, con una diminuzione del tasso di disoccupazione riconducibile sia all’uscita dal mercato del lavoro sia a una riduzione nelle nuove domande di lavoro tra coloro che cessano l’attività.
  • Inattività: la quota di cittadini non direttamente inseriti nei circuiti lavorativi o di ricerca di impiego aumenta, con particolare presenza tra i giovani e alcune categorie di lavoratori che abbandonano temporaneamente o definitivamente il mercato.
Analizzando su base annuale, il quadro mostra un incremento degli occupati di 179 mila unità (+0,7%) rispetto a novembre 2024. Questo aumento si distribuisce tra uomini e donne, nella fascia d’età 25-34 anni e tra over 50, mentre si osserva una discesa tra i più giovani e tra 35 e 49 anni.
La componente di instabilità contrattuale e i cambiamenti nei rapporti di lavoro influenzano i dati: tra i lavoratori dipendenti, quelli con contratti a tempo determinato sono i più esposti a variazioni negative. La scelta di lasciare un impiego, il mancato rientro nel mercato del lavoro dopo la fine di un contratto, l'abbandono temporaneo o definitivo della ricerca di lavoro, contribuiscono alla flessione di entrambe le serie statistiche, quella degli occupati e quella dei disoccupati.

Per meglio evidenziare questa dinamica, si può fare riferimento alla seguente tabella riassuntiva dei cambiamenti principali:

Categoria Variazione (mensile)
Occupati totali -34.000 (-0,1%)
Disoccupati Calo
Inattivi Aumento
15-24 anni Calo occupazione
25-34 anni Crescita occupazione
35-49 anni Calo occupazione
Oltre 50 anni Stazionario o lieve crescita
Lavoratori a termine Calo occupazione
Lavoratori stabili Stabilità
Autonomi Calo occupazione

Le informazioni raccolte consentono di attribuire la diminuzione contemporanea di occupati e disoccupati a spiegazioni di tipo demografico, sociale e contrattuale, evidenziando la necessità di una lettura multidimensionale dei dati sul lavoro.

Le cause del calo simultaneo: l'aumento degli inattivi e le diverse tendenze tra fasce d'età e tipologie contrattuali

Il fenomeno della riduzione contemporanea di occupati e disoccupati trova una spiegazione sofisticata nel comportamento degli inattivi. Questi individui, che rappresentano una parte consistente della popolazione in età lavorativa, sono coloro che né hanno un’occupazione né stanno cercando lavoro attivamente. La loro crescita spiega l’apparente paradosso osservato nei dati ISTAT di novembre.

I motivi che possono portare una persona dall’occupazione o dalla disoccupazione all’inattività sono molteplici, tra cui:

  • Abbandono della ricerca di impiego a seguito di scoraggiamento o per motivi familiari, personali o di studio
  • Pensionamento anticipato o temporaneo
  • Scelte di work-life balance che portano, spesso temporaneamente, a uscire dal mercato attivo
  • Cambiamenti nelle condizioni di salute che impediscono di lavorare o cercare lavoro
  • Transizione tra fasi della vita come il passaggio da studio a ricerca di impiego
L’aumento degli inattivi è particolarmente sensibile tra giovani e donne, categorie su cui pesano sia la flessibilità richiesta dal mercato, sia la necessità di conciliare vita privata e lavorativa.

Di rilievo sono anche le differenze tra tipologie di contratto: i lavoratori con contratti a termine risultano maggiormente soggetti a rinunciare tanto all’impiego quanto alla ricerca in caso di scadenza o mancato rinnovo, favorendo così la crescita del segmento inattivo rispetto a quello disoccupato. Gli autonomi, affrontando difficoltà legate al contesto economico, possono anch’essi scegliere di sospendere le proprie attività, mentre i dipendenti a tempo indeterminato appaiono più protetti da queste fluttuazioni.

Un’altra chiave di lettura importante è fornita dall’analisi delle fasce d’età: tra i 15 e i 24 anni, la diminuzione di occupati è attribuibile sia alla cessazione di rapporti di lavoro stagionali sia all’ingresso o ritorno nei percorsi formativi. Gli adulti fra 35 e 49 anni, invece, possono vivere situazioni di uscita temporanea dal mercato del lavoro, dettata da bisogni familiari o riconversione professionale. Negli over 50, la stabilità occupazionale trova ragione principalmente nelle dinamiche di pensionamento graduale o in scelte di prosecuzione lavorativa, spinte sia da esigenze economiche sia da nuove possibilità contrattuali.

Le tendenze rilevate evidenziano come il mercato del lavoro sia soggetto a fattori molteplici e interconnessi. La diminuzione simultanea di occupati e disoccupati, lungi dall’essere un’anomalia statistica, riflette la complessità delle scelte individuali e degli assetti macroeconomici. Gli interventi normativi in materia di ammortizzatori sociali, formazione e incentivi all’occupazione possono influire positivamente o negativamente sui flussi di entrata e uscita dal lavoro e dalla disoccupazione, determinando variazioni nella composizione delle forze attive e inattive.

Per comprendere davvero i meccanismi sottesi ai dati ISTAT è quindi necessario adottare un’ottica integrata, che tenga conto non solo dei numeri assoluti, ma anche dei movimenti sottostanti tra occupazione, disoccupazione e inattività e delle specificità delle diverse categorie coinvolte.



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