Analisi delle uniche quattro auto trifuel oggi sul mercato italiano: Dacia e Kia a confronto per tecnologia, autonomia e prestazioni. Tutte le differenze tra soluzioni ibride, bifuel e allestimenti 4x4.
Negli ultimi anni il settore automotive ha vissuto una rivoluzione silenziosa, ma determinante: l’affermazione delle vetture con alimentazione multipla. Tra le più evolute, le soluzioni trifuel di Dacia e Kia rappresentano oggi l’avanguardia per clienti privati e flotte che cercano autonomia, risparmio e rispetto dell’ambiente. Unendo motori a benzina, GPL (gas di petrolio liquefatto) ed elettrico, queste vetture promettono consumi contenuti e bassi costi di esercizio; un tema che continua a essere centrale tra chi percorre tanti chilometri ogni anno e desidera un rifornimento veloce unito a bassi impatti ambientali.
La capacità delle case automobilistiche di anticipare i bisogni dei consumatori ha spinto Dacia e Kia a investire sulla tecnologia trifuel. Nel 2026 il mercato italiano vede protagoniste quattro modelli unici: Kia Niro, Kia Sportage, Dacia Duster e Dacia Bigster. L’offerta si rivolge sia a chi vive in città e vuole accedere alle ZTL senza restrizioni, sia a chi sceglie la praticità della trazione integrale e un’autonomia di oltre 1.500 km. Le politiche di incentivazione, come l’esenzione dal bollo auto o il parcheggio gratuito in alcune città, contribuiscono ulteriormente a rendere queste proposte particolarmente attrattive. Uno scenario in cui la sostenibilità incontra l’usabilità quotidiana.
Guardando da vicino le ultime proposte di Kia, sono rimasto colpito dalla capacità del costruttore coreano di abbinare tecnologia avanzata e concretezza d’uso nella gamma Niro e Sportage. Il sistema trifuel si fonda su tre fonti energetiche: il tradizionale motore termico a benzina, il serbatoio supplementare per il GPL e un propulsore elettrico con batteria da recupero energetico. Schematizzando i principali elementi tecnici delle versioni trifuel possiamo individuare:
Anche Kia Sportage, modello strategico per il segmento C-SUV, si distingue per la stessa logica progettuale. L’esperienza di marcia non sacrifica nulla in termini di comfort, sfruttando sospensioni tarate per assorbire le irregolarità e un assetto che gestisce bene il peso delle componenti aggiuntive (bombole, batteria). La dotazione di sicurezza e tecnologia è di livello superiore rispetto a gran parte delle concorrenti, rendendo questi SUV estremamente competitivi anche per la famiglia numerosa o chi spesso affronta lunghi tragitti extraurbani. Dal punto di vista pratico, ho registrato una facilità nell’accesso ai distributori GPL anche grazie a una rete ormai capillare: la combinazione con la componente elettrica consente utilizzi a zero emissioni nel traffico intenso o in garage, mentre la doppia motorizzazione termica risulta sempre pronta anche quando la batteria è scarica.
Dacia resta fedele alla sua filosofia "Best Value for Money" introducendo soluzioni innovative nella fascia alta del segmento popolare. Bigster e Duster incarnano questa visione, evolvendo grazie a un powertrain sofisticato raramente visto in questa categoria. Il sistema di alimentazione si basa su tre motori: il cuore termico è un moderno 1.2 turbo a tre cilindri con potenza da 140/154 CV (a seconda della configurazione), abbinato a un impianto GPL con serbatoio da 50 litri e a un motore elettrico posteriore da 31 CV. Il tutto coordinato da un’elettronica avanzata che gestisce automaticamente le diverse fonti di energia. I plus di queste soluzioni tecniche includono:
Un fattore spesso sottovalutato è la presenza di un cambio a doppia frizione, una scelta inedita che innalza la qualità percepita della guida mantenendo l’affidabilità, vero punto di forza per i proprietari storici del brand. Questa piattaforma permette inoltre di accedere a incentivi e agevolazioni locali previsti per i veicoli a basse emissioni e mette al centro la praticità d’uso per chi affronta superfici difficili o condizioni invernali.
Affrontare un confronto diretto tra queste vetture significa valutare esigenze, abitudini di guida e aspettative di costo. Sotto il profilo prestazionale, le coreane Kia puntano su una tecnologia coesa, in cui la componente elettrica svolge un ruolo più significativo nelle marce cittadine, con passaggi fluidi tra le varie alimentazioni e una gestione software che enfatizza il comfort:
| Modello | Potenza complessiva (CV) | Autonomia totale (km) | Consumo medio | Trazione |
| Kia Niro Trifuel | 126 | 1.300+ | 5,5 l/100 km | Anteriore |
| Kia Sportage Trifuel | simile | 1.300+ | 5,7 l/100 km | Anteriore/Integrale (opzionale) |
| Dacia Duster Hybrid G-150 4x4 | 154 | 1.500 | 5,6 l/100 km (GPL) | Integrale permanente |
| Dacia Bigster Hybrid-G 140 4x4 | 140 | 1.500 | Simile a Duster | Integrale permanente |
Sul fronte costi d’esercizio, la combinazione della doppia alimentazione termica con il supporto elettrico consente di mantenere la spesa mensile tra le più basse del panorama odierno. Il GPL, infatti, costa circa un terzo rispetto alla benzina e le meccaniche adottate sono collaudate, ideali per chi cerca affidabilità nel tempo. Le Kia offrono una qualità costruttiva elevata, ampia garanzia e una maggiore attenzione all’aspetto infotainment e ADAS, rivolgendosi a un pubblico che desidera innovazione, comfort e tecnologia a bordo.
Dacia, invece, rimane imbattibile sul piano del rapporto qualità/prezzo, con prezzi d’attacco sensibilmente inferiori e una gamma pensata per una clientela pragmatica che non vuole rinunciare a capacità off-road o abitabilità, oltre a un mercato delle flotte aziendali molto attento ai costi di gestione e ai valori residui. Il target delle auto trifuel varia quindi in base alla priorità tra praticità, tecnologia, sicurezza e rapporto tra investimento iniziale e risparmio a lungo termine. Chi percorre tragitti montani apprezzerà la trazione 4x4 Dacia; chi cerca infotainment di ultima generazione probabilmente opterà per una Kia Niro o Sportage.
Negli ultimi mesi ho avuto l’opportunità di mettere alla prova su strada questi quattro modelli, sia in ambiente urbano che su percorsi extraurbani e off-road leggero.
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...